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  3. Martedì, 16 Aprile 2013
Egregio Dottore,

sto male. Sono Irene, ho 30 anni e da alcuni mesi sono tornata a soffrire di angoscia, paura, ansia e non vivo più. Ho sempre sofferto, fin da piccola, di questi disturbi, ma ci ho sempre convissuto e non sono mai stati riconosciuti e curati dai miei. Credo che già da adolescente ero in depressione. Sono figlia di una storia clandestina di mio padre, che era già sposato e con figli, con mia mamma, che ci ha cresciute (me e le mie sorelle) quasi come se fosse una ragazza madre. Non è stato facile: papà lo vedevamo nel pomeriggio, quando veniva di nascosto da noi e se ne andava dopo cena. La situazione era ambigua perché uscivamo tutti insieme con papà, ma in teoria "ci nascondevamo" nel senso che se incontravamo qualche suo conoscente non si poteva dire che lui era papà, ma lo zio o non so cosa.
A 23 anni sono diventata l'amante di un uomo sposato e con figli e fino allora fu l'unica storia che non mi creasse angosce e panico. Finalmente mi sentivo felice, sicura di me e amata: per stare più tempo insieme quest'uomo mi condusse a diventare amica della moglie e dei figli piccoli, ignari della nostra relazione, perciò avevo finalmente una famiglia accogliente con la quale sostituire la mia e lui per me era al tempo stesso un padre (che mi diceva cosa fare e cosa no, praticamente organizzava la mia vita) e un amante. Il sesso era un elemento preponderante e per non perdere lui (non volevo tornare nell'incubo) ho accettato di fare pratiche ripugnanti. Dopo anni di relazione (in cui io non ho mai avuto altri all'infuori di lui) per non insospettire troppo la sua famiglia, lui mi propose di fidanzarmi con qualcuno (sotto il suo stretto controllo): mi presentò un suo dipendente, un ragazzo meraviglioso che amo e che mi ama tantissimo da tre anni e mezzo. Ebbi per un po' una doppia relazione, con lui e col mio ragazzo, anche se presto sentii che volevo lasciare lui e rimanere amici e vivere solo la relazione meravigliosa che avevo col mio ragazzo. Piangevo quando dovevamo vederci per fare sesso, così lui capì e mi chiese se volevo prendermi una pausa con lui, io dissi subito sì e non tornai più con lui, ma per me era sempre una figura importante, una guida. Poi a ottobre scorso i rapporti con lui si sono interrotti bruscamente perché involontariamente mi aveva messa nei guai con la legge, io non c'entravo nulla, lo confessai al mio ragazzo (insieme al fatto che lo avevo tradito) e lui, oltre a perdonarmi da ragazzo fantastico quale è, ovviamente mi proibì di avere alcun ulteriore contatto con quell'uomo e la sua famiglia. Da allora però, Dottore, forse per lo stress emotivo di aver perso quel riferimento, la paura che i due uomini si parlassero, di dovermi confrontare con la famiglia di quell'uomo che mi aveva praticamente trattata come una figlia per anni, sono tornata a vivere come prima di conoscere quell'uomo e peggio! Un anno fa mi sentivo forte, serena, felice, sicura di me, ero perfettamente in grado di essere felice e far felice il mio ragazzo, col quale abbiamo ristrutturato una casa per viverci insieme, il nostro sogno. Credendo che l'ansia potesse sparire, ho affrettato i tempi col mio ragazzo per andare a vivere insieme, ma, nonostante lo ami, provo in continuazione un senso di angoscia come se stessi per morire. Fingo di star bene, ma non so quanto reggerò. Sto distruggendo il mio futuro fantastico e normale con le mie mani. Anche il posto di lavoro, comune a tutti e tre noi, mi crea angoscia. Mi sono rivolta alla ASL della mia città per chiedere un aiuto psicoterapeutico e mi hanno fissato un incontro con uno psichiatra per il 9 giugno, ma non so se riuscirò ad aspettare così a lungo e poi ho tanta paura di prendere psicofarmaci (anche se ora a volte sono costretta a prendere del Lexotan per dormire un po') o di non trovare il dottore giusto che riesca ad aiutarmi. I giorni sono interminabili e alcune notti un vero supplizio. Provo rabbia perché mi sento risucchiata da un vortice di angoscia che mi rende ogni giorno più apatica e non voglio permettere che questo distrugga il mio futuro col mio ragazzo, che è il migliore che potessi incontrare. Ora che viviamo insieme non è facile, voglio proteggerlo dalla mia "malattia", anche perché pure lui ha vissuto da poco un dramma familiare e nonostante sia forte ha bisogno di stare bene e non di occuparsi di un'altra malattia. Voglio vivere, Dottore, come devo fare? Secondo Lei faccio bene ad andare dallo psichiatra? Scusi se sono stata prolissa, ma Le assicuro che le ho raccontato giusto l'essenziale.

Grazie Dottore

Irene (30 anni)
Dott. Claudio Sessa Vitali Risposta accettata Pending Moderation
Gentile Irene,

grazie della Sua lunga mail. Come Lei giustamente evidenzia, la Sua difficile storia di “figlia clandestina” ha sicuramente giocato un ruolo rilevante nella Sua vita e probabilmente condizionato alcune scelte. Lei stessa scrive che forse nell’uomo sposato con figli di cui è divenuta amante ha cercato più la figura di un padre che quella di un partner. Ha fatto un passo importante e coraggioso quando ha scelto di chiudere la relazione come amante per dedicarsi interamente a costruire una nuova vita con il Suo ragazzo. E’ poi riuscita anche a confidarsi con il Suo ragazzo e a confessargli il tradimento, in modo che fra voi due non ci fossero più segreti. Non deve essere stato facile. E’ stata molto brava, ma è comprensibile che adesso si trovi in difficoltà e ha fatto bene a chiedere aiuto. Lei mi sembra una giovane donna ben consapevole della Sue difficoltà e fortemente determinata a stare meglio, perciò personalmente penso che potrebbe trarre molto beneficio da una psicoterapia, che è una “cura” che si basa sul dialogo, non sui farmaci. Potrà comunque valutare meglio questi aspetti con chi La seguirà. Ormai avrà già avuto il primo incontro e iniziato un percorso che La porterà a vivere la Sua vita in modo pieno e sereno… In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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