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  1. Seline
  2. Psicologia
  3. Martedì, 30 Maggio 2017
Buona sera,
frequento un ragazzo di 32 anni da qualche mese, uscendo, ci siamo un po' raccontati e la sua storia è molto triste, ha sofferto molto in passato, sia per amore, che nei legami di amicizia.
E' una persona empatica e mi ha detto che ha lavorato su se stesso per chiudersi e non provare più sentimenti. Nonostante quando siamo insieme, le cose sembrino andare bene; se non ci vediamo o sentiamo per qualche tempo, lo sento più freddo e distaccato.
Una settimana fa ha iniziato a farmi discorsi sul fatto che aprirmi con lui è l'errore più grande che io possa fare, che lui non prova nulla, che è la persona di cui ho bisogno, ma non quella che merito… mi ha detto che non vuole farsi conoscere, la solitudine gli da pace e ne ha bisogno.
Lui pensa che io esca con lui solo perché mi manca qualcuno con cui parlare… ma non è così, mi piace molto stare con lui, quando siamo assieme è un altro, parla, è dolce, ascolta, anche in intimità ha molto rispetto per la mia persona, baci, coccole e carezze, non fa nulla che io non voglia... ma poi, si trasforma quando siamo distanti.
Il problema è che anche io ho sofferto e ho i miei "demoni" del passato e certi discorsi mi fanno vacillare, io voglio esserci, ma mi allontana in ogni modo, ad esempio mettendomi alla prova chiedendomi come la prenderei se uscisse con altre donne.
Mi chiama sempre riccio perché dice che mi chiudo quando cerca di "farmi lavorare su me stessa" ...eppure lui è il primo a chiudersi e quando gliel'ho fatto notare, mi ha risposto dicendo che i suoi consigli non valgono per lui perché lui ha fatto la sua scelta e con lui non vale la pena provarci perché finirò per stancarmi e andarmene sentendomi demotivata.
Quello che mi chiedo è: se una persona può chiudersi così tanto per paura, tanto da arrivare a dire di essere anaffettivo, perché mai è stato lui a chiedermi di uscire? Perché nonostante io gli dica che se vuole me ne vado, la sua risposta non è mai un "sì", ma un "sei libera di fare ciò che vuoi", perché è tanto intenzionato ad aiutarmi? Perché mi dice che lui è qui per me, ma io non devo aprirmi con lui.
Non so come comportarmi, per me le sue sono solo paure, ma sembra irremovibile dalla sua idea, non voglio soffrire, ma non voglio neanche lasciarlo, perché per me vale la pena provarci con lui, è una persona tanto buona.
Cosa potrei fare?
Campi Personalizzati
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Dott. Claudio Sessa Vitali Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Seline, grazie della Sua mail.
Mi pone diverse domande e a me viene da chiederle: perché si è innamorata proprio di lui?
Mi vengono in mente fra le tante risposte due possibili ragioni, che non si escludono a vicenda, ma anzi si completano.
La prima ragione è un meccanismo di rinforzo intermittente, lo stesso che crea dipendenza nelle slot machine: a volte lui è molto dolce ed empatico, altre volte invece è freddo e distaccato, ma Lei continua a stare con lui perché le sensazioni belle che talvolta lui Le fa provare potrebbero giungere in qualsiasi momento e sono troppo intense ed importanti per rinunciarci.
La seconda ragione è simile ad una vignetta umoristica che è stata pubblicata dal New York Times durante la campagna elettorale di Donald Trump; c’è un cartellone pubblicitario con sopra Donald raffigurato come un lupo con la scritta “Vi mangerò tutte!” e nel prato davanti le pecore soddisfatte in un fumetto commentano: “Finalmente uno di cui ci possiamo fidare, perché dice veramente cosa farà!”. In pratica, rispetto ai Suoi “demoni del passato”, una persona che non Le promette niente e anzi Le dice di allontanarsi perché La farà soffrire potrebbe paradossalmente apparire più affidabile e quindi attraente di chi Le promette mari e monti.
Come Lei giustamente evidenzia, questo ragazzo Le manda però messaggi molto contradditori: Le chiede lui di uscire, ma poi quando La conquista vuole allontanarla; Le dice “Allontanati da me!”, ma poi di fatto La tiene vicino. Questi duplici messaggi chiaramente La spiazzano e Le fanno sentire di sbagliare qualsiasi cosa faccia, perché, come comprensibilmente scrive, “non voglio soffrire, ma non voglio neanche lasciarlo”.
Può essere allora importate uscire da questa ambiguità parlando Lei per prima chiaramente di quello che sente e chiedendo poi a lui onestamente di fare altrettanto. Potrebbe per esempio dirgli che Lei ci tiene molto a lui ma ha paura di soffrire e che Le sembra evidente che anche lui ci tenga a Lei anche se Le chiede di allontanarsi.
Pensando a voi due, mi viene in mente un breve racconto scritto da Arthur Schopenhauer con proprio due ricci come protagonisti:
“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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