Studio Kaleidos

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Dialoghi con lo psicologo pag.4


 

STO SCOPPIANDO (DIALOGO N.40)

COS’E’ L’E.M.D.R. ? (DIALOGO N.39)

MIA FIGLIA MI HA MENTITO (DIALOGO N.38)

GAY? (DIALOGO N.37)

CAMBIARE (DIALOGO N.36)

NON MI AMA PIU’ (DIALOGO N.35)

PALLA DI NEVE O CIPOLLA (DIALOGO N.34)

ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI (DIALOGO N.33)

RISPETTO E CURIOSITA’ (DIALOGO N.32)

PROBLEMI FAMILIARI (DIALOGO N.31)

 

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STO SCOPPIANDO (DIALOGO N.40)
 

Buongiorno Dottore,

sono sempre stato una persona ansiosa, ma da alcuni mesi sono arrivato a provare quelli che credo siano veri e propri attacchi di panico. Da due anni ho un lavoro a tempo determinato, che poi mi è stato rinnovato. Ad ottobre dovrei venir assunto a tempo indeterminato. Ho sempre ricevuto buoni feedback sul lavoro, ma ultimamente mi è venuta una paura terribile che ad ottobre io possa essere licenziato. Io ci terrei molto ad essere assunto a tempo indeterminato anche per potermi sposare con la mia ragazza, Maria, che amo tantissimo. Ora però l’angoscia è tale che ogni mattina ho il rifiuto di andare al lavoro e poi una volta lì non riesco nemmeno a concentrami. Può sembrare paradossale, ma in questi giorni sono arrivato a pensare di licenziarmi pur di mettere fine a questa continua tensione. Sono sempre stanco, preoccupato e non riesco a sorridere; la mia ragazza è molto paziente, ma ora mi sento in colpa anche nei suoi confronti e poi non mi sembra che riesca a capire fino in fondo come mi sento… del resto non riesco a capirlo neppure io! Sto scoppiando! Il mio medico di famiglia mi ha prescritto delle gocce per dormire (anche questo mi risulta sempre più difficile), un po’ mi aiutano, ma non è sufficiente. Pensa che una psicoterapia potrebbe essermi d’aiuto?

Grazie e cordiali saluti

Maurizio (26 anni)



Gentile Maurizio,


grazie della Sua mail. Credo di comprendere l’angoscia che Lei prova ora e penso che potrebbe essere connessa ai sostanziali cambiamenti che stanno avvenendo in questo periodo della Sua vita. Lei mi sembra infatti ben consapevole dell’importanza di una possibile assunzione e di un eventuale matrimonio. Forse in questo momento un aspetto che crea ansia è che questi eventi, per Lei così significativi, non sono completamente sotto il Suo controllo e dipendono anzi, in buona parte, dalla scelta di altre persone. Un ulteriore elemento da considerare potrebbe essere il timore che è frequente provare di fronte a cambiamenti così radicali: avere un lavoro e una relazione “a tempo indeterminato” significa una maggior stabilità e serenità, ma anche dover simbolicamente rinunciare ad una serie di altre potenziali possibilità. Ogni lavoro, anche il più bello, di solito comporta anche qualche aspetto un po’ più faticoso o noioso e così ogni partner, anche la migliore, ha qualche imperfezione e difetto. Nella fantasia si può avere tutto come possibile, nella realtà quando si fa una scelta, questa implica sempre anche qualche rinuncia. Queste possono essere delle tappe importanti del Suo processo di crescita e maturazione (che nella vita non finisce mai): momenti difficili e impegnativi che con il tempo si trasformeranno però probabilmente in piacevoli ricordi, motivo di orgoglio e soddisfazione! Credo che un percorso di psicoterapia, vagliando insieme a Lei quanto queste o altre ipotesi abbiano eventualmente senso nella Sua situazione specifica, possa in breve tempo aiutarla a mettere meglio a fuoco i Suoi obiettivi e le Sue paure, ritrovando la forza e la serenità di cui ha bisogno.
In bocca al lupo per tutto

 


COS’E’ L’E.M.D.R. ? (DIALOGO N.39)

Gentile Dottore,

ho visto sul suo sito che Lei si occupa anche di E.M.D.R. Ho sentito parlare di questa tecnica, ma non ho ben capito in cosa consiste e se è veramente così “miracolosa” come alcuni dicono. Mi può dare qualche chiarimento in merito? Grazie e complimenti per il sito


Giulia (32 anni)


Gentile Giulia,


grazie per la Sua mail.

