Gentile Dottore,
Le scrivo per chiedere un consiglio. Ho una ragazza di 28 anni, molto carina e a cui voglio un gran bene, che studia lettere e a cui mancano ancora due esami e la tesi. Il problema è che lei studia tantissimo, ma da un paio di anni a questa parte si prepara per l’esame e poi la sera prima o la mattina stessa rinuncia anche solo a presentarsi perché la prende l’ansia e dice di non sentirsi abbastanza pronta. Vorrei sottolineare che nei primi anni di università, quando ci siamo conosciuti, non aveva nessuna particolare difficoltà a dare esami. Non vuole trovarsi un lavoro perché dice che deve studiare e che lavorando non avrebbe abbastanza tempo per lo studio, ma quando cerco di incitarla ad avere più coraggio e a provare in ogni caso l’esame, mi dice che non la capisco, che so solo giudicare e alla fine litighiamo. Lei non parla mai di queste questioni in famiglia e ai suoi genitori sembra andar bene così. La mia domanda è se io faccio bene ad insistere e spronarla oppure se dovrei lasciare che sia lei a gestire la situazione “a suo modo” come più volte mi ha chiesto, evitando di farle “da secondo papà” (parole sue).
Grazie, complimenti per il sito e buone vacanze
Filippo (30 anni)
Le scrivo per chiedere un consiglio. Ho una ragazza di 28 anni, molto carina e a cui voglio un gran bene, che studia lettere e a cui mancano ancora due esami e la tesi. Il problema è che lei studia tantissimo, ma da un paio di anni a questa parte si prepara per l’esame e poi la sera prima o la mattina stessa rinuncia anche solo a presentarsi perché la prende l’ansia e dice di non sentirsi abbastanza pronta. Vorrei sottolineare che nei primi anni di università, quando ci siamo conosciuti, non aveva nessuna particolare difficoltà a dare esami. Non vuole trovarsi un lavoro perché dice che deve studiare e che lavorando non avrebbe abbastanza tempo per lo studio, ma quando cerco di incitarla ad avere più coraggio e a provare in ogni caso l’esame, mi dice che non la capisco, che so solo giudicare e alla fine litighiamo. Lei non parla mai di queste questioni in famiglia e ai suoi genitori sembra andar bene così. La mia domanda è se io faccio bene ad insistere e spronarla oppure se dovrei lasciare che sia lei a gestire la situazione “a suo modo” come più volte mi ha chiesto, evitando di farle “da secondo papà” (parole sue).
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Filippo (30 anni)