Studio Kaleidos

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Dialoghi con lo psicologo pag.6


PADRI E FIGLIE (DIALOGO N.60)

UNA COPPIA SPECIALE (DIALOGO N.59)

STORIA PASSATA (DIALOGO N.58)

UNA PERSONA DISTRATTA (DIALOGO N.57)

NON SONO D’ACCORDO (DIALOGO N.56)

FINE DI UNA STORIA (DIALOGO N.55)

DA UNO PSICOLOGO PER GUARIRE (DIALOGO N.54)

CAMBIARE MI TERRORIZZA (DIALOGO N.53)

MANCATO INNAMORAMENTO (DIALOGO N.52)

NON MI VUOLE SPOSARE (DIALOGO N.51)

 

Pag.11 | Pag.10 | Pag.9 | Pag.8 | Pag.7 | Pag.6 | Pag.5 | Pag.4 | Pag.3 | Pag.2 | Pag.1 |


PADRI E FIGLIE (DIALOGO N.60)

Egregio dottore,
vorrei innanzitutto ringraziarLa per questa possibilità che offre, a chiunque, incondizionatamente. Mi sembra un regalo molto bello. Anche perché un attimo di riflessione per iscritto è, secondo me, assolutamente catartico!
Le scrivo per due motivi. Sono una ragazza di 28 anni che ha sempre avuto un rapporto molto difficile con i genitori, in particolar modo con mio padre. E' sempre stato fonte di grandissime e profonde sofferenze e continua tuttora ad esserlo. Ho provato di tutto in passato: dialogo, lettere, ho persino assorbito la passione per il calcio (gioco da diversi anni) per trascinarlo più vicino a me ed è stato tutto inutile. Lui resta sempre sulle sue posizioni e ne fa una questione di mancato rispetto da parte mia nei suoi confronti, dice che sono ingrata e che faccio la vittima.
Sono stata già da due psicoterapeuti e sento di aver risolto tutti quei nodi che mi angosciavano, mi ritengo una persona equilibrata, forte e ho preso fiducia in me stessa, anche grazie alla persona che ora ho vicino da circa 3 anni. Ma il rapporto con mio padre non cambia. Ho di fronte un muro.
A causa di questo ovviamente mi nega qualsiasi aiuto (parlo di aiuti economici, io e il mio compagno siamo in gravi difficoltà economiche in questo momento) e la situazione forse peggiora sempre di più. Non credo più che ci sia una soluzione ormai, ma forse se Le sto scrivendo dentro di me lo spero tanto. Lei cosa ne pensa?
Il secondo problema è che io convivo con una persona separata che ha 2 figli, il primo di 17 anni e la seconda di 7. La bambina da un anno o due a questa parte ha dei periodi (mesi) in cui non dorme la notte... e sinceramente io e il mio compagno siamo esausti! Nonostante stia da noi solo il mercoledì e due weekend al mese. L'unica soluzione alla fine è quella che lui vada a dormire con lei nel suo letto. Io questo non lo trovo giusto né educativo... ma a mali estremi... Mi sono rassegnata in nome di un bene supremo (il nostro sonno e quello della bambina) e nella speranza che passi presto.
Secondo Lei quale potrebbe essere il comportamento più giusto?
Necessitiamo di qualche colloquio?
P.S. La madre della bambina non ne vuole sapere, e si dedica esclusivamente al suo nuovo compagno...
La ringrazio infinitamente del Suo tempo.

MeG (28 anni)



Gentile MeG,

grazie per la Sua mail e per i positivi apprezzamenti rispetto a questa possibilità di dialogo via mail. Io credo che questo spazio possa essere una stimolante prima opportunità di contatto, ma sono anche consapevole che ha molti limiti.
Rispetto alle due situazioni che descrive per esempio mi sento di saperne veramente troppo poco per poter offrire qualche spunto di riflessione in merito. Molto probabilmente nelle psicoterapie che ha fatto avrà già riflettuto, in modo certamente più approfondito di quanto potrei fare io via mail, sul Suo ruolo di figlia, su come si sono costruite nel tempo le difficoltà fra Lei e Suo padre, su quali eventi e persone hanno influito sulla Vostra relazione e in che modo, su come Lei oggi potrebbe cercare di modificare questo rapporto. In modo simile anche rispetto al sonno della bambina sarebbe importante capire meglio la situazione e il contesto in cui sono sorte queste difficoltà nel sonno prima di poter fare qualsiasi riflessione in merito. Credo che per uno psicologo sia molto importante saper ascoltare prima di parlare… altrimenti rischia di fare solo danni.
Come forse saprà, io sono solito offrire un primo colloquio in modo completamente gratuito per potersi conoscere e parlare di persona in modo un po’ più approfondito di quanto sia possibile fare in questa “sede virtuale”: se ha piacere può sfruttare questa possibilità, scegliendo magari di concentrarsi su uno di questi due temi e provando a vedere se nel corso di un colloquio insieme emerge qualche spunto di riflessione utile.

