Studio Kaleidos

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Dialoghi con lo psicologo (pag.8)

 


LA RABBIA E IL PERDONO (DIALOGO N.80)

INSONNE (DIALOGO N.79)

FERITA E TRADITA (DIALOGO N.78)

PERCHE’ SI TRADISCE (DIALOGO N.77)

IL MIO COMPAGNO NON C’E’ PIU’ (DIALOGO N.76)

NON CONDIVIDO LE SUE SCELTE (DIALOGO N.75)

DUBBI (DIALOGO N.74)

HO SCOPERTO CHE MIA MAMMA TRADISCE PAPA’ (DIALOGO N.73)

I RAGAZZI MI STUFANO (DIALOGO N.72)

UN’AMICA DEPRESSA (DIALOGO N.71)

 

 

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 LA RABBIA E IL PERDONO (DIALOGO N.80)

Buona sera,
mi chiamo Francesca, ho 28 anni e sono sposata da nove anni. Ho due bambine, una di 2 anni e l'altra di 7 mesi. A dicembre 2009, dopo avere partorito da appena due mesi, ho scoperto che mio marito, da circa tre mesi, aveva una relazione con una ragazza che io conosco molto bene, che ha 19 anni e tra l'altro abita di fronte a casa mia. Io più volte ho lasciato a casa sua la mia prima figlia per recarmi a fare visite legate alla seconda gravidanza. Mio marito ha dichiarato di essersi infatuato di questa ragazza perché si sentiva sotto pressione per l'arrivo di una seconda figlia, voleva sfuggire alle responsabilità familiari e sentirsi ancora giovane. Con questa ragazza non ci sono stati rapporti sessuali completi, ma solo alcuni baci. Io però ad oggi non riesco a non pensare a tutto questo, sono arrabbiata, amareggiata e delusa, perché è vero che un tradimento non se lo aspetta mai nessuno, ma mio marito si è sempre distinto per la sua lealtà e premura nei miei confronti.
Io ho subito deciso di rimanere con lui per il bene delle mie figlie e anche se all'apparenza noi sembriamo la solita coppia innamorata e affiatata, io mi sento morire dentro ogni giorno di più.
Io amo ancora moltissimo mio marito, ma non riesco a cancellare dalla mente quello che è successo, anche perché questa ragazza la incontro praticamente tutti i giorni.
Cosa devo fare? L'ansia, lo stress e la rabbia mi stanno logorando. Aiuto!!!
 
Francesca (28 anni)
 
 
Gentile Francesca,
 
grazie della Sua mail.
Mi chiedo perché dobbiate apparire per forza una coppia innamorata e affiatata, se in questo momento Lei non si sente così. Lei scrive di aver “subito deciso di rimanere con lui”… Non sarà stata una decisione presa troppo rapidamente, quasi in automatico, senza nemmeno prendere in considerazione l’altra alternativa? Senza darsi prima il tempo necessario per elaborare il Suo dolore? Lei è sicura che Suo marito sappia quanta tristezza e rabbia Le ha provocato con il suo comportamento? Pensa di essere riuscita fino in fondo ad esprimergli che reazioni emotive questo ha suscitato in Lei? Credo sia importante che Lei possa far emergere completamente il Suo risentimento, in modo che Suo marito possa comprenderlo e chiederle veramente scusa, solo allora Lei lo potrà realmente perdonare. Mi sembrate una coppia con molte risorse, composta da due persone affiatate, intelligenti, capaci di parlare fra loro e mettersi in discussione. Penso che dopo un avvenimento come l’infatuazione di Suo marito per una ragazzina sia necessario darsi un tempo per esprimere fino in fondo il dolore e la rabbia, prendendo in considerazione anche la possibilità di lasciarsi. E dopo che si è buttato fuori tutto, arriva poi un tempo in cui è necessario saper perdonare, completamente, definitivamente e senza riserve. Non lo faccia per le Sue figlie e nemmeno per Suo marito, lo faccia per Sé stessa e per poter vivere tutta la felicità che si merita all’interno della Sua coppia e della Sua famiglia. In bocca al lupo!

