Studio Kaleidos

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Dialoghi con lo psicologo (pag.11)



 


MIO MARITO E’ IMPAZZITO (DIALOGO N.111)

PER AVERTI FAREI DI TUTTO (DIALOGO N.110)

NAUFRAGIO COSTA CONCORDIA (DIALOGO N.109)

 

MI SONO ALLARGATO TROPPO (DIALOGO N.108)

LA SCELTA GIUSTA (DIALOGO N.107)

 

SI APPROFITTANO DI ME (DIALOGO N.106)

VIVA (DIALOGO N.105)

LA RICETTA DELLA FELICITA’ (DIALOGO N.104)

 

FARLA FINITA CON QUESTA VITA (DIALOGO N.103)

MI SENTO GIU’ (DIALOGO N.102)

PAZZA PER AMORE (DIALOGO N.101)

  

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MIO MARITO E’ IMPAZZITO (DIALOGO N.111)

Sono sposata da 38 anni con lo stesso uomo, ho passato anni bellissimi con lui, ma da qualche anno la situazione si è completamente capovolta. Mio marito ha preteso di cambiare stanza e non mi permette di avvicinarlo, neppure con un bacio o una carezza, è sempre sgarbato e a volte violento, sia verbalmente che con le mani. Non vuole avere nessun rapporto con la mia famiglia di origine, sembra che provi odio per tutto quello che mi riguarda, quando chiedo spiegazioni mi dice che lui ha deciso che a 60 anni vuole vivere da solo e che non siamo una famiglia.
Escludo si tratti di una relazione extra matrimoniale perché è quasi sempre chiuso nella sua stanza, esce poco e non riceve nessuno (prima amava molto la compagnia e gli amici).
Mi sono chiesta se questo suo comportamento sia dovuto a problemi di età o se sia impazzito.
Grazie della risposta.

Carla (59 anni)



Gentile Carla,
grazie della Sua mail.
Credo sia importante cercare di capire meglio cosa sta succedendo e per questo mi vengono in mente moltissime domande. In che momento Lei ha notato per la prima volta questi cambiamenti? Da quando Suo marito ha preteso di cambiare stanza? In quali occasioni lui diventa violento? Ci sono stati litigi o discussioni fra voi? Lutti o altri eventi importanti nelle Vostre due famiglie di origine o in persone vicine a voi? Novità sul lavoro o problemi economici? C’è qualcosa che può averlo amareggiato o deluso? Da quando Suo marito non vuole più relazionarsi con i suoceri? Cosa significa per Suo marito la frase “non siamo una famiglia”? Da che momento in poi lui non ha più ricercato la compagnia di amici?
Provi a parlare con lui e a cercare di comprendere che cosa sta vivendo. Quando una persona ci sembra impazzita, questo spesso avviene semplicemente perché noi non riusciamo a capire il significato del suo comportamento. Bisogna allora prendere in considerazioni altri elementi, che per noi magari hanno scarsa importanza, ma che per l’altra persona possono averne assunta molta. Immagino come debba essere difficile e doloroso per Lei vivere vicino a Suo marito in questo momento, ma è molto importante si sforzi innanzitutto di comprendere, mettendosi Lei per prima in discussione e valutando in che modo può involontariamente aver contribuito a costruire la situazione attuale.
Mi viene in mente a questo proposito la storia della “donna con 5 mariti” che racconta Bill O’Hanlon, un famoso psicoterapeuta americano. Bill stava per sposarsi per la seconda volta, dopo essere uscito da un difficile divorzio e, per superare le sue paure al riguardo, cercava di parlare con persone che, al contrario di lui, avevano sperimentato un matrimonio duraturo e di successo. Fu così che ad una festa alcuni conoscenti gli indicarono una donna che, dissero, era felicemente sposata da 50 anni con lo stesso uomo. Bill allora si avvicinò alla donna, si presentò brevemente e le chiese se poteva condividere con lui alcuni segreti per un matrimonio felice. La donna lo guardò sorpresa e gli disse che doveva esserci un malinteso e che non riusciva proprio a capire chi gli potesse aver mai detto che lei era rimasta sposata per 50 anni allo stesso uomo. In realtà le cose stavano molto diversamente perché lei si era sposata con ben 5 diversi uomini! Molto sorpreso Bill la ascoltò descrivere il suo primo marito: era un giovane molto romantico e passionale, che le scriveva dolcissime lettere d’amore, con cui faceva lunghe passeggiate e loro due potevano stare insieme a parlare per ore di tutto e di niente. Quando ebbero un figlio però, improvvisamente quest’uomo se ne andò via. Lei si arrabbiò e si disperò tantissimo, finché non riuscì a farsene una ragione e poi faticosamente a costruire una relazione con il suo secondo marito. Quest’uomo era un grande lavoratore, non scriveva lettere d’amore ed era un po’ troppo preoccupato dei soldi, ma in compenso era un buon uomo, molto affidabile e responsabile. Pian piano lei si affezionò molto anche al suo secondo marito e fu veramente difficile accettare il fatto che anche lui, ad un certo punto, improvvisamente scomparve. Mentre la signora aveva finito di descrivere il suo terzo marito e stava iniziando a parlare del quarto, Bill improvvisamente realizzò che questa donna in realtà parlava sempre della stessa persona! Con lo stesso uomo lei aveva vissuto 5 diversi matrimoni e sperimentato 5 mariti completamente differenti! E ogni matrimonio aveva avuto un inizio, uno sviluppo e una fine.
Cara Carla, da quanto scrive, non c’è alcun dubbio che il matrimonio iniziato 38 anni fa con suo marito possa ora considerarsi concluso. Adesso però potrebbe provare a conoscere e scoprire un po’ alla volta questo misterioso e scontroso uomo di 60 anni con cui al momento sembra condividere la casa e poco altro. Che cosa dà più fastidio a questo signore? Cosa invece secondo Lei potrebbe conquistarlo? E soprattutto… in che modo Lei stessa potrebbe diventare una donna “nuova”?
Vi auguro di cuore di potervi riscoprire e perché no, magari rinnamorare… e risposare nuovamente fra voi!


