Gentile Giuditta,
grazie della Sua mail e mi rincresce per il difficile periodo che sta vivendo ora nel Suo lavoro.
Da queste poche righe io non ho elementi sufficienti per dirle quali conseguenze potrebbe avere questa richiesta di “visita medica”, posso però darle un mio personale parere sulla situazione che si è venuta a creare fra Lei e il Suo datore di lavoro.
Spesso noi etichettiamo come “pazze” semplicemente le persone di cui non riusciamo a comprendere il comportamento: in questi casi a volte è più semplice dichiarare “il modo in cui tu ti comporti è completamente senza senso” invece che mettersi in gioco personalmente chiedendo “aiutami a capire meglio cosa ti fa reagire così e perché”. Ovviamente di solito per ciascuno di noi il proprio comportamento ha perfettamente senso; quello stesso comportamento può risultare però assolutamente illogico dal punto di vista di un altro. Il “trucco” in questo caso è non dare per scontato che l’altra persona possa comprendere il nostro modo di vedere le cose (che a noi magari sembra l’unico possibile), cercando di spiegare chiaramente e pacatamente la nostra logica e sopratutto sforzandoci di capire quella dell’altro. Quando si rinuncia al dialogo e all’ascolto reciproco c’è il litigio o addirittura la guerra; in una guerra non ci sono mai vincitori, ma entrambi le parti finiscono per essere, chi più chi meno, perdenti. Anche nel Suo caso specifico entrambi avete da perderci: Lei risulterà, nella migliore delle ipotesi, una “piantagrane” e il Suo datore di lavoro una persona incapace di gestire i suoi collaboratori.
Magari non è ancora troppo tardi per fare un passo indietro e riportare la questione ad un confronto più civile. Ogni lunga marcia inizia con un primo passo: potrebbe essere il Suo…
In bocca al lupo e cordiali saluti