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  1. Antonella
  2. Psicologia
  3. Lunedì, 04 Giugno 2018
Buonasera, sono una donna di 38 anni ed ho paura, anzi il terrore, del giudizio degli altri. In particolare delle persone alle quali voglio bene. Così non riesco ad essere sincera e nascondo le mie scelte e le cose che mi stanno a cuore. Faccio molta fatica a dire quello che ho dentro, anche ora che sono sola davanti allo schermo. Soffro talmente tanto che questo invalida pesantemente la mia vita, facendomi andare avanti come se avessi un carico di sassi nello stomaco, che mi costringe a trascinarmi anziché camminare a passo spedito. Spreco tanto tempo ed energie a pensare come sarebbe se sapessi reagire diversamente, ad immaginare situazioni in cui affronto le mie paure, a darmi delle scadenze per le paure da superare per poi rimandare ad un domani che non arriva mai. E' sempre così da quando ero ragazza ed avevo difficoltà a relazionarmi con i miei genitori. Con loro ho ancora grossa difficoltà a relazionarmi, non ho mai invitato a pranzo a casa loro il mio compagno, con mio padre non ho mai parlato di niente e mia madre ha questo mio stesso difetto caratteriale. Ora loro sono 80enni ed ovviamente sempre meno pronti a parlare con me. Più passano gli anni e più sto male. Mi comporto così anche con le amiche. Purtroppo io e lui abbiamo avuto dei problemi e la relazione andava molto male. Quindi, circa un anno fa lo lasciai e me ne andai di casa. Trovai l'approvazione ed il supporto della mia migliore amica che mi ospitò a casa sua in attesa di una mia sistemazione. Col passare dei mesi, però, ho deciso di riprovare con questa persona. Lui sta "crescendo", quindi voglio ricominciare in maniera diversa. Purtroppo non ho il coraggio di dire alla mia migliore amica questa cosa, sto tergiversando, la sto evitando per evitare di affrontarla.
Ho sempre fatto così e mi sento vigliacca.... un verme.... e mi vergogno ancora di più. Sono abituata a proteggermi così dalle critiche altrui, omettendo… Ma ora comincio a capire che questo non è giusto né per me, né per chi sta accanto a me. Non ho fratelli, cugini molto più grandi di me e poche amiche. Sono abituata fin da piccola a tenermi dentro i malumori e a non chiedere aiuto. Così ho imparato a non farlo. Non riesco ad aprirmi veramente nemmeno con il mio compagno per il terrore di essere giudicata. Così' queste cose che ho scritto qui sopra le tengo custodite nel mio cuore. Ma ci penso in ogni momento e mi succhiano tutte le energie. Ho provato ad andare in un consultorio per parlare con uno psicologo. Non sono riuscita a parlargli. Nel momento di agire mi paralizzo. Così, come al solito, ho tergiversato. Non essendo stata sincera non mi ha potuto aiutare. Come faccio a rimuovere questo blocco? Non so, ma mi sta distruggendo la vita. Grazie!
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Buongiorno Antonella,
grazie del Suo messaggio: averlo scritto e spedito non deve essere stato per niente facile e quindi complimenti innanzitutto per il coraggio!
Da quanto racconta, fin da piccola ha imparato a: tenersi dentro i malumori, non chiedere aiuto e temere i giudizi degli altri. Queste “abitudini” probabilmente in passato sono state molto preziose e La hanno protetta ed aiutata, impedendole di incorrere in guai peggiori. E’ come se avesse sviluppato dentro di Lei una parte protettrice, una sorta di “bodyguard” che attraverso queste regole La ha difesa e ha impedito che soffrisse troppo.
In quali momenti della Sua vita questa parte protettrice La ha aiutata di più?
Cosa sarebbe potuto succedere di più brutto se questa parte protettrice non ci fosse stata?
Credo potrebbe essere molto utile prima di tutto esprimere una sincera gratitudine per tutto il lavoro di protezione di cui Lei ha beneficato in questi anni!
Probabilmente è possibile intravvedere anche un secondo “bodyguard” altrettanto importante: quella parte che Le dice che Lei è una vigliacca e un verme. In questo caso la situazione potrebbe essere a prima vista meno chiara: perché questa parte che apparentemente La insulta dovrebbe essere una parte che cerca di proteggerla? Io credo che in realtà lo scopo di queste autocritiche sia prepararsi meglio (con una sorta di allenatore interno) per le critiche che possono provenire dall’esterno, rendendola in definitiva più forte rispetto agli attacchi che potrebbe ricevere. Anche questa parte protettiva di autocritica è stata sicuramente in passato molto preziosa e forse addirittura indispensabile. Pensi in quali occasioni Le è stata più utile e si permetta di percepire gratitudine per il modo in cui in alcune circostanze questa parte La ha efficacemente protetta.
Credo che di questi due preziosi “bodyguards” avrà sempre bisogno e possiamo condividere pienamente e senza riserve lo scopo di proteggerla efficacemente! Tuttavia è possibile che le circostanze attuali siano diverse da quelle in cui l’hanno dovuta difendere in passato e che quindi, se ora non siamo più in tempo di guerra ma in tempo di relativa pace, i modi in cui i due bodyguards continuano a difenderla possano evolvere e cambiare. E’ un po’ come modificare ed alleggerire una pesante armatura che in tempo di pace risulta eccessivamente pesante e faticosa da portare.
Forse con la Sua amica, che non è un nemico, ora non c’è più bisogno di indossare questa pesante armatura e può permettersi di mostrare un po’ di più quelle che sono le Sue idee e sentimenti.
Magari in futuro potrà fare gradualmente lo stesso anche con uno psicologo, come ha iniziato già a fare scrivendo questo messaggio…
In bocca al lupo!
Dott. Claudio Sessa Vitali psicologo specializzato in psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale ed E.M.D.R.

Tel. 02-29526852 e Cell. 347-8003203
  1. 4 settimane fa
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