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  1. Giulia
  2. Psicologia
  3. Lunedì, 25 Febbraio 2019
Buongiorno a tutti! Frequento un ragazzo da tre mesi e le cose inizialmente sembravano funzionare alla grande. Lui esce da una relazione molto lunga e tormentata durante la quale è stato privato di ogni sorta di spazio privato per via della gelosia della sua precedente partner. I primi due mesi grandiosi, mi confessa di essersi legato molto a me, di essere stata l'unica persona con cui era riuscito a lasciarsi andare dopo la sua precedente esperienza, di essersi legato a me nonostante si fosse ripromesso di pensare solo ed esclusivamente a finire l'università.
Ed è proprio a proposito dell'università che nascono i primi problemi: è uno studente fuori corso di giurisprudenza alle prese con gli ultimi esami da dare. A questo si aggiunge un modo di affrontare gli esami che io personalmente non condivido: studiare di notte, dormire di giorno, assumere una quantità smodata di caffè ed isolarsi in casa. Arriva il periodo della preparazione del fatidico esame, mi parla del suo modo di studiare e provo a capirlo, accettando di 'mettermi da parte'. Il giorno dell'esame arriva e va più che bene, sicché mi preparo mentalmente a riappropriarmi della nostra quotidianità. Ci rivediamo due giorni dopo l'esame e il suo atteggiamento non mi pare cambiato: lo trovo spento, privo di energie e di entusiasmo. Così prendo il coraggio a due mani e gliene parlo e la sua risposta è che dopo l'esame ha sempre bisogno di un periodo di ripresa per via dello stress e della tensione accumulata. C'è da premettere che il mio ragazzo non sia di per sé una persona molto incline alle esternazioni d'affetto, soprattutto a telefono: quando in passato ho chiesto spiegazioni del suo atteggiamento mi ha risposto che fa parte del suo carattere, che lui dimostra le cose a gesti e non a parole ecc. Prima del periodo esame non potevo dargli torto, dal vivo era effettivamente una persona diversa; a quattro giorni di distanza dall'esame non posso però dire lo stesso: dorme buona parte del giorno, l'unica cosa che lo spinge fuori di casa è la palestra, ieri ha passato l'intera giornata sul divano a dormire e a guardare le partite, rifiutando anche gli inviti degli amici ad uscire, non so se e quando gli verrà la voglia di chiedermi di vederci. Se provo a chiedergli cosa non va, risponde quasi infastidito che 'Perché me lo chiedi ogni volta? Che ho fatto?' pensando sempre che io alluda alla nostra relazione; sabato ho provato a fargli capire che in realtà glielo chiedevo in generale e sono riuscita a tirargli fuori che è un po' in ansia per l'università. Più passano i giorni e più comincio a pensare che in realtà ci sia qualcosa che non vada nel nostro rapporto e che lui non trovi ancora il coraggio di dirmelo. E così vivo ogni giorno con una maledetta ansia, ansia di avere ben chiara la situazione sotto agli occhi e non riuscire ad accettarla. Potrei chiuderla io, ma come faccio a lasciare una persona senza avere la certezza dei miei presentimenti negativi?
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Cara Giulia,

ciascuno di noi ha un modo particolare di affrontare e superare le sfide della vita: ci mette del proprio a partire da convinzioni che hanno a che fare con la nostra educazione e con il nostro modo di intendere e vivere le relazioni. Quello di cui abbiamo fatto esperienza fin da piccoli (in famiglia, a scuola, con gli amici) orienta il nostro modo di vivere e affrontare la vita.

Non conosciamo le ragioni che portano il tuo ragazzo a agire un comportamento di questo tipo: nella mail scrivi però che non condividi il modo con cui lui affronta gli esami e la vita in generale, almeno in questo periodo.
Io credo che tu debba valutare in cuor tuo quanto questi suoi comportamenti e atteggiamenti ostacolino e impediscano la crescita e la maturazione della vostra relazione: l’unico parametro giusto e corretto per valutare tale situazione appartiene a te e coinvolge i tuoi desideri e le tue aspettative.

Ti chiedo: quanto questo suo modo di vivere la vita influenza il suo stare con te, il tuo stare con lui e il vostro desiderio di crescere insieme?
Bisogna avere coraggio e fermarsi, provare a prestare attenzione con calma a quello che davvero si prova, a quali desideri si sentono, a quali aspettative si nutrono: puoi darti un tempo determinato per osservare e valutare (2-3 mesi, per esempio) o puoi provare a riparlare con lui (a partire da quello che senti tu).

Non perdere mai di vista però i tuoi desideri e i tuoi bisogni: hai già condiviso qui con noi pensieri e emozioni su questa situazione. Continua a interrogarti e non lasciarti sopraffare dall’illusione di poter cambiare l’altro o di poterlo salvare. Possiamo solo cambiare noi stessi.

Rimani concentrata su di te e troverai una risposta, quella più giusta per te.

In bocca al lupo!
  1. 3 settimane fa
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