Cordiali saluti e a presto


UNA COPPIA SPECIALE (DIALOGO N.59)

Salve,
mi chiamo Cinzia.
Sono in profonda crisi, sono sempre stata una ragazza come le altre, vita sociale attiva, un bel lavoro, ho avuto dei morosi… poi un anno fa ho incontrato una ragazza.
All'inizio è nata una bella amicizia, ma da subito tutte e due sentivamo che comunque c'era qualcosa di più... Per esempio ci vedevamo e, appena a casa, o per messaggi o tramite Msn o per telefono, sentivamo il bisogno di sentirci subito e ancora... poi andando avanti ci trovavamo sempre più in sintonia, siamo arrivate da prima a coccole, al bacio... e giuro che non sono mai stata baciata così, e anche per lei è stato uguale, però mi fermavo sempre, dicevo “un attimo ragiona, stai baciando una ragazza!”, mentre lei era molto più convinta, non lo vedeva come un problema, nemmeno io lo vedevo come un problema, però mi chiedevo di continuo “come mai”… poi andando avanti nei mesi successivi sentivamo il desiderio di volerci, anche lì all'inizio ero un po’ paurosa, titubavo, ma lo volevo, sentivo di volerlo… così abbiamo iniziato a fare l'amore... certo mi dirà “fare l'amore!?”, sì esatto, sentivamo i nostri corpi, il desiderio di averci, non era volgare ma bellissimo, delicato, mai capitato una cosa del genere… Con il passare del tempo ho capito che quello che volevo dalla vita era lei, stare con lei per tutta la vita, non mi ero mai sentita tanto felice, in pace con me stessa, invincibile al mondo solo perché io ero il suo mondo e lei il mio...
Tutto perfetto fino a luglio di quest'anno, quando io ero ormai sicura di noi, mentre lei ha iniziato a vedere la nostra storia con paura, nel senso “e se ci vedono?!”, “e se ci scoprono?!”. Lei mi ama ancora, ora è innamorata di me, ci vediamo e sentiamo tutti i giorni, però dice che il suo cuore le dice questo, ma la sua testa le impedisce di amarmi con la spensieratezza di prima, dice che vorrebbe una vita normale e con me non potrebbe, ci siamo sempre dette che finalmente noi eravamo la metà perfetta dell'altra, ci completavamo, lei pensa ancora che io sia perfetta per lei, il suo unico problema è che io non sono un ragazzo... Parole sue: “fossi stata un ragazzo non mi avrebbe mai lasciato”… Questo è il discorso che mi ripete da luglio, ma in questi 4 mesi siamo andate in vacanza insieme, abbiamo fatto di nuovo l'amore, ci siamo baciate fino a 2 giorni fa… e anche lì quando le ho chiesto “perché mi baci!?” lei ha detto che quello che sente con me nell'attimo prima del bacio non lo ha mai sentito con nessuno ragazzo… che sente un'esplosione dentro, è in un altro mondo… tutte cose bellissime… però la frena e la blocca questa cosa, la paura che la gente non ci veda normali...
Io le ho detto che ora come ora sono convinta di noi e che non avrei nessun problema a dire alla gente che siamo innamorate e che vogliamo stare insieme... Non so più cosa fare, come agire, come pensare… Sto davvero male, per questo spesso a forza di pensare e ripensare lo stomaco mi si chiude, dormo poco, sono stressata… Vi chiedo di aiutarmi... cosa dobbiamo fare?! Io voglio ritornare felice… però voglio anche lei, non riesco ad accettare il fatto che possa essere di un altro…
Intanto grazie per l'ascolto...

Cinzia (27 anni)


Gentile Cinzia, grazie della Sua sentita mail.

Lei e la Sua partner non siete le sole ad affrontare questo difficile genere di problema.
E’ innegabile che nella nostra società essere non eterosessuali comporta maggiori difficoltà e alcune rinunce. Ci sono una serie di aspetti biologici (non poter avere figli propri), familiari (spesso vengono deluse aspettative implicite di genitori e parenti), sociali (si può venir trattati come “diversi”) e giuridici (non si viene riconosciuti a pieno titolo come coppia) che contribuiscono a rendere questa scelta “scomoda” e a volte molto sofferta.
Credo sia giusto quindi, soprattutto essendo entrambe alla prima esperienza di questo genere e in una età piuttosto giovane, concedersi reciprocamente del tempo per capire ciascuna di voi cosa sente profondamente dentro e se è questa la scelta che vuole veramente fare per il resto della vita. E’ una scelta importante che bisognerebbe riuscire a fare il più liberamente possibile, cercando di superare due paure opposte, ma altrettanto forti: la paura di vivere apertamente la propria omosessualità e la paura di doversi separare facendo soffrire la propria partner. Sono infatti convinto che solo una scelta fatta in totale libertà e non per paura possa portare ad una vita pienamente soddisfacente.
Una delle prove più difficili in amore è lasciare veramente libero il proprio partner di fare le sue scelte in modo che possa raggiungere la sua realizzazione personale. E’ molto faticoso e c’è il rischio di perdere prima la persona amata (cosa che avverrebbe comunque in seguito), ma solo in questo modo si può arrivare ad essere una vera coppia profondamente felice.
Se lo ritenete opportuno, Lei o la Sua compagna o entrambe (ma singolarmente) potete farvi accompagnare in questa riflessione interiore da uno psicoterapeuta, a patto di scegliere un professionista che non parteggi a priori per nessuna delle due alternative e che Vi possa quindi aiutare a trovare la Vostra personale risposta.

