Novembre scorso conosco un ragazzo che avevo notato da tempo per la sua bellezza. Da subito però sento che forse non è quello che cercavo: non abbiamo interessi in comune, lui, affermato ingegnere, ma scontento del suo lavoro. Beve molto. Lo vedo subito. In questi sette mesi abbiamo vissuto in casa mia. Momenti bellissimi. Lui molto molto timoroso. Tradito nella relazione passata, ma anche tanto innamorato di me. Sempre presente. Tremando mi disse ti amo per la prima volta. Io risposi ti amo. Ma, mi vergogno a dirlo, forse perché me lo sono sentita dire. Ho avuto un attacco di panico. Dopo circa due mesi un incubo, da sveglia: non è lui quello che voglio. A parte l'aspetto fisico, non era l'uomo interessante, brillante e sereno che avrei voluto. I litigi iniziano fin da subito. Ogni parola sbagliata lui si altera e scappa via. Non si vede per giorni. Richiamo sempre io. Lui dice che quando succede non si sente a suo agio e scappa via. Decidiamo di chiudere due settimane fa. Piangendo insieme. Sento che mi manca, ma ho anche paura di fargli promesse. Lo chiamo, forse anche per non sentirmi sola. Altro litigio per gelosia. La mattina dopo va via senza salutare. Mi lascia partire da sola per il fine settimana al mare che avevamo organizzato. Venerdì sera mi urla al telefono: basta è finita, sei solo una bambina, non sono tranquillo con te. Quando torno passa a prendersi la sua roba a casa. Mi dice che mi ama ancora, ma non ce la fa ad andare avanti. Cado nel panico. Sento di amarlo e di volerlo. Ma è una costante quando qualcuno mi lascia. Mi sento abbandonata. Lui non è perfetto, ma mi voleva e l'avrei tenuto cosi anche se non era forse tutto quello che cercavo. Cominciamo di nuovo a scriverci. Decidiamo di vederci a casa mia e scatta di nuovo la passione. La notte resta a dormire da me. Il giovedì dopo lavoro viene a casa mia per cenare insieme. Io ho già il bagaglio pronto per tornare a casa mia al mare, con la famiglia, voglio stare tranquilla. Lui si rende conto che qualcosa non va. Se voglio partire e non restare con lui come le altre volte forse qualcosa è cambiato. Io non riesco a parlare. Piango. Parlare dei miei sentimenti è impossibile. Allora si arma di pazienza e mi chiede di rispondere si o no. Alla fine ammetto che vado via perché non sono a mio agio, che è come se avessi cancellato tutto il bello che c'è stato, che lo guardo sia per le cose belle che mi ha dato, ma con l'altro occhio con il dolore, che non sono ottimista sul futuro. Lui va via, dicendo che ci lasciamo, non fa bene sentirci neanche per scrivere come stiamo. Sono giorni di silenzio. Mi manca molto. L'unica cosa che vorrei è essere decisa su quello che voglio e tornare da lui. Voglio volerlo in pratica. Pensare di non averlo più mi fa male, di non fare più l'amore con lui, una tortura. Pensare che deciderò di stare senza di lui mi spaventa. Volevo creare con lui qualcosa di bello. Seguo una nuova terapia. Ho appena iniziato. Sto male. Che mi succede? Che devo fare?