 

INSONNE (DIALOGO N.79)

Buona sera Dottore, sono una donna di 34 anni. Da 2 anni non  riesco a dormire di notte. Non so cosa fare. Mio marito mi dice: "vai da uno psicologo!", ma mi vergogno. Ho anche male vicino al cuore, ma non so perché. Ho fatto una visita medica e un elettrocardiogramma, il medico mi ha detto che è tutto a posto, ma io sto male. Mi può dare un consiglio? Grazie tante.
 
Maria (34 anni)

 
Buon giorno Maria e grazie della Sua mail.
Rispetto ai disturbi del sonno è interessante che Lei non ne soffra da sempre, ma, a quanto scrive, da due anni. Sarebbe utile approfondire cosa è successo nella Sua vita e in quella delle persone intorno a Lei due anni fa circa. Si è magari sposata? O ha forse iniziato a pensare all’eventualità di avere un bambino? Oppure è successo un cambiamento al lavoro? E’ avvenuto qualcosa nella Sua famiglia (morte di una nonna, nascita di un nipote, ecc.)? Forse riflettere su questo potrebbe permettere di capire meglio la natura della Sua insonnia. Sarebbe prezioso anche sapere se le difficoltà riguardano più la fase dell’addormentamento o il sonno in sé e a cosa pensa in queste occasioni.
Rispetto al dolore fisico ha fatto bene a rivolgersi innanzitutto ad un medico per escludere eventuali cause fisiche. Ora se l’origine del problema è di tipo prevalentemente psicologico, anche qui può valer la pena di capire da quanto tempo ne soffre, in quali occasioni in particolare si manifesta il dolore e che effetti ha tutto questo sulla Sua vita. Chiaramente non è possibile approfondire questi aspetti tramite un semplice scambio di mail. Ma come mai non si vergogna ad andare dal medico, mentre dallo psicologo sì? Che la causa del suo malessere sia di natura organica o psichica, esso è ugualmente reale e disturbante… non è certo un problema immaginario! Perché non fare tutto il necessario per smettere di soffrirne?
In bocca al lupo.

 

FERITA E TRADITA (DIALOGO N.78)

Gentilissimo Dottore, buona sera.
Sono una ragazza di appena 16 anni, ma ho già sofferto tanto. All'età di cinque anni, ho perso mia madre per via di un brutto cancro al pancreas, in famiglia non c'è un bel dialogo e con mio padre non è che vado molto d'accordo. Ci sono periodi che mi sento mancare la terra sotto i piedi, mi sento vuota e ferita da Dio per tutto ciò che mi ha tolto. Continua ad andare tutto male.
Due anni fa ho cominciato una storia stupenda con un ragazzo. I primi mesi tutto era così meraviglioso e dolce! Quel vuoto che sento dentro, quando ero con lui sembrava colmarsi, riuscivo a dimenticarmi di ogni problema… Ma dopo poco più di 6 mesi mi ha tradita con una ragazza più grande di un anno.(…) Io ho perdonato tutto per un anno e mezzo, sentendo dentro un dolore immenso.
Il mese scorso sono venuta a sapere che è stato con la stessa ragazza. Mi ha nascosto tutto, dice lui, per non perdermi. Oggi mi rendo conto che è un anno e mezzo che passo le mie giornate con il timore e la gelosia che possa stare con lei.
Perché tutte queste bugie? E perché non riesco a dimenticare, a socializzare con gli altri, ad essere semplicemente quella che sono? Ho paura di cadere in una brutta depressione, di non riuscire a rialzarmi più. Che fare? Come curare le ferite del mio cuore riuscendo a dimenticare tutto il male?
La ringrazio per l'attenzione, buona serata
 
Giselle (16 anni)
 
