Gentile Dottore,
a novembre mi sono laureata anch'io in psicologia. Ho 38 anni e nel mio curriculum passato ci sono molte esperienze, studi e anche difficoltà che ho dovuto superare. Perché Le chiedo un aiuto? Perché proprio a Lei? Perché mentre leggevo i curriculum di vari psicologi (tutti molto coerenti e d'effetto), mi ha colpito la Sua espressione felice nella foto. Ho quindi cliccato sul Suo link. Ho visto che c'è la possibilità di parlare tramite mail e di ricevere un consiglio o un parere. Eccomi qui dunque.
Non riesco assolutamente a prendere una decisione che riguarda il mio tirocinio post laurea. Sembra una banalità, ma in realtà da questo tirocinio si decide il mio futuro e ho paura di commettere un errore e di non poter più fare il lavoro per il quale ho tanto studiato. La mia età è un fatto che ha un certo peso nella scelta, perché non ho più tempo da perdere con altri "errori" di percorso. Il dilemma è questo. Il mio grande desiderio ero quello di rimanere in Università e fare la ricerca. Questo però aveva tutta l'aria di essere un sogno irrealizzabile. Quindi, dopo la laurea specialistica di novembre, sono andata da diversi professori a chiedere di poter fare il tirocinio presso di loro, ma mi sono messa a cercare anche tirocini più realistici presso le ASL. I più non avevano posto, non avevano tempo… e altro. Infine una ASL ha accettato la mia richiesta di tirocinio: si tratterebbe di lavorare (gratis ovviamente) in giorni e orari fissi presso un Centro di Psicologia per il Bambino e l’Adolescente, svolgendo attività di osservatrice, risposta telefonica, eccetera. Contemporaneamente ho ricevuto la risposta positiva da parte di una professoressa dell’Università che è disposta a farmi fare la ricerca tanto agognata. Evviva che gioia… ma adesso che faccio? Ebbene, ecco la crisi: se seguo il cuore (Università) devo rinunciare al tirocinio esterno.
Quanto è importante il tirocinio esterno in un ASL piuttosto che interno dell’Università con una ricerca sui “bias cognitivi” (errori e distorsioni nei ragionamenti causati da pregiudizi) ai fini della futura professione di psicologa? Sono davvero "costretta" a rinunciare all'Università per crearmi le basi per un futuro lavoro in uno studio di psicologia?
Need_Help'71 (38 anni)
a novembre mi sono laureata anch'io in psicologia. Ho 38 anni e nel mio curriculum passato ci sono molte esperienze, studi e anche difficoltà che ho dovuto superare. Perché Le chiedo un aiuto? Perché proprio a Lei? Perché mentre leggevo i curriculum di vari psicologi (tutti molto coerenti e d'effetto), mi ha colpito la Sua espressione felice nella foto. Ho quindi cliccato sul Suo link. Ho visto che c'è la possibilità di parlare tramite mail e di ricevere un consiglio o un parere. Eccomi qui dunque.
Non riesco assolutamente a prendere una decisione che riguarda il mio tirocinio post laurea. Sembra una banalità, ma in realtà da questo tirocinio si decide il mio futuro e ho paura di commettere un errore e di non poter più fare il lavoro per il quale ho tanto studiato. La mia età è un fatto che ha un certo peso nella scelta, perché non ho più tempo da perdere con altri "errori" di percorso. Il dilemma è questo. Il mio grande desiderio ero quello di rimanere in Università e fare la ricerca. Questo però aveva tutta l'aria di essere un sogno irrealizzabile. Quindi, dopo la laurea specialistica di novembre, sono andata da diversi professori a chiedere di poter fare il tirocinio presso di loro, ma mi sono messa a cercare anche tirocini più realistici presso le ASL. I più non avevano posto, non avevano tempo… e altro. Infine una ASL ha accettato la mia richiesta di tirocinio: si tratterebbe di lavorare (gratis ovviamente) in giorni e orari fissi presso un Centro di Psicologia per il Bambino e l’Adolescente, svolgendo attività di osservatrice, risposta telefonica, eccetera. Contemporaneamente ho ricevuto la risposta positiva da parte di una professoressa dell’Università che è disposta a farmi fare la ricerca tanto agognata. Evviva che gioia… ma adesso che faccio? Ebbene, ecco la crisi: se seguo il cuore (Università) devo rinunciare al tirocinio esterno.
Quanto è importante il tirocinio esterno in un ASL piuttosto che interno dell’Università con una ricerca sui “bias cognitivi” (errori e distorsioni nei ragionamenti causati da pregiudizi) ai fini della futura professione di psicologa? Sono davvero "costretta" a rinunciare all'Università per crearmi le basi per un futuro lavoro in uno studio di psicologia?
Need_Help'71 (38 anni)