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  1. Sara
  2. Psicologia
  3. Martedì, 07 Maggio 2019
Buonasera, sono una ragazza di 25 anni e da circa due mesi soffro di ansia costante, in ogni istante delle mie giornate, notte compresa, che mi impedisce di svolgere una vita normale. Passo tutti i giorni a piangere. Sono in terapia da un medico psicoterapeuta che però non sembra aiutare molto.
La mia ansia è dovuta alla mia preoccupazione che il mio partner non sia quello "giusto per me" . Mi spiego meglio: a luglio dell'anno scorso ho chiuso una relazione che, tra vari tira e molla, durava da circa 5 anni. Io mi ritenevo totalmente innamorata folle di questo ragazzo, mi faceva provare farfalle nello stomaco e batticuore, però per molti aspetti mi trattava male, piangevo ed urlavo: "non mi capisci, siamo troppo diversi, abbiamo visioni troppo distanti". Non mi sentivo quasi mai capita, mai considerata, mai apprezzata, mai appoggiata. Così, dopo la prima fase in cui mi sentivo innamorata follemente, l'ho lasciato. Dopo averlo lasciato avevo intenzione di stare sola, volevo recuperare le energie. Ma dopo un mese ho conosciuto un nuovo ragazzo con il quale mi sentivo subito in sintonia. Mi sembrava di conoscerlo da anni, lo capivo al volo e mi capiva al volo, mi riempiva di complimenti e di attenzioni. Anche se non mi faceva sentire le farfalle nello stomaco e il batticuore, anche se non mi sentivo totalmente pronta a dirgli ti amo, proprio perché non avevo farfalle e batticuori, ho voluto lo stesso dirgli “Ti Amo” perché nonostante ciò ero sicurissima che fosse l'uomo per me. Ho trascorso mesi felici con lui, gli ho detto frasi come vorrei sposarti, vorrei fare una famiglia con te, vorrei convivere con te, sei l'uomo della mia vita. Ma un giorno, di punto in bianco, mi parte l'ansia: ma se non lo amassi veramente? Se stessi fingendo? Quando gli ho detto ti amo non lo pensavo veramente, perché non sentivo le farfalle e non le sentirò mai. Quindi devo lasciarlo. Ma come faccio a lasciare la persona che mi fa stare bene, mi rispetta, mi rende migliore? Da quel giorno l'ansia non mi passa, è ininterrottamente presente. Il mio terapeuta dice che io ho un'idea di amore troppo idealizzato e che confondo innamoramento con amore. Io vorrei davvero con tutto il cuore metabolizzare le parole del mio terapista e vivere la mia relazione, ma non ce la faccio... forse perché davvero non lo amo? È per questo che la terapia non ha effetto? O forse sono talmente affezionata da anni alla mia idea di amore, che ho bisogno di più tempo per cambiarla? Io so solo che questo ragazzo, pur avendo dei difetti come tutti, è eccezionale e mi dispiacerebbe davvero troppo dovergli dire addio.
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Buonasera Sara e grazie del Suo messaggio.
Da quanto scrive è come se in Lei ci fossero due parti, che potremmo arbitrariamente e provvisoriamente chiamare, giusto per distinguerle, una “Sara bambina” e una “Sara adolescente”.
La “Sara bambina” si sente in sintonia con lui, sta bene ed è felice in questa relazione di coppia, è sicura che lui sia l’uomo giusto.
La “Sara adolescente” non sente né “farfalle nello stomaco” né “batticuore”, pensa di non amarlo veramente e quindi di doverlo lasciare.
Queste “due Sare” litigano fra loro e si alternano in Lei, mandandola in uno stato di totale confusione, ansia e disperazione.
Ciascuna di queste “due Sare” è come un occhio che coglie un pezzo di verità, ma invece che combinare le due visioni in un’unica immagine tridimensionale dotata di profondità, i due occhi funzionano ultimamente come se fossero strabici, con l’effetto di far comparire un’immagine mutevole, sfuocata e confusa che fa venire solo nausea e mal di testa.
Prendendo spunto dalla “tecnica delle due mani” elaborata dalla Dott.ssa Robin Shapiro, Le propongo adesso un piccolo esercizio, per cui ritagliarsi una ventina di minuti, da sola e in tranquillità. Quando è pronta, prenda fisicamente le Sue due mani e Le ponga davanti a sé.
Nella mano destra si trova la “Sara bambina” che sta bene con lui: noti come è fatta, che emozioni prova e spontaneamente che forma prende nella Sua mano destra.
Nella mano sinistra si trova la “Sara adolescente” che non sente il batticuore: anche qui, noti come è fatta, che emozioni prova e quale forma prende spontaneamente nella Sua mano sinistra.
Si limiti ad osservare senza alcun ragionamento o giudizio, ma solo con un pizzico di immaginazione e di giocosa curiosità.
Dedichi qualche minuto a notare come si muovono e cosa percepiscono le Sue due mani, la “Sara bambina” e la “Sara adolescente”.
Poi, quando è pronta, lentamente e dolcemente, permetta alle Sue due mani di interagire fra loro, in libertà e giocosamente.
Gradualmente noti cosa succede quando mette insieme le mani. Che cosa sta accadendo alle due parti? Si sono unite? Come la fa sentire?
Dedichi qualche ulteriore minuto a buttare giù di getto scrivendo su un foglio di carta, senza alcuna censura né ragionamento, tutti i pensieri e le idee che le vengono in mente al termine di questa esperienza.
Spero di esserle stato, almeno in piccola parte, di aiuto…
Se crede potrà riportare quanto ha scritto su questa esperienza all’interno del percorso di psicoterapia che sta già facendo.
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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