La sigla E.M.D.R. indica le iniziali dei termini “Eye Movement Desensitization and Reprocessing” e rappresenta una specifica tecnica di psicoterapia utilizzata principalmente per il trattamento di problemi emotivi collegati ad eventi in qualche modo “traumatici” subiti dal soggetto (per esempio incidenti stradali, aggressioni, maltrattamenti infantili, ecc.) L’EMDR è una tecnica relativamente recente perché sviluppata solo negli ultimi 20 anni e sono tutt’ora in corso molti studi per capire meglio la sua modalità di funzionamento ed efficacia; gli ottimi risultati finora raggiunti stanno però rapidamente accrescendo la sua reputazione e diffusione nella comunità scientifica internazionale.
Le sarà forse capitato di notare che, a volte, alcune esperienze emotive rimangano come “congelate” nel cervello, senza poter essere elaborate ed integrate con le altre informazioni in Suo possesso, mantenendo quindi intatta nel tempo la loro “carica emotiva”; succede così per esempio quando una persona, pur sapendo razionalmente che quanto successo non è colpa sua, non riesce a sentirlo “di pancia” ed emotivamente continua ad attribuirsene la responsabilità. Ebbene, l’EMDR favorisce una naturale rielaborazione di questi vissuti disturbanti permettendo alle emozioni ad essi connesse di modificarsi, in modo probabilmente analogo a quanto avviene durante la fase REM del sonno (può trovare maggiori informazioni al riguardo ed un elenco di psicoterapeuti abilitati all’uso di questa tecnica, incluso il sottoscritto, sul sito www.emdritalia.it).
Personalmente ritengo che l’EMDR sia molto efficace in alcune situazioni ed è utile che lo psicoterapeuta abbia a Sua disposizione anche questo strumento per aiutare le persone che si rivolgono a lui, ma solo all’interno di una buona relazione terapeutica lo psicologo e il cliente potranno valutare insieme, nel caso specifico, quale modalità psicoterapeutica sia più utile adottare per raggiungere il loro obiettivo.

Cordiali saluti

 


MIA FIGLIA MI HA MENTITO (DIALOGO N.38)

Buongiorno,

mi chiamo Emanuela e ho un problema con mia figlia che dovrò affrontare nel pomeriggio e non so come iniziare la discussione. Martina, mia figlia, sta frequentando il terzo anno del liceo linguistico. Io pensavo che andasse abbastanza bene a scuola. Cioè, so che aveva sotto arte perché aveva preso un'insufficienza nella verifica, ma potrebbe avere recuperato con la verifica che ha fatto la settimana scorsa. Per il resto pensavo che fosse a posto. Stamattina mio figlio, mentre preparava la sua cartella, ha trovato una lettera della scuola datata 5 maggio che ci informa che Martina ha alcune materie a rischio... Mi aveva appena detto che aveva parlato con il suo tutor e che le aveva riferito che dal consiglio di classe i prof. erano contenti del suo andamento, a parte arte che comunque è recuperabile... La menzogna capisce? Questa cosa mi manda in bestia!! Perché deve mentire? Nascondere le cose? Come devo affrontare il discorso con lei questo pomeriggio?
Per favore aiutatemi... Grazie

Emanuela (45 anni)


Gentile Emanuela,


grazie della Sua mail: purtroppo riesco a rispondere alle mail solo nel giro di qualche giorno e immagino quindi che avrà già affrontato la discussione con Martina.

