By e-mail on Martedì, 16 Aprile 2013
Posted in Psicologia
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Caro dottore, Le scrivo in merito a quello accaduto alla mia amica depressa. Le cose non sono poi tanto cambiate anche perché lei non ritiene necessario l'intervento di uno psicologo. Ho provato a convincerla anche facendomi aiutare da sue amiche di vecchia data che erano a conoscenza del problema. L’unica cosa che ho ottenuto, come temevo, è stato il suo completo allontanamento da me. Anch’io, a dire il vero, mi sono messo un po’ da parte ritenendo che questo potesse aiutarla, ma l’ho sempre invitata a chiamarmi in qualunque momento, cosa che lei non ha mai fatto. Come dovrei comportarmi nei suoi confronti? Distinti saluti

Cesare (34 anni)

Gentile Cesare, grazie della Sua ulteriore mail.
Lei può dare alla Sua amica un consiglio, come ha già fatto suggerendole di rivolgersi ad uno psicologo;è poi però necessario che rispetti la sua scelta, qualsiasi essa sia, restandole comunque vicino con affetto e senza esercitare pressioni.
Capita a volte che la gente insista perché una certa persona prenda una determinata decisione e più la gente insiste più la persona si ostina a fare il contrario. Si narra che anche un ragazzino, di nome Milton Erikson (destinato a diventare poi un famosissimo psicologo) si trovò un giorno di fronte ad un problema per alcuni aspetti simile. Suo papà voleva costringere a tutti i costi un mulo che si era fermato sulla soglia ad entrare nella stalla, ma più cercava di spingerlo dentro più il mulo, testardo, si ostinava a stare fuori. E tanto più il padre insisteva, tanto più l’animale si impuntava. Visto che il giovane Milton rideva, il padre lo sfidò a riuscire lui nell’impresa. Il ragazzo allora andò dal mulo, ma invece di spingerlo nella direzione voluta fece esattamente l’opposto: cercò di tirarlo fuori per la coda e l’animale per reazione scappò finalmente dentro la stalla.
Nell’aneddoto è evidente come con questo mulo insistere risultasse controproducente e lo stesso in parte accade rispetto alle nostre reazioni più istintive. Parlando però di esseri umani, ciò che di solito, nella mia esperienza, si rivela più prezioso non è né di spingere (come verrebbe istintivo fare), né di tirare (come fece Milton con il mulo), bensì di accogliere.
Normalmente i familiari e amici delle persone depresse si sforzano in ogni modo di convincerle che la loro vita non è poi così brutta, che devono reagire e così via; ma spesso è solo quando familiari e amici alla fine si “arrendono”, dicono “forse hai ragione tu” e accettano sinceramente l’altro così come è, che il diretto interessato inaspettatamente inizia ad attivarsi e… cambiare!
In bocca al lupo

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circa 13 anni fa
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