By e-mail on Martedì, 16 Aprile 2013
Posted in Psicologia
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Buon giorno. Ho bisogno di parlare con qualcuno e di avere consigli, perché credo di essere letteralmente impazzita! Sono sposata con figli. Ho un marito che sicuramente mi ama, ma tre anni fa ho iniziato una relazione con un uomo, cedendo alle sue richieste. Quest’uomo è considerato da tutti una persona con poco equilibrio, ma nonostante tutto io mi sono follemente innamorata di lui. Con le sue tenerezze mi ha letteralmente trasformata.
Adesso però lui non ne vuole più sapere di me e mi tratta malissimo, insultandomi e dicendo cattiverie insopportabili. Siamo colleghi e siede accanto a me 8 ore al giorno.
Dovrei ignorarlo, ma non ci riesco… questo è il problema! Più mi tratta male e più io sento il bisogno di lui. Ho provato a cercare di chiarire le cose, ma lui non mi ascolta. Non so più come comportarmi. Ho paura. Ho perso ogni interesse per qualunque cosa e non riesco più a occuparmi come dovrei della mia famiglia. La prego mi aiuti.

Sabina (45 anni)
Gentile Sabina, grazie della Sua mail. E’ evidente che Lei in questa situazione sta male e che la relazione con il Suo collega così com’è attualmente non fa che farla soffrire. Desidera quindi cambiare e mi chiede aiuto, ma non mi è ben chiaro per cosa: per riuscire a riconquistarlo o per poterlo dimenticare? Forse è questo il nocciolo della questione: capire ciò che Lei desidera realmente e pensa che possa renderla più felice, evitando tanto colpi di testa impulsivi quanto facili moralismi. Lei teme di “essere impazzita”, ma la pazzia spesso contiene in sé una profonda verità. Come mai tre anni fa si è “innamorata follemente” di quest’uomo e si è lasciata trasformare dalle sue tenerezze? Probabilmente questa relazione è andata a colmare un vuoto che Lei percepiva. E’ questo il punto da cui conviene ripartire: qual è il bisogno profondo che questa relazione è andata a riempire e in che modo potrebbe soddisfare al meglio questo aspetto nel prossimo futuro? La presenza o assenza di questa relazione, che ora descrive come un pensiero ossessivo e totalizzante, non è probabilmente il problema in sé, ma il segnale di una difficoltà a monte. Concentrarsi solo su questa relazione sarebbe come, nel momento in cui si accende una spia sul cruscotto di un’automobile, dedicare tutte le proprie energie per svitare la lampadina che segnala un'anomalia, invece che provare ad “aprire il cofano” per cercare di capire dov’è il problema ed eventualmente risolverlo. Se Lei si immagina esattamente fra 3 anni, a luglio 2014, in quale situazione si sentirebbe serena ed appagata? La risposta a questa domanda potrebbe indicarle in quale direzione procedere, da sola o, se lo ritiene opportuno, con la consulenza di uno psicologo che La aiuti a fare una maggiore chiarezza dentro di sé e a raggiungere più efficacemente i Suoi obiettivi. In bocca al lupo
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circa 13 anni fa
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