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  4. Martedì, 16 Aprile 2013
Caro dottore,
sono una signora di 60 anni, mio marito ha 63 anni e abbiamo una figlia sposata, senza figli, di 36 anni, che per anni ha lavorato con noi nell’azienda di famiglia, ora non più operativa. Nostra figlia, dopo la chiusura della società, ha aperto con suo marito un centro sportivo. I problemi sono sorti quando mio marito si è imposto nelle loro decisioni e nella loro gestione aziendale, creando ad entrambi problemi di comunicazione e lavorativi. Preciso che l’attaccamento di mio marito alla figlia è quasi morboso. Mia figlia abita con noi in una villa di famiglia; ora mio marito per ritorsione le ha chiesto di andarsene, apparentemente senza motivo, ma in realtà perché un po’ di tempo fa loro lo hanno invitato a non occuparsi più del centro sportivo.
Io non ho un buon rapporto con mio marito, anche per il suo carattere (peggiorato in questi ultimi anni) molto aggressivo e arrogante. Lui deve sempre essere al di sopra di tutto e tutti, non dà spazio a nessuno, pensa di poter comprare tutto e tutti alle sue condizioni. Il problema è che mia figlia ha anche problemi economici ed andarsene comporta spese per lei difficilmente sostenibili. Io non so come comportarmi, mio marito non vuole sentire ragione. Alle volte penso che sia affetto da qualche malattia di vecchiaia, che ha perso i valori della famiglia (a mia figlia ha detto che non è più sua figlia e similmente disse a me tempo fa che non sono più sua moglie).
E’ una situazione molto triste che mi procura ansia. Aspetto un consiglio da Lei per capire se è il caso di pensare a qualche cura per mio marito. Grazie, attendo risposta.

Carla (60 anni)
Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Carla,

grazie per la mail.
Da quanto scrive, Suo marito sembra ritenere, a torto o a ragione, di essere nel giusto e quindi ben difficilmente sarà interessato ad una psicoterapia. La motivazione ad un cambiamento sembra averla più Lei, che prova tristezza ed ansia rispetto a questa situazione e che sente di non avere un buon rapporto con Suo marito.
Varrebbe allora la pena di chiedersi: 1) come mai Suo marito abbia sviluppato nel tempo una relazione sempre più stretta con Vostra figlia e si sia invece progressivamente deteriorato il Vostro rapporto coniugale e 2) per quale motivi negli ultimi anni lui appaia più aggressivo e arrogante che in passato. Se non si provano a contestualizzare meglio e a capire di più i comportamenti di Suo marito all’interno della Vostra famiglia, ben difficilmente potrà cambiare qualcosa.
Durante gli anni dell’Università facevo parte di un’associazione di studenti che aveva vari slogan. Uno di questi, che mi è rimasto sempre impresso, anche a distanza di anni, è : “Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema”. Credo che ci sia un fondo di verità.
Visto che Lei ha una forte motivazione al cambiamento di questa situazione, perché non prova Lei per prima a mettersi in discussione andando da uno psicologo e cercando di capire se con il Suo comportamento può aver in parte contribuito (magari involontariamente) a creare questa situazione in famiglia? Dico questo non certo per colpevolizzarla, ma per responsabilizzarla personalmente: la soluzione forse può partire da Lei.
Le suggerisco, se lo crede opportuno in base a queste riflessioni, di proporre a Suo marito di affrontare insieme una terapia di coppia e in alternativa, se Lui non fosse disponibile, di iniziare Lei un percorso individuale con uno psicologo. Cordiali saluti e in bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

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