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Disturbo post traumatico da stress

Guarire dal disturbo post traumatico da stress

Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD): cos’e’?

Si parla di DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS (spesso indicato con l’acronimo inglese PTSD) quando una persona, DOPO aver vissuto un grave EVENTO TRAUMATICO (per esempio percependo sé stessa o altri in pericolo di vita), sviluppa IN MODO DURATURO, cioè per un periodo superiore ad un mese dopo l’evento, 3 DIVERSI TIPI DI SINTOMI:

  • Intrusività: disturbi, immagini o pensieri riferiti all’evento traumatico che emergono involontariamente e ripetutamente.

  • Evitamento:  la persona vuole evitare cose, persone, luoghi e situazioni in qualche modo legate all’evento.

  • Iperattivazione: una costante agitazione e irritabilità, che può rendere per esempio difficile addormentarsi o anche concentrarsi su qualcosa.

Una persona può sviluppare un disturbo post traumatico da stress anche semplicemente vedendo un’altra persona sconosciuta ferita o uccisa (per esempio in un incidente stradale).
La diagnosi di disturbo post traumatico da stress ha rappresentato una rivoluzione in psichiatria perché con essa si è affermato per la prima volta ufficialmente che alcune esperienze di vita possono causare gravi patologie in soggetti altrimenti sani.
Per questo la dicitura “disturbo post traumatico da stress” (frequentemente indicato nella forma abbreviata inglese PTSD) è stata  introdotta solo nel 1980 con l’uscita della terza edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-III), anche se questo concetto era già presente da moltissimo tempo in psicologia.

 

Disturbo Post Traumatico da Stress o disturbo dell’adattamento?

La parola “TRAUMA” deriva dal greco ed indica innanzitutto una ferita o lacerazione del corpo umano. Il concetto di trauma nasce quindi per indicare un danno fisico e si è poi esteso ad indicare anche un vissuto psicologico. In modo simile, il disturbo post traumatico indica specificamente la reazione ad un evento vissuto come una minaccia per la propria incolumità fisica e il concetto si è poi esteso, attraverso la diagnosi di DISTURBO DELL’ADATTAMENTO, per includere anche la reazione disfunzionale ad eventi percepiti come una minaccia per la propria integrità psicologica.
Per esempio le vittime di mobbing e di bullismo o le persone reduci da una separazione conflittuale possono avere gli stessi sintomi di intrusività, evitamento e iperattivazione , perché, pur non avendo vissuto minacce relative alla propria sopravvivenza o integrità fisica, si sono sentiti attaccati rispetto alla propria immagine di sé e identità.

 

Disturbo Post Traumatico da Stress: come nasce?

Il trauma viene percepito prima sul piano fisico e solo successivamente a livello mentale. Per prima cosa c’è sempre una informazione sensoriale (per esempio un rumore improvviso o l’odore di bruciato) che attraverso la paura prepara rapidamente la persona a reagire di fronte ad un pericolo e solo successivamente entra in funzione la corteccia cerebrale e ci si inizia a rendere meglio conto di cosa sta realmente succedendo. Questa istintiva sensazione di allarme è molto funzionale perché ci mette rapidamente in grado di proteggerci da una minaccia esterna, ma successivamente, se permane nel tempo anche dopo che il pericolo è passato, diventa disfunzionale e quindi “patologica”, dando origine al disturbo post traumatico da stress.

Il fatto che il trauma venga percepito innanzitutto sul piano fisico rende il disturbo post traumatico da stress molto difficile da curare attraverso psicoterapie esclusivamente verbali, perché in realtà il trauma è avvenuto prima che venisse attivata la corteccia frontale, che è la parte del cervello relativa al linguaggio.

Nel nostro cervello le informazioni cognitive arrivano infatti alla corteccia frontale e non all’amigdala, la parte deputata al controllo delle emozioni che si attiva per prima di fronte ad un pericolo improvviso. Quindi, nelle situazioni traumatiche, le emozioni e le informazioni razionali seguono due canali diversi nel cervello: per questo molti pazienti, descrivendo una loro esperienza traumatica passata, anche dopo anni di psicoterapie tradizionali, tipicamente dicono: “Anche se so benissimo che ora sono al sicuro, mi sento ancora in ansia”.

 

Disturbo Post Traumatico da Stress: come si sviluppa?