PER AVERTI FAREI DI TUTTO (DIALOGO N.110)

Un anno fa ho conosciuto un uomo italiano (io sono straniera) e, colpita dal suo sguardo, per la prima volta mi sono innamorata. Lui è sposato, ma mi ha spiegato che con sua moglie è tutto finito da un bel po’ e stanno insieme solo per crescere i loro 3 figli (di 10, 15 e 17 anni). (…)
Una volta eravamo insieme in macchina, ha ricevuto una chiamata da una sua amica e le ha detto che stava lavorando. Io ci sono rimasta male perché non capivo questo suo comportamento, ma lui mi ha detto che non voleva che le sue amiche sapessero niente di me. Io gli ho spiegato che da parte mia non ho avuto problemi a far sapere ai miei amici che ora sono felicemente fidanzata. Ho anche notato come gli amici uomini che probabilmente mi invitavano ad uscire per un secondo fine sono spariti, ma a me non è importato. Non capisco perché lui si rifiuti di fare lo stesso.
Lui mi promette sempre di fare questo e quest'altro, ma di fatto non siamo ancora mai stati insieme un fine settimana intero. Se ci vediamo è solo per poco tempo e quando io protesto lui dice che io non mi accontento mai. (…) Io tante volte mi arrabbio e vado fuori di testa chiudendomi in me stessa, lui mi dice sempre “ amore”, “ ti amo” e “un giorno andremo a vivere insieme”, ma intanto non cambia nulla. (...)
Dal lavoro non mi chiama mai e non si fa sentire tutto il giorno, dice che non ha tempo, ma poi il tempo per sentire le sue amiche lo trova sempre. Quando glielo dico, lui risponde che con me deve parlare di amore se no ci rimango male, mentre con le altre è solo amicizia!!! (…)
Se sono in casa con mio figlio e lui mi chiama possiamo stare al telefono anche un’ora, mentre quando lui entra in casa sua chiude la conversazione perché dice che deve dedicare tempo ai suoi figli. Una volta ho provato a fare lo stesso e non rispondergli perché ero a casa con mio figlio e lui si è arrabbiato con me, dicendomi che non ci tengo a lui e di non fare le stesse cose che lui fa e a me non vanno bene. (…)
Perché mi nasconde alle sue amiche e va a fare aperitivi e pranzi sempre senza di me? Dice che i suoi amici sono suoi, e che i miei sono miei, ma io non ho più nessuno perché giustamente ho cominciato a rifiutare gli inviti di altri uomini. Se per caso faccio finta di uscire o gli dico che sono impegnata, si arrabbia dicendomi che non lo amo abbastanza!
Io non ci capisco più niente… ma a Lei sembra normale?
Grazie mille!

Bianca (38 anni)



Gentile Bianca, grazie della Sua lunga mail. Provo a risponderle in modo molto sintetico.
Se questa persona la tratta così male e in modo ingiusto, che cosa Le impedisce di lasciarlo? Non sto dicendo che sarebbe facile né piacevole, ma è importante ricordarsi che esiste sempre anche questa possibilità. Se Lei continua a stare con lui è perché Lei, e solo Lei, sceglie di farlo.
Ha almeno 3 diverse possibilità:
1) Continuare a subire questa situazione così com’è.
2) Lasciarlo.
3) Decidere di rimanere con lui, ma solo a certe condizioni.
Per esempio potrebbe spiegargli che Lei ci tiene molto a lui, ma che, a torto o ragione, sta troppo male in questa situazione: o lui La presenta alle sue amiche e passa più tempo con Lei, oppure Lei, seppur con dolore, preferisce chiudere la relazione.
E’ un po’ come se io desidero comprare una casa, che mi piace molto, ma il prezzo che mi viene richiesto è per me troppo alto. Non voglio che la casa dei miei sogni diventi la casa dei miei incubi, per i debiti e le spese da pagare. Posso rinunciare a comprarla, posso indebitarmi per acquistarla esattamente alla cifra che viene richiesta, ma posso anche dire al venditore: “Io sono disposto ad offrire al massimo questo importo; se a te va bene chiudere l’affare a queste condizioni, la compro volentieri, altrimenti, seppur con dispiacere, preferisco rinunciare a questa casa.”
E’ importante ricordare che in ogni situazione, anche nelle peggiori, ci rimane sempre una possibilità di scelta: siamo noi gli artefici della nostra vita.
Mentre Le scrivo mi viene in mente il verso di una canzone di Adriano Celentano che dice: “Per averti farei di tutto, tranne perdere la stima di me stesso”… In bocca al lupo!


