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  3. Martedì, 16 Aprile 2013
Buonasera Dottore, sono un uomo di 46 anni, da circa 12 anni ho una relazione di convivenza con una donna della mia stessa età; purtroppo da 10 anni e mezzo la nostra vita è stata messa a dura prova, da quando cioè si è gravemente ammalata ed è rimasta invalida.
Siamo passati, come spesso accade in questi casi, da una situazione di assoluta autosufficienza ad una situazione di dipendenza dagli altri: i problemi (non solo quelli di salute) aumentano e sembra che non ne usciamo più. Non abbiamo più una vita sociale e il bello è che sia io che lei eravamo due persone che non passavano mai più di poche ore in casa ed eravamo sempre pieni di entusiasmo, poi le cose cambiano e con loro anche noi.
Non me la sento di abbandonare una persona a cui comunque voglio davvero bene e non se lo merita, così come non si merita di passare tutti i giorni chiusa in casa da sola, davanti al pc per passare il tempo. Le giuro: siamo alla follia! Vivere così è assurdo, però ho fatto di tutto per cercare di farla uscire da casa, ho provato a cercarle un lavoro attraverso gli assistenti sociali per farle riprendere piano piano una vita normale… Risultato? Siamo sempre fermi allo stesso punto! Sono in forte depressione, perché non riesco a migliorare la sua vita e a strapparle un sorriso, basato su speranze per lei… e per noi.
Fino ad ora ero convinto di fare la cosa giusta, poi, poco tempo fa, ho rivisto su Facebook una mia compagna precedente, che non sento più da quando, 15 anni fa, ci siamo lasciati e a cui ero molto legato. Nonostante la amassi molto, fui io ad allontanarmi da lei, per vari motivi e forse perché non ero sufficientemente maturo per capire cosa stavo facendo. Lei nel frattempo si è sposata ed ha avuto un bellissimo figlio, una bella casa, un bel lavoro, insomma… cosa volere di più?
Mi ha sorpreso e colpito molto la mia reazione: il punto è che, improvvisamente, mi è capitato di avere paura, ma molta. Come Le ho scritto, non abbiamo una vita sociale, quindi, vedere altre persone che, negli stessi anni, hanno avuto ciò che meritavano, mentre io sto passando la mia vita a cercare di risolvere solo dei problemi e ad imbruttirmi sempre di più, mi ha scatenato un senso di panico con difficoltà a respirare.
In questo periodo veramente mi chiedo come ho fatto a passare tanti anni così convinto di quello che facevo e di quello che devo ancora fare per andare avanti, quando vedo nella vita degli altri
quello che secondo me è il vero senso della vita: dare un significato a se stessi crescendo insieme a chi si ama e sostenendosi a vicenda. Io questo non lo vedo più. Ogni giorno che esco di casa per andare al lavoro prego di non trovare delle brutte sorprese al mio rientro. E quando sto per rientrare a casa è come se spegnessi tutti gli interruttori e qui tutto si ferma. Io ho paura che se un giorno non dovessi più avere la forza di continuare, penso che scapperei, senza dire niente, non avrei il coraggio di affrontare più nulla.
Secondo Lei, come potrei cercare di riprendere il controllo su tutto questo? Grazie!

Mario (46 anni)
Dott. Claudio Sessa Vitali Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Mario,
grazie della Sua toccante mail. Immagino quanto la Sua vita personale e di coppia debba essere cambiata in seguito alla malattia di Sua moglie e quanti momenti difficili abbiate dovuto passare. Comprendo la Sua stanchezza per il passato e paura per il futuro, ma guardando indietro agli ultimi dieci anni penso che Lei e Sua moglie possiate provare soprattutto orgoglio e soddisfazione per quanto siete riusciti a fare fin qui nonostante le avversità.
Ora per “riprendere il controllo”, come chiede, bisogna innanzitutto distinguere chiaramente quali aspetti della Sua vita non può modificare e quali invece sì, concentrandosi su questi ultimi. Infatti è inutile e fuorviante chiedersi come sarebbero potute andare diversamente le cose (se avessi sposato una persona diversa, se mia moglie non si fosse ammalata, ecc.), mentre è utile e importante pensare a come adesso è possibile migliorare concretamente la Sua vita (rispetto per esempio alle relazioni sociali e al lavoro).
Ritiene che abbandonare Sua moglie La farebbe sentire meglio? Pare ben consapevole che questa scelta Le farebbe provare solo enormi sensi di colpa, perdendo l’affetto di una persona per Lei molto importante e soprattutto la stima in sé stesso. Crede invece che impegnarsi concretamente a incrementare la vostra vita sociale potrebbe renderla più sereno? Lei sembra rendersi perfettamente conto di come la qualità della nostra vita sia determinata dalla qualità delle nostre relazioni. E, a questo proposito, voi due sembrate già una coppia straordinaria, che ha saputo affrontare insieme grandi avversità e nonostante questo continuate ad amarvi e a sostenervi reciprocamente! Certo, molte altre coppie hanno avuto una vita molto più facile della vostra, ma è sicuro che tutte abbiano avuto il dono di un legame così bello e profondo? Ora non resta che sforzarsi di aprirsi nuovamente di più verso l’esterno; all’inizio può costare fatica, ma è una fatica che verrà ampiamente ripagata!
La cosa più importante è porsi le domande giuste. Per esempio, se mi chiedo “perché sono così sfortunato?” chiaramente non potrò che sentirmi sempre più depresso, ma se invece mi domando “di cosa posso essere grato nella mia vita e come posso rendere la mia vita ancora più piena e soddisfacente?" questa domanda mi indirizza automaticamente verso nuovi obiettivi spingendomi ad azioni concrete.
Sono fortemente convinto che essere felici ha poco a che fare con le cose che ci succedono e molto con il modo in cui le viviamo. Quando rientra a casa la sera non serve “spegnere tutti gli interruttori” del Suo cuore, ma semplicemente capire quali sono ora quelli più giusti da accendere!
In bocca al lupo con grande affetto.
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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