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  1. Maria
  2. Psicologia
  3. Mercoledì, 13 Aprile 2016
Premetto che non è la prima volta che mi sento cosi. Premetto che so che il mio problema sono le relazioni con l'altro sesso, in cui forse cerco troppo un appoggio. Da un mese circa ho l'ansia perenne e fatico a dormire. Ho avuto storie importanti che mi hanno portato sofferenza. Poi sono stata sola per due anni, avendo solo rapporti sessuali occasionali e stavo benissimo. Adesso da qualche mese frequento un ragazzo che mi piace, almeno mi piaceva fino a che non sono diventata preda di questo senso di confusione e angoscia... Un giorno mi ha detto che ha dubbi sul nostro rapporto, ma dubbi normali (tipo la distanza)… Per me è stato come se mi si chiudesse una saracinesca e dopo aver cercato conforto in lui che diceva "amore mio, ma non ti ho detto niente di che..." (i dubbi li ho anch'io perché siamo lontani e lui è più giovane). Ora mi sembra di non "sentirlo" più. Vivo con la percezione del disastro imminente... e sono angosciata, alla continua ricerca di capire cosa sta accadendo e se privandomene non starei forse meglio (ma una parte di me non vuole). So che non vivo reazioni normali, ho anche parlato con uno psicologo, che mi ha detto che devo lavorare su traumi infantili... e lo voglio fare. Ma con lui che faccio? Non riesco manco a parlargli di queste cose con sincerità... ho paura possa non capire o peggio scappare... Non riesco più a gestirmi questa ansia, ma non voglio prendere psicofarmaci... inizierò un percorso, ma quanto ci metterò a tornare "normale"? Voglio essere serena come gli altri… vivere amori felici, senza angosce, senza paure, sentimenti di disagio e gelosie... dormire la notte, essere felice...
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Gentile Maria,
grazie della Sua mail.
Un primo passo per poter gestire meglio le proprie emozioni è avere una maggiore consapevolezza di quello che sta succedendo e per aiutarla in questo Le descrivo ora come mi appare la situazione dall’esterno.
Lei ha probabilmente vissuto nella Sua infanzia relazioni di attaccamento nelle quali, per qualche motivo, si è sentita abbandonata. Queste esperienze dolorose non sono state elaborate e quindi si riattivano, con tutto il loro carico di angoscia, in situazioni anche solo vagamente simili. Questo La porta a vivere in modo estremamente drammatico e amplificato eventi che di per sé, se non si riagganciassero inconsapevolmente ad esperienze precedenti, sarebbero facilmente gestibili. Razionalmente quindi si rende conto che il Suo ragazzo non ha detto niente di particolare, ma emotivamente sente la “percezione del disastro imminente” e deve “chiudere una saracinesca” per proteggersi. Questa saracinesca che si abbassa è un meccanismo di difesa che la scollega dalle Sue emozioni ed è per questo che Le sembra di “non sentirlo più”.
Il problema quindi non sembra essere la relazione con questo ragazzo, che rende semplicemente più visibili (attivandole) le emozioni e difese che si sono costruite nel tempo dentro di Lei, e chiudere ora la relazione con lui sarebbe un po’ come cercare di guarire dalla febbre… buttando via il termometro! E’ invece un’ottima idea iniziare al più presto un percorso di psicoterapia per affrontare il problema alla radice, elaborare e superare eventuali traumi passati e poter vivere in modo più libero, pieno e sereno la Sua vita presente.
Sarà possibile per Lei vivere una relazione di coppia pienamente soddisfacente e una vita felice? Sono convinto di sì! Quanto tempo ci potrà volere per raggiungere questo obiettivo? E’ difficile dirlo, ma con una buona psicoterapia (io per esempio trovo particolarmente efficace in questi casi l’approccio EMDR, ma non è l’unico possibile) guarirà da queste “ferite dell’anima” in molto meno tempo di quanto c’è voluto a crearle.
Cosa fare con il Suo ragazzo ora? Anche se non è facile, gli parli con il cuore in mano. Un modo per iniziare a farlo potrebbe anche essere, se crede, fargli leggere questa Sua lettera e la mia risposta. Gli spieghi quanto ci tiene a lui e che proprio per questo nella Vostra relazione emergono paure e fragilità che non sperimentava in relazioni occasionali. Racconti come percepisce che questi problemi appartengano più al Suo passato che alla Vostra coppia attuale, che anche Lei considera razionalmente le proprie paure esagerate e infondate rispetto al presente, ma questo non Le impedisce di provarle comunque. Dimostri (iniziando ORA un percorso di psicoterapia) che si sta già attivando per diventare una donna più libera, forte e serena: non per trasformarsi in una persona diversa, ma al contrario per poter essere completamente se stessa, senza condizionamenti e distorsioni che appartengono solo al passato.
In natura ciò che è vivo non rimane mai immutato: o muore o cresce. Questo è il momento in cui Vostra relazione può crescere! In bocca al lupo.
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
  1. più di un mese fa
  2. Psicologia
  3. # 1
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Salve, ho letto la sua risposta e l’ho trovata molto adeguata.
