Gentile Stefania,
grazie del Suo messaggio.
Nella Sua descrizione ci sono alcuni buchi da riempire, per rispondere a due fondamentali ordini di domande.
1) Che cosa c’era nella relazione passata che non c’è nella relazione attuale, al punto da fargliela rimpiangere ora, nonostante tutta la sofferenza che Le ha causato? Che cosa vi teneva così fortemente insieme? E più nello specifico: di quali aspetti del Suo ex si è innamorata?
2) Che cosa vi faceva litigare in modo così distruttivo? E più nello specifico: quali aspetti del Suo comportamento facevano infuriare l’ex al punto da renderlo fisicamente violento?
Da giovane facevo parte di un’organizzazione universitaria che aveva vari slogan e uno di quelli che, a distanza di molti anni, mi è più rimasto impresso è: “Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema”. Questo secondo me è particolarmente vero per quanto riguarda le relazioni di coppia, in cui innanzitutto ci si sceglie reciprocamente e poi si costruisce un rapporto insieme. Per generare una relazione violenta bisogna essere sempre e comunque in due: questo non vuol dire in alcun modo giustificare percosse e prevaricazioni (che vanno invece denunciate e bloccate sul nascere in modo molto chiaro e netto), ma far assumere sia la piena responsabilità del comportamento violento all’uno, sia la consapevolezza della provocazione insita nel proprio comportamento all’altro. Finché non c’è questa consapevolezza, si rischia solo di fare una gran confusione e di passare da una relazione disastrosa ad un’altra ancora peggiore, attribuendo le cause unicamente all’esterno.
Per comprendere meglio le proprie dinamiche di coppia attuale è spesso utile guardare alla propria famiglia di origine e in particolare al modello di relazione di coppia proposto dai propri genitori, perché, volenti o nolenti, di solito è da lì che si parte, per somiglianza (“vorrei essere come loro”) o per contrapposizione (“non vorrò mai essere come loro”) e spesso per un insieme di entrambe le cose (“vorrei assomigliargli in alcuni aspetti ed essere l’opposto in altre”).
Il mio suggerimento è prima di sforzarsi di capire come andare avanti, fermarsi a riflettere in che direzione vuole procedere, per non correre il rischio di correre velocemente… in una direzione sbagliata! Per questo alcuni incontri con uno
psicologo penso potrebbero risultare veramente utili.
In bocca al lupo!