NAUFRAGIO COSTA CONCORDIA (DIALOGO N.109)

 

Gentile Dottore, secondo Lei una persona che ha vissuto il naufragio del Costa Concordia potrebbe trarre vantaggio dall’EMDR? Ho sentito parlare di questa tecnica e, anche se non ho capito bene in cosa consiste, mi ha molto incuriosito… Ringraziando, porgo cordiali saluti.

Diana (38 anni)

 
Gentile Diana, grazie della Sua mail.
E.M.D.R. è una sigla che sta per “Eye Movement Desensitization and Reprocessing” cioè “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari”. L’EMDR nasce come tecnica di psicoterapia particolarmente efficace proprio per rielaborare e superare i vissuti emotivi connessi ad una esperienza traumatica, come può essere stato abbandonare la Costa Concordia la notte del naufragio. L’obiettivo non è dimenticare, bensì superare l’evento passato, smettendo di stare inutilmente male per esso, in modo da poter vivere più pienamente e serenamente il proprio presente.
Capita infatti che di fronte ad una situazione particolarmente critica le emozioni provate in quel frangente siano talmente intense che il nostro cervello non riesce immediatamente ad elaborarle e resta per questo come “bloccato” su quel drammatico momento, continuando a farci rivivere le spiacevoli sensazioni ad esso connesse anche a distanza di molto tempo. L’EMDR permette di sciogliere questo “blocco”, lasciando fluire quelle emozioni e sensazioni che prima erano rimaste “congelate” in modo da potersene liberare definitivamente.
Negli ultimi anni l’EMDR è stato utilizzato in tutto il mondo da più di 100.000 psicoterapeuti specificatamente formati a questa tecnica, tanto per aiutare i superstiti di drammatici eventi di cronaca (l’11 Settembre, il terremoto di Haiti, ecc.) quanto per curare persone in qualche modo traumatizzate (per esempio per maltrattamenti subiti da piccoli o per un incidente stradale) ed è ormai considerato uno degli strumenti di terapia più efficaci in questi casi. Per saperne di più in proposito potete consultare la pagina dedicata su questo stesso sito.


 

 

MI SONO ALLARGATO TROPPO (DIALOGO N.108)

Salve! Mi chiamo Carmine e ho 16 anni, sono un ragazzo che ama godersi la vita, divertirsi e tutte le cose che un ragazzo della mia età possa fare. Ma è già da un bel po’ di tempo che in me sento un senso di insoddisfazione personale e non mi piaccio fisicamente. Da quando, un bel po’ di tempo fa, ho smesso di fare sport ho pensato di sfogare la mia tristezza davanti ai computer, guardando sempre i soliti film o ascoltando sempre la stessa musica e sfogandomi sul cibo (infatti sono molto ingrassato).
Io non lo so a cosa sia dovuto, ma ultimamente mi sono isolato anche da un sacco di gente e alcuni sparlano di me alle mie spalle. Sinceramente questo non mi importa più di tanto, anche se io a volte do troppo retta ai giudizi della gente. Per fortuna le amicizie comunque non mi mancano e ho anche una ragazza per il momento...  Ma nonostante tutto, non riesco a reagire: mi pare un tunnel senza via d’uscita e non posso negare che a volte ho pensato di suicidarmi... Mi sento anche molto spesso stanco, sbadato e mentalmente confuso... Volevo sapere se questo è normale oppure no, sarà forse l’adolescenza e quindi prima o poi passerà, ma siccome è già da un bel po’ di tempo che va avanti questa storia, mi chiedevo se potete darmi qualche consiglio per uscire da questo stato d’animo, perché io ho voglia di vivere, divertirmi e tornare allegro e arzillo come ero prima. Ho intenzione nei prossimi giorni di iscrivermi in palestra, mi può essere d’aiuto un'attività sportiva come questa? Grazie per la risposta e mi scuso se mi sono allargato troppo.

Carmine (16 anni)



