Gentile Cesare, grazie della Sua ulteriore mail.
Lei può dare alla Sua amica un consiglio, come ha già fatto suggerendole di rivolgersi ad uno psicologo;è poi però necessario che rispetti la sua scelta, qualsiasi essa sia, restandole comunque vicino con affetto e senza esercitare pressioni.
Capita a volte che la gente insista perché una certa persona prenda una determinata decisione e più la gente insiste più la persona si ostina a fare il contrario. Si narra che anche un ragazzino, di nome Milton Erikson (destinato a diventare poi un famosissimo psicologo) si trovò un giorno di fronte ad un problema per alcuni aspetti simile. Suo papà voleva costringere a tutti i costi un mulo che si era fermato sulla soglia ad entrare nella stalla, ma più cercava di spingerlo dentro più il mulo, testardo, si ostinava a stare fuori. E tanto più il padre insisteva, tanto più l’animale si impuntava. Visto che il giovane Milton rideva, il padre lo sfidò a riuscire lui nell’impresa. Il ragazzo allora andò dal mulo, ma invece di spingerlo nella direzione voluta fece esattamente l’opposto: cercò di tirarlo fuori per la coda e l’animale per reazione scappò finalmente dentro la stalla.
Nell’aneddoto è evidente come con questo mulo insistere risultasse controproducente e lo stesso in parte accade rispetto alle nostre reazioni più istintive. Parlando però di esseri umani, ciò che di solito, nella mia esperienza, si rivela più prezioso non è né di spingere (come verrebbe istintivo fare), né di tirare (come fece Milton con il mulo), bensì di accogliere.
Normalmente i familiari e amici delle persone depresse si sforzano in ogni modo di convincerle che la loro vita non è poi così brutta, che devono reagire e così via; ma spesso è solo quando familiari e amici alla fine si “arrendono”, dicono “forse hai ragione tu” e accettano sinceramente l’altro così come è, che il diretto interessato inaspettatamente inizia ad attivarsi e… cambiare!
In bocca al lupo