Salve dottore,
ho 22 anni e sono incastonata, imbrigliata da 3 anni in uno stato mentale dal quale non credo più di riuscire ad uscire da sola. Ho vissuto la mia prima storia d'amore seria dai 17 ai 20 anni in maniera completamente inconsapevole. E' stata complessa, piena di litigi ed incomprensioni, grida ed insoddisfazioni, ma contemporaneamente forte, passionale, travolgente, fatta di complicità, litigi furenti, emozioni forti e tanta, troppa intimità. I litigi erano provocati principalmente dalla mia insoddisfazione ed insofferenza. Nonostante sembrava che fossi io la parte forte della coppia, sono stata lasciata con non poca sofferenza. Per tutta risposta io ho cambiato città, mi sono trasferita per studiare. La storia ha avuto uno strascico lungo e lo strascico è finito quando lui si è fidanzato con un'altra ragazza. Quando lo ho perso ho cominciato un percorso che mi ha portato a rendermi conto di quello che avevo, di quello che ho perso, e di quello che credevo ancora di volere. L'impossibilità di esternare pensieri e desideri mi ha portato a scriverne e così è cominciata la mia epopea di righe, pensieri, fogli scritti un po’ per lui, ma sicuramente tanto per me. E ho costruito una realtà che mi vedeva tornare nella mia città dopo la laurea e tornare con lui. Ero convinta che il motivo per cui lo pensavo talmente tanto era perché c'era reciprocità, e anch'io ero pensata a mia volta. Non ho avuto nessuno in due anni, non perché non abbia cercato, non perché non sia capitato, semplicemente non doveva essere.
Dopo due anni ci siamo rivisti di recente, una volta e basta. Dopo l'incontro (che stava per sfociare in qualcosa di più che una chiacchierata amichevole tra ex) ho preso tutto ciò che avevo scritto e che in qualche modo gli apparteneva e ho fatto in modo che l'avesse. Fogli, racconti, rime che portavano la data di scrittura e che coprivano l'arco temporale di due anni: gli ho consegnato tutto. Non ho avuto alcuna risposta. Il silenzio assoluto.
Pensavo che questa batosta me lo raschiasse via dalla testa, ma non è stato così. Credo ormai di avere imparato a pensarlo, a trovarlo in ogni cosa, e non so come disimparare a farlo. La sua vita è dinamica, piena di novità e di avventure mentre la mia è incatramata nel suo ricordo o meglio nella costruzione che ne ho fatto nelle mie pagine. Lo so che è tutto finto, lo so che è una mia invenzione; io lo so e lo so scrivere, ma sembra che io non sappia cambiare, che io non sappia evolvere.
Grazie infinite e perdoni la lunghezza.
Barbara (22 anni)
ho 22 anni e sono incastonata, imbrigliata da 3 anni in uno stato mentale dal quale non credo più di riuscire ad uscire da sola. Ho vissuto la mia prima storia d'amore seria dai 17 ai 20 anni in maniera completamente inconsapevole. E' stata complessa, piena di litigi ed incomprensioni, grida ed insoddisfazioni, ma contemporaneamente forte, passionale, travolgente, fatta di complicità, litigi furenti, emozioni forti e tanta, troppa intimità. I litigi erano provocati principalmente dalla mia insoddisfazione ed insofferenza. Nonostante sembrava che fossi io la parte forte della coppia, sono stata lasciata con non poca sofferenza. Per tutta risposta io ho cambiato città, mi sono trasferita per studiare. La storia ha avuto uno strascico lungo e lo strascico è finito quando lui si è fidanzato con un'altra ragazza. Quando lo ho perso ho cominciato un percorso che mi ha portato a rendermi conto di quello che avevo, di quello che ho perso, e di quello che credevo ancora di volere. L'impossibilità di esternare pensieri e desideri mi ha portato a scriverne e così è cominciata la mia epopea di righe, pensieri, fogli scritti un po’ per lui, ma sicuramente tanto per me. E ho costruito una realtà che mi vedeva tornare nella mia città dopo la laurea e tornare con lui. Ero convinta che il motivo per cui lo pensavo talmente tanto era perché c'era reciprocità, e anch'io ero pensata a mia volta. Non ho avuto nessuno in due anni, non perché non abbia cercato, non perché non sia capitato, semplicemente non doveva essere.
Dopo due anni ci siamo rivisti di recente, una volta e basta. Dopo l'incontro (che stava per sfociare in qualcosa di più che una chiacchierata amichevole tra ex) ho preso tutto ciò che avevo scritto e che in qualche modo gli apparteneva e ho fatto in modo che l'avesse. Fogli, racconti, rime che portavano la data di scrittura e che coprivano l'arco temporale di due anni: gli ho consegnato tutto. Non ho avuto alcuna risposta. Il silenzio assoluto.
Pensavo che questa batosta me lo raschiasse via dalla testa, ma non è stato così. Credo ormai di avere imparato a pensarlo, a trovarlo in ogni cosa, e non so come disimparare a farlo. La sua vita è dinamica, piena di novità e di avventure mentre la mia è incatramata nel suo ricordo o meglio nella costruzione che ne ho fatto nelle mie pagine. Lo so che è tutto finto, lo so che è una mia invenzione; io lo so e lo so scrivere, ma sembra che io non sappia cambiare, che io non sappia evolvere.
Grazie infinite e perdoni la lunghezza.
Barbara (22 anni)