Caro Carmine, grazie della tua mail. Non credo sia tanto importante capire se quello che ti sta accadendo è “normale” oppure no, quanto se questo modo di vivere ti fa stare bene e ti è UTILE.
Da quanto dici sembra che ultimamente nella tua vita si sia instaurato un “CIRCOLO VIZIOSO”: sono un po’ insoddisfatto, per consolarmi da questa insoddisfazione cerco di distrarmi davanti al computer e mi riempio di cibo, inoltre mi sento scoraggiato e quindi rinuncio a fare sport, ma come risultato di tutto questo mi sento sempre più insoddisfatto e mi piaccio sempre di meno. Come puoi ben capire, è importante spezzare il prima possibile questo cerchio negativo che si alimenta da solo e, se non interrotto, rischia di portarti sempre più giù.
Fortunatamente lo stesso meccanismo funziona anche all’inverso ed è quindi possibile trasformare il “circolo vizioso” in un “CIRCOLO VIRTUOSO”: se oggi mi impongo di andare in palestra e lo faccio, stasera mi sentirò un po’ più soddisfatto e questo probabilmente mi aiuterà a trovare la forza di affrontare un ulteriore obiettivo, per esempio mangiare in modo sano e nella giusta quantità; se riesco anche in questo, inizierò a stimarmi un po’ di più e così via.
La cosa più importante è fare adesso un primo passo in questo senso. Ti propongo quindi di prendere carta e penna e scrivere ora 3 OBIETTIVI concreti che ti impegni a raggiungere nei prossimi 3 mesi e il motivo per cui raggiungere questi obiettivi è per te ora veramente importante. Questi 3 obiettivi devono avere 4 CARATTERISTICHE:
1) essere espressi IN POSITIVO: per esempio “mi impegno ad andare in palestra” va bene, “non voglio stare ore davanti al computer” è invece poco utile perché indirizza la tua attenzione sul computer invece che sulla palestra.
2) essere chiari, concreti e facilmente MISURABILI: per esempio decido di andare in palestra almeno 2 volte ogni settimana, e ogni domenica verifico di esserci andato almeno 2 volte nei 7 giorni precedenti.
3) essere REALISTICI: se mi propongo di andare in palestra tutti i giorni è facile che poi non riesca a farlo, che mi scoraggi e lasci perdere del tutto.
4) essere MOTIVANTI e capaci di emozionarti: innanzitutto immagina nei dettagli come sarà migliorato il tuo fisico e come ti sentirai meglio dopo 3 mesi che vai costantemente in palestra; ti consiglio inoltre di decidere ora come premiarti concretamente e festeggiare (per esempio con l’acquisto di una maglietta nuova) quando fra 3 mesi avrai raggiunto il tuo obiettivo e tenuto fede all’impegno preso oggi con te stesso.
Sono sicuro, Carmine, che se decidi adesso i tuoi 3 obiettivi  e ti impegni fin d’ora concretamente per raggiungerli, presto tornerai a GODERE pienamente della tua vita e di tutte le possibilità che questa ti può offrire, senza doverti più scusare per “esserti allargato troppo” ;-) In bocca al lupo!


 

LA SCELTA GIUSTA (DIALOGO N.107)

Buongiorno, sono in una situazione molto complicata e non so che cosa fare!
Un anno fa conobbi un ragazzo, Stefano, che, all´epoca, era già fidanzato (lo ero anch’io, ma la mia relazione aveva diversi punti interrogativi). Poiché seguivamo un corso insieme, io e questo ragazzo ci vedevamo regolarmente e io mi innamorai di lui. Nonostante lui fosse fidanzato, io lasciai il mio ragazzo di allora perché non riuscivo a stare con lui provando sentimenti per qualcun altro.
Non speravo certo di poter avere Stefano, ma provavo molto per lui e ci stavo bene come con nessun altro. Quindi continuai a frequentarlo nonostante sapessi che rischiavo di soffrire molto.

Una sera, del tutto inaspettatamente, Stefano mi confessò di essersi innamorato di me. Disse di aver iniziato la sua relazione attuale un anno prima, in un momento in cui era molto triste e solo, ma di non essere stato davvero innamorato della sua ragazza e di stare con lei perché, pur senza un grande amore da parte sua, ci stava molto bene insieme ed era felice. Disse che non gli sembrava giusto lasciare la sua ragazza per un´altra, ma che doveva riflettere perché era confuso. Qualche giorno dopo ci rivedemmo e la cosa andò decisamente troppo in là... successe tutto e lui disse che avrebbe lasciato la sua ragazza. Poi però non lo fece: disse che si sentiva molto in colpa e, pur ribadendo i suoi sentimenti per me, disse che non voleva rovinare l´unica relazione che fosse andata bene nella sua vita. Le disse tutto e lei lo perdonò. Io penso che lui fosse sincero e, sebbene un po´ inetto nei comportamenti, non cattivo e certamente un´ottima persona. Beh io ero distrutta ovviamente... ma aiutò il fatto che, per vari viaggi miei e suoi, non ci vedemmo poi per altri 9 mesi.
Continuammo a tenere i contatti via mail e a parlare telefonicamente ogni tanto...  io pensavo di non essere più innamorata, ma devo dire che rimpiangevo l´occasione persa.
Intanto conobbi il mio attuale ragazzo. Una persona magnifica e con cui sto benissimo, ma che, più di una volta, ho dubitato di amare davvero. Mi manca il sentimento di "passione" e forte amore che avevo per Stefano. Mi manca la complicità e la magia che vivevo con lui. All´epoca però ero triste e vulnerabile; quel ragazzo mi faceva stare bene, mi piaceva e mi attraeva, e io forse un po´troppo superficialmente iniziai una relazione con lui.
Due settimane fa ho rivisto Stefano per la prima volta dopo tanto tempo. Mi è sembrato di non provare più nulla, ma in realtà ho continuato a pensare a lui sempre di più. Ieri ci siamo rivisti e, quando lui è uscito da casa mia, ero tristissima, disperata... mi sembra di essere ancora innamoratissima! Sono anche però molto legata al mio ragazzo... non so che cosa provo... non so se, davvero, amo Stefano o se semplicemente mi distrugge l´impossibilità di una storia con lui.
Però una cosa la so, ed è quella che più mi distrugge: Stefano è la persona con cui ho avuto più intesa in tutti i campi. Non mi era mai capitato prima di trovare qualcuno per cui provassi sentimenti di amore e anche di amicizia così forti, con cui parlare così facilmente, che mi piacesse insomma da tutti i punti di vista. E’ questo che rende tanto difficile dimenticarlo: non ho una ragione per farlo. Forse l’unica ragione è che lui, probabilmente, non mi ama quanto lo amo io. Però nemmeno di questo sono sicura... e non perché sia una stupida che vuole illudersi... Il problema è che non ho una ragione vera per dimenticarlo: oltre ad amarlo, penso che insieme saremmo stati benissimo e dubito che con un altro potrò mai avere la stessa intesa. So che non posso esserne sicura, ma l´incertezza mi uccide.
Nella vita ho avuto un’altra grande delusione con una persona che amavo moltissimo, ma mi sono resa conto che era una persona che non mi avrebbe mai comunque resa felice, quindi ho avuto la spinta per cancellarlo dalla mia mente. E questa motivazione, con Stefano, non esiste! Io non voglio inventarne una... voglio trovarne una che esista davvero.
Come si fa a dimenticare una persona che, pensi, sarebbe stata più giusta di tutte le altre? Questo pensiero mi uccide, non so che fare… per favore mi dia un consiglio...