Capisco il dispiacere che deve aver provato nello scoprire che Sua figlia non Le ha detto tutta la verità ed è sicuramente importante che ne parliate assieme; dalle Sue parole mi sembra però emergere anche qualcosa di più, una specie di rabbia, unita forse alla sensazione di sentirsi presa in giro: questo può essere un aspetto a cui prestare attenzione. A mio parere infatti è prezioso riprendere i figli quando sbagliano, in modo fermo e anche duro, ma è necessario evitare, per quanto possibile, rabbia e risentimento: è importante cioè rimproverare i figli per i loro errori e anche punirli quando necessario, ma lo è altrettanto non mettere in discussione in alcun modo l’affetto e la stima che proviamo per loro. Nella mia esperienza è poi molto frequente che i figli tentino di nascondere i cattivi risultati scolastici ai genitori e questo, quando non diventa eccessivo, può addirittura essere considerato un segnale positivo: la consapevolezza di non aver adempiuto al proprio dovere e il desiderio di rimettere le cose a posto al più presto. Fiorella Mannoia in una sua canzone diceva “se diciamo una bugia, è una mancata verità che prima o poi si avvererà”… dal 5 maggio ad oggi è già passato un po’ di tempo, la mia speranza è che Martina possa già aver ben utilizzato queste settimane per rimediare, almeno in parte, ai suoi cattivi risultati.
Per quanto riguarda Suo figlio infine credo sia fondamentale favorire il più possibile un’alleanza fra lui e sua sorella: i fratelli infatti sono una risorsa preziosissima e, se uniti fra loro, possono darsi un aiuto ed un sostegno fondamentale proprio là dove spesso i genitori, per differenza di età e di ruolo, non possono arrivare.

Cordiali saluti


GAY? (DIALOGO N.37)

Salve Dottore,

la mia situazione e' questa: da circa 7 anni ho un'amicizia bellissima, ho un'amica alla quale voglio un bene infinito, insieme facciamo tantissime cose (viviamo insieme all'estero, viaggiamo, usciamo ecc). Siamo talmente legate che ci credono lesbiche (specie nella mia famiglia). E il dubbio mi e' venuto in quanto ho un strano rapporto coi ragazzi (non ne ho mai avuto uno e neanche lei, ma credo a causa mia, che sono un po' morbosa), ma nonostante ciò non sono per niente attratta fisicamente da lei. Tuttavia se penso ad un futuro con lei mi sento serena, ho il terrore che si fidanzi (sono certa che ne morirei) e mi chiedo cosa ci sarebbe di male se vivessimo assieme e continuassimo a divertirci senza avere una famiglia (anche se in realtà a volte penso mi piacerebbe costruirmela). Sinceramente vorrei riuscire a capire se davvero sono gay o no (so che nessuno meglio di me può saperlo, ma non riesco proprio a capirlo). Mi piace la bellezza femminile (anche perché mi vorrei completamente diversa), ma all'idea di avere un rapporto con una donna mi vengono i brividi. Come faccio a capire meglio cosa voglio? E soprattutto posso cercare di togliermi dalla testa che se non sto con lei quasi ogni giorno muoio?

Grazie mille

Ilena (29 anni)


Gentile Ilena,


dalle Sue parole è evidente come Lei stia vivendo un’amicizia bellissima e molto intensa, che non vuole perdere. Per poter ascoltare serenamente quanto sente dentro di Lei e vivere pienamente la Sua vita credo sia necessario innanzitutto liberarsi da due paure.

La prima paura che traspare è quella di potersi scoprire lesbica. Il timore è comprensibile, perché questa scelta ancora oggi nella nostra cultura obbliga a confrontarsi, almeno inizialmente, con pregiudizi e diffidenza, in un modo un po’ simile a quanto avveniva in passato nei confronti di chi era mancino: la società cercava a tutti i costi di cambiarlo, correggendo il “difetto” per renderlo “normale” o tendendo ad emarginalo in quanto “diverso”. Nonostante queste difficoltà, scoprire e rispettare la propria indole è sicuramente il modo migliore per vivere un’esistenza piena ed arricchente: conosco persone mancine particolarmente brillanti sul lavoro e coppie omosessuali molto felici, non posso dire lo stesso per persone che non si sono mai sapute accettare così come erano. E’ un po’ quello che ci insegna la fiaba del brutto anatroccolo: finché lui cercava di essere un’anatra a tutti i costi si sentiva brutto e infelice, nel momento in cui ha scoperto ed accettato di essere un cigno la sua vita ha preso il volo.
C’è però anche una seconda paura che traspare dalle Sue parole ed è importante superare: è quella che se Lei o la Sua amica vivrete una relazione di coppia eterosessuale, questo distruggerà la Vostra amicizia. Io credo che se Voi volete che la Vostra bella amicizia rimanga solida e stabile nel tempo dovrete aver cura che essa sappia trasformarsi, aprendosi all’esterno e sapendosi adattare alle diverse circostanze della vita. Se la Vostra relazione è troppo rigida e possessiva rischia di assomigliare ad un vaso di cristallo: apparentemente difficile da scalfire, ma in realtà molto fragile, al punto da poter andare in frantumi al primo colpo. I grattacieli antisismici in Giappone sembra invece che resistano bene anche a terremoti molto violenti: il loro segreto è che sono flessibili e sanno piegarsi ai movimenti e alle oscillazioni senza spezzarsi.
Penso che solo se saprà vincere entrambe queste paure potrà vivere liberamente e pienamente la Sua vita, in qualunque direzione essa La porti.

