Cara Alessia,
grazie del tuo messaggio, che mi ha molto toccato e colpito, al punto di fare un po’ fatica a risponderti (rimandando più volte lo scrivere).
In psicologia si definisce “alessitimia” l’incapacità di essere consapevoli delle proprie emozioni, un fenomeno che può avere diverse cause e che, con gradi diversi di intensità, è molto diffuso, soprattutto in quella fase della vita, spesso difficile e confusa, chiamata adolescenza.
Nella tua situazione specifica, tu Alessia scrivi che questo stato di “apatia” è subentrato dopo 5-6 mesi di depressione e, se ho ben capito, dopo esserti confidata con una professoressa. Mi sembra allora che dopo tanta sofferenza in questo caso sia subentrato un meccanismo di salvaguardia che ti ha disconnesso dalle tue emozioni per proteggerti da una sofferenza eccessiva, in modo simile a quello che fa un contatore elettrico salvavita che stacca la corrente quando c’è un cortocircuito o sovraccarico, per impedire che si verifichino danni.
Come nel caso del contatore salvavita prima di riattaccare la corrente è necessario andare a risolvere il sovraccarico o cortocircuito all’origine, così anche nel tuo caso è fondamentale andare per prima cosa a lavorare sulle difficoltà preesistenti. Non sarebbe utile percepire emozioni se queste sono talmente dolorose da risultare intollerabili. Il dolore infatti è un segnale molto prezioso e utile, perché ci permette fisicamente di proteggerci (se metto una mano sul fuoco il dolore me la fa ritrarre immediatamente, impedendomi di bruciarmi) e psicologicamente di crescere (e imparare dalle proprie difficoltà), ma quando il dolore è eccessivo esso diventa dannoso anziché utile ed è per questo che di fronte ad una sofferenza fisica troppo intensa si sviene. In questi casi normalmente per curare il dolore fisico ci si rivolge ad un medico. Nel tuo caso, per curare il dolore emotivo e psicologico alla base, ci si rivolge ad uno
psicoterapeuta: ed è proprio questo che ti consiglio di fare, parlare ai tuoi genitori o almeno all’insegnante con cui ti sei già confidata, chiedendo di aiutarti a trovare uno
psicologo a cui poterti rivolgere di persona.
In bocca al lupo di tutto cuore!