Margherita (26 anni)


Gentile Margherita, grazie della Sua lunga mail.
Capisco i Suoi dubbi e come in questo momento possa risultare difficile fare chiarezza. Si immagini allora fra 4 anni, a dicembre 2015, quando Lei avrà 30 anni. Immagini dove potrebbe vivere, quale lavoro potrebbe fare e in quale situazione sentimentale Le piacerebbe trovarsi. Guardandosi indietro dai Suoi 30 anni a quel lontano momento del 2011, di quale Sua scelta si sentirebbe più soddisfatta?
Nessuno di noi ha la sfera di cristallo per sapere quale sarà il nostro futuro, che, come è noto, dipende anche dalle scelte di altre persone e da eventi non dipendenti dalla nostra volontà. Credo però sia molto importante guardandosi indietro poter dire "sono fiero delle scelte compiute", indipendentemente dal fatto che queste abbiano portato all’esito sperato o meno.
Leggendo la Sua mail mi è tornato in mente, non so nemmeno bene io perché, Anthony Robbins, un famoso formatore motivazionale, che distingue 4 diversi livelli di amore, in un crescendo dalla forma più infantile fino ad arrivare alla forma probabilmente più alta. Il 1° livello è rappresentato molto semplicemente dal “chiedere amore”. Un 2° livello, già più alto, è dare amore, ma per ricevere qualcosa in cambio. Un 3° livello, sicuramente ancora più elevato, consiste nell’amare l’altra persona per ciò che è. Esiste infine un 4° livello, caratteristico dei mistici e dei saggi, che consiste nell’amare l’altro per ciò che sono io, arrivando quindi ad amare gli altri incondizionatamente, anche il proprio nemico.
In bocca al lupo, con l’augurio di una vita piena di passione, serenità e… amore!

 



SI APPROFITTANO DI ME (DIALOGO N.106)

Buongiorno, mi chiamo Lidia, ho 49 anni. Sono cresciuta in una famiglia di 10 persone e non ho ricordi belli che riguardano la mia famiglia. Mia mamma ha un carattere forte e duro che ha trasmesso anche a noi figli ed è completamente mancato l’amore fraterno. Un po’ per il mio carattere, un po’ perché ero la più piccola, ho subito prepotenze dai più grandi. Io ho sempre subito invece di ribellarmi, anche perché non avrei saputo a chi rivolgermi. Mio padre lavorava per mantenerci tutti, quindi non me la son mai sentita di rivolgermi a lui. In più mia madre brontolava sempre; non usava violenza fisica, ma riusciva ugualmente a farmi paura. Io ho cercato di “far la brava", di “non fare la spia" e di essere “disponibile”, ma ciò che ho ottenuto è stato solo mancanza di rispetto, ulteriori pretese e mai un riconoscimento. Il fatto è che ancora adesso mi trovo con persone che si approfittano di me… E’ come se per farmi volere bene io debba essere sempre una vittima! Mi piacerebbe avere un consiglio diverso, è chiaro che devo cambiare il mio atteggiamento, ma è come si mi facessi un torto… va contro la mia natura! Non riesco a trovare una via di mezzo! Voi cosa ne pensate? Grazie!