In bocca al lupo

 


CAMBIARE (DIALOGO N.36)

Buongiorno,

ho visto che il Vostro studio si chiama “psicologia per il cambiamento”… ma sarà proprio così necessario cambiare ad ogni costo? Non pensa Dottore che questa eterna insoddisfazione e incapacità di apprezzare quello che già abbiamo per ricercare subito qualcos’altro sia proprio uno dei problemi principali dell’epoca in cui viviamo?

Grazie se vorrà darmi una Sua opinione e complimenti per il sito.

Maurizio (37 anni)



Gentile Maurizio,


grazie della Sua mail.

Di solito chi si rivolge ad uno psicologo lo fa perché desidera cambiare qualcosa nella sua vita e non è pienamente soddisfatto dell’equilibrio al momento raggiunto, da qui il sottotitolo dello Studio Kaleidos.
Io però credo che nella nostra vita il cambiamento non sia solo, in alcuni casi, auspicabile, ma soprattutto, quasi sempre, inevitabile. Siamo infatti immersi in un mondo, oggi più che mai, in continua trasformazione e noi stessi mutiamo nel corso di tutta la nostra vita, passando dall’infanzia all’adolescenza, per poi arrivare all’età adulta ed infine alla vecchiaia. La questione non è quindi se cambiare, ma in che direzione farlo. In questo senso lo psicologo può essere visto un po’ come lo skipper di una barca a vela che aiuta il proprietario a sfruttare il vento per andare nella direzione che lui profondamente desidera, senza rimanere in balia delle onde. Non per niente spesso le persone si rivolgono allo psicologo proprio nel momento in cui si sentono un po’ disorientate e cercano aiuto per “ritrovare la rotta”, oppure si percepiscono nel bel mezzo di una "tempesta": in questi casi possono scegliere di ospitare lo psicologo-skipper sulla loro barca per fare un pezzo di navigazione insieme, per poi proseguire rinfrancati per conto loro.
Come si può intuire il cambiamento di cui parlo non è tanto fisico quanto mentale: è un cambiamento di prospettiva che ci porta a percepire le stesse cose in modo nuovo, che ci porta a vivere gli stessi eventi con emozioni diverse. In questo senso anche l’imparare ad apprezzare quello che già si ha e il saperne godere pienamente rappresentano un importante cambiamento.


Cordiali saluti e buona vita


NON MI AMA PIU’ (DIALOGO N.35)

Salve,

torno a scrivervi una e-mail (vedi dialogo n.30) per comunicarvi che mio marito a 10 giorni dalla nascita di nostro figlio ha deciso...

Ha deciso che non mi ama più e che non mi amerà più dicendomi inoltre che questa non e' la vita che vuole vivere.
Ma come si può prendere una decisione del genere in un momento del genere????
E’ davvero paura delle responsabilità???

Aiutatemi per favore. Aspetto notizie. Sono davvero disperata.


Rebecca (35 anni)


Gentile Rebecca,


mi spiace molto per la scelta di Suo marito e immagino quanto dolore e disorientamento questo possa creare in Lei.