 
Gentile Giselle,
 
grazie di avermi scritto.
Nella prima parte della Sua mail Lei scrive di aver perso la mamma da piccola, di non avere un buon rapporto con Suo papà, di sentirsi vuota e ferita. Questi sono degli aspetti importanti che non possono essere colmati semplicemente con una bella relazione sentimentale. A volte noi chiediamo al partner di farci da genitore o da amico, ma il nostro compagno non può e non deve assumere questi ruoli. Per avere una relazione di coppia sana è necessario prima di tutto riuscire a stare bene con sé stessi: solo così si potrà stare con l’altro per la gioia di starci e non per l’incapacità di stare da soli.
Lei dice che quando era con lui riusciva a dimenticarsi di ogni problema, ma i problemi vanno risolti più che dimenticati. Se ci riesce, forse è il momento giusto per guardarsi un po’ dentro e magari anche per provare a riscoprire il rapporto con suo papà, facendosi coccolare un po’ da lui…
Io non La conosco, ma da quanto scrive non credo che Lei corra il rischio di “cadere in una brutta depressione e di non riuscire a rialzarsi più”. Mi sembra che abbia molte risorse, che sia una ragazza che non si arrende facilmente e penso che potrà trovare presto un ragazzo che la possa amare di più e meglio di quello precedente…
In bocca al lupo e buona vita.

 

PERCHE’ SI TRADISCE (DIALOGO N.77)

Cercherò di essere breve anche se il discorso che vorrei farle è molto lungo. Mi chiamo Alberto, ho 21 anni ed ho una relazione con una donna sposata di 30 anni e con due bambini di cui uno, il più piccolo, è mio. Il rapporto tra me è lei è un rapporto molto complicato, lei ha continuamente sensi di colpa ed io in passato ho preteso più di una volta che lasciasse il marito. Sono sempre stato una persona molto dolce, premurosa, attenta alle sue esigenze, ai suoi problemi e alla sua felicità. La mia infelicità per la voglia di avere comunque una vita con lei era tangibile e purtroppo non riuscivo a non farle pesare questa cosa. Per colpa di quel dannatissimo facebook lei ha rincontrato un suo professore delle superiori. Io, in un periodo in cui litigavamo sempre (parlo di un paio di mesi fa, prima non litigavamo mai) ho cominciato ad insospettirmi, anche perché, essendo l'oggetto di un tradimento, certi meccanismi li conosco fin troppo bene. Il sospetto mi ha logorato l'anima fino al punto di farmi andare ad intrufolare nel suo profilo di facebook (di cui avevo la password che lei stessa mi aveva dato) e ho scoperto un messaggio che lei aveva mandato al suo professore, in cui si parlava di abbracci, del fatto che fosse importante vedersi, ecc. Insomma io mi sono sentito tradito. Credevo che una cosa del genere lei non potesse mai farla a me, non a me che le avevo sempre dato tutto sotto il punto di vista degli affetti. Io per una mattinata intera l'ho pregata di dirmi se mi stava nascondendo qualcosa, ma lei continuava a negare e alla fine le ho confessato ciò che avevo scoperto. Da li poi ci sono stati pianti miei e suoi, ma mai un tentare da parte sua di farsi perdonare. Specifico che, in quattro anni di rapporto, le ho sempre dato la sicurezza che nella sua vita non sarei mai scomparso, che non l'avrei mai lasciata. Ora lei cerca di farmi stare tranquillo.... ma io non riesco più a fidarmi. Non so se lo rifarà ancora. Dottore, vorrei chiederle questo: perché una persona tradisce? La donna che amo ha tradito suo marito e poi me, seppur in forma "platonica"... Mi chiedo: cosa devo fare? Di lasciarla non se ne parla… ma vorrei almeno capirla, capire perché ha fatto cosi e soprattutto se lo rifarà ancora! C'è un modo per far si che lei non mi tradisca ancora? Grazie....
 
Alberto (21 anni)

 

 

Gentile Alberto,
grazie della Sua mail.
Per tradire ci sono tante ragioni, per non farlo ce ne è una sola: amare pienamente il proprio partner. Questo significa anche sentirsi pienamente appagati nella relazione e non volerla mettere a rischio per qualcos’altro che non varrebbe altrettanto.
Nella Sua mail mi chiede cosa fare, subito dopo precisa però che “di lasciarla non se ne parla”. Finché nella Sua testa Lei non prende in considerazione anche solo l’eventualità di questa ipotesi c’è ben poco da fare. Lei sembra disposto a stare con questa donna a qualsiasi costo e questo La mette in una posizione completamente passiva nella relazione: non può che accettare (o subire) il comportamento della persona di cui è innamorato, qualunque esso sia. Così pare aver fatto finora: questa donna ha deciso di non lasciare suo marito e Lei, Alberto, ha scelto di darle comunque la sicurezza che non l’avrebbe mai lasciata. Persino il Vangelo dice “ama il prossimo tuo come te stesso”, sottolineando che è indispensabile voler bene prima a se stessi per poter amare veramente un’altra persona. Lei, Alberto, non crede di poter meritare di meglio nella Sua vita e una donna tutta per sé? Spesso le persone ci trattano per quello che noi pensiamo di meritare: se siamo convinti di valere poco riceviamo poco. Se vado a vendere un oggetto convinto che sia di scarso valore, è difficile che riesca a ricavarne un buon guadagno.
La Sua autostima sembra dipendere molto dal comportamento di questa donna nei Suoi confronti: per questo anche un “tradimento platonico” è sufficiente a sconvolgerla. Perché non dovrebbe tradirla ancora? Tanto sa che Lei starà sempre lì ad aspettarla. Forse non la tradirà più solo nel momento in cui saprà che può rischiare di perderLa…
Spero di non essere stato troppo duro, ma desideravo farLe arrivare un preciso messaggio: le altre persone possono purtroppo tradirLa, ma è importante che almeno Lei non tradisca sé stesso.
In bocca al lupo con affetto.

 


 IL MIO COMPAGNO NON C’E’ PIU’ (DIALOGO N.76)

Gentilissimo Dottor Claudio Sessa Vitali,
in questo periodo della mia vita non riesco ad andare avanti. Mi chiamo Anna, ho 47 anni e ho perso da 10 mesi il mio compagno, che per me era la mia stessa vita. Eravamo un’unica cosa ed è morto tra le mie braccia. Aveva sempre le visite dei figli in rianimazione, ma sono sicura che stava aspettando me, proprio me (era stato sempre il suo desiderio morire tra le mie braccia, se mai fosse venuto quel giorno). Aveva 65 anni. Ora per me è difficile andare avanti e vivere. Lui mi ha lasciato il suo amore e sono sicura che, anche se la vita mi ha tolto tanto, mi ha anche dato un amore così grande che va oltre le nostre stesse vite ed è per questo che sto soffrendo. Vivo con l'unico pensiero di sognarlo o di avere un segno da lui del suo ancora grande amore per me. Il mio unico conforto ora è infatti sapere che c'è una vita dopo la morte (io sono credente) e che lui è accanto a me ogni momento della mia vita, che mi guarda e mi segue. Le mie amiche mi dicono che è assurdo, lui è morto e basta, ma io non voglio credere a questo, perché allora non mi rimarrebbe più nulla. E’ anche importante per me credere che lui in coma farmacologico, alcuni attimi prima di morire, abbia sentito la mia presenza (aveva il cuore malato) e così sia morto serenamente.
Mi scusi Dottore per la mia mail un po’ sconclusionata, ma il mio dolore è talmente grande che cerco qualsiasi persona per chiedere aiuto. Forse vorrei sentirmi dire proprio le cose che mi fanno felice, ma certamente voglio parole veritiere. La prego mi aiuti e accolgo con gioia un Suo consiglio. Distinti saluti
 