In bocca al lupo con affetto


STORIA PASSATA (DIALOGO N.58)

Buongiorno,

cercherò di essere breve ed esaustiva.
La mia storia più importante è finita 6 anni fa. Mi ha lasciato lui, per un motivo alquanto superficiale, dopo un anno e mezzo di lettere, rose, pianti, romanticismo.
In questi 6 anni, sono uscita con più ragazzi, ma non ho trovato nessuno che potesse darmi quello che mi ha dato lui, compreso uno con il quale sono stata assieme 1 anno ai tempi dell'università.
Una settimana fa, ho trovato un commento del mio ex sulla bacheca di Facebook di un amico in comune e nella foto appariva come in una foto che gli avevo scattato io. Di lì, sono partiti mille pensieri e crisi di pianto. Mi sto convincendo di avere un blocco psicologico in campo sentimentale. Le chiedo, cosa devo fare? Ieri ho provato a ripensare a quella storia ed ho capito che quello che mi manca è il non avergli detto quanto mi ha deluso. Come posso chiudere definitivamente mentalmente questa storia? Lui è fisicamente lontano. La ringrazio

Elisabetta (26 anni)



Gentile Elisabetta,

grazie della Sua mail breve ed esaustiva.
Le vorrei suggerire due spunti di riflessione.
Il primo. Lei sembra considerare il Suo ex “storico” come due distinte persone: da una parte il ragazzo meraviglioso e romantico con cui ha vissuto una splendida storia che ancora rimpiange e dall’altra il losco figuro che La ha lasciata per un motivo alquanto superficiale deludendola profondamente. Finché tiene divise queste due parti c’è il rischio che Lei rimanga innamorata della prima e arrabbiata con la seconda. Credo perciò sia importante integrarle, rendendosi conto che ha vissuto una storia importante con una persona che, come tutte le altre, aveva pregi e difetti: la persona con solo i pregi non è mai esistita, se non nel Suo cuore e nella Sua testa (probabilmente era Lei che essendone innamorata un po’ lo idealizzava), quindi non potrà nemmeno “tornare in vita”.
Il secondo. Lei forse in questi 6 anni ha cercato qualcuno con cui poter rivivere quello che ha provato con il Suo ex, ma questo è chiaramente impossibile e non può che portare a delusioni. E’ impossibile non solo perché, nel bene e nel male, non esiste nessun altro perfettamente uguale a quello che era il Suo ex 6 anni fa (ogni persona è una storia a sé), ma anche perché Lei stessa, Elisabetta, ora, a 26 anni, è sicuramente una persona profondamente diversa da quella che era a 20 anni. Se smette di fare paragoni e cerca di vivere al meglio ciò che Le offre il presente, sono sicuro che potrà presto avere una splendida storia d’amore.
Mi viene in mente una canzone (Viaggi & Miraggi) in cui Francesco De Gregori diceva: “domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria.”. Questo è l’augurio che Le faccio di cuore.


UNA PERSONA DISTRATTA (DIALOGO N.57)

Gentile Dottore,
c'è una spiegazione psicologica alla distrazione?
Sono una donna di mezza età con una solida cultura coltivata anche con anni di letture e corsi all'insegna degli interessi più vari. Ho una fantasia decisamente sviluppata che esplicito nella professione di designer creando oggetti ritenuti significativi per unicità e creatività. Creatività che si manifesta anche in infinite altre passioni tra le quali quella di creare giochi di parole inusuali partendo dalla loro etimologia.
Ieri il mio psicologo ha posto l'accento sul fatto che io sia "distratta" (non intendendo distratta in quel preciso momento, ma che mi qualificava come tale). E' stata una .....folgorazione! Mi sono sempre considerata completamente priva di memoria: se ci parliamo per un'ora e poi desidero riportare i momenti salienti di quella conversazione ad un'altra persona non ci riesco!!! Debbo scrivere tutto. Ma "distratta"! Ho sempre considerato questo termine con una valenza negativa ed ora temo proprio di riconoscermi in esso. Eppure ho capacità di concentrazione notevole quando progetto, quando scrivo, quando creo qualunque cosa sono lì, sono veramente lì con tutta me stessa.
La domanda che Le rivolgo, gentile Dottore, è: ci può essere un'origine psicologica a questo mio... limite... e come posso superarlo?
Grata per una Sua risposta, La saluto cordialmente

Serena (48 anni)



Gentile Serena,


grazie per la Sua mail.