Lidia (49 anni)



Buongiorno Lidia e grazie della Sua mail.
Leggendola mi è venuta in mente una storiella di Anthony De Mello che Le voglio raccontare.
Una signora cucinava ogni anno per il giorno del ringraziamento (una festa molto sentita in America) un magnifico tacchino al forno, utilizzando la ricetta tradizionale appresa fin da quando era piccola, che prevedeva di togliere una coscia del tacchino prima di cuocerlo in una grossa teglia.
Questo piatto riscuoteva un grande successo in famiglia, tanto che anche la figlia crescendo chiese alla mamma di insegnarle la ricetta e in questa occasione domandò perché andasse tolta una coscia al tacchino prima di cucinarlo in forno. La mamma non seppe rispondere, disse semplicemente che si era sempre fatto così e quella era la procedura da seguire. La figlia non si accontentò di quella risposta e volle porre la stessa domanda anche alla nonna, da cui la mamma aveva imparato la ricetta. La nonna sorrise e spiegò che, molto semplicemente, quando lei cucinava il tacchino, molti anni prima, non aveva a disposizione una teglia abbastanza grande per contenerlo intero e quindi era costretta a togliere una coscia per cuocerlo. Ora che le pentole e il forno a disposizione erano più grandi, non c’era chiaramente più alcun motivo per staccare la coscia!
Spesso anche noi ci comportiamo così e continuiamo ad agire nel presente nello stesso identico modo che abbiamo appreso in passato, anche se non è più necessario e ora avremmo molte possibilità in più. E’ per questo che chi è stato maltrattato da piccolo è più facile che si possa circondare di persone che lo trattino male anche da grande, chi ha avuto un familiare affetto da alcolismo è più probabile possa sviluppare una dipendenza dall’alcool o possa costruire una relazione di coppia con un alcolista, e così via. In pratica l’essere umano cerca soprattutto delle conferme al proprio modo di concepire se stesso e di relazionarsi agli altri e al mondo, non delle smentite, e tende quindi, senza rendersene conto, a costruirsi situazioni per molti versi simili a quelle che ha già vissuto.
Per rompere un circolo vizioso di questo tipo una psicoterapia può risultare veramente utile: acquisire maggior consapevolezza di questi meccanismi permette infatti di aprirsi a molte più possibilità di scelta. Ed è a questo, a mio parere, che alla fine serve una psicoterapia: ad acquisire più libertà!
In bocca al lupo.



VIVA (DIALOGO N.105)

Buon giorno, vorrei sapere cosa posso fare per avere voglia di vivere: penso che la mia vita non valga nulla e vorrei tanto che terminasse; ho tentato più volte il suicidio, ma sono ancora qua. So che ogni individuo che vive ha una missione da compiere, ma io penso che la mia potrebbe già terminare, ho 4 figli rispettivamente di anni 21, 19, 17 e 13 che vivono con il padre poiché io vivo in una residenzialità leggera.

Vittoria (50 anni)



Gentile Vittoria,
non credo di poter essere io a darle tramite queste righe la voglia di vivere, ma sono assolutamente convinto che Lei la possa trovare dentro se stessa. Spesso, quando le persone tentano il suicidio, lo fanno con una buona intenzione: non ne possono proprio più di vivere una vita COSI’! E’ giusto e sano voler cambiare e cambiare è sempre possibile. Probabilmente non è un caso che i suoi tentativi di suicidio non siano mai riusciti. Immagino abbia avuto una vita difficile e sofferta, ma fortunatamente è ancora qui. Ha 4 figli ed è viva. Il passato è passato. Il presente è tutto quello che conta ed è un dono (“present is a present” dicono gli inglesi). Le auguro di tutto cuore di poter iniziare a vivere una nuova vita ORA. Buona vita!


 

LA RICETTA DELLA FELICITA’ (DIALOGO N.104)

Salve! Mi chiamo Chiara, ho 21 anni, la passione per la cucina e sono molto insoddisfatta di me.
L'unica cosa positiva nella mia vita è adesso la mia relazione di oltre un anno con un ragazzo angelico. Non mi piaccio fisicamente e, a volte, passo periodi davvero brutti. Mi guardo e vorrei essere diversa… Mi consolo col cibo, ma poi esagero e mi punisco inducendomi il vomito o provando a digiunare… Ho molti amici, ma mi sento sempre fuori luogo e inadeguata, inferiore agli altri. Non mi piace giurisprudenza, ma l'ho scelta perché non sapevo cos'altro fare (mia madre mi convinse che le lingue non mettono il piatto a tavola) e non ho il coraggio di mollare al quarto anno e di fare quello in cui sono brava e che mi gratifica!
Ho bisogno di stare bene. Come si fa ad eliminare la sensazione di valere meno di zero?

Chiara (21 anni)


Gentile Chiara,
grazie della Sua mail.
Scrive che l’unica cosa positiva in questo momento della Sua vita è la relazione con il Suo ragazzo. Di quali aspetti di Lei si è innamorato il Suo ragazzo? Che cosa ama in Lei? Perché sta con Lei e come pensa che lui La descriverebbe? Provi a vedere se stessa attraverso gli occhi del Suo ragazzo!
Poi usi la Sua passione per la cucina per scrivere nel dettaglio la “ricetta” che attualmente usa quotidianamente per continuare a star male.
Quale può essere invece la Sua personale “ricetta” per la felicità? Bastano gli stessi “ingredienti”, magari in quantità diverse? Se è necessario “cucinarli” in modo diverso, qual è una persona esperta in questo tipo di “cucina” da cui può imparare? E se servono anche ingredienti nuovi, come li può acquisire?
Adesso ripensi a tutti i momenti più belli della Sua vita riguardandoli ad uno ad uno come in un film e, mentre lo fa, provi un profondo senso di gratitudine per ciò che Lei ha vissuto e ciò che Lei è.
Poi immagini nei dettagli come vuole che sia il Suo futuro, un futuro particolarmente bello, da qui a 5 anni. Quando Lei avrà 26 anni che aspetto fisico vuole avere? Che relazione di coppia desidera vivere? Quali amicizie? Che tipo di lavoro starà facendo a 26 anni che la soddisfa pienamente? Lo immagini nei dettagli! Dove abiterà? In che modo starà coltivando le Sue passioni a 26 anni?
Tornando al presente dopo questo breve “viaggio nel futuro” provi a seguire 3 semplici passi:
1) Guardi alle cose per quello che sono, non peggio di quello che sono.
2) Provi a vedere le cose meglio di ciò che sono.
3) Trasformi questo in realtà, attraverso azioni concrete a partire da ORA.
La prima azione concreta è stata scrivere questa mail. La prossima azione da compiere ora è fissare un appuntamento con uno psicologo che La possa guidare e supportare nel raggiungere i Suoi obiettivi in modo rapido ed efficace.
Buon cammino!

