Buongiorno Anna, grazie del Suo messaggio. Mi perdoni se sono molto franco e schietto, correndo il rischio di darle una risposta forse molto diversa da quella che vorrebbe. Le assicuro che il mio unico desiderio è cercare di poterle essere realmente di aiuto.
Lei scrive che vorrebbe capire meglio il comportamento di lui, ma forse è più importante cercare di capire meglio il Suo.
Cosa fa sì che Lei resti così legata ad un uomo che dopo 7 anni di relazione l’ha lasciata per un’altra? Come mai dopo diversi mesi che lui sta con un’altra donna con cui “gli si apre il cuore”, Lei è ancora così disponibile ad ascoltarlo ed attenderlo? Probabilmente rimanere sostanzialmente disponibile per lui, non permettendogli di sperimentare fino in fondo la Sua assenza, è il comportamento meno efficace per riconquistarlo. Ma soprattutto, è sicura che vorrebbe nuovamente stare con lui, che si potrebbe ancora fidare di lui e che sia questo il tipo di relazione di coppia che Lei veramente desidera?
Lei parla della sua dipendenza dalle slot machine, ma io mi chiedo e Le chiedo se qui non ci sia anche una Sua dipendenza affettiva nei confronti di lui.
Capita infatti nella dipendenza affettiva che, pur avendo razionalmente tutti gli elementi per capire che la persona con cui stavamo (o con cui stiamo) non è la persona giusta per noi e che questa relazione ci fa soffrire e non ci potrà mai rendere felici, non riusciamo a farne a meno, perché i pochi momenti belli che abbiamo passato insieme sono talmente meravigliosi, intensi e importanti che non ne possiamo proprio fare a meno.
Il meccanismo che si attiva nella dipendenza affettiva è il medesimo di quello alla base della dipendenza dal gioco d’azzardo. Semplificando e generalizzando un po’, nella maggior parte dei casi la persona che sviluppa una dipendenza dalle slot machine ha avuto un momento, magari da ragazzino, in cui ha vinto inaspettatamente una somma di denaro per lui significativa e questo gli ha generato un’intensa emozione positiva, legata per esempio ala sensazione di “essere vincente”. Sentirsi, almeno ogni tanto, “un vincente” è un bisogno fondamentale e sano che qualsiasi persona può avere nella propria vita. L’aspetto patologico non è quindi il bisogno in sé, ma che a seguito di una o più forti esperienze emotive questo bisogno si leghi indissolubilmente e univocamente ad un singolo comportamento: mi posso sentire vincente solo vincendo soldi alle slot machine. Una volta che questo legame si è inconsapevolmente instaurato, l’emozione sfugge ad ogni logica razionale.
Un mio paziente, per esempio, giocando un solo euro aveva vinto ben €1000 al gioco d’azzardo e questo gli aveva fatto sperimentare una forte emozione positiva. Nonostante nei dieci anni successivi abbia letteralmente perso al gioco d’azzardo decine di migliaia di euro causandogli enormi problemi, il legame fra il giocare d’azzardo e il potersi “sentire vincente” era rimasto pressoché inalterato. Con quel paziente, andando avanti e più in profondità nel nostro percorso di psicoterapia (utilizzando lo specifico protocollo di psicoterapia
EMDR denominato Feeling State e sviluppato appositamente negli Stati Uniti dal Dott. Robert Miller per il trattamento delle dipendenze), è emerso che lui era cresciuto in un contesto familiare e relazionale in cui si era sempre sentito un fallito e un perdente. Per lui quella vincita di €1000 e la sensazione connessa di “sentirsi un vincente” erano state come scoprire un’oasi di acqua fresca per una persona assetata nel deserto e per questo per lui quella esperienza gli era rimasta così fortemente impressa.
Tornando a Lei, Anna, qual è il momento più bello, magico e incredibile che ha passato con il Suo ex? Per esempio potrebbe essere stato un momento meraviglioso, selvaggio e passionale di sesso in cui Lei si è sentita desiderata come nessun’altra… Individuare ora un ricordo specifico, il primo che emerge in questo momento. E a partire proprio da quel preciso ricordo si chieda cosa le ha fatto sentire di positivo su di sé. Magari è “sono importante” oppure “merito veramente di essere amata” o “sono unica e speciale”. Fatto? Pensi ora in connessione con la Sua storia di vita perché per Lei potrebbe essere così importante e irrinunciabile sentirsi così (per esempio “unica e speciale”), anche a costo per molti aspetti di continuare a soffrire, rimanendo bloccata in una relazione che non La rende felice.
Spero di essere riuscito ad offrire qualche iniziale spunto di riflessione, che se vorrà potrà approfondire meglio con qualche incontro di persona con uno
psicologo…
In bocca al lupo!