Anna (47 anni)
 
 
Gentile Anna,
 
grazie per la Sua sofferta mail e mi rincresce per la perdita del Suo compagno. Il dolore per un lutto di questo tipo può essere molto forte, ma è fondamentale con il tempo sforzarsi di superarlo. Anche se cerchiamo di dimenticarcene, purtroppo ogni essere umano è destinato prima o poi a morire, lasciando un vuoto in parte incolmabile nelle persone che lo hanno amato. Le persone credenti riescono a volte a trovare conforto nella propria fede religiosa, che per alcuni può costituire un aiuto prezioso. In ogni caso è bello sapere che anche se una persona scompare fisicamente, può continuare a vivere nella nostra memoria e rimanere presente in eterno nel nostro cuore. Immagino che con il Suo compagno, che Lei ha amato e da cui si è sentita amata, abbia vissuto alcuni momenti molto belli, che resteranno per sempre Suoi e nessuno Le potrà mai togliere. E’ importante conservare queste memorie, ma è essenziale non cadere nell’errore di limitarsi a vivere nel passato. Noi esistiamo solo nel presente ed è qui che siamo chiamati a fare le nostre scelte. Sono sicuro che anche il Suo compagno, volendole bene, vorrebbe che Lei ora ri-iniziasse a vivere tutte le opportunità e le gioie che la vita può ancora offrirle.
Buona vita con affetto
 

 NON CONDIVIDO LE SUE SCELTE (DIALOGO N.75)

Salve,
sto cercando una risposta al comportamento di una mia amica. Ha avuto da tre mesi la terza figlia e ora ha una depressione che chiamano “post-parto”, ma secondo me è di altra causa. Premetto che è una persona iperattiva così come i suoi primi due figli. Ha già avuto episodi di depressione tre o quattro volte. Ciò che mi fa rabbia è che ha demandato ogni sua responsabilità, soprattutto verso i figli, ad altri. Lei non vuole avere il pensiero o la responsabilità di gestire la sua famiglia; questo potrebbe essere dettato dalla depressione, ma secondo me è in lei innato un certo egoismo da sempre. Sottolineo che per gli ultimi due figli si è fatta mandare indietro il latte per motivi che secondo me non esistevano, ma che per lei erano devastanti. Anche da questo si evidenzia un rifiuto di assumersi responsabilità nel nutrire i figli. Come posso aiutarla ad amare ciò che ha creato e togliere agli altri i compiti che assolvono giornalmente al suo posto?
 
Romina (36 anni)
 
 
Gentile Romina,
 
grazie della Sua mail.
Mi scusi se mi permetto, ma, da quanto scrive, Lei sembra molto giudicante nei confronti della Sua amica e dà l’impressione che vorrebbe cambiarla per far sì che la Sua amica si comporti nel modo che Lei, Romina, ritiene più giusto.
Ci sono tanti modi diversi di crescere i figli e non è detto che il proprio modo sia migliore di quello di altri. Ci sono tanti tipi diversi di depressione e tante ragioni per cui una persona può soffrirne. Anche nel caso della cosiddetta “depressione post-parto” un evento importante, il parto, si intreccia con le caratteristiche personali di quella specifica mamma e con la sua storia di vita, si inserisce in un sistema di relazioni familiari e significati, si aggiunge a debolezze e risorse già presenti: tutti questi elementi, oltre a fattori fisici e ormonali, interagiscono fra loro risultando determinanti per lo sviluppo e l’esito di un’eventuale depressione post-parto. Scelte apparentemente non ideali, come rinunciare ad allattare al seno i propri figli o demandare la loro gestione ad altri, in alcune situazioni potrebbero di fatto rappresentare il male minore: in fin dei conti la Sua amica è finora riuscita a superare diversi episodi di depressioni e sta crescendo una famiglia. Lei può non condividere alcune scelte, ma sarebbe importante che riuscisse ad astenersi dal giudicarle dall’esterno. Come mai Le provoca così tanta rabbia il comportamento che la Sua amica ha nei confronti dei propri figli? Forse può essere questa la domanda più importante da porsi e su cui riflettere. Cordiali saluti
 

