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  1. Laura
  2. Psicologia
  3. Martedì, 03 Novembre 2015
Buongiorno, mi chiamo Laura e ho subito abusi sessuali ripetuti durante la mia infanzia. Ora ho 44 anni, da molto tempo studio me stessa con il fine di scoprire chi sono e non sentirmi più vittima di meccanismi inconsci che si attivano ogni qualvolta ricevo un input esterno che mi ricollega al trauma originale.
La mia famiglia mi sostiene, ma non comprende come dopo tanti anni (il trauma è avvenuto dai 9 ai 13 anni, per quello che ricordo), io sia ancora così arrabbiata e sotto stress riguardo a un evento così lontano.
Mio marito mi ha aiutata tanto a conoscermi, studia psicologia e ha una grande conoscenza di come funziona la mente, ma anche lui, non essendo specializzato in questo tipo di trauma, molto spesso commette "errori" di comportamento nei miei confronti, o almeno la parte ferita in me li recepisce come tali e fanno in modo che io chiuda la porta della fiducia, prima di tutto con me stessa e poi con il mondo intero.
La sua ultima decisione è stata di separarci per un periodo, affinché ognuno risolva i propri problemi. Lui ha concluso che è la unica soluzione dopo tanto lavoro e io l'ho percepito come abbandono, reazione ovviamente collegata al mio trauma. Quando ho delle crisi (e ultimamente ne ho di molto frequenti soffrendo anche di ipotiroidismo e sindrome premestruale) lui mi manda a "camminare", affinché io esca da sola dal buco nero dove cado ogni volta.
La mia domanda è: quale è l'atteggiamento corretto che dovrebbero avere i genitori o il proprio partner di fronte ad una persona che soffre di PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress)?
Grazie.
Campi Personalizzati
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Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Laura,
grazie del Suo messaggio.
Capisco bene come Lei in questo momento così difficile, con questa separazione da Suo marito, possa sentirsi ora ferita, abbandonata e sfiduciata. Leggendo la Sua lettera, sembra però che Lei consideri la diagnosi di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) come un tratto ormai distintivo e immutabile della Sua identità. Ha subito esperienze terribili (abusi sessuali ripetuti durante l’infanzia) e Le pare per questo inevitabile riattivarsi ogni volta che riceve un input esterno che La ricollega al trauma originale. Chiede quindi alle persone vicine (genitori e partner) di assumere con Lei un “atteggiamento corretto” in base alla patologia di cui soffre, evitando se possibile di “commettere errori”, e a me, in qualità di psicoterapeuta esperto su questi temi, di dare loro indicazioni in questo senso.
A costo di scontentarla, personalmente non credo che né Lei né loro dobbiate arrendervi alla pericolosa idea che ciò che ha vissuto determini ciò che Lei è e che vada per questo trattata dagli altri in modo particolare. E’ giusto che Suo marito La tratti come Laura, non come una malata e per me Lei dovrebbe arrabbiarsi se lui facesse altrimenti. Vuole che Suo marito stia insieme a Lei per compassione o per amore? Desidera che lui La aiuti ad accettare il Suo star male o che La sproni a stare bene?
Mi sembra che Suo marito abbia molta fiducia in Lei e nelle Sue risorse e che Voi abbiate impostato la Vostra relazione in modo particolarmente sano. Si percepisce anche che Lei ha già lavorato molto su di sé e sulle Sue esperienze acquisendo una grande consapevolezza: questo è un risultato importantissimo, ma non basta.
Se Lei prova, anche giustamente, rabbia per qualcuno, è come se bevesse un bicchiere di veleno aspettandosi che sia l’altro a rimanere avvelenato. Le emozioni che Lei vive non sono sbagliate, ma sono molto dannose. La rabbia e lo stress che tuttora prova per eventi accaduti tanti anni fa sono perfettamente normali e comprensibili, ma non vanno accettati, bensì modificati, perché oggi è possibile farlo in modo sorprendentemente efficace.
Richard Bandler dice che “non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice e un futuro degno di essere vissuto”; io ne sono profondamente convinto e penso che lo strumento per farlo sia l’ E.M.D.R. Questa tecnica, riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come trattamento d’elezione per il Disturbo Post Traumatico da Stress, permette veramente di rielaborare e sciogliere i vissuti emotivi connessi ad avvenimenti passati, in modo da potersi definitivamente lasciare il passato alle spalle e godere pienamente la propria vita. Se non lo ha ancora sperimentato, lo faccia ora, e se ha già iniziato, vada fino in fondo non accontentandosi di niente di meno che essere completamente libera dal Suo passato.
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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