Buongiorno Angela,
grazie del Suo messaggio.
Generalmente è considerato poco opportuno che lo stesso psicoterapeuta segua individualmente due persone che fanno parte di una coppia, oppure hanno fra loro un legame di parentela o comunque un rapporto molto stretto, proprio per evitare il possibile insorgere di problemi come quelli che Lei purtroppo ha sperimentato sulla Sua pelle e descritto così chiaramente. Questo è un po’ il criterio generale, ma poi ogni terapeuta di fatto si regola come ritiene più opportuno, spesso valutando anche caso per caso.
Nel Sua situazione specifica, sicuramente non ha aiutato che la Sua amica Le riferisse che “chiedeva dei consigli” alla psicologa su come approcciarsi con Lei. Tra l’altro, il ruolo dello psicologo non è quello di “dare consigli”, ma di aiutare efficacemente il paziente a comprendere meglio e più in profondità i propri stati d’animo e bisogni, per arrivare a prendere lui stesso le proprie scelte, in modo più consapevole, autonomo e sereno.
Lei ha fatto sicuramente bene a parlare subito alla Sua psicologa del disagio che provava e, da quanto scrive, sarebbe stato importante che potesse sentirsi più accolta dalla Sua psicologa nel proprio, più che legittimo, vissuto. Il primo passo da fare sarebbe stato, a mio parere, riconoscere la delicatezza e complessità della situazione che si era venuta a creare, chiarendo eventuali dubbi e timori e magari cercando insieme un modo diverso di gestire le cose. Solo dopo questo passaggio imprescindibile, sarebbe stato utile e prezioso esplorare più in profondità il Suo stato d’animo, capire se già in passato qualche volta si era sentita così e quali Sue fatiche o insicurezze si errano magari andate a riattivare in questa situazione, per poter poi magari lavorare insieme anche su questi temi.
Un cordiale saluto.