 

DUBBI (DIALOGO N.74)

Ho 42 anni e ho frequentato un uomo di 50 anni. Mi stavo innamorando di lui ed ero molto presa, ma avvertivo che lui non era molto preso da me. Alla fine abbiamo deciso di lasciarci perché lui mi ha detto che con me sta bene, sono la donna che cerca, però non è innamorato di me e ama un’altra. Nello stesso tempo dice che non sa se sarei io la persona giusta, però in questo momento pensa a quella. Ci siamo frequentati per circa un mese e lui in questo mese dice che ancora non è scattato nulla, gli piaccio fisicamente e mentalmente, ma non riesce ad amarmi e non sa se ci riuscirà. Io ho preferito troncare la storia perché non credo che ci si possa innamorare con il tempo: o succede subito o non succederà più, anche perché dopo un mese da parte sua non era scattato ancora nulla. Ho fatto bene a lasciarlo? Vorrei aggiungere che usciamo con lo stesso gruppo e io sono incerta se allontanarmi e non uscire più con loro, oppure continuare ad uscire con lo stesso gruppo. Pensa che questo possa farmi del male?
 
Flaminia (42 anni)
 
 
Gentile Flaminia,
grazie della Sua mail. Temo di non poterle essere molto utile. Uno psicologo può aiutare a capire meglio i propri desideri più profondi, a diventare più consapevoli delle proprie risorse e a scoprire da dove nascono eventuali difficoltà. Uno psicologo non può però dire in assoluto cosa sia giusto o sbagliato, semplicemente perché questo risulterebbe più di danno che di beneficio. Un giudizio di questo genere infatti costituirebbe un parere personale e non professionale, basato cioè su valori, convinzioni e preferenze proprie dello psicologo e non della persona che si rivolge a lui.
Io credo che Lei abbia tutte le capacità per prendere le decisioni giuste per la Sua vita: si fidi delle Sue intuizioni, rifletta bene e non se ne pentirà.
Buona vita
 

HO SCOPERTO CHE MIA MAMMA TRADISCE PAPA’ (DIALOGO N.73)
 
Salve,
mi chiamo Linda e ho 18 anni. E’ strano che io scriva a qualcuno così apertamente ed è anche strano che io riesca a scrivere essendo una persona molto introversa e che tiene tutto dentro… Ebbene, è da quattro anni che tengo dentro un segreto che finora sanno solo i miei amici di classe, la prof di tedesco, la mamma del mio ex fidanzato e la mia migliore amica, la persona che mi sa capire più di tutti al mondo. A quel tempo io avevo quattordici anni ed ho scoperto una relazione tra mia madre e l’amico di famiglia. Io all’inizio non volevo crederci, ma dopo aver preso il cellulare e letto i messaggi ho capito che purtroppo dovevo farlo e non è stato facile. La prima reazione che ho avuto d’impulso è stata quella di prendere il numero di cellulare e di telefonare a questa persona per capire meglio chi fosse; la sera stessa mi recai ad una cabina telefonica e dalla voce dell’uomo capii che si trattava di lui. Ho sempre tenuto nascosto a mia madre questo segreto, anche perché non ho proprio il coraggio di parlarle apertamente per paura della sua reazione… la cosa strana è che mi chiedo se mio padre sappia o meno… a volte sembra di si, a volte no… l’unica che sa sono io e purtroppo mi accorgo di tutto e soffro. Soffro perché mi chiedo cosa aspetta mia madre a prendere in mano la situazione, ad assumersi le sue responsabilità e a dire che ama questa persona: così si sarebbe rovinata una famiglia, ma almeno lei sarebbe più felice… credo. Forse non lo fa per paura di perderci. Io ho una sorella più piccola di me e l’anno prossimo andrò via per studiare teatro a Roma, quindi lei rimarrebbe sola e chissà cosa succederà; avevo pensato che prima di andar via avrei parlato a mia madre, ma la paura domina tutto... e io non so che cosa fare.
Grazie per avermi ascoltata.
 