 

 

 

FARLA FINITA CON QUESTA VITA (DIALOGO N.103)

Salve, mi chiamo Emanuele, ho 38 anni e soffro di depressione da 9 anni.
Ora mi sto curando col Citalopram. Per la depressione ho perso il mio lavoro e ed anche, per due anni, mia moglie e mia figlia. Ora le ho riconquistate facendo finta di non essere più depresso, ma questa malattia mi sta uccidendo.
Alla sera sono quasi sereno, ma la mattina o sono agitato ed irrequieto o non ho voglia di fare nulla, continuo a sbadigliare e vorrei dormire per sempre. Sono una contraddizione unica: mi sento in colpa di non guadagnare pur avendo un mutuo da pagare e vorrei fare qualcosa, ma appena ci provo mi stanco subito.
Vorrei essere come tutti quanti, ridere, scherzare, parlare delle mie giornate, essere fiero di quello che faccio… ma la mia apatia me lo impedisce. Io amo la mia famiglia, ma la maggior parte delle volte non provo più niente per nessuno. Non c’è niente che mi piace fare e non c’è niente che desidero, molte volte vorrei solo farla finita con questa vita. Mi aiuti per favore.

Emanuele (38 anni)


Gentile Emanuele,
grazie della sofferta mail.
Io non conosco la Sua situazione e storia, non ho quindi elementi per fare alcuna ipotesi sul perché ad un certo punto nella Sua vita sia sopraggiunta una depressione e sul significato che questa assume ora nella Sua quotidianità. Nella mia esperienza spesso però la depressione insorge quando c’è qualcosa di importante da cambiare e il nostro organismo ci dice molto chiaramente che non è proprio possibile continuare ad andare avanti così come avevamo fatto finora.
Quando scrive che vuole “farla finita con questa vita” credo quindi che Lei abbia perfettamente ragione! Non certo però nel senso di uccidersi, bensì nel senso di riconoscere la necessità di iniziare subito una nuova vita profondamente diversa.
Per rimanere depressi per 9 anni è necessario in realtà un certo impegno: bisogna continuare a ripetersi ogni mattina con grande costanza una serie di messaggi negativi che, recitati come un mantra, ci permettono di rimanere costantemente in una sorta di trance negativa. Se noi smettessimo di farlo… il malefico incantesimo gradualmente svanirebbe e la depressione si scioglierebbe da sola come neve al sole. Con questo non intendo certo dire che Lei “vuole” essere depresso, né che sia facile o automatico uscire dalla trappola in cui si trova, ma voglio sottolineare che Lei inconsapevolmente alimenta attivamente questo stato di cose, il quale diversamente non potrebbe perdurare.
Anche se noi non ce ne accorgiamo e siamo magari ben fermi sdraiati sul letto, il nostro corpo è in continuo mutamento: ogni istante migliaia di cellule della nostra pelle muoiono e vengono sostituite da altre nuove, i nostri capelli crescono, il nostro aspetto impercettibilmente cambia… niente in noi rimane perfettamente immutato nemmeno per un solo istante! Il cambiamento quindi è inevitabile, ma il progresso, beh… quello no. Sta a noi indirizzare l’inarrestabile e continuo cambiamento che c’è in noi verso un miglioramento, verso un peggioramento o nella direzione di ricreare continuamente lo stesso stato mentale.
In bocca al lupo con l’augurio di poter già da questo istante iniziare a rinascere ad una nuova vita!

 


 

MI SENTO GIU’ (DIALOGO N.102)

Buongiorno, mi chiamo Mirko ed ho ventinove anni.
Le scrivo perché sto attraversando un periodo di depressione cronica e ho mille pensieri negativi che mi attanagliano la testa. Nonostante io abbia un lavoro e una vita sentimentale perfetta, mi sono chiuso in me stesso. Forse la causa é dovuta al mio aspetto fisico: sono alto 1.63 per 63 kg. Tutto questo mi sta rendendo la vita difficile in quanto mi sento “diverso" agli occhi della gente: deriso, inferiore e non rispettato. Sono confuso perché attualmente sto andando da uno psichiatra che mi ha prescritto dei farmaci più la psicoterapia ogni due settimane, ma non mi trasmette fiducia in quanto invece di supportarmi mi ha fatto sentire ancora più in difetto. Mi sento davvero solo e non so più cosa fare. Lei mi potrebbe aiutare? Grazie!

