Buongiorno, mi chiamo Laura e ho subito abusi sessuali ripetuti durante la mia infanzia. Ora ho 44 anni, da molto tempo studio me stessa con il fine di scoprire chi sono e non sentirmi più vittima di meccanismi inconsci che si attivano ogni qualvolta ricevo un input esterno che mi ricollega al trauma originale.
La mia famiglia mi sostiene, ma non comprende come dopo tanti anni (il trauma è avvenuto dai 9 ai 13 anni, per quello che ricordo), io sia ancora così arrabbiata e sotto stress riguardo a un evento così lontano.
Mio marito mi ha aiutata tanto a conoscermi, studia psicologia e ha una grande conoscenza di come funziona la mente, ma anche lui, non essendo specializzato in questo tipo di trauma, molto spesso commette "errori" di comportamento nei miei confronti, o almeno la parte ferita in me li recepisce come tali e fanno in modo che io chiuda la porta della fiducia, prima di tutto con me stessa e poi con il mondo intero.
La sua ultima decisione è stata di separarci per un periodo, affinché ognuno risolva i propri problemi. Lui ha concluso che è la unica soluzione dopo tanto lavoro e io l'ho percepito come abbandono, reazione ovviamente collegata al mio trauma. Quando ho delle crisi (e ultimamente ne ho di molto frequenti soffrendo anche di ipotiroidismo e sindrome premestruale) lui mi manda a "camminare", affinché io esca da sola dal buco nero dove cado ogni volta.
La mia domanda è: quale è l'atteggiamento corretto che dovrebbero avere i genitori o il proprio partner di fronte ad una persona che soffre di PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress)?
Grazie.
La mia famiglia mi sostiene, ma non comprende come dopo tanti anni (il trauma è avvenuto dai 9 ai 13 anni, per quello che ricordo), io sia ancora così arrabbiata e sotto stress riguardo a un evento così lontano.
Mio marito mi ha aiutata tanto a conoscermi, studia psicologia e ha una grande conoscenza di come funziona la mente, ma anche lui, non essendo specializzato in questo tipo di trauma, molto spesso commette "errori" di comportamento nei miei confronti, o almeno la parte ferita in me li recepisce come tali e fanno in modo che io chiuda la porta della fiducia, prima di tutto con me stessa e poi con il mondo intero.
La sua ultima decisione è stata di separarci per un periodo, affinché ognuno risolva i propri problemi. Lui ha concluso che è la unica soluzione dopo tanto lavoro e io l'ho percepito come abbandono, reazione ovviamente collegata al mio trauma. Quando ho delle crisi (e ultimamente ne ho di molto frequenti soffrendo anche di ipotiroidismo e sindrome premestruale) lui mi manda a "camminare", affinché io esca da sola dal buco nero dove cado ogni volta.
La mia domanda è: quale è l'atteggiamento corretto che dovrebbero avere i genitori o il proprio partner di fronte ad una persona che soffre di PTSD (Disturbo Post Traumatico da Stress)?
Grazie.