So che può essere molto dura, ma questo è il momento in cui lasciarsi alle spalle il passato e iniziare a costruire un nuovo futuro, per Lei e per Suo figlio. E' importante sapere che in questo momento così difficile deve farsi aiutare, certamente dai Suoi familiari e amici, ma anche da uno psicoterapeuta che possa supportarla in questa fase di cambiamenti così repentini e radicali.
A volte anche i momenti di profonda crisi possono rivelarsi, a distanza di tempo, preziose opportunità di rinnovamento. Fabrizio De Andre, in modo più poetico di me, diceva "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori." E' questo l'augurio che Le faccio di tutto cuore.

 


PALLA DI NEVE O CIPOLLA (DIALOGO N.34)

Buongiorno Dottore,
mi chiamo Susanna, ho 23 anni e da 3 anni lavoro nello stesso posto. Ho un problema. Un giorno dell'anno scorso mi hanno spostato in un reparto della mia azienda in cui ero antipatica alle referenti e parlavano sempre male di me, anche inventandosi cose inesistenti. I dirigenti non hanno mai chiesto di parlare con me e intanto mi sono iniziate ad arrivare lettere di contestazione e poi multe; io, non avendo un carattere combattivo, mi sono tenuta tutto dentro, poi è arrivata una lettera di trasferimento da Milano a Lecco, dove c’è la sede centrale della mia azienda... io ho accettato per farmi forza e per dimostrare che non sono io sbagliata!! Adesso lavoro ancora lì e sul campo lavorativo nessuno dice niente perché mi sono sempre adeguata a tutto, ma ormai mi trattano da jolly: mi fanno fare poche ore in una sala, poi in un'altra, poi in un'altra ancora; quando arrivo da Milano fino a Lecco per iniziare a lavorare mi dicono “corri a Milano che manca personale”... Questa in breve era la mia situazione, fino a quando, il 20 aprile di quest'anno, dopo un litigio per una ennesima trasferta non c'è lo fatta più, sono arrivata a casa e per calmarmi ho preso tante pillole tranquillanti e pillole per dormire, poi un Aulin perché mi scoppiava la testa… e cosi è successo che mio padre, rientrando a casa, mi ha visto come svenuta e ha chiamato l'ambulanza... ora come ora mi sento stanca fisicamente e molto triste, non ho la forza di combattere, mi sento vuota e priva di voglia di vivere!!! Cosa mi consiglia? Grazie

Susanna (23 anni)


Gentile Susanna,


grazie della Sua mail.

Mi sembra che il Suo problema sia un po’ come una palla di neve, che man mano che rotolava, si è ingrandito sempre di più. Nella Sua mail infatti Lei indica diversi passaggi che hanno contribuito a costruire la situazione attuale: 1) Nel nuovo reparto in cui è stata spostata non si è trovata bene con le Sue colleghe 2) Non è riuscita a chiarire la questione con i dirigenti della Sua azienda 3) Ha accettato un trasferimento e una situazione di lavoro per Lei molto faticosa e stressante 4) Ha iniziato a star male, fino a riempirsi di pillole e tranquillanti.
Ora credo che si tratti di fare il percorso inverso e di iniziare a risolvere le cose a partire dalla situazione attuale, un po’ come si farebbe sbucciando una cipolla, dallo strato più grosso, riducendone via via le dimensioni.
4) La prima cosa da fare quindi è aver cura della Sua salute e del Suo benessere: mi sembra importante iniziare una psicoterapia, in cui potersi sia sfogare che confrontare, trovando una guida ed un sostegno per attraversare questo momento difficile. E’ da valutare inoltre se inizialmente Lei può aver bisogno anche di un sostegno farmacologico per ritrovare le energie che sente di aver perduto o se questo non è necessario. 3) Anche rispetto alla peggior situazione lavorativa, noi non siamo mai completamente impotenti e ci resta sempre almeno una scelta, al limite quella di licenziarci. Già nel 1500 S.Ignazio di Loyola consigliava però, se possibile, di non prendere mai decisioni importanti quando l’animo è turbato e io sono d’accordo con lui: se ne ha la possibilità, rimandi quindi questa decisione a quando si sentirà più serena e con le idee più chiare. 2) Quando ci sono dei problemi, può essere importante capire come gestirli e risolverli in modo costruttivo, senza lasciare che le cose peggiorino ulteriormente. 1) Affrontare le difficoltà sul nascere o addirittura riuscire ad evitare che esse sorgano impegnandosi a costruire dei buoni rapporti con i colleghi è sicuramente la strategia migliore: prevenire è molto meno faticoso che curare.
In ultimo non si scoraggi: anche questo momento di crisi che sta attraversando può diventare una preziosa opportunità di cambiamento e di crescita e Lei, a 23 anni, ha ancora tutta la vita davanti…