Linda (18 anni)
 
 
Gentile Linda,
grazie della Sua mail e fiducia. Mi spiace della difficile situazione che sta vivendo e del doloroso segreto che si è tenuta dentro. Se oggi, a distanza di quattro anni, si domanda ancora cosa fare e ne soffre, forse è venuto il momento di affrontare la questione.
Paul Watzlawick, un grande psicologo, un giorno, in un convegno a cui ho partecipato, raccontò questa storiella: <<Mario si continua a rigirare nel letto e non riesce proprio a prendere sonno. Sua moglie Laura gli chiede se c’è qualche problema e Mario risponde che è molto preoccupato perché l’indomani mattina dovrebbe rendere una certa somma a Gianni, un loro conoscente, ma purtroppo non ce l'ha ed è molto angosciato per come Gianni potrà reagire a questa notizia. Laura lo invita a cercare di non pensarci e rilassarsi. Mario ci prova, ma non ci riesce. Dopo più di un’ora in cui il marito si rigira nel letto Laura gli prepara una bella camomilla, prova a tranquillizzarlo e entrambi cercano di nuovo di prendere sonno… ma non c’è verso! Dopo un’altra ora di tentativi Mario è sempre più irrequieto. A questo punto Laura è esasperata e improvvisamente, nonostante sia notte fonda, alza il telefono e chiama Gianni dicendogli: “Mi spiace, domani mio marito non ti renderà i tuoi soldi perché non li ha”. Poi chiude la comunicazione e spiega al marito: “Ora noi possiamo dormire tranquilli, sarà Gianni adesso a rimanere sveglio preoccupato”. E finalmente, poco dopo, entrambi si addormentano.>>
Credo che possa essere importante che Lei parli finalmente con Sua mamma dicendole tutto quello che ha scoperto e chiedendole spiegazioni: non è lei, Linda, a dover star male per questa situazione e spetterà invece a Sua mamma, che la ha creata, cercare di gestirla ora in modo adeguato.
In bocca al lupo con affetto

 

I RAGAZZI MI STUFANO (DIALOGO N.72)
 
Salve Dottore, io sono una ragazza di 16 anni e non ho mai avuto un ragazzo. Ci sono molti ragazzi che mi piacciono: ci provo, ma dopo una settimana li lascio io. Credo sia perché mi scoccio, solo che dopo che li ho lasciati mi sento in colpa per averlo fatto, invece quando mi ci metto insieme non sto bene con me stessa, nel senso che divento ansiosa e sento paura. Non so che fare, La prego mi aiuti. Perché mi succede questo? E' normale oppure ho qualcosa che non va? E se è normale, che cosa devo fare? La ringrazio in anticipo per la Sua risposta. Buona sera.
 
Antonella (16 anni)
 
