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  1. Asia
  2. Psicologia
  3. Mercoledì, 26 Giugno 2019
Novembre scorso conosco un ragazzo che avevo notato da tempo per la sua bellezza. Da subito però sento che forse non è quello che cercavo: non abbiamo interessi in comune, lui, affermato ingegnere, ma scontento del suo lavoro. Beve molto. Lo vedo subito. In questi sette mesi abbiamo vissuto in casa mia. Momenti bellissimi. Lui molto molto timoroso. Tradito nella relazione passata, ma anche tanto innamorato di me. Sempre presente. Tremando mi disse ti amo per la prima volta. Io risposi ti amo. Ma, mi vergogno a dirlo, forse perché me lo sono sentita dire. Ho avuto un attacco di panico. Dopo circa due mesi un incubo, da sveglia: non è lui quello che voglio. A parte l'aspetto fisico, non era l'uomo interessante, brillante e sereno che avrei voluto. I litigi iniziano fin da subito. Ogni parola sbagliata lui si altera e scappa via. Non si vede per giorni. Richiamo sempre io. Lui dice che quando succede non si sente a suo agio e scappa via. Decidiamo di chiudere due settimane fa. Piangendo insieme. Sento che mi manca, ma ho anche paura di fargli promesse. Lo chiamo, forse anche per non sentirmi sola. Altro litigio per gelosia. La mattina dopo va via senza salutare. Mi lascia partire da sola per il fine settimana al mare che avevamo organizzato. Venerdì sera mi urla al telefono: basta è finita, sei solo una bambina, non sono tranquillo con te. Quando torno passa a prendersi la sua roba a casa. Mi dice che mi ama ancora, ma non ce la fa ad andare avanti. Cado nel panico. Sento di amarlo e di volerlo. Ma è una costante quando qualcuno mi lascia. Mi sento abbandonata. Lui non è perfetto, ma mi voleva e l'avrei tenuto cosi anche se non era forse tutto quello che cercavo. Cominciamo di nuovo a scriverci. Decidiamo di vederci a casa mia e scatta di nuovo la passione. La notte resta a dormire da me. Il giovedì dopo lavoro viene a casa mia per cenare insieme. Io ho già il bagaglio pronto per tornare a casa mia al mare, con la famiglia, voglio stare tranquilla. Lui si rende conto che qualcosa non va. Se voglio partire e non restare con lui come le altre volte forse qualcosa è cambiato. Io non riesco a parlare. Piango. Parlare dei miei sentimenti è impossibile. Allora si arma di pazienza e mi chiede di rispondere si o no. Alla fine ammetto che vado via perché non sono a mio agio, che è come se avessi cancellato tutto il bello che c'è stato, che lo guardo sia per le cose belle che mi ha dato, ma con l'altro occhio con il dolore, che non sono ottimista sul futuro. Lui va via, dicendo che ci lasciamo, non fa bene sentirci neanche per scrivere come stiamo. Sono giorni di silenzio. Mi manca molto. L'unica cosa che vorrei è essere decisa su quello che voglio e tornare da lui. Voglio volerlo in pratica. Pensare di non averlo più mi fa male, di non fare più l'amore con lui, una tortura. Pensare che deciderò di stare senza di lui mi spaventa. Volevo creare con lui qualcosa di bello. Seguo una nuova terapia. Ho appena iniziato. Sto male. Che mi succede? Che devo fare?
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Buongiorno Asia, grazie del Suo messaggio.
Da quanto scrive, sembra che tanto in Lei, Asia, quanto in lui ci siano almeno 2 parti contrapposte che si alternano.
Una parte di Lei sente una fortissima attrazione per lui, che è capace di farle provare emozioni molto intense.
Una parte di Lei percepisce invece lui come una persona troppo altalenante, problematica e complessa per poter costruire insieme una relazione stabile e serena come Lei desidererebbe.
Al momento, da quanto scrive, stare con lui significherebbe non ascoltare la parte che desidera una relazione stabile e serena e quindi stare male.
Non stare con lui vorrebbe dire non ascoltare la parte che si sente nutrita dalle forti emozioni che questa persona sa suscitare in Lei e quindi stare male.
Ora quindi sembra che Lei sia condannata a stare male qualsiasi scelta faccia.
Per trovare una soluzione soddisfacente bisogna infatti riuscire a non mettere a tacere nessuna parte, ma al contrario ascoltare tutti i Suoi bisogni, anche quelli apparentemente contrapposti e inconciliabili, prenderne maggiore consapevolezza e comprenderli in profondità: in questo modo gradualmente emergerà spontaneamente quale è la scelta giusta per Lei.
Ha fatto quindi molto bene ad intraprendere un percorso di psicoterapia, che in alcuni momenti potrà essere anche faticoso e doloroso, ma creerà i presupposti perché Lei possa vivere una relazione pienamente soddisfacente sotto tutti gli aspetti. In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

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  1. più di un mese fa
  2. Psicologia
  3. # 1
Risposta accettata Pending Moderation
Grazie per la sua risposta.
Dalle prime sedute con la mia nuova terapista è emerso fortemente che io non mi amo, mi sottovaluto su tutto, non mi sento forse degna d'amore.
Certo è che l'amore lo so riconoscere, e se qualcosa mi ha bloccata è perché forse il suo modo di fare non mi metteva a mio agio totalmente. Potevo anche tentare di passare sopra alla differenze di interessi e passioni in comune, ma è anche vero che nel momento in cui ho deciso di chiudere è perché mi sono sentita che la nostra storia non sarebbe durata per via del suo modo di fare. Io a tratti posso anche essere una persona lunatica, ma è anche vero che sono molto aperta al dialogo e tranquilla. Non alzo la voce, non insulto, non abbandono.
Invece io mi sono sentita costantemente ripresa per le cose che faccio e dico (e le assicuro che per il resto del mondo sono cose banali), per una battuta, una considerazione, un momento di silenzio. Sono stata allontanata e rifiutata al telefono mentre lui di divertiva in giro (mostrando la cosa ampiamente). Discutere in una relazione è normale. Ho avuto altre discussioni e altre relazioni, e so come ci si comporta. Ma non come lui. Se dici di amare una persona non puoi ignorarla, urlarle al telefono che è finita, lasciarla nell'incertezza e tornare a piacimento. Sarà vero che mi sentirò amata quando l'altra persona conoscerà le mie paure e non le userà a sua piacimento per affermare la propria forza. Io all'apparenza sono molto forte, ho i miei spazi, le mie passioni e i miei tempi che custodisco gelosamente. Se lui è un insicuro, che ha bisogno di costanti prove del mio affetto... o meglio di quanto sia disposta a sopportare, forse è proprio questo ad avermi razionalmente allontanata. Forse nel momento in cui i miei bisogni fisici e affettivi erano annebbiati dal desiderio di avere qualcuno a fianco, la mia ansia si è svegliata e mi ha messo in guardia. Come già successo una volta.
Ora mi sento abbandonata io, per il fatto magari che lui non abbia fatto un nuovo tentativo (ma da una parte lo capisco). Sono sconfitta di nuovo.
  1. più di un mese fa
  2. Psicologia
  3. # 2
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Buongiorno Asia,
grazie per l'aggiornamento!
Buon lavoro e in bocca al lupo per il Suo lavoro di psicoterapia personale... Sono certo che ne raccoglierà ottimi frutti :-)
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

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  1. più di un mese fa
  2. Psicologia
  3. # 3
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