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  3. Martedì, 16 Aprile 2013
Egregio Dottore,
ho 46 anni e sono insieme a mio marito da 28 anni. Abbiamo una figlia meravigliosa di 15 anni e la mia vita fra alti e bassi è andata meravigliosamente fino ad adesso. Circa un 1 mese fa ho scoperto che mio marito ha avuto una relazione a sua detta “saltuaria” con una sua conoscente anche più vecchia di me. Il problema è che non è stata una relazione prettamente sessuale, ma più che altro emotiva. (…) Quando ho scoperto il tutto (a dire la verità lui ha fatto in modo che io scoprissi tutta la faccenda perché la situazione era diventata per lui insostenibile) ne abbiamo parlato e lui mi ha detto che la cosa è finita e lui ha deciso di stare con me e con la famiglia perché io sono un'altra cosa o come dice lui sono "di un grado più elevato". Io ho deciso di perdonare perché lo amo comunque tantissimo e mi sono resa conto che una buona parte di colpa è mia, ma mi rendo conto che non è facilissimo. (…) Ho passato l'ultimo mese a ribaltare la casa per trovare altre prove e ho passato giorni veramente di inferno e altri in cui mi sentivo abbastanza bene. Abbiamo riparlato ancora anche perché lui soffre nel vedermi in questa situazione, ma io soffro ancora di più. Mi sono accorta che mi si è abbassata molto l'autostima e ho bisogno di continue conferme da parte sua. Lui ha già cominciato ad andare da uno psicologo e ha consigliato anche a me di parlare con qualcuno perché il suo terapeuta gli ha detto che lui non mi può aiutare più di tanto perché in questo momento lui è il mio nemico. Mi rendo conto che è passato poco tempo dalla "scoperta", ma credo sia meglio correre subito ai ripari. Secondo lei sarebbe meglio che io parlassi con il suo stesso terapeuta o me ne trovassi uno per conto mio? Penso più che altro ad una eventuale terapia di coppia. Mi scuso per essermi dilungata ma mi fa molto bene parlare con qualcuno al di fuori di tutto, anche perché io non ho raccontato niente a nessuno. Grazie per l'opportunità e cordiali saluti.
Loredana (46 anni)
Dott. Claudio Sessa Vitali Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Loredana,
grazie della Sua mail.
Personalmente credo sarebbe meglio che Lei si rivolgesse ad uno psicoterapeuta differente da quello che segue Suo marito perché, volendo usare una battuta, lo psicoterapeuta è un po’ come uno spazzolino da denti: è molto personale ed è meglio che ciascuno usi il proprio! Questo per 3 semplici ragioni, riguardanti rispettivamente il Suo terapeuta, Lei e Suo marito. 1) Una psicoterapia si basa infatti sui vissuti soggettivi della persona ed è inevitabile che il terapeuta di Suo marito si sia già fatto un’idea anche su di Lei e questi “pregiudizi” gli renderebbero più difficile potersi immedesimare completamente con il Suo punto di vista. 2) Non solo, ma, aspetto ancora più importante, Lei stessa potrebbe sentire quello psicoterapeuta come innanzitutto “di Suo marito” prima ancora che proprio, essere quindi attenta a quello che il terapeuta potrebbe pensare di Lei e di conseguenza influenzata rispetto a cosa dire e in che modo. 3) Infine Suo marito stesso potrebbe sentire che viene in qualche modo invaso un suo ambito personale e delicato, e che il proprio terapeuta non è più totalmente “schierato dalla sua parte”.
Lei e Suo marito potete serenamente valutare se è più opportuno seguire due percorsi di psicoterapia individuali paralleli o iniziare una psicoterapia di coppia, ma anche in quest’ultimo caso sarebbe più opportuno che vi rivolgeste ad un nuovo terapeuta che possa essere “il terapeuta della coppia” e conoscere entrambi da zero, senza vissuti pregressi.
Una eventuale psicoterapia di coppia sarebbe però fondamentalmente una alternativa ad una psicoterapia individuale, perché, a mio parere, avere contemporaneamente due psicologi di riferimento diversi (individuale e di coppia) sarebbe facilmente più fonte di confusione che di aiuto, con il rischio magari di non mettersi in gioco fino in fondo in nessuno dei due ambiti.
Cordiali saluti e in bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

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