 
Gentile Antonella,
grazie della Sua sintetica mail a cui risponderò in modo un po’ schematico, sperando comunque di poterle fornire qualche spunto di riflessione utile.
1) Stare bene con sé stessa è il primo passo per poter stare bene anche in coppia: se questo non avviene, perché non si piace, è poco serena o qualsiasi altro motivo, questo può essere il primo punto su cui concentrarsi per cambiare.
2) Il fatto poi che ci siano molti ragazzi che Le piacciono e con cui “ci prova” può essere un altro aspetto su cui intervenire: se è più selettiva, diminuirà il numero dei possibili partner, ma ne aumenterà la qualità. Le suggerisco anche di godersi il più possibile la fase del desiderio e del corteggiamento, altrimenti rischia di perdersi gran parte del divertimento: sarebbe come iniziare a vedere un film dal secondo tempo o guardare la televisione limitandosi a fare zapping fra i canali.
3) Quando scrive che diventa ansiosa e sente paura, bisognerebbe capire meglio queste sensazioni a quali pensieri sono connesse. Può essere la difficoltà ad investire nel rapporto con una sola persona rinunciando ad altre possibilità e con il rischio di scegliere quello sbagliato, oppure il timore che il ragazzo accampi poi pretese e richieste nei Suoi confronti o ancora la paura che lui possa sedurla e poi abbandonarla. Capire meglio qual è l’origine delle nostre paure è importante per poterle affrontare e superare.
4) I sensi di colpa di solito portano solo a stare male e raramente sono utili. E’ prezioso invece apprendere dalle proprie esperienze, come un bambino che cerca di camminare, cade, si rialza, sperimenta di nuovo e cade ancora, ma non si scoraggia e non si arrende, riuscendo così alla fine a raggiungere il suo obiettivo… e con che soddisfazione!
Buona vita

 

UN’AMICA DEPRESSA (DIALOGO N.71)
 
Caro dottore,
Le scrivo non per me ma per una mia amica, anzi più che una amica, a cui voglio un gran bene. E' una donna di mezza età che da un po’ di tempo non ha più voglia di fare niente, né di lavorare né di stare tra la gente. Fa anche discorsi strani, dicendo che nella sua vita non ha combinato niente di buono e che non  riesce a fare niente. Per alcuni giorni è stata a letto tutto il tempo. Come posso comportarmi nei suoi confronti e cosa posso fare per aiutarla?
 
Cesare (34 anni)


 
Gentile Cesare,
grazie per la Sua mail.
E’ molto probabile che la Sua amica stia entrando in una fase di depressione e l’aiuto migliore che può darle è convincerla a rivolgersi ad uno psicoterapeuta per farsi aiutare. In casi gravi (lo stare a letto per alcuni giorni è un aspetto da non sottovalutare) lo psicoterapeuta può farsi affiancare nel suo lavoro da un medico psichiatra, che offra in una fase iniziale anche un supporto farmacologico. In ogni caso di solito tanto più l’intervento è tempestivo, tanto più risulta efficace, perché evita di doversi poi confrontare con tutta una serie di problemi aggiuntivi che sorgono generalmente come conseguenza di una depressione prolungata (ulteriore diminuzione della propria autostima, costruzione di un’identità personale centrata sulla malattia, scarsa fiducia in se stessi, perdita degli affetti, del lavoro e dei propri interessi) e rendono sempre più faticoso uscirne.
Dal punto di vista psicologico sarebbe interessante approfondire da quando la Sua amica ha iniziato ad avvilirsi ed isolarsi, individuando se in quel periodo è avvenuto uno o più eventi che possono essere messi in connessione con questo cambiamento d’umore. A volte l’elemento scatenante può essere la morte di una persona cara, una delusione affettiva o problemi sul lavoro, altre volte può avvenire una crisi collegata ad un evento anche positivo, apparentemente insignificante, nella vita delle persone vicine. Per esempio capita che un matrimonio di un conoscente, la nascita di un figlio ad una sorella o ad un’amica, un successo sul lavoro avuto da altri, possano portare una persona a rivedere le scelte fatte nella propria vita mettendosi amaramente in discussione. Altre volte ancora è sufficiente una ricorrenza significativa come un compleanno o un anniversario, o ancora una semplice frase pronunciata da altri, che è rimasta particolarmente impressa. Ci sono casi infine in cui non si riesce a rintracciare nessuna connessione evidente fra gli eventi accaduti e il proprio stato emotivo, ma anche in questi casi è importante vedere un’eventuale depressione come un prezioso momento di riflessione e crescita, che se ben gestito può permettere di guardarsi dentro in profondità e tornare poi a vivere una vita ancora più intensa e soddisfacente.
In bocca al lupo ad entrambi.

 

 

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