Buongiorno, ho letto con grande attenzione i vari post sull'argomento e vorrei rappresentare quanto (non direttamente) sia capitato al sottoscritto. Molti anni fa, durante il periodo universitario, mi recai qualche mese negli Stati Uniti per affinare la conoscenza della lingua inglese e studiare la letteratura americana. Alloggiavo presso uno studentato (o college, che dir si voglia). Come compagno di stanza ebbi un giovane di incredibile gentilezza ed educazione di nazionalità giapponese. Entrammo facilmente in confidenza e, nei mille discorsi affrontati nelle lunghe sere in compagnia, mi raccontò con assoluta naturalezza del quadro socio-familiare che lui e tanti suoi amici e ragazzi coetanei vivevano in Patria. In particolare, per farla breve, mi raccontò che sin dai quattordici anni fino più o meno ai diciotto la madre esercitava verso di lui continue pratiche masturbatorie, con cadenza quasi militare: una volta la mattina, appena sveglio ed una volta la sera. Ricordo bene la semplicità con cui mi narrava di questi episodi, decisamente distanti da ogni mia immaginazione, evidentemente comuni (a suo dire) anche a suoi giovani amici. Le attenzioni materne, a quanto sembra, erano soprattutto finalizzate ad eliminare ogni possibile distrazione dalle molte ore di studio che doveva affrontare giornalmente. Come a dire, la masturbazione mattutina che gli praticava la madre aveva la finalità di adiuvare la concentrazione per lo studio, mentre l'eiaculazione serale era piuttosto un premio per la fatica mentale del giorno appena concluso. Posso senz'altro dire che, per i mesi di frequentazione, il ragazzo era assolutamente normale, gioviale, simpatico, aveva molti amici. Insomma, tutt'altro che problematico. A questo punto mi viene da chiedere: ma non è che la condanna o la tolleranza del fenomeno dell''incesto (se così può definirsi una prolungata pratica masturbatoria madre/figlio) siano più legate a fattori socio-culturali piuttosto che a fattori psicologici? grazie e saluti