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  1. Anna
  2. Psicologia
  3. Venerdì, 04 Gennaio 2019
Mi chiamo Anna, ho 31anni ad agosto e sono stata lasciata dal mio compagno di 45 anni dopo 7 anni di relazione, mi ha lasciato per un una ragazza di 23 anni. La nostra è stata una relazione lunga che ha avuto i suoi alti e bassi, e problematiche più serie come la sua dipendenza dalle slot. Era un giocatore non abituale ma periodico, più volte ho risolto di tasca mia i suoi problemi economici e l’ultima volta che mi confessò di aver perso i soldi destinati alla nostra futura casa, saldai il debito e lo trascinai da una psichiatra, che non lo volle prendere in cura, asserendo che non era abbastanza motivato. Mi promise che si sarebbe messo d’impegno (questo a maggio 2017). Durante l’anno, fino ad agosto, lui era molto presente in alcuni momenti e molto distante in altri, fino a trascurare il nostro progetto di vita comune. Io nel frattempo ero sempre più nervosa e delusa. Dopo avermi lasciata mi ha confessato di non aver mai smesso di giocare, che non sopportava di vedermi arrabbiata e triste, che eravamo felici solo in ferie e la realtà ci rendeva infelici, che non sapeva se sarebbe riuscito a cambiare ma questa era la sua ultima occasione, che quando stava con questa ragazza gli si apriva il cuore...
Durante tutti questi mesi non ha mai smesso di cercarmi, in nessun senso, ogni volta che ha un problema mi chiama cerca il mio sostegno, dice che io sono l’unica che lo conosce veramente. Mi ha confessato di essere triste, di non essere mai davvero contento, che si chiede perché non torna con me e si è risposto che no, deve farcela da solo (immagino a smettere di giocare, cosa che ha fatto dal 20/11). Quando fa passi importanti nella mia direzione a parole o perché ci prova (preciso che fisicamente non mi sono mai concessa) poi si pente, minimizza l’accaduto, lo ridimensiona. Due mesi fa gli dissi che se era attratto da me, se da me correva per ogni problema e con me festeggiava le sue vittorie, una relazione l’aveva con me, non con lei. Mi disse che c’eravamo molto amati e non riuscivamo a staccarci e ad ammettere fosse finita… Dopo questo non ci siamo sentiti per una settimana, premetto che la parte migliore della nostra relazione era il sesso libero, con una forte componente fantasiosa, un mondo solo nostro insomma, e rinunciare a quella dimensione è molto difficile… Ha delle erezioni solo a vedermi, solo a sentire la mia voce al telefono… Parla sempre di noi al futuro… Io gli rispondo che sono fantasie e lui ribatte che non ha idea di cosa succederà domani.
Abbiamo discusso. Gli ho detto che non è cambiato nulla da agosto: ora io sono l’amante e lei la donna ufficiale, si è molto incazzato dicendo che non era vero, che se cosi fosse si starebbe facendo delle domande, che sarebbe un folle a fare tutto quello che ha fatto per poi trovarsi nella situazione di prima, che quando dice certe cose vaneggia… Non capisco il suo comportamento, non ha una coerenza logica, chiedo a Voi una possibile coerenza emotiva.
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Buongiorno Anna, grazie del Suo messaggio. Mi perdoni se sono molto franco e schietto, correndo il rischio di darle una risposta forse molto diversa da quella che vorrebbe. Le assicuro che il mio unico desiderio è cercare di poterle essere realmente di aiuto.
Lei scrive che vorrebbe capire meglio il comportamento di lui, ma forse è più importante cercare di capire meglio il Suo.
Cosa fa sì che Lei resti così legata ad un uomo che dopo 7 anni di relazione l’ha lasciata per un’altra? Come mai dopo diversi mesi che lui sta con un’altra donna con cui “gli si apre il cuore”, Lei è ancora così disponibile ad ascoltarlo ed attenderlo? Probabilmente rimanere sostanzialmente disponibile per lui, non permettendogli di sperimentare fino in fondo la Sua assenza, è il comportamento meno efficace per riconquistarlo. Ma soprattutto, è sicura che vorrebbe nuovamente stare con lui, che si potrebbe ancora fidare di lui e che sia questo il tipo di relazione di coppia che Lei veramente desidera?