Quando ci dimentichiamo qualcosa questo può essere fondamentalmente dovuto a due generi di motivi: o non abbiamo posto sufficiente attenzione a quanto ci è stato detto (e quindi non abbiamo “immagazzinato” l’informazione) o, pur avendolo fatto, con il passare del tempo non siamo poi riusciti a ricordarlo (e cioè fatichiamo a mantenere l’informazione nella nostra memoria o ad accedere a quel ricordo). Quanto evidenziato dal Suo psicologo e da Lei riportato pone l’accento sul primo aspetto, quello dell’attenzione prestata.
L’attenzione che tutti noi poniamo a ciò che ci circonda è molto selettiva e questa selezione è un meccanismo prezioso perché ci permette di “sopravvivere” al mare di informazioni in cui siamo immersi: spontaneamente infatti prestiamo attenzione agli elementi che hanno per noi una qualche rilevanza e non facciamo caso al resto. Per esempio ci ricordiamo bene una notizia che ci ha colpito e per niente una che abbiamo reputato di scarso interesse.
E’ possibile allenare e sviluppare l’attenzione e la memoria usando specifiche “mnemotecniche”. La questione a mio parere non è però prestare attenzione a tutto (sarebbe impossibile ed anche poco proficuo), ma capire come mai Lei si concentra molto bene in alcune cose (per esempio nel Suo lavoro) e meno bene in altre (le conversazioni con alcune persone). Penso che approfondire meglio questi aspetti all’interno del percorso clinico che ha intrapreso potrà risultare molto utile.

Cordiali saluti


NON SONO D’ACCORDO (DIALOGO N.56)

Gentile Dottore,

mi è capitato di leggere l'ultimo messaggio e la Sua risposta (messaggio 55 fine di un amore) e devo dire che non mi trova per niente d'accordo con le Sue riflessioni. Devo dire che mi sono sembrate una serie di frasi fatte, che lasciavano trasparire una lontananza da quello che il ragazzo sembrava portare, un po’ come se dicesse quello che si dice di solito in questi casi,  e sembrava quasi evidente che il tema non compariva nella Sua esperienza personale, almeno così traspare. Ciò porta a mostrare poca empatia con quello che il ragazzo Le ha portato ( rispondere con la frase di Verdone e metterla sul ridere vuol dire non tenere conto assolutamente del grande dolore che il ragazzo le ha più volte menzionato). Oltretutto, e questa mi è sembrata la parte ancora più lontana, ricordare che lui poteva in alcuni momenti pensare a segni premonitori, significa mettere l'accento ancora una volta su un atteggiamento colpevolizzante nei suoi confronti e nello stesso tempo aumentare il senso di impotenza rispetto a quello che si poteva fare, non si è fatto e che in futuro si "dovrà evitare" di fare, non tenendo conto che ogni storia è diversa e ogni persona che si incontra è un incontro diverso. In questi casi ciò che deve trasparire è la fiducia che possiamo ancora avere in noi e negli altri, l'aspetto che permette di uscire da situazioni di questo tipo.
In realtà mi sembra che il ragazzo ci tenesse a sottolineare la sua lealtà e il grande senso di tradimento provato rispetto a questo suo valore condiviso con la ex fidanzata. (…) Avere una relazione adulta non significa solo condividere i momenti belli, quando ci sono e fin che durano, un po’ come avere un cesto di caramelle che fin quando ci piacciono le mangiamo e poi cambiamo. (…) Mi piacerebbe che girasse questo messaggio al ragazzo, perché a volte anche solo la vicinanza è già qualcosa.
La ringrazio
Roberta (38 anni)


Gentile Roberta,


grazie della Sua mail.

Mi spiace che la risposta che ho scritto non Le sia piaciuta e La ringrazio per avermelo fatto sapere.
Spero che il diretto interessato non abbia percepito le mie parole come distanti e poco empatiche nello stesso modo in cui ha fatto Lei: non era questa la mia intenzione.
Ho un profondo rispetto del dolore delle persone e non intendevo né prenderlo in giro (citando il titolo del film) né colpevolizzarlo, ma semplicemente fornirgli alcuni spunti di riflessione, secondo quello che è il mio pensiero e la mia modalità, che chiaramente può anche non piacere.

