Dialoghi con lo psicologo pag.2
DEPRESSIONE O COMPULSIONE? (DIALOGO N.20)
DEPRESSIONE POST-PARTO (DIALOGO N.19)
ANSIA DA ESAME (DIALOGO N.18)
DIPENDENZA DA SITI PORNO (DIALOGO N.17)
LO PSICOLOGO CREA DIPENDENZA? (DIALOGO N.16)
QUESTIONI PERSONALI (DIALOGO N.15)
UN SEGRETO IMBARAZZANTE (DIALOGO N.14)
14 ANNI E VOGLIA DI MORIRE (DIALOGO N.13)
STUDIARE PSICOLOGIA (DIALOGO N.12)
E' NORMALE PENSARE ALL'EX? (DIALOGO N.11)
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DEPRESSIONE O COMPULSIONE? (DIALOGO N.20)
Gentile Dott. Sessa Vitali,
sono un ragazzo di 25 anni, uno studente, ed abito qui a Milano da 4 anni. Credo di avere dei problemi abbastanza seri dal punto di vista psicologico ed emotivo! Da un po’ di anni, diciamo più o meno da tre anni a questa parte, provo un profondo senso di insoddisfazione personale e per la vita che conduco. Il tipo di studio che faccio mi porta via gran parte della giornata e, con l'andare del tempo, i ritmi sono aumentati tanto da risucchiare pienamente la mia vita sociale annullandola! Ma non è questo il problema fondamentale, io provo spesso apatia e disinteresse per quello che faccio nonostante continui a farlo, ho perso sicurezza personale, non mi piaccio, mi guardo allo specchio e non mi riconosco, ciò si riflette sulle relazioni personali, ho paura di non piacere per cui tendo ad allontanare le persone… ad evitare che si inneschino eventi tali da portarmi ad un contatto diretto con la persona in questione e via dicendo. Ho perso la voglia di fare, passo molte ore davanti al computer guardando e riguardando sempre le stesse cose in modo ossessivo ed è una cosa che si ripete per lunghi periodi, ho un’ossessione per l'ordine e per l'igiene della casa, metto queste cose davanti alle altre priorità e ciò mi provoca problemi, ho perso interesse verso la vita quotidiana, ho orari sballati, spesso passo le nottate in piedi, conduco una vita che non mi soddisfa e sono spesso accompagnato dal pensiero che non posso migliorare ma che possa solo peggiorare col tempo. Per alcuni periodi sto bene, ma non come prima, ho molte ricadute d'umore accompagnate da scatti di nervosismo o di depressione, mi metto nel letto e non riesco a smettere di pensare...che la colpa sia mia ma non solo! Ho l’ossessione per il sesso, anche se non lo pratico spesso, mi masturbo tutti i giorni quasi per routine e non per voglia! Non credo che tutto dipenda da me, fino a quattro anni fa stavo benissimo, vivevo la vita in pieno! Tra l'altro sono molto malinconico, non faccio che rievocare ricordi maliconici del passato, continuamente cercando di piangere per sfogarmi (questo ultimamente mi succede di meno, devo dire). Ho paura del tempo che passa e ho la sensazione che gli eventi e il tempo mi sfuggano di mano, ho la sensazione che tutto si ripeta in modo ciclico per mettersi contro di me, ho pensieri strani e certe volte mi ritrovo a passare minuti interi sotto la doccia senza muovermi!!! Tutto questo è normale? Le chiedo gentilmente di darmi una risposta, un Suo consiglio se è il caso che mi rivolga ad uno specialista o no. Ho trovato il suo profilo su www.nienteansia.it, la Sua faccia tra tante mi ispirava sicurezza e Le ho scritto! Mi scuso se la ho tediata con una mail così lunga, ma questa è solo una parte dei miei problemi… La prego mi risponda!
Cordiali saluti
Ruggero (25 anni)
Gentile Ruggero,
grazie della Sua mail e della fiducia che ha riposto in me. Da quanto scrive traspare una grande tristezza e insoddisfazione per la vita che sta conducendo ed è evidente che Lei sta attraversando un momento di profonