Gentile Loredana,
grazie della Sua mail.
Personalmente credo sarebbe meglio che Lei si rivolgesse ad uno psicoterapeuta differente da quello che segue Suo marito perché, volendo usare una battuta, lo psicoterapeuta è un po’ come uno spazzolino da denti: è molto personale ed è meglio che ciascuno usi il proprio! Questo per 3 semplici ragioni, riguardanti rispettivamente il Suo terapeuta, Lei e Suo marito. 1) Una psicoterapia si basa infatti sui vissuti soggettivi della persona ed è inevitabile che il terapeuta di Suo marito si sia già fatto un’idea anche su di Lei e questi “pregiudizi” gli renderebbero più difficile potersi immedesimare completamente con il Suo punto di vista. 2) Non solo, ma, aspetto ancora più importante, Lei stessa potrebbe sentire quello psicoterapeuta come innanzitutto “di Suo marito” prima ancora che proprio, essere quindi attenta a quello che il terapeuta potrebbe pensare di Lei e di conseguenza influenzata rispetto a cosa dire e in che modo. 3) Infine Suo marito stesso potrebbe sentire che viene in qualche modo invaso un suo ambito personale e delicato, e che il proprio terapeuta non è più totalmente “schierato dalla sua parte”.
Lei e Suo marito potete serenamente valutare se è più opportuno seguire due percorsi di psicoterapia individuali paralleli o iniziare una psicoterapia di coppia, ma anche in quest’ultimo caso sarebbe più opportuno che vi rivolgeste ad un nuovo terapeuta che possa essere “il terapeuta della coppia” e conoscere entrambi da zero, senza vissuti pregressi.
Una eventuale psicoterapia di coppia sarebbe però fondamentalmente una alternativa ad una psicoterapia individuale, perché, a mio parere, avere contemporaneamente due psicologi di riferimento diversi (individuale e di coppia) sarebbe facilmente più fonte di confusione che di aiuto, con il rischio magari di non mettersi in gioco fino in fondo in nessuno dei due ambiti.
Cordiali saluti e in bocca al lupo!