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  3. Martedì, 16 Aprile 2013
Buon giorno dottore,
sono sempre stata una studentessa modello fin quando, a pochi esami dalla laurea triennale, a novembre 2010, ho avuto dei problemi familiari e personali; sono caduta in uno stato depressivo che ho affrontato con un percorso psicoterapico di un anno e con una terapia farmacologica che avevo interrotto, ma ho ripreso da 7 mesi. Sto meglio, anche se non sono tornata a una vita normale. Cerco di frequentare vecchi amici e di dedicarmi al ballo caraibico, una mia nuova passione.
Il mio problema riguarda lo studio: presso la mia università gli appelli sono concentrati in alcuni mesi dell'anno. A settembre scorso avrei voluto sostenere un esame abbastanza facile ed interessante, ma una decina di giorni prima dell'esame mi è venuta la febbre, debilitandomi per tre giorni. Appena sfebbrata ho studiato intensamente, concludendo il programma, ma la stanchezza era talmente elevata da impedirmi di ripassare lucidamente. E così non mi recai a sostenere l'esame.
Venerdì prossimo avrei dovuto sostenere un altro esame in università, anch'esso facile, ma ho nuovamente la febbre e non riuscirei a studiare e ripassare tutto. Le sottolineo che, proprio in vista dell'esame, mi sono riguardata, evitando di espormi a situazioni di freddo o di contagio.
Le specifico che gli ultimi esami che ho sostenuto risalgono a gennaio/febbraio 2011 quando la mia condizione mentale era già molto sofferente. Come si potrebbe sbloccare questa situazione?
La ringrazio ed invio distinti saluti.

Giulia (24 anni)
Dott. Claudio Sessa Vitali Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Giulia,
grazie per la Sua mail.
Da quanto scrive, la febbre potrebbe essere un meccanismo di difesa che Le offre inconsapevolmente una buona scusa per non recarsi a sostenere l’esame. Sostanzialmente può essere più accettabile non passare un esame perché si è ammalata (una causa esterna indipendente dalla Sua volontà), piuttosto che perché non ha studiato abbastanza o perché non è stata capace. E’ come per quei ragazzini che per non andare a scuola il giorno dell’interrogazione fingono di avere la febbre, ma nel Suo caso la febbre Le viene per davvero e non certo per una scelta consapevole!
Si può provare a sbloccare la situazione agendo su due livelli: il primo, più concreto, di comportamento, il secondo, più profondo, di significato.
A livello pratico, potrebbe essere utile provare ad “indebolire” il vantaggio che Le viene dall’avere la febbre, decidendo di presentarsi all’esame comunque e in qualsiasi caso: anche se non è riuscita a studiare tutto e a prescindere dalle Sue condizioni di salute. La sfida da vincere ora non è infatti passare l’esame o prendere un bel voto (questo verrà dopo), ma presentarsi all’esame e sostenerlo, indipendentemente dall’esito finale. Se vince questa sfida, può festeggiare con balli caraibici sfrenati…
A livello psicologico, varrebbe poi la pena di capire meglio che significato ha assunto per Lei l’università e il fatto di potersi laureare (anche in relazione alle Sue vicende personali e familiari) e se ci possono essere paure connesse con il raggiungimento di questo traguardo. Capita infatti abbastanza spesso che studenti anche brillanti diano senza problemi e con ottimi risultati quasi tutti gli esami, per poi bloccarsi drammaticamente e inspiegabilmente proprio sugli ultimi o nella stesura della tesi, magari inconsapevolmente spaventati dall’ingresso nel difficile mondo del lavoro, per il quale possono non sentirsi pronti e soprattutto che simbolicamente può rappresentare il passaggio al mondo adulto. Per capire meglio questi aspetti potrebbe magari fare qualche ulteriore colloquio con lo psicoterapeuta che L’ha già seguita in passato e che quindi conosce già bene la Sua storia e i problemi superati in passato.
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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