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  1. Tatiana
  2. Psicologia
  3. Martedì, 05 Maggio 2015
Buongiorno,
scrivo per chiedere gentilmente un parere in merito ad una importante decisione che sto per prendere: a 39 anni ho visto sfumare il traguardo matrimonio per essere stata lasciata 3 mesi prima, con un semplice SMS e senza avere mai avuto spiegazioni.
Non è stato facile uscire dallo sconforto, smarrimento, senso di delusione, frustrazione e rabbia che ho provato per anni.
Ho cercato di andare avanti, investendo in una nuova storia, senza però mai dimenticare. Dopo due anni di frequentazione, mi arriva puntualmente una nuova proposta di matrimonio alla quale rispondo, non essendo del tutto sicura, prendendo tempo: "non adesso".
E' trascorso un ulteriore anno e il mio attuale compagno, ansioso di "concretizzare" (abbiamo rispettivamente 44 e 47 anni), me l'ha richiesto. Questa volta, non ho esitato e ho accettato, complice più di tutto il fatto che il mio ex si stava per sposare con un'altra.
E' ovvio che questo abbia influenzato la mia scelta, ma ho anche voglia di "evolvere", di dare un qualcosa in più alla mia vita, fatta di tanti rimpianti e qualche rimorso per quanto riguarda sia la mia vita sentimentale passata, sia la sfera lavorativa.
Negli ultimi anni ho imparato che per avere qualcosa nella vita bisogna osare e che l'ansia è a volte il prezzo che si deve pagare per evolvere e non restare fermi "al palo" come sto facendo ormai da anni.
Non nascondo però che più si avvicina la data, più mi chiedo se ne vale veramente la pena e mi assale qualche dubbio...
Se non faccio questo passo, mi mancherà sempre qualcosa e continuerò a chiedermi come sarebbe stata la mia vita se l'altro non mi avesse lasciato. Inoltre, non vorrei arrivare a 50-60 anni e rimpiangere due proposte (due, non una) di matrimonio alle quali per un motivo o per l'altro, non c'è stato seguito. Ho però pure tanta paura di perdere la mia libertà individuale (anche economica), di non riuscire a tollerare la convivenza serrata (entrambi siamo abituati a stare da soli), di rimpiangere magari la vita che faccio adesso (più libera, senza limitazioni) benché comunque sia legata ad una persona... E' anche vero che a 45 anni la vita me la sono ampiamente goduta, è giunta l'ora di mettere la testa a posto, di impegnarsi seriamente, di condividere aspirazioni e progetti futuri con qualcuno...
Ho sempre avuto un forte senso del dovere e della responsabilità; almeno così dicono sul lavoro... riuscirò a mantenerlo anche in una prossima vita di coppia?
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Risposta accettata Pending Moderation
Buongiorno Tatiana e grazie per la Sua lettera.
Leggendola, mi viene in mente le parole di Khalil Gibran, un poeta libanese che mi piace molto, che in una sua famosa ode sottolinea bene la natura profonda e unica del legame amoroso:
“Vi sia spazio nella vostra unità e tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altra, ma non fatene una prigione d’amore.
Riempitevi a vicenda le coppe, ma non bevete da una coppa sola.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi, ma ognuno di voi sia solo, come son sole le corde del liuto sebbene vibrino di una musica uguale.
Datevi il cuore, ma l’uno non sia rifugio all’altra, perché soltanto la mano della Vita, può contenere i vostri cuori.
E state insieme, ma non troppo vicini, poiché le colonne del tempio, sono distanziate e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”
(da “Ode al matrimonio” di Khalil Gibran)


In relazione alla Sua lettera io aggiungerei anche che l'amore però non ci salva dalle nostre frustrazioni e dalle nostre insoddisfazioni, non ripara e non cura i nostra dolori e le nostre sofferenze, non colma le nostre debolezze e non ripaga i nostri rimorsi.
Il legame d'amore è una meravigliosa avventura a due che vale la pena di provare a vivere, ma comporta impegno, cura e dedizione e necessita che ciascuno sia libero dal giogo del proprio passato e sia sereno e soddisfatto di sé stesso. Il legame d'amore è una opportunità di crescita e di maturazione, è confronto e scambio attivo: evolversi è anche fare i conti con un altro, con un'altra storia, singolare e unica.
Lei ha avuto un'esperienza molto negativa e destabilizzante: essere lasciati dal proprio partner senza spiegazioni La ha evidentemente esposta ad una forte sofferenza. Ha attraversato lo sconforto, il senso di smarrimento e di delusione, la rabbia e la frustrazione, sentimenti che traspaiono ancora tra le righe nella Sua lettera.
E' naturale che oggi Lei nutra dei dubbi e si ponga delle domande relativa alla fondatezza e certezza della scelta (perdere la propria libertà e autonomia), del potere del passato (relativo ai rimpianti e rimorsi) o degli eventi esterni (matrimonio del suo ex). Nella Sua lettera però non scrive esplicitamente di essere innamorata del Suo futuro marito e quindi Le chiedo: “Lo è?”
Per comprendere meglio i Suoi sentimenti Le propongo un piccolo gioco. Trovi un posto tranquillo, si rilassi e faccia qualche respiro profondo, poi visualizzi una antica bilancia con due grossi piatti rotondi ai lati, di quelle che si utilizzavano una volta. La vede? Avvicinandosi e guardando meglio nota che su un piatto c’è scritto la parola “matrimonio” e sull’altro la parola “separazione”. Lasci ora che tutti le immagini, le emozioni, i pensieri, i ricordi, le paure e i desideri che le vengono in mente a proposito della Sua relazione con l’attuale compagno vadano a posarsi magicamente, una ad una, su un piatto o sull’altro. Cerchi di non ragionare razionalmente, ma semplicemente di visualizzare la scena. Quando non succede più niente osservi bene la bilancia, da che lato pende? E’ emerso qualcosa di interessante?
In bocca al lupo!
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