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  1. Vane
  2. Psicologia
  3. Martedì, 25 Dicembre 2018
Salve, Vi scrivo perché sto passando un periodo di vera crisi. Sto con un ragazzo (stavo) da 5 mesi.
Sempre con molte ansie, molte domande tra cui: “ma lo voglio?” “forse ho troppa voglia di innamorarmi e mi sto forzando?” “forse non mi piace abbastanza?”
Insomma, decido di passare sopra queste ansie e mi passano ad un certo punto.
Forse è vero che mi sono fatta piacere delle cose, ma mi sono detta: “Ci provo comunque, vediamo come va!” Allora inizio a legarmi... lui pian piano cambia... adesso da qualche tempo vivo il rapporto con angoscia! La mattina mi sveglio con l’ansia e l’angoscia! L’ho visto più legato a me e io mi sono allontanata credendo lui fosse più preso... Ogni volta che mi abbracciava o mi baciava mi chiedevo: “Ma mi piace davvero?, “Provo qualcosa?” Adesso dopo una pausa l’ho lasciato, perché non riesco nemmeno più a star con lui. Cosa mi succede? Non lo voglio? Adesso che l’ho lasciato sono triste, ma sono senza angoscia. Ma ho fatto bene? Fondamentalmente non ci stavo male prima di questa grandissima ansia! Mi ero legata molto!
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Cara Vane, grazie del Suo messaggio.
Non sono in grado di dirle se ha fatto bene o male a lasciare questo ragazzo: questa risposta infatti non gliela posso fornire io dall’esterno, ma la può trovare solo dentro di sé.
Posso però provare a condividere un’idea che mi viene in mente leggendo quanto mi ha scritto. Lei sembra chiedermi (e chiedersi) se era meglio prima, quando provava angoscia (stando con lui), o adesso che è triste (avendolo lasciato). Penso che se stiamo all’interno di questa domanda… siamo fregati! Sarebbe un po’ come chiedere se è meglio che mi taglino un braccio oppure una gamba. L’unica risposta sana è: non voglio che mi taglino nessuno dei due!!! E quindi la domanda sarebbe meglio riformularla in: cosa posso fare per conservare sia le braccia che le gambe? E quindi, uscendo dalla metafora: cosa posso impegnarmi a cambiare nella mia vita per provare gradualmente sempre meno ansia e tristezza e per sperimentare invece maggior serenità?
Un buona soluzione per affrontare la questione in modo più approfondito e efficace può essere decidere di intraprendere un percorso di psicoterapia personale, ma in questo contesto vorrei intanto suggerirle uno spunto di riflessione rispetto a su che cosa può essere più utile focalizzarsi.
Semplificando un po’ potremmo dire che, almeno in questo caso, l’ansia riguarda il FUTURO (cosa potrebbe succedere se continuo a stare in una relazione con una persona di cui magari non sono realmente innamorata?) e la tristezza il PASSATO (e se invece avessi appena lasciato la persona giusta per me solo a causa delle mie insicurezze?). Quello che invece servirebbe, sarebbe allenarsi a stare nel PRESENTE. Tanto il passato (che ormai non c’è più), quanto il futuro (che magari non ci sarà mai, soprattutto nel modo esatto in cui lo possiamo immaginare ora), sono FUORI DAL NOSTRO CONTROLLO e più ci concentriamo più di essi, più crescono in noi sensazioni di impotenza, ansia e tristezza. Se invece decidiamo intenzionalmente di concentrare la nostra attenzione sul presente, il mio presente dipende in gran parte dalle mie scelte e dalle mie azioni, e su questo posso influire.
Per esempio potrei chiedermi: “Cosa posso fare io adesso per contribuire a rendere ancora più bella e appassionante la relazione che sto vivendo ora?” (se sono in una relazione) oppure (se in questo momento sono single) “Cosa posso fare io adesso per diventare una persona sempre più adatta a vivere una relazione di coppia spettacolare?”
In modo simile a scegliere di focalizzarmi sul presente, posso decidere intenzionalmente di concentrare la mia attenzione su ciò che fanno gli altri (su cui io ho poca ho nessuna influenza) o su ciò che posso fare io (che dipende sostanzialmente da me): che cosa pensate che ci possa farmi stare meglio? E ancora analogamente, posso concentrare la mia attenzione innanzitutto su ciò che c’è già e di cui posso sentirmi grato o su ciò che manca e che vorrei diverso: quale di questi due atteggiamenti pensate mi farà star meglio?
Per esempio potrei decidere di chiedermi: “Cosa posso fare io adesso per contribuire a rendere ancora più bella e appassionante la relazione che sto vivendo ora?” (se sono in una relazione) oppure (se in questo momento sono single) “Cosa posso fare io adesso per diventare una persona sempre più adatta a vivere una relazione di coppia spettacolare?”
Spesso la qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle domande che ci facciamo, e, come dice Anthony Robbins (un famoso formatore e coach americano): “Se non ti piacciono le risposte che trovi, cambia le domande che ti fai!”
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
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