Lei parla della sua dipendenza dalle slot machine, ma io mi chiedo e Le chiedo se qui non ci sia anche una Sua dipendenza affettiva nei confronti di lui.
Capita infatti nella dipendenza affettiva che, pur avendo razionalmente tutti gli elementi per capire che la persona con cui stavamo (o con cui stiamo) non è la persona giusta per noi e che questa relazione ci fa soffrire e non ci potrà mai rendere felici, non riusciamo a farne a meno, perché i pochi momenti belli che abbiamo passato insieme sono talmente meravigliosi, intensi e importanti che non ne possiamo proprio fare a meno.
Il meccanismo che si attiva nella dipendenza affettiva è il medesimo di quello alla base della dipendenza dal gioco d’azzardo. Semplificando e generalizzando un po’, nella maggior parte dei casi la persona che sviluppa una dipendenza dalle slot machine ha avuto un momento, magari da ragazzino, in cui ha vinto inaspettatamente una somma di denaro per lui significativa e questo gli ha generato un’intensa emozione positiva, legata per esempio ala sensazione di “essere vincente”. Sentirsi, almeno ogni tanto, “un vincente” è un bisogno fondamentale e sano che qualsiasi persona può avere nella propria vita. L’aspetto patologico non è quindi il bisogno in sé, ma che a seguito di una o più forti esperienze emotive questo bisogno si leghi indissolubilmente e univocamente ad un singolo comportamento: mi posso sentire vincente solo vincendo soldi alle slot machine. Una volta che questo legame si è inconsapevolmente instaurato, l’emozione sfugge ad ogni logica razionale.
Un mio paziente, per esempio, giocando un solo euro aveva vinto ben €1000 al gioco d’azzardo e questo gli aveva fatto sperimentare una forte emozione positiva. Nonostante nei dieci anni successivi abbia letteralmente perso al gioco d’azzardo decine di migliaia di euro causandogli enormi problemi, il legame fra il giocare d’azzardo e il potersi “sentire vincente” era rimasto pressoché inalterato. Con quel paziente, andando avanti e più in profondità nel nostro percorso di psicoterapia (utilizzando lo specifico protocollo di psicoterapia EMDR denominato Feeling State e sviluppato appositamente negli Stati Uniti dal Dott. Robert Miller per il trattamento delle dipendenze), è emerso che lui era cresciuto in un contesto familiare e relazionale in cui si era sempre sentito un fallito e un perdente. Per lui quella vincita di €1000 e la sensazione connessa di “sentirsi un vincente” erano state come scoprire un’oasi di acqua fresca per una persona assetata nel deserto e per questo per lui quella esperienza gli era rimasta così fortemente impressa.
Tornando a Lei, Anna, qual è il momento più bello, magico e incredibile che ha passato con il Suo ex? Per esempio potrebbe essere stato un momento meraviglioso, selvaggio e passionale di sesso in cui Lei si è sentita desiderata come nessun’altra… Individuare ora un ricordo specifico, il primo che emerge in questo momento. E a partire proprio da quel preciso ricordo si chieda cosa le ha fatto sentire di positivo su di sé. Magari è “sono importante” oppure “merito veramente di essere amata” o “sono unica e speciale”. Fatto? Pensi ora in connessione con la Sua storia di vita perché per Lei potrebbe essere così importante e irrinunciabile sentirsi così (per esempio “unica e speciale”), anche a costo per molti aspetti di continuare a soffrire, rimanendo bloccata in una relazione che non La rende felice.
Spero di essere riuscito ad offrire qualche iniziale spunto di riflessione, che se vorrà potrà approfondire meglio con qualche incontro di persona con uno psicologo
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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