In bocca al lupo



ISTRUZIONI PER RENDERSI INFELICI (DIALOGO N.33)

Buongiorno,

mi chiamo Maria Alina, ho 29 anni e abito a Milano. Le scrivo perché mi trovo in difficoltà dopo aver vissuto un’esperienza di lavoro negativa che è durata 2 anni, di cui 1 anno “di guerra”. Sono una persona di carattere molto forte, cioè quando sono convinta che ho ragione lotto senza pensare alle conseguenze. Conseguenze: sono rimasta con tanti pensieri molto negativi nel mio inconscio (tutto quello che io pensavo di questa gente) che spesso non riesco a controllare. Sono cosciente del mio problema e Le chiederei gentilmente di consigliarmi qualche libro da leggere in attesa di poter fare una terapia.


Ringraziandola in anticipo, porgo distinti saluti.


Maria Alina (29 anni)


Gentile Maria Alina,


grazie della Sua mail.

So che a volte i conflitti che si creano nel contesto lavorativo possono essere molto distruttivi e logoranti, con pesanti ricadute anche sul proprio benessere e sulla vita personale. Dai pochi elementi che mi fornisce è difficile entrare più nello specifico, così come consigliarle una lettura adatta. Personalmente diffido dei libri di psicologi e “guru” che indicano presunte “ricette”, più o meno efficaci, per essere felici; credo infatti che ognuno di noi debba costruire, con fatica, sperimentazioni ed errori, una sua “formula” del tutto personale. Un libro che però mi sento di raccomandare è “Istruzioni per rendersi infelici” (disponibile nell’Universale Economica Feltrinelli per pochi euro) in cui l’autore, Paul Watzlawick, spiega come, se non esiste una buona ricetta per essere felici, ne esistono di ottime (e molto utilizzate) per costruire la propria infelicità. Così, con semplicità ed ironia, queste pagine ci aiutano a diventare un po’ più consapevoli di alcuni nostri meccanismi e paradossi, come la diffusa convinzione che esista un unico punto di vista valido: il proprio.


Buona lettura e buona vita


RISPETTO E CURIOSITA’ (DIALOGO N.32)


Salve dottore,
mi chiamo Elena e studio psicologia. L'altro giorno mi trovavo dall'estetista quando è venuta una signora e ha iniziato a parlare di sua figlia, che ha 3 anni, e mi ha chiesto come mai fino a poche settimane fa parlava bene e ora, effettivamente ho avuto modo di verificarlo, non parla più bene, si riesce a capire a stento... Ora io mi chiedo: può essere balbuziente? O è viziata? Oppure richiede attenzione? Risponda al più presto. La ringrazio anticipatamente

Elena (20 anni)


Gentile Elena,


grazie della Sua mail e del quesito che mi pone. Onestamente, in base a queste informazioni, non so risponderle. I motivi di questo comportamento o difficoltà possono essere infatti veramente molteplici, sul piano tanto psicologico, quanto organico o più semplicemente relazionale e non mi sento di azzardare nessuna ipotesi in base ai pochi elementi che ho a disposizione.


Visto che siamo “quasi colleghi” Le confesso una cosa: anche in studio a volte mi capita di non riuscire a capire bene un certo stato d’animo o situazione e quando questo succede dico apertamente al mio cliente che ho bisogno di conoscerlo meglio prima di azzardare qualsiasi spiegazione. Io infatti non ho tutte le risposte, ma credo che per uno psicologo due cose siano essenziali: il rispetto e la curiosità. Per me “rispetto” significa accettare i valori, le scelte e i comportamenti della persona che ho di fronte, anche se magari diversi dai miei, evitando di esprimere giudizi o di voler imporre le mie idee. Per “curiosità” intendo invece genuino interesse per l’essere umano che incontro, senza accontentarmi di spiegazioni affrettate o semplici etichette diagnostiche, ma cercando di conoscerlo il più possibile nella sua irripetibile unicità. Di solito conoscere l’altra persona in questo modo richiede un po’ di tempo, ma produce risultati preziosi. E alla fine le risposte, insieme, si trovano.

