Gentile Mirko,
grazie della Sua mail.
E’ vero che nella nostra cultura l’altezza conta. Un re viene chiamato “sua Altezza” e un certo umorismo volgare può risultare “di basso livello”. Chi arriva primo in una gara sale sul gradino “più alto” del podio e alcuni uomini politici mettono un tacco interno nelle scarpe per sentirsi in una posizione “più elevata”. Questi aspetti culturali si riscontrano anche quando parliamo di emozioni: una persona un po’ depressa dice di “sentirsi giù” e quando uno si percepisce “inferiore” agli altri si sente guardato “dall’alto in basso”.
E’ importante ricordarsi però che è tutto un gioco di prospettive… e la grandezza di un uomo non si misura certo né in centimetri né in chili!
Francesco Guccini nel suo album “Quello che non…” ha scritto una bellissima canzone dal titolo “Cencio”. Narra di un suo amico, detto “Cencio il nano”, che si chiede “dove scappare per sentirsi vero, dove fuggire per non esser diverso” e sogna “il circo, realtà capovolta, mondo di uguali, perché tutti strani”.
Nel mio lavoro ho incontrato tante persone: c’è chi si sente diverso perché è troppo piccolo e basso, chi si sente diverso perché è troppo alto e spilungone, chi si sente diverso e basta. Spesso ci concentriamo su “quello che non”, cioè su ciò che ci limita o ci manca, e non riusciamo ad essere pienamente consapevoli di tutte le risorse e le possibilità che già abbiamo (e che solitamente non sfruttiamo a fondo).
Andare da uno psicoterapeuta potrebbe essere un motivo di orgoglio (ho deciso di impegnarmi per diventare migliore e imparare a godermi di più la mia vita), ma spesso viene ancora affrontato come una vergogna (collegandolo all’idea di sentirsi in qualche modo “sbagliati”).
Il trucco è spesso iniziare a concentrarsi su ciò che va già bene così com’è… poi tutto il resto viene da sé!
In bocca al lupo!