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  1. marzia
  2. Psicologia
  3. Lunedì, 22 Dicembre 2014
Buongiorno, sto vivendo un momento molto difficile e cerco un consiglio o almeno una parola di conforto. Convivo da otto mesi con un uomo con cui sto da quattro anni; un uomo che per me è tutto, che amo alla follia e per il quale ho fatto e sto facendo tutt'ora molti sacrifici (basti pensare che, essendo sua dipendente, non faccio ferie e non prendo lo stipendio da un anno, per problemi di liquidità). Io lavoro in una sede diversa da quella dove lavora lui, distante una quarantina di chilometri. Sto in questa città 12 ore al giorno, sola come un cane. Mentre lui... lui, a quanto pare, di compagnia ne ha parecchia... si tratta di una donna che lavora nello stesso paese dove lavora lui. E' separata da pochi mesi con tre figli a carico, lui le ha affittato l'appartamento di suo padre, che era vuoto da tempo. Ha passato week end interi a liberare la casa ed aiutarla col trasloco. Poi evidentemente hanno continuato a frequentarsi... ho scoperto messaggi in cui lei lo chiama “mio amore segreto”... so che si vedono ogni mattina e spesso anche a pranzo... nel messaggio di stamattina lei lo chiamava “amore mio non più tanto segreto” e io mi sento morire, anche perché stiamo cercando un bambino e lo vogliamo entrambi! Giusto ieri mi ha chiesto: “non è che per caso hai un po' di nausea?” Gli brillavano gli occhi! Non so cosa pensare e non so cosa fare... a volte penso che magari sia solo un loro modo di scherzare... ma so che me la sto solo raccontando...
Vorrei affrontarli entrambi, ma ho paura di perderlo... perché nonostante tutto io lo amo, lo amo da morire... ma non so per quanto riuscirò a resistere così. Scusate lo sfogo... Grazie!
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Buongiorno Marzia, La ringrazio per la Sua lettera.
Leggendo la Sua mail, mi è venuto in mente un libro assai famoso negli anni ’70 di una psicoterapeuta famigliare americana di nome R. Norwood “Donne che amano troppo” edito da Feltrinelli:
"Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo. Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo. Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo." (Robin Norwood)
La parola su cui mi soffermerei per rispondere alla Sua lettera è: DIPENDENTE con un gioco di parole e di significato che a mio avviso è molto significativo nelle parole che Lei scrive in questa mail.
Lei è dipendente da quest’uomo a livello lavorativo, lavoro per il quale ad oggi riferisce di non riscuotere uno stipendio; appare inoltre dipendente emotivamente da questo uomo che ha paura di perdere.
La dipendenza affettiva è una condizione psichica che, al femminile, riguarda donne le cui relazioni con gli uomini appaiono caratterizzata dalla paura di perdere l’amore, paura di essere abbandonate, paura della solitudine e della distanza; a volte si arrivano ad accettare condizioni di vita sociale e lavorative inaccettabili. Si ha una bassa stima di sé: ci si sente inadeguate e non capaci.
Chi è dipendente non riesce a cogliere la ricchezza, la profondità e l’intimità dell’amore. A causa della paura di essere abbandonate e di rimanere sole, si negano i propri bisogni e i propri desideri, si sottovalutano i propri diritti, non ci si tutela e non ci si ascolta profondamente….
Tre sono le domande che ora Le faccio
1. Perché accetta di non percepire uno stipendio o di non fare le ferie?
2. Perché accetta di vivere in un luogo in cui si percepisce sola?
3. Che origine ha la paura di perderlo?
Tre sono i passi che sarebbe opportuno fare con il Suo compagno
1. Chiarire e precisare la Sua posizione lavorativa e economica, definendo condizioni in cui Lei possa sentirsi soddisfatta e tutelata.
2. Chiarire e precisare i termini della Vostra convivenza, chiedendo spiegazioni relativamente a questa amicizia su cui nutre sospetti.
3. Chiarire e precisare il progetto genitoriale a cui accenna nella Sua lettera, condividendolo insieme con maggior profondità e franchezza, rispetto ai desideri e alle paure connesse.
Credo che Lei dovrebbe fare un po' di chiarezza dentro si sé, anche con l'aiuto di uno psicoterapeuta al quale rivolgersi per provare a trovare significati più profondi, esplorare differenti connessioni e, infine, scoprire nuove possibilità e opportunità per la Sua vita affettiva e lavorativa.
In bocca al lupo!
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