Le scrivo per avere conforto in questi due mesi d’ansia e di disagio. Due mesi e mezzo fa incontro questo ragazzo, lui voleva una cosa serissima fin da subito. Io no, non mi sentivo pronta, ma mi sono buttata. Continuavo ad avere molte relazioni occasionali dove stavo benissimo, dove sentivo la mia identità ed era totalmente rispecchiata e soddisfacevano un mio lato narcisistico (uscivo con persone solo che si vestivano bene, macchine belle, posizioni importanti etc...). Questo ragazzo è arrivato e ha rotto questo equilibrio. E io paradossalmente ho scelto (spero sia stata una scelta e non solo per far felice lui o altro) lui rispetto che loro. Sono entrata in una relazione. La paura che non mi piacesse abbastanza, che non lo amassi (il primo mese che potessero piacermi addirittura le donne), che mi convincessero più gli altri, la concentrazione su ogni difetto fisico, il terrore di poterlo tradire, l’impulso di lasciarlo è stato l’ordine del giorno per 2 mesi. Mi è capitato così anche con il mio ex dopo un anno e mezzo, sono scappata dalle mie ossessioni e dubbi e sono stata bene. A distanza di mesi sono felice di averlo lasciato.
Io ho dei dubbi reali riguardo questo ragazzo, ma allo stesso tempo un legame che non sono mai riuscita a spiegare più forte dei miei dubbi, del tipo “sto male per colpa della mia ansia, ma non lo lascio”. Io sto bene da sola, benissimo e anche lui. Ma abbiamo deciso comunque di proseguire questa cosa. Fino a una settimana fa le mie ansie con lui si placavano, questa settimana dopo una forte litigata in cui lui mi ha chiesto delle sicurezze, io non riuscivo a dirgli niente (lo vedo brutto ad esempio a momenti alterni) mi ha detto di andarmene da casa sua. Io me ne vado consapevole che se fossi ritornata veramente a casa, conoscendomi, tempo 3 giorni sarei andata avanti e mi dispiaceva pensarlo. Ritorno subito da lui, si arrabbia molto, continuiamo a litigare e mi rilascia con le sue ragioni molto giuste, cioè “mi piaci, ti voglio bene ma la tua non convinzione mi fa male”. Io rimango lì, se me ne fossi andata avrei riiniziato a vivere la mia vita superficiale, narcisistica e tranquilla con me stessa e magari dopo tanto tempo (forse) con una persona più adatta a me, ma avrei rinunciato a lui e quel legame a cui non so dare un nome mi ha tenuto li. Ho addirittura detto di amarlo “penso di amarti tanto perché sto soffrendo così tanto” non so se per farlo felice o perché proprio lo sentivo. Ma avevo il terrore di tornare a casa perché sarebbero riiniziati i miei pensieri. Così è stato. Ho tremato tutto il giorno, mal di testa fortissimo e muscoli contratti. Ho sognato anche di tradirlo e di non sentirmi in colpa svegliandomi la mattina che stavo malissimo. E poi ho pensato “se non riuscissi a dormire con lui come faccio”: per finire sottolineo che questa ansia me la portò dietro da quando ho 7 anni, cioè dalla separazione dei miei genitori. I miei dormivano nel lettone con me, io in mezzo a loro e poi progressivamente ho dormito solo con mia madre. Mia madre, che è stata lasciata, ha incontrato uomini che io non stimo (che mi ricordano come stile di vita il mio attuale ragazzo, che però con il suo amore e grande sua intelligenza emotiva nei miei confronti ha lenito queste ferite che altri non sono riusciti a fare), io avevo problemi ad addormentarmi quando andavo fuori casa e pensavo “magari non ti addormenterai” e puntualmente succedeva, evitavo così vacanze, dormire dalle amiche etc..
Questo problema non si è più presentato, finché l’anno scorso non sono più riuscita a dormire con il mio ex, mi sono venuti questi pensieri e l’ho lasciato.
Per me non riuscire più a dormire con Luca (il mio attuale ragazzo) è vista come una sorta di rottura, il problema che è la mia testa che decide e puntualmente con il mio pensiero il pomeriggio “e se non riuscissi ad addormentarmi” la sera è avvenuto così. Dubbi su di lui, mi dava fastidio il suo respiro pesante e mi dicevo “ecco che è la fine”. Ho l’ansia di vederlo, di dormirci insieme, ho l’ansia di casa sua e di quegli odori. Ma sono felice quando mi chiama “dolce” nel suo modo, e ho paura alla fine di lasciarlo veramente.
L’ho tirata molto alle lunghe e avrei altre 1000 cose da dire date il mio rimuginio. Scrivo a Lei non tanto per accettare la fine di una relazione (che alla fine sarebbero 2 mesi), ma per capire questo mio dualismo tra ansia, evitamento, “ti voglio lasciare”, e questo attaccamento, bisogno di lui, legame che mi lega a lui, il famoso legame a cui non so dare un nome (amore?) e come mai non riesco a prendere una decisione e stare tranquilla.
