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  4. Martedì, 16 Aprile 2013
Gentile Dottore,

Le scrivo per avere un Suo parere. Ho 27 anni, sono una studentessa laureanda e sono molto triste perché non vedo un futuro per me. Nella mia famiglia ci sono state sempre liti, i miei non si amavano e le discussioni erano all’ordine del giorno. Spesso i miei sfogavano su di me e su mia sorella i loro problemi, inoltre avevano problemi con le rispettive famiglie e per giunta in casa non sono mancati problemi di salute. Infine un mio incidente in età adolescenziale mi ha fatto crescere con complessi.
Ora all’età di 27 anni sono bella e vivo con mia madre e mia sorella, ma continuo ad essere infelice, insicura e non so risolvere i miei problemi. Mio padre è morto 3 anni fa, lasciandoci molti problemi. Mia madre è spesso nervosa e noi due litighiamo di frequente. Lei quando è nervosa inizia le discussioni e io non riesco più a sentirmi dire niente, subito esplodo e piango, le rinfaccio che mi ha rovinato la vita, che il mio benessere psicologico me lo hanno distrutto. So che anche mia madre è una vittima, però io sono al limite della sopportazione. Ho fatto tanti passi verso di lei, ma appena c'è una discussione scoppio. Il mio passato mi crea una rabbia infinita: vorrei poterlo cancellare con una gomma magica! Mia madre e mia sorella mi dicono spesso che lo devo accettare perché non si può cambiare, dicono che mi piango addosso, che mi comporto da bambina, ma io volevo solo un po’ di spensieratezza, potermi porre i problemi schiocchi delle mie coetanee, pensare a vivere e non a sopravvivere come ho sempre fatto.
Soffrirò sempre se continuerò a guardare la felicità degli altri e l’infelicità del mio passato. Ho tanta paura di ripetere un giorno gli errori dei miei genitori e sfogare su altri i miei anni infelici. Ho pensato di iniziare una terapia, ma se tirare fuori tutto il dolore mi facesse stare peggio? Se non riuscissi a sopportarlo… cosa ne sarebbe di me? Scusi se mi sono dilungata. La ringrazio anticipatamente

Giorgia (27 anni)
Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Giorgia,

grazie della Sua mail.
Il passato non si può cambiare, ma il modo di relazionarsi ad esso nel presente e costruire il proprio futuro questo sì. Lei sembra al momento molto concentrata su quello che ha perso nel Suo passato, al punto da preoccuparsi poco di ciò che vorrebbe raggiungere nel Suo futuro. In cosa si sta laureando? Cosa La fa stare bene? Ha qualche passione? Quali sono i Suoi sogni nel cassetto?
A quanto scrive, è una bella ragazza di 27 anni che sta per finire i Suoi studi universitari e ha tutta la vita davanti a sé: non la sprechi perdendo tempo a recriminare sui tempi andati! La nostra storia personale influenza sicuramente la nostra vita, ma non la determina in modo univoco. La Sua rabbia e tristezza è assolutamente comprensibile, ma non deve diventare un alibi per non mettersi in gioco. Sta a Lei ora decidere come giocarsi le carte, belle o brutte, che il destino Le ha messo in mano!
Io penso che una psicoterapia potrebbe esserle di grande aiuto nel liberarsi di questa “rabbia infinita” e nell’evitare di ripetere inconsapevolmente un modello di relazione che desidera invece modificare. In una terapia il “tirare fuori il dolore” a cui Lei si riferisce non è fine a sé stesso, ma può essere parte di un percorso in cui dare un posto ed un significato alle proprie esperienze, senza lasciare che alcune di queste prendano il sopravvento. Uno psicoterapeuta può guidarla e sostenerla in questo cammino, aiutandola a confrontarsi con i fantasmi del Suo passato nei modi e tempi più adatti a Lei. E’ vero che questo processo di elaborazione potrà a tratti essere faticoso ed emotivamente doloroso, ma è il modo migliore per evitare ulteriori inutili sofferenze. E poi riprendere in mano le redini della propria vita può essere in fin dei conti anche un’esperienza anche molto appassionante… Non ci rinunci!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

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