Buonasera Dottore, sono un uomo di 46 anni, da circa 12 anni ho una relazione di convivenza con una donna della mia stessa età; purtroppo da 10 anni e mezzo la nostra vita è stata messa a dura prova, da quando cioè si è gravemente ammalata ed è rimasta invalida.
Siamo passati, come spesso accade in questi casi, da una situazione di assoluta autosufficienza ad una situazione di dipendenza dagli altri: i problemi (non solo quelli di salute) aumentano e sembra che non ne usciamo più. Non abbiamo più una vita sociale e il bello è che sia io che lei eravamo due persone che non passavano mai più di poche ore in casa ed eravamo sempre pieni di entusiasmo, poi le cose cambiano e con loro anche noi.
Non me la sento di abbandonare una persona a cui comunque voglio davvero bene e non se lo merita, così come non si merita di passare tutti i giorni chiusa in casa da sola, davanti al pc per passare il tempo. Le giuro: siamo alla follia! Vivere così è assurdo, però ho fatto di tutto per cercare di farla uscire da casa, ho provato a cercarle un lavoro attraverso gli assistenti sociali per farle riprendere piano piano una vita normale… Risultato? Siamo sempre fermi allo stesso punto! Sono in forte depressione, perché non riesco a migliorare la sua vita e a strapparle un sorriso, basato su speranze per lei… e per noi.
Fino ad ora ero convinto di fare la cosa giusta, poi, poco tempo fa, ho rivisto su Facebook una mia compagna precedente, che non sento più da quando, 15 anni fa, ci siamo lasciati e a cui ero molto legato. Nonostante la amassi molto, fui io ad allontanarmi da lei, per vari motivi e forse perché non ero sufficientemente maturo per capire cosa stavo facendo. Lei nel frattempo si è sposata ed ha avuto un bellissimo figlio, una bella casa, un bel lavoro, insomma… cosa volere di più?
Mi ha sorpreso e colpito molto la mia reazione: il punto è che, improvvisamente, mi è capitato di avere paura, ma molta. Come Le ho scritto, non abbiamo una vita sociale, quindi, vedere altre persone che, negli stessi anni, hanno avuto ciò che meritavano, mentre io sto passando la mia vita a cercare di risolvere solo dei problemi e ad imbruttirmi sempre di più, mi ha scatenato un senso di panico con difficoltà a respirare.
In questo periodo veramente mi chiedo come ho fatto a passare tanti anni così convinto di quello che facevo e di quello che devo ancora fare per andare avanti, quando vedo nella vita degli altri
quello che secondo me è il vero senso della vita: dare un significato a se stessi crescendo insieme a chi si ama e sostenendosi a vicenda. Io questo non lo vedo più. Ogni giorno che esco di casa per andare al lavoro prego di non trovare delle brutte sorprese al mio rientro. E quando sto per rientrare a casa è come se spegnessi tutti gli interruttori e qui tutto si ferma. Io ho paura che se un giorno non dovessi più avere la forza di continuare, penso che scapperei, senza dire niente, non avrei il coraggio di affrontare più nulla.
Secondo Lei, come potrei cercare di riprendere il controllo su tutto questo? Grazie!
Mario (46 anni)
Siamo passati, come spesso accade in questi casi, da una situazione di assoluta autosufficienza ad una situazione di dipendenza dagli altri: i problemi (non solo quelli di salute) aumentano e sembra che non ne usciamo più. Non abbiamo più una vita sociale e il bello è che sia io che lei eravamo due persone che non passavano mai più di poche ore in casa ed eravamo sempre pieni di entusiasmo, poi le cose cambiano e con loro anche noi.
Non me la sento di abbandonare una persona a cui comunque voglio davvero bene e non se lo merita, così come non si merita di passare tutti i giorni chiusa in casa da sola, davanti al pc per passare il tempo. Le giuro: siamo alla follia! Vivere così è assurdo, però ho fatto di tutto per cercare di farla uscire da casa, ho provato a cercarle un lavoro attraverso gli assistenti sociali per farle riprendere piano piano una vita normale… Risultato? Siamo sempre fermi allo stesso punto! Sono in forte depressione, perché non riesco a migliorare la sua vita e a strapparle un sorriso, basato su speranze per lei… e per noi.
Fino ad ora ero convinto di fare la cosa giusta, poi, poco tempo fa, ho rivisto su Facebook una mia compagna precedente, che non sento più da quando, 15 anni fa, ci siamo lasciati e a cui ero molto legato. Nonostante la amassi molto, fui io ad allontanarmi da lei, per vari motivi e forse perché non ero sufficientemente maturo per capire cosa stavo facendo. Lei nel frattempo si è sposata ed ha avuto un bellissimo figlio, una bella casa, un bel lavoro, insomma… cosa volere di più?
Mi ha sorpreso e colpito molto la mia reazione: il punto è che, improvvisamente, mi è capitato di avere paura, ma molta. Come Le ho scritto, non abbiamo una vita sociale, quindi, vedere altre persone che, negli stessi anni, hanno avuto ciò che meritavano, mentre io sto passando la mia vita a cercare di risolvere solo dei problemi e ad imbruttirmi sempre di più, mi ha scatenato un senso di panico con difficoltà a respirare.
In questo periodo veramente mi chiedo come ho fatto a passare tanti anni così convinto di quello che facevo e di quello che devo ancora fare per andare avanti, quando vedo nella vita degli altri
quello che secondo me è il vero senso della vita: dare un significato a se stessi crescendo insieme a chi si ama e sostenendosi a vicenda. Io questo non lo vedo più. Ogni giorno che esco di casa per andare al lavoro prego di non trovare delle brutte sorprese al mio rientro. E quando sto per rientrare a casa è come se spegnessi tutti gli interruttori e qui tutto si ferma. Io ho paura che se un giorno non dovessi più avere la forza di continuare, penso che scapperei, senza dire niente, non avrei il coraggio di affrontare più nulla.
Secondo Lei, come potrei cercare di riprendere il controllo su tutto questo? Grazie!
Mario (46 anni)
- Pagina :
- 1
Non ci sono ancora delle risposte per questo dialogo.