In bocca al lupo per i Suoi studi e la splendida professione che si accinge a svolgere


PROBLEMI FAMILIARI (DIALOGO N.31)

Buonasera,

sono una donna di 52 anni, sposata da 27. I miei problemi sono cominciati dal primo giorno del mio matrimonio perché si doveva fare tutto quello che diceva mio marito. Per me la mia famiglia non doveva esistere mentre io dovevo condividere tutto con la sua. Insomma, non sto qui ha raccontare tutto perché ci vorrebbero giorni interi, vado subito al punto per me più grave e che mi fa soffrire tantissimo: mio figlio, fin da piccolino, mi dice parolacce brutte, nonostante gli dicessi si a tutto: non capisco questo suo comportamento, ma la cosa più grave é che mio marito non faceva niente per impedirlo, man mano che é cresciuto la cosa e peggiorata perché ora mi fa violenza, sembra lui il padrone di me stessa, e anche oggi, che ha 27 anni, il padre non gli dice niente . Ora voglio che mi aiutate perché io soffro di depressione e da 15 giorni che sono a letto e prendo farmaci, loro nemmeno mi considerano perché il litigio io ce lo ho con mio figlio, però dopo di conseguenza me la prendo con mio marito perché né mi rispetta lui né mi fa rispettare dagli altri. Vi prego di aiutarmi a capire la decisione che devo prendere perché mi spaventa ritornare alla vita quotidiana e che fra 15 giorni possa succedere di nuovo qualcos’altro. Rispondetemi subito e se avete dei dubbi, se avete bisogno di farmi altre domande, sarò felice di rispondervi, perché capisco e serve per il mio futuro. Grazie

Maria (52 anni)


Gentile Maria,

grazie della Sua mail in cui traspare tutta la Sua sofferenza in questa difficile situazione.

Io vedo spesso nel mio studio coppie di genitori alle prese con il problema dell’educazione dei figli. I modi per crescere i propri figli sono molti e non credo ce ne sia uno in assoluto migliore degli altri: è una scelta molto personale della coppia genitoriale, che dipende dai valori e dalle convinzioni personali, dal carattere di ciascuno dei coniugi e anche dalle proprie tradizioni familiari di provenienza. L’aspetto per me essenziale è che i genitori riescano, pur partendo magari da posizioni differenti, a trovare una linea educativa quanto più possibile comune, condivisa e coerente. A mio parere, quindi, non importa tanto che i genitori decidano di educare i loro figli in modo molto permissivo o al contrario molto severo, quanto che i genitori si sostengano a vicenda e si eviti una situazione in cui un genitore non permette niente e l’altro concede tutto: in questi casi può nascere uno squilibrio in cui si sviluppano conflitti e sofferenza.

Nel Suo caso mi sembra che Lei e Suo marito non riusciate a trovare un sostegno reciproco e una linea educativa comune su cosa è permesso o meno a Vostro figlio: da una parte si trovano quindi schierati gli “uomini” di casa e dall’altro c’è Lei, che si sente sola ed attaccata, senza nessun alleato che La sostenga. In questa situazione la cosa migliore sarebbe cercare di trovare con Suo marito un nuovo equilibrio di coppia, magari facendosi aiutare insieme da uno psicologo. Qualora Suo marito non sia disponibile, cerchi comunque un aiuto psicologico per Lei, in cui poter riflettere se desidera ancora provare ad investire su questa relazione e in che modo è possibile farlo o se, al contrario, ritiene necessario per il Suo benessere poter pensare ad una eventuale separazione. Questa mail può essere un primo passo, ma poche righe scritte non possono certo sostituire un percorso psicologico personale o di coppia…

Cordiali saluti con affetto

 

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