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  1. Mela
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  3. Lunedì, 03 Dicembre 2018
Sono una ragazza di 19 anni, sto frequentando il primo anno di università. Ho difficoltà anche solo a scriverle ciò di cui le voglio parlare. Non avendone mai parlato ad alta voce con nessuno, neanche con me stessa, è difficile per me trovare le parole giuste. Fin da bambina ho provato una sorta di attrazione nei confronti delle ragazze, all’inizio essendo piccola non ci facevo molto caso. Mi circondavo di amici maschi, perché con loro mi trovavo meglio, mi piaceva giocare a calcio, ai videogiochi, insomma tutti giochi da maschio. Tutti per scherzare mi dicevano che ero un “maschiaccio”, con il tempo io ho pensato che avendo due sorelle più grandi, avessi cercato un modo per differenziarmi da loro. Mi sono sempre piaciuti i ragazzi, in primo liceo ebbi la mia prima “storia” con un ragazzo, lui mi piaceva molto, però quando lo baciavo non provavo più niente. Pensavo che fosse normale, la prima relazione, i primi baci... Però allo stesso tempo io vedevo a scuola delle ragazze che a me piacevano, non so spiegarle bene in che modo, provavo un’attrazione nei loro confronti, che ho sempre deciso di nascondere, non sapendo cosa fosse. In secondo liceo conobbi un altro ragazzo, con il quale però la storia durò solamente due mesi, perché avevo gli stessi problemi, mi trovavo bene, mi piaceva, ma quando lo baciavo non sentivo più niente. L’attrazione verso le ragazze cresceva, quando vedevo un film o una serie tv in cui si baciavano due ragazze, mi scatenava qualcosa. Dopo il mio diciannovesimo compleanno conobbi un altro ragazzo, aveva 24 anni, mi piaceva molto. Uscimmo una prima volta e a quella prima volta ne susseguirono altre per 3 mesi. Lui era un ragazzo molto rispettoso, ma purtroppo il problema era sempre lo stesso quando ci baciavamo io non riuscivo a godermi il momento perché non provavo niente. Ebbi poi altre relazioni, che però durarono sempre molto poco. Oggi la mia attrazione per le ragazze è sempre presente e cresce sempre di più. Ho deciso di parlarne per la prima volta con qualcuno quando qualche tempo fa ho conosciuto una ragazza all’università, per la quale provo qualcosa che non ho mai provato prima. Quando mi guarda arrossisco e abbasso lo sguardo. Qualcosa dentro di me mi dice che anche lei prova qualcosa per me, per come mi parla e come mi guarda. Sono sicura che questa sia soltanto una folle idea dentro la mia testa, che lei in realtà mi vede solo come una conoscente. Io però non posso andare da lei e dirle quello che sento, perché se andasse male (e di questo ne sono certa) perderei lei e le mie altre amiche dell’Università, perché magari non capirebbero come mi sento. Il problema è che io non riesco a togliermela dalla testa. Non so davvero come fare. Non ne ho mai parlato con nessuno perché ho paura del giudizio delle persone, soprattutto di quelle che mi stanno vicino e mi conoscono da tempo. Però devo fare qualcosa perché sono passati tanti anni, troppi, nei quali mi sono tenuta tutto questo dentro.
Grazie per l’ascolto.
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Cara Mela,

scriveva Gaber “vorrei essere libero come un uomo, come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura. Sempre libero e vitale”. Questo fanno i bambini che riescono, sorprendendoci sempre, a esprimere quello che vogliono senza paura e senza vergogna, avventurandosi nella vita con fiducia e speranza. Prova per un attimo a pensare di ritornare bambina e ad agire a partire da quello che provi e che senti, allontanandoti dagli schemi mentali e sociali in cui siamo immersi. Nella tua lettera tu descrivi non solo quello che senti, ma soprattutto le fatiche e le difficoltà che noti intorno a te rispetto a questo e la paura e la vergogna che provi. Tutto questo ti sovraccarica e ti confonde ancora di più e ti impedisce a riflettere più serenamente e con maggiore tranquillità.

Oggi con la tua lettera per la prima volta mai messo parola liberamente a pensieri e emozioni che senti e che provi. Hai fatto bene a scrivere: condividere è il primo passo per capire e comprendere i propri bisogni e i propri desideri. Scrivere a qualcuno è scrivere innanzitutto a se stessa, aiuta il pensiero a fare ordine, l’emozione a esprimersi.
Ti auguro di riuscire passo dopo passo a comprendere i tuoi più profondi bisogni, qualunque essi siano e a accogliere i tuoi più profondi desideri, come i bambini sanno fare. Certo ci vuole coraggio ad accettarli e a farli propri e ad agire coerentemente con essi… Ma tu hai già fatto il primo passo, quello più coraggioso: hai condiviso, sei già in cammino! Buona avventura allora!

Un saluto caro.
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