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  1. Josie
  2. Psicologia
  3. Sabato, 31 Maggio 2014
Salve, sono una ragazza di 19 anni e il mio problema è che non provo niente per nessuno, da anni ormai. Ho un fidanzato (stiamo insieme da quasi 3 anni), due migliori amiche e altri amici e conoscenti, ma il problema è che non mi interessa veramente nessuno di loro. Non per cattiveria, semplicemente non sento niente.
Con loro sono sempre presente, dimostro affetto, sono lì a consolarli, a dare consigli, ma mentre lo faccio, non provo nulla di particolare: è come se mi dispiacesse per un estraneo che vedo piangere per strada. Penso: Poverino!. Però poi vado avanti tranquilla.
Invece quando qualcuno di loro si comporta male nei miei confronti, allora piango, mi sento male e mi sembra di riuscire a provare finalmente qualcosa, ma non dura molto.
Lo stesso è per la mia famiglia. Ho avuto un passato difficile, ho subito una violenza da piccola, ma comunque al giorno d'oggi anche pensare a quell'avvenimento non mi fa provare nessuna sensazione precisa.
Sto male, mi sento un robot che non riesce a provare emozioni, per quanto si sforzi di sembrare una persona normale. Inoltre fino alla terza media non ho avuto molti amici e le mie giornate passavano più che altro davanti alla tv (in passato, a volte mi è sembrato che le serie tv, i cartoni animati etc. scatenassero in me emozioni più forti delle persone reali). Temo che quell'attaccamento alla finzione televisiva abbia portato problemi a relazionarmi alle persone in maniera sincera.
La ringrazio in anticipo per l'aiuto!
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Gentile Josie,

grazie del Suo messaggio.

E’ possibile che Lei abbia imparato ad anestetizzarsi dalle emozioni esterne e che questo in un certo periodo della Sua vita sia stato molto utile, per non dire indispensabile. Ora però potrebbe fare forse a meno della corazza che si è costruita, che sì la protegge, ma è anche molto pesante da portare. Il problema è che dopo averla portata tanti anni non sa più come toglierla e come poterne fare a meno!

Lei scrive che ha avuto un passato difficile e ha subito una violenza da piccola: forse è lì che ha imparato a vivere “come un robot”, perché un robot soffre meno di una bambina, ma purtroppo non può provare nemmeno gioia e piacere.

Un’esperienza molto comune fra le persone che sperimentano un qualche genere di violenza e di trauma è sviluppare una forma di dissociazione: cioè la persona, per sopravvivere al dolore, impara a “scollegarsi” dal proprio corpo, dalle proprie emozioni e sensazioni.

Anche passare molto tempo davanti alla televisione o al computer può essere un modo che la persona trova per estraniarsi dalla vita reale, fonte di troppo malessere e frustrazione, ed immergersi in una sorta di realtà parallela, apparentemente più rassicurante e gratificante, ma purtroppo fittizia e che per questo si rivela alla fine come profondamente insoddisfacente.

Altre persone ancora possono utilizzare alcool, droghe o altre dipendenze (compresa quella da lavoro) per staccarsi dalla propria quotidianità ed evitare di percepire emozioni spiacevoli. Questi “tentativi di soluzione” si trasformano però inevitabilmente in nuovi ulteriori problemi.

Fortunatamente la via di uscita da questa situazione c’è, anche se può essere faticosa e dolorosa, e si chiama psicoterapia. Al di là dell’approccio specifico seguito, si tratta di ripercorrere in un contesto accogliente e sicuro alcune esperienze fondamentali della propria vita per poter trovare significati più profondi, esplorare differenti connessioni e scoprire nuove possibilità. Vuol dire riappropriarsi gradualmente delle proprie emozioni (sia negative che positive) e soprattutto… della propria vita!

In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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