Grazie comunque per la Sua condivisione e cordiali saluti


FINE DI UNA STORIA (DIALOGO N.55)


Buongiorno,
mi ritrovo in un momento veramente doloroso della mia vita. Sto vedendo scappare la mia ex per sempre. Apparentemente inspiegabilmente. Dopo più di 7 anni bellissimi, con molti alti e pochissimi bassi. Nonostante anche difficili situazioni esterne, nonostante che non si fosse riusciti a coronare il sogno di vivere insieme (non sono ancora laureato e non ho ancora uno stipendio fisso).
Il paradosso è che è lei che mi ha cercato fin dal primo momento, mi ha voluto, mi ha amato tantissimo (anche più di me!) ed è lei che ha deciso di troncare tutto.
Un paio di mesi fa, come sempre, mi invita a cena a casa sua (come me vive con i suoi). La mattina seguente decido di parlarle perché, da un mesetto, la vedo un po’ più freddina rispetto a come è sempre stata. Aggiungo che non mi sarei “accontentato” di un rapporto normale. Volevo semplicemente stimolarla forte del fatto che mai mi sarei immaginato che avrebbe anche solo lontanamente pensato di lasciarmi. Lei piange. A metà mattina mi manda un sms inquietante in cui dice che “qualunque strada decideremo di intraprendere, sappi che sono stati 7 anni meravigliosi”.
Comincia il mio calvario. Ci vediamo la sera stessa e un altro paio di volte a distanza di una settimana. È sempre peggio: arriva a dirmi chiaro che non è più innamorata di me. Comincia a negarsi al telefono.
È tutto incredibile: era una ragazza dolcissima, premurosa. Non mi sarei mai aspettato che mi avrebbe fatto soffrire. Nell’ultimo incontro le dico che, se c’è la volontà e se due persone hanno valori condivisi, rispetto e fiducia, tutto è costruibile e rimediabile. Lei mi dice che non vuole forzature. Che sente come una maledizione il fatto di avermi amato tanto e di non provare più le stesse cose. Mi dice che, in questo momento ha bisogno di leggerezza, di uscire. (…)
La convinco (ma lei non ci crede) a tentare anche la strada della terapia di coppia. Andiamo una volta e lei dice alla terapeuta che non sente più le stesse cose, che non si sente più fidanzata, che non sente più nessun obbligo nei miei confronti. Io le dico che è sempre stata lei a dirmi che i sentimenti vanno curati, aiutati, accuditi. Che l’amore va innaffiato. Ora, evidentemente, non la pensa più così.
Le consegno un pacco di lettere tra alcune di quelle che lei mi aveva scritto: sono lettere bellissime, piene d’amore, dove si parla di “per sempre” in continuazione, di felicità vera. Le dico che farebbe bene leggerle. Che io ho superato i miei momenti i crisi grazie al suo amore e che avevo creduto a quello che mi diceva. Lei mi dice che era tutto vero. Io mi domando: ma come è possibile che possano essere veri sia quei sentimenti così forti e assoluti (giuro: fortissimi!!) che questa sua mancanza di voglia di lottare per qualcosa che ha desiderato, tanto e voluto così tanto? L’inganno c’era prima o c’è ora. O semplicemente è la vita che fa schifo e, a chi è sempre stato onesto, a chi non ha mai tradito, a chi ha gioito dei successi dell’altro più che dei propri, non permette di essere felice? Francamente ero più sicuro del suo amore incondizionato nei miei confronti che dell’esistenza del sole. Era veramente così. Avevo investito tutto il mio futuro su di lei. Sognavo una vita insieme a lei. Lei, invece, se ne sta andando e si sta comportando esattamente come il resto del mondo che insieme disprezzavamo.
Tra un mesetto mi rifarò vivo con lei, ma so già che non starà mai più con me. E pensare che ero tutto per lei. È tutto incredibile. Sono distrutto. Devo provare a farmi la mia vita, le mie esperienze. Ma è durissima. Ho già perso più di 10 kg. Ho cercato di apparire ai suoi occhi tranquillo e determinato. Ma è dura. È il più grande dolore che mi sia mai capitato. Da lei non me lo sarei mai aspettato.
Scusi per questo lungo sfogo. Ma sto vivendo il mio inferno. Mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse qualcosa. Altrimenti mi accontenterò dello sfogo. La mia mente è già abbastanza sofferente.
Perché tanto dolore?
Saluti

Luca (25 anni)