Mirko (29 anni)


Gentile Mirko,

grazie della Sua mail.
E’ vero che nella nostra cultura l’altezza conta. Un re viene chiamato “sua Altezza” e un certo umorismo volgare può risultare “di basso livello”. Chi arriva primo in una gara sale sul gradino “più alto” del podio e alcuni uomini politici mettono un tacco interno nelle scarpe per sentirsi in una posizione “più elevata”. Questi aspetti culturali si riscontrano anche quando parliamo di emozioni: una persona un po’ depressa dice di “sentirsi giù” e quando uno si percepisce “inferiore” agli altri si sente guardato “dall’alto in basso”.
E’ importante ricordarsi però che è tutto un gioco di prospettive… e la grandezza di un uomo non si misura certo né in centimetri né in chili!
Francesco Guccini nel suo album “Quello che non…” ha scritto una bellissima canzone dal titolo “Cencio”. Narra di un suo amico, detto “Cencio il nano”, che si chiede “dove scappare per sentirsi vero, dove fuggire per non esser diverso” e sogna “il circo, realtà capovolta, mondo di uguali, perché tutti strani”.
Nel mio lavoro ho incontrato tante persone: c’è chi si sente diverso perché è troppo piccolo e basso, chi si sente diverso perché è troppo alto e spilungone, chi si sente diverso e basta. Spesso ci concentriamo su “quello che non”, cioè su ciò che ci limita o ci manca, e non riusciamo ad essere pienamente consapevoli di tutte le risorse e le possibilità che già abbiamo (e che solitamente non sfruttiamo a fondo).
Andare da uno psicoterapeuta potrebbe essere un motivo di orgoglio (ho deciso di impegnarmi per diventare migliore e imparare a godermi di più la mia vita), ma spesso viene ancora affrontato come una vergogna (collegandolo all’idea di sentirsi in qualche modo “sbagliati”).
Il trucco è spesso iniziare a concentrarsi su ciò che va già bene così com’è… poi tutto il resto viene da sé!
In bocca al lupo!


 

PAZZA PER AMORE (DIALOGO N.101)

Buon giorno. Ho bisogno di parlare con qualcuno e di avere consigli, perché credo di essere letteralmente impazzita! Sono sposata con figli. Ho un marito che sicuramente mi ama, ma tre anni fa ho iniziato una relazione con un uomo, cedendo  alle sue richieste. Quest’uomo è considerato da tutti una persona con poco equilibrio, ma nonostante tutto io mi sono follemente innamorata di lui. Con le sue tenerezze mi ha letteralmente trasformata.
Adesso però lui non ne vuole più sapere di me e mi tratta malissimo, insultandomi e dicendo cattiverie insopportabili. Siamo colleghi e siede accanto a me 8 ore al giorno.
Dovrei ignorarlo, ma non ci riesco… questo è il problema! Più mi tratta male e più io sento il bisogno di lui. Ho provato a cercare di chiarire le cose, ma lui non mi ascolta. Non so più come comportarmi. Ho paura. Ho perso ogni interesse per qualunque cosa e non riesco più a occuparmi come dovrei della mia famiglia. La prego mi aiuti.

Sabina (45 anni)

Gentile Sabina,
grazie della Sua mail. E’ evidente che Lei in questa situazione sta male e che la relazione con il Suo collega così com’è attualmente non fa che farla soffrire. Desidera quindi cambiare e mi chiede aiuto, ma non mi è ben chiaro per cosa: per riuscire a riconquistarlo o per poterlo dimenticare? Forse è questo il nocciolo della questione: capire ciò che Lei desidera realmente e pensa che possa renderla più felice, evitando tanto colpi di testa impulsivi quanto facili moralismi. Lei teme di “essere impazzita”, ma la pazzia spesso contiene in sé una profonda verità. Come mai tre anni fa si è “innamorata follemente” di quest’uomo e si è lasciata trasformare dalle sue tenerezze? Probabilmente questa relazione è andata a colmare un vuoto che Lei percepiva. E’ questo il punto da cui conviene ripartire: qual è il bisogno profondo che questa relazione è andata a riempire e in che modo potrebbe soddisfare al meglio questo aspetto nel prossimo futuro?
La presenza o assenza di questa relazione, che ora descrive come un pensiero ossessivo e totalizzante, non è probabilmente il problema in sé, ma il segnale di una difficoltà a monte. Concentrarsi solo su questa relazione sarebbe come, nel momento in cui si accende una spia sul cruscotto di un’automobile, dedicare tutte le proprie energie per svitare la lampadina che segnala un'anomalia, invece che provare ad “aprire il cofano” per cercare di capire dov’è il problema ed eventualmente risolverlo.
Se Lei si immagina esattamente fra 3 anni, a luglio 2014, in quale situazione si sentirebbe serena ed appagata? La risposta a questa domanda potrebbe indicarle in quale direzione procedere, da sola o, se lo ritiene opportuno, con la consulenza di uno psicologo che La aiuti a fare una maggiore chiarezza dentro di sé e a raggiungere più efficacemente i Suoi obiettivi.
In bocca al lupo

 


 

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