Per comprendere il funzionamento del disturbo post traumatico da stress nel nostro cervello risulta a mio parere molto utile il concetto di ELABORAZIONE ADATTIVA DELLE INFORMAZIONI sviluppato da Francine Shapiro. Secondo questo modello teorico, il nostro cervello normalmente elabora in modo efficace tutte le informazioni che riceve e le esperienze che facciamo. Solo in circostanze eccezionali, e cioè di fronte ad un trauma, il cervello si sente sopraffatto dalla intensità delle emozioni che percepiamo e non riesce ad elaborare  ed integrare quella esperienza, che rimane perciò come “congelata”, così come è stata vissuta, all’interno del cervello. Questa esperienza “non digerita” spesso continua in qualche modo a riemergere e ad influenzare i vissuti quotidiani, come le radiazioni di scorie nucleari radioattive seppellite semplicemente sotto un sottile strato di terra. Altre volte il ricordo sembra ben seppellito e dimenticato, ma si può riattivare in tutta la sua intensità anche a distanza di molti anni in situazioni in qualche modo analoghe.

Un esempio esplicativo di questo meccanismo, tratto dal mio lavoro di terapeuta, è quello di una donna che, dopo aver subito una violenza sessuale nell’adolescenza, era apparentemente riuscita a superare bene e dimenticare questo trauma, vivendo una vita piuttosto soddisfacente per anni, sposandosi e costruendosi una bella famiglia. Il trauma è riemerso però in modo drammatico e inaspettato, con tutto il suo carico emotivo, quando la figlia di questa donna è entrata nell’adolescenza. Solo allora la signora ha iniziato a ripensare con angoscia a cosa le era capitato e per questo si è rivolta a me.

 

Disturbo Post Traumatico da Stress: come si cura?

Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato la psicoterapia E.M.D.R. come un trattamento particolarmente efficace per la cura del disturbo post traumatico da stress, a seguito di una grandissima mole di studi scientifici sviluppati negli ultimi vent’anni in questo senso.

L’E.M.D.R., iniziali delle parole inglesi che indicano la DESENSIBILIZZAZIONE E RIELABORAZIONE ATTRAVERSO I MOVIMENTI OCULARI, è una specifica tecnica di psicoterapia che va a lavorare direttamente sul modo con cui è stato immagazzinato il ricordo o i ricordi traumatici nella memoria. A differenza di altre forme di psicoterapia, l’EMDR va a lavorare in modo completo ed integrato su tutti i diversi aspetti: il ricordo specifico nella forma in cui è stato immagazzinato nella memoria (immagine, suono o odore),  i pensieri irrazionali connessi a quell’esperienza (per esempio “è colpa mia” o “sono in pericolo”), le emozioni e sensazioni fisiche che percepisco ora a ripensare a quell’evento. E’ un metodo particolarmente efficace perché si basa sulla capacità di autoguarigione del cervello presente in ognuno di noi: in condizioni controllate e di sicurezza, all’interno dello studio del terapeuta, il cervello del paziente viene messo finalmente nelle condizioni di rielaborare quell’esperienza in modo più adattivo e funzionale, seguendo i propri canali associativi (il terapeuta attiva il processo e ne è garante, ma i suoi interventi sono ridotti al minimo).

Pochi mesi fa è stato pubblicato su “Plus One” della Rivista “Science” uno studio scientifico che dimostra per la prima volta un cambiamento a livello dell’attivazione cerebrale fra prima e dopo una seduta di EMDR su un ricordo traumatico e quindi come una psicoterapia possa provocare modificazioni a livello organico nel cervello. L’elettroencefalogramma indica infatti che mentre prima della seduta di EMDR alla rievocazione del ricordo traumatico c’era un’attivazione della corteccia emotiva fronto-limbica del cervello, dopo la seduta di EMDR era presente una maggiore attivazione della corteccia associativa temporo-occipitale: in pratica il ricordo si è trasformato da cognitivo in emotivo. Questo riscontro sperimentale è molto coerente con  l’esperienza clinica e con quanto affermano i pazienti al termine di una seduta di EMDR, dicendo per esempio tipicamente: “So che questo evento è accaduto a me, ma ora sento che appartiene solo al passato e non ha più niente a che fare con il mio presente.”

 

Disturbo Post Traumatico da Stress: cosa fare ora?

Chiaramente le informazioni contenute in questo scritto risentono di semplificazioni e generalizzazioni, necessarie in questa sede per poter trasmettere con la necessaria chiarezza alcune idee e spunti di riflessione. L'esperienza di vita di ciascuno è unica ed irripetibile, molto più ricca e complessa di quanto possa essere espresso in poche righe su un sito internet. Per questo motivo niente sostituisce l’incontro di persona con uno psicoterapeuta esperto in queste tematiche.
Il Dott. Claudio Sessa Vitali, che da anni si dedica con passione ad approfondire la conoscenza del disturbo post traumatico da stress e della sua cura, in particolare attraverso le nuove opportunità terapeutiche offerte dalla tecnica E.M.D.R., è a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione in merito ed eventualmente per un primo incontro di conoscenza reciproca, gratuito e senza impegno, presso lo Studio Kaleidos di Milano.

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