Gentile Luca,

grazie della Sua sofferta mail in cui traspare, oltre all’inevitabile dolore, lo smarrimento e l’incredulità per la fine di una relazione molto importante. Immagino quanto intensa debba essere la Sua sofferenza in questo momento e quanto desidererebbe che tutto potesse tornare come prima, come se non fosse accaduto niente negli ultimi mesi e Lei si risvegliasse semplicemente da un brutto sogno; temo però purtroppo che questo non sia possibile.
Già quando avete tentato di intraprendere una terapia di coppia probabilmente agli occhi della Sua ex-ragazza ormai non esisteva più una coppia e quindi rimaneva poco da “innaffiare”. Verdone ha intitolato un suo film “L’amore è eterno finché dura” e questa frase ironica fotografa un po’ la nostra realtà. Oggi viviamo in una società in perenne mutamento e molto meno stabile che in passato. Non possiamo perciò più dare per scontate le relazioni che abbiamo, dobbiamo invece continuare a costruirle, sapendo metterci in discussione per riconquistare ogni giorno il nostro partner. Quando Lei scrive “ero più sicuro del suo amore incondizionato nei miei confronti che dell’esistenza del sole” mi chiedo se questa profonda sicurezza non possa averla portata a trascurare o non cogliere in tempo alcuni segnali premonitori che provenivano dalla Sua ragazza.
Credo quindi sia molto importante che nei prossimi mesi Lei possa dare un senso al Suo dolore, riflettendo sulle ragioni per cui la Vostra storia è finita e trasformando questo momento difficile in una opportunità di crescita personale. In questo modo non potrà forse riportare in vita ciò che non c’è più, ma potrà probabilmente evitare di trovarsi ancora in futuro in una situazione simile.

In bocca al lupo con affetto


DA UNO PSICOLOGO PER GUARIRE (DIALOGO N.54)

Salve,

e' la prima volta che mi rivolgo ad uno specialista nel Suo campo e sinceramente un po' me ne vergogno, anche se non c'e n’è un vero motivo, solo che da un po' di tempo ho disturbi di salute che non vengono riscontrati nei risultati delle tante analisi ed accertamenti fatti e più di un medico mi ha detto che questi sintomi sono legati all'ansia.
Siccome è già da un 4-5 anni che vado avanti così, forse sarebbe il caso di tentare anche questa strada, visto che sto rovinando la mia vita e quella di chi mi sta vicino…
Le voglio chiedere una cosa: ma di ansia, depressione e tutti i sintomi correlati, si può guarire? E questa mia vergogna e timore di rivolgermi ad uno specialista del settore è normale?
Grazie per la Sua disponibilità.

Fabio (25 anni)


Gentile Fabio,

grazie della Sua mail, semplice e diretta.
Il Suo timore di rivolgersi ad uno “specialista nel mio campo” è purtroppo ancora piuttosto frequente. Credo che dall’esterno risulti difficile capire come una persona possa “curare con le parole”: per questo lo psicologo può venire visto a volte come “un mago”, altre come “un ciarlatano”, difficilmente come un semplice professionista con un ricco bagaglio di strumenti e competenze specifiche. Penso che questo “alone di mistero” contribuisca molto a rendere le persone timorose di rivolgersi ad uno psicologo anche quando questo potrebbe effettivamente essere di grande aiuto. Noi spesso temiamo ciò che non conosciamo. Per questo motivo io, nel mio piccolo, sul mio sito cerco di fornire più informazioni possibile sul mio modo di lavorare, metto le foto della mia faccia e del mio studio, rispondo pubblicamente alle mail nella rubrica “dialoghi” e offro sempre la possibilità di un primo incontro di persona completamente gratuito e senza impegno. Ho visto infatti che quando le persone capiscono veramente in cosa consiste il mio lavoro molti timori scompaiono ed è possibile rivolgersi a me con più serenità.
Rispetto all’ansia e alla depressione io sono profondamente convinto che la psicoterapia possa risultare di grande aiuto e spesso risolutiva: me lo hanno insegnato i miei pazienti. Dietro le parole “ansia” e “depressione” si nascondono però così tante storie e situazioni, spesso tra loro profondamente differenti, che non credo sia utile fare generalizzazioni; mi piace invece avvicinarmi ad ogni singola persona con rispetto, umiltà e curiosità, consapevole tanto degli elementi ricorrenti quanto dell’ unicità della sua storia, perché so che solo così potrò capire come permettere a quella situazione di modificarsi.
I sintomi che sperimentiamo, la tristezza e l’ansia sono segnali che il nostro corpo ci manda per avvertirci che c’è qualcosa che non va, che è necessario affrontare e modificare per poter riprendere a stare pienamente bene: in questo senso il nostro malessere ci offre un’importante opportunità di cambiamento. Credo che se deciderà di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per capire meglio il significato dei Suoi sintomi e il motivo della Sua ansia non se ne pentirà.

