Gentile Simone, grazie per la Sua mail.
E’ piuttosto frequente che persone socievoli e piuttosto brillanti nelle relazioni quotidiane, quando si trovano di fronte ad un possibile futuro partner si blocchino, venendo prese da un senso di ansia e inadeguatezza. Questo meccanismo, per quanto spiacevole, ha solitamente a livello inconsapevole una finalità positiva: proteggerci da una sofferenza maggiore. E’ allora utile a volte chiedersi: cos’è la cosa peggiore che mi può succedere se io parlassi in modo sereno e rilassato con quella persona? Spesso quello che blocca è la paura di un rifiuto. Se sono io che non mi gioco bene le mie carte perché non faccio nemmeno un tentativo o comunque mi comporto in modo più imbranato del solito, allora essere respinti può risultare piuttosto comprensibile e quindi non particolarmente umiliante. E’ un peccato, mi posso dispiacere, ma la mia autostima di fondo può rimanere intatta. Diverso è se, pur presentandomi io nella mia forma migliore, l’altra persona dichiara di non essere interessata a me: in questo caso la sconfitta potrebbe risultare intollerabile. Altre volte invece ciò che blocca è paradossalmente proprio la ragione contraria: la paura che possa effettivamente nascere una nuova storia. Anche in questo caso però, ad approfondire bene, di solito emerge comunque un timore di poter soffrire: cosa accade se io inizio una nuova relazione, mi affeziono e poi vengo “scaricato” in malo modo (magari come mi è già successo in una relazione precedente)? Meglio quindi non rischiare…
Nel caso specifico di una relazione omosessuale inoltre un eventuale rifiuto o abbandono può andarsi a sommare alla discriminazione ed emarginazione di cui la persona gay è purtroppo ancora vittima nella nostra società, creando di fatto un dolore ancora più profondo.
E’ comunque evidente in ogni caso che, per utilizzare una metafora, non comprare nemmeno il biglietto della lotteria protegge sì dalla sofferenza di perdere, ma impedisce anche di sperimentare la gioia di vincere... In bocca al lupo!