Per stare tranquilla potrei lasciarlo e fermerei le mie ansie, ma non so perché non lo faccio.
Grazie mille per il suo supporto!
  1. più di un mese fa
  2. Psicologia
  3. # 2
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Buongiorno Zoe, nonostante il Suo sia più un nuovo “dialogo” che un commento al precedente, ho deciso di rispondere ugualmente.
Quello che mi colpisce in quanto scrive e sinceramente ammiro in Lei è il Suo coraggio.
Lei stava apparentemente bene avendo solo relazioni occasionali che Le fornivano conferme, eppure ha trovato la forza di lanciarsi in questa relazione con Luca, anche se in parte non si sentiva pronta. Sta bene, forse benissimo da sola, ma ha deciso di proseguire nella relazione. Lui le dice di andarsene da casa sua e Lei, pur sapendo che dopo 3 giorni sarebbe probabilmente andata avanti con la Sua vita e avrebbe superato la cosa e anzi proprio per questo, ritorna subito da lui. Continuate a litigare, lui La lascia nuovamente e Lei, riconoscendo la fondatezza delle sue ragioni, rimane comunque lì, per non rinunciare a lui e a quell’indefinibile, fortissimo legame che si è creato con lui. E infatti tornando a casa propria ha una reazione fisica imponente: trema tutto il giorno, ha un mal di testa fortissimo e sente i muscoli contratti. Lei è felice quando lui La chiama “dolce” nel suo modo e ha paura di lasciarlo veramente. Quindi c’è una parte in Lei, chiamiamola la “Zoe bianca”, che vuole fortissimamente Luca e percepisce che la relazione con lui è qualcosa di veramente unico, speciale e importante, forse il rapporto più autentico e profondo che Lei abbia mai avuto e che per questo rapporto vale la pena di lottare con le unghie con i denti.
C’è però dentro di Lei anche un’altra parte altrettanto forte, chiamiamola la “Zoe nera”, che vive questo rapporto come un enorme pericolo e che ne vuole fuggirne via il prima possibile e a tutti i costi. Ed è la parte che in questi primi due mesi di relazione Le ha fatto sentire ogni giorno l’impulso di lasciarlo, percependo che probabilmente Luca non Le piacesse abbastanza, che non lo amasse (magari addirittura che Le piacessero le donne), che ci fossero altri uomini che La convincessero di più, che lui fosse pieno di difetti fisici e che Lei lo avrebbe facilmente potuto tradire (prospettiva che però terrorizzava la “Zoe bianca”). Probabilmente è stata la “Zoe nera” che l’ha fatta scappare dal Suo ex dopo un anno e mezzo di relazione. E’ la “Zoe nera” che Le fa percepire Luca come brutto e non Le permette di dare a lui alcuna sicurezza. E’ verosimile che sia sempre la “Zoe nera” che non Le permetteva di addormentarsi fuori casa, poi con il Suo ex e ora anche con Luca, che non le permette di fidarsi, di innamorarsi, di lasciarsi andare. E’ la “Zoe nera” che è infastidita dal suo respiro pesante, che ha ansia di vederlo, di dormirci insieme, di casa sua e di quegli odori.
La “Zoe bianca” e la “Zoe nera” si alternano, a volte prende il sopravvento l’una a volte l’altra, litigano furiosamente fra loro e Lei è il loro campo di battaglia.
In realtà Lei ha bisogno di entrambe queste parti, entrambe sono preziosissime per Lei, si tratta di poterle conoscere meglio e comprendere, per farle sentire entrambe riconosciute e permettere ad entrambe di aiutarla, ciascuna a suo modo, ma iniziando gradualmente un dialogo costruttivo insieme, senza doversi scontrare continuamente fra loro.
Se per esempio partiamo dalla “Zoe nera”, in che modo La sta aiutando e proteggendo ora? E in che modo la “Zoe nera” l’ha aiutata di più in passato? Che cosa sarebbe potuto succedere di brutto se la “Zoe nera” non ci fosse stata? In quali momenti della Sua vita la “Zoe nera” l’ha aiutata di più? E’ possibile che la “Zoe nera” abbia iniziato a proteggerla dai Suoi 7 anni, quando i Suoi genitori si sono separati, e magari anche prima, quando i Suoi genitori magari stavano ancora insieme, ma già litigavano fra loro? E’ possibile che la “Zoe nera” La protegga dal costruire legami affettivi profondi in cui si rischia di sentirsi feriti, traditi e abbandonati e soffrire in modo intollerabile?
E la “Zoe bianca” invece in che modo La sta aiutando e proteggendo? Quale Suoi bisogni Le impedisce di trascurare e soffocare?
Se vuole provare a comprendere qualcosa di più di questo lancinante dualismo che sta vivendo dentro di Lei, ad ascoltarsi e provare a dare un nome e un senso alle forti emozioni contrastanti che sente dentro di Lei, Le consiglio di intraprendere un percorso personale di psicoterapia che Le possa permettere di vivere la Sua vita in modo pieno, autentico e sereno.
In bocca al lupo!
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