In bocca al lupo


CAMBIARE MI TERRORIZZA (DIALOGO N.53)

Buongiorno,

mi chiamo Stefania, ho 35 anni e sto attraversando un periodo particolarmente difficile. E’ da circa un mese e mezzo che sto vivendo un inferno, la notte dormo malissimo, il giorno ho continua tachicardia e nausea. Sono alle soglie del matrimonio, dopo un fidanzamento di 13 anni, ma il solo pensiero di cambiare casa, abitudini e tutto ciò che comporta, letteralmente mi terrorizza.
Sono sempre stata una persona ansiosa e tendente alla depressione e ho una madre che da 20 anni circa soffre di depressione e manie ossessivo compulsive, Le lascio quindi immaginare in che ambiente sono cresciuta.
Circa dieci anni fa ho avuto un altro momento difficile, quando andai a studiare fuori sede, anche allora soffrii di ansia e depressione, inoltre si manifestarono in me determinate propensioni ad alcune manie. Per esempio il lunedì facevo sempre le stesse cose e se un giorno avevo indossato una maglia rossa e mi ero sentita male, avevo paura di indossarla nuovamente. Pian piano comunque ero riuscita a tenere sotto controllo queste mie ansie e manie, anche se ci volle molto tempo e sforzo da parte mia.
Ora da una parte mi rendo perfettamente conto che a 35 anni bisogna diventare adulti, uscire dalla propria famiglia e crearsene una nuova, anche perché la mia famiglia non è certo un ambiente sano. Mia madre malata, un fratello che ha più di 40 anni e vive ancora sulle spalle dei genitori, mio padre che gli urla sempre contro e io che sopporto e subisco tutto questo da anni. In poche parole ho la possibilità di fuggire da questa prigione, ma al tempo stesso ciò mi dà un'angoscia terribile. Mi sembra di essere in una situazione senza via d'uscita, ho di continuo pensieri negativi sulla mia vita e la paura di peggiorare.
Stamattina mi è successa una cosa strana. Mi sono svegliata tranquilla, e subito dopo mi sono chiesta: che strano che succede? Come mai oggi sto bene? E dopo qualche istante ho iniziato a stare male. Mi sono detta se sto bene non ho più scuse, devo per forza affrontare questo cambiamento. E ho iniziato a chiedermi: se non mi volessi sposare più semplicemente perché non ne ho voglia? Non credo però sia questo il problema, se in questo momento mi offrissero 6000 euro per andare a lavorare lontano da casa rifiuterei!
Secondo Lei una psicoterapia potrebbe essermi utile o è meglio uno psichiatra? Sono veramente disperata, mi dia per favore un Suo parere.
La ringrazio

Stefania (35 anni)


Gentile Stefania,

grazie della Sua mail e di aver voluto condividere con me il Suo stato d’animo.
Il matrimonio è un grande cambiamento, a maggior ragione dopo un così lungo fidanzamento ed avendo vissuto tanti anni in casa con i propri genitori: è quindi più che comprensibile che possa suscitare ansie e paure. Essendo stata la Sua vita in famiglia particolarmente difficile e sofferta, potrebbero anche sorgere in Lei il timore di scappare da una “prigione” (la Sua famiglia) per finire in un’altra (il matrimonio) o i sensi di colpa collegati all’idea di andarsene a fare una bella vita lasciando i Suoi familiari nella sofferenza.
I sintomi che Lei prova sono probabilmente il modo con cui esprime l’ansia connessa a questo cambiamento, ma potrebbero anche diventare un pretesto per rimandare questo evento, senza essere obbligata a “scegliere” fra i Suoi genitori e il Suo fidanzato: come giustamente scrive, “se sto bene non ho più scuse, devo per forza affrontare questo cambiamento”. Così però il problema non sarebbe risolto, ma solo rimandato, pagando per giunta un caro prezzo: la Sua salute e serenità.
Mi sembra però molto positivo che già in passato Lei abbia affrontato un periodo di difficoltà e sia riuscita ad uscirne bene; se ci riflette, anche in quel caso l’ansia era emersa in un periodo di grandi cambiamenti, quando è andata a studiare lontano da casa. Questo indica che probabilmente dentro di Lei ci sono già tutte le risorse necessarie per affrontare anche questo momento di cambiamento. Credo che ora una psicoterapia Le potrebbe essere particolarmente utile per tirare fuori le risorse che già ha, esplorare tutti i Suoi timori connessi al matrimonio e decidere con maggior serenità cosa vuole fare della Sua vita.

In bocca al lupo con affetto


MANCATO INNAMORAMENTO (DIALOGO N.52)

Salve,

mi chiamo Emanuele ed ho 19 anni. Ho conosciuto una ragazza fantastica, in lei non vedo difetti, è colei che desideravo da sempre, eppure, non capisco perché, non riesco ad innamorarmi di lei! Questa ragazza vive in Polonia e ci vediamo una settimana al mese, è carina anche d'aspetto, ma questo non riesce a colpirmi… forse perché ha 5 chili di troppo? Sono in crisi perché ho paura che un giorno, continuando a non provare nulla per lei, la lascerò e non ritroverò poi un’altra come lei. La mia domanda è: come mai non mi sono ancora innamorato di lei? E' possibile che ciò avvenga più avanti oppure no? Grazie dell'aiuto!
Emanuele (19 anni)



Gentile Emanuele,


grazie della Sua mail.

Onestamente non so per quali motivi Lei non si senta innamorato di questa ragazza, ma non credo sia sufficiente che una fanciulla sia in gamba e attraente perché ci innamoriamo di lei… altrimenti probabilmente ci innamoreremmo di migliaia di persone! Personalmente credo che debba scattare un qualcosa in più, e quel “qualcosa in più” è un bellissimo mistero che nessuno psicologo o scienziato riuscirà probabilmente mai a spiegare completamente.
L’innamoramento è un processo spontaneo e non controllabile: così come quando uno non riesce a prender sonno il fatto di dirsi “devo assolutamente dormire” non fa che rendere più difficile l’addormentarsi, così anche pensare “devo assolutamente innamorarmi di questa ragazza perché è la persona giusta” di solito non fa che rendere più difficile che questo avvenga. Alla fine quello che rende meravigliosa una storia d’amore non sono le caratteristiche fisiche o intellettuali del nostro partner, ma quello che noi proviamo a stare insieme a lui o a lei.
Pascal diceva “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.” Non si preoccupi troppo di cosa sarebbe giusto od opportuno e resti in ascolto di quello che prova dentro… quando sarà il momento giusto saprà di essersi innamorato, magari di una ragazza di cui non si sarebbe mai aspettato!
In bocca al lupo e buona vita


NON MI VUOLE SPOSARE (DIALOGO N.51)

Salve Dottore,

grazie per la Sua risposta (dialogo n. 47). So che ha tante e-mail da leggere, ma la situazione non cambia: il mio ragazzo è una testa dura e non mi vuole sposare, non capisce o peggio fa finta. Gli ho chiesto di poter parlare con sua madre, ma niente! Peccato, dico io, un'occasione persa: qui qualcuno deve parlare con qualcuno! Pensi che abbiamo anche la casa, è solo da risistemare ed oggi è una manna dal cielo, è dei miei ma con la situazione in corso ce la scordiamo… o ci sposiamo o niente, visto i sacrifici che i miei genitori hanno fatto per acquistarla! Il mio ragazzo ha un fratello che lui sì ha cervello: si è sempre messo da parte i soldi, godendosi la vita per carità, ora aspetta una figlia e si è da poco sposato in comune e a maggio in chiesa. Possibile che i genitori abbiano educato in modo così diverso i loro due figli? Lui vive ora con la moglie in un'altra regione e quindi non lo si vede spesso, ma quando si parla di lui a loro madre, a lei si allarga il cuore, mentre per il mio ragazzo non vedo la stessa enfasi… Il succo di tutto questo sta nel fatto che non capisco perché i suoi non si sono mai preoccupati di aiutarlo dicendogli "ora ti sei fidanzato, devi mettere la testa a posto, devi fare questo e quello, ecc..." Boh, non so più che pensare e cosa fare! Il mio ragazzo come Le ripeto è un testone! Grazie per l'attenzione.

Fragolina (28 anni)


Gentile Fragolina,


grazie per la Sua ulteriore mail.

Non credo sia una buona idea fare pressioni attraverso i suoceri per convincere il Suo ragazzo a sposarla, un eventuale matrimonio nato su queste basi partirebbe nel modo sbagliato e in futuro potreste entrambi pentirvene. Spesso noi vorremmo poter far fare ad un’altra persona le scelte che noi desideriamo: questo è comprensibile, ma purtroppo non è possibile, perché ciascuno ragiona con la propria testa ed è giusto che sia così. L’unica cosa che possiamo realmente fare è decidere come comportarci noi in una determinata situazione.
Nello specifico Lei ha sostanzialmente due possibilità. Può decidere che ama talmente tanto il Suo ragazzo che è disposta ad attendere serenamente che nasca in lui il desiderio di sposarla, se e quando questo avverrà. Oppure può scegliere, adesso o fra un po’ di tempo, di non accettare oltre questa situazione e, seppur con dolore, porre fine alla Vostra relazione. C’è anche una terza possibilità: rimanere con il Suo ragazzo e litigare dalla mattina alla sera perché lui non “mette la testa a posto” e non La vuole sposare. Questa onestamente mi sembra l’alternativa peggiore di tutte.
In bocca al lupo con affetto per la Sua (o Vostra) vita

 

MANDA ORA un tuo breve quesito via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. indicando il tuo nome (vero o inventato) e la tua età. Potrai leggere la risposta in questa  rubrica.

 

<<< Dialoghi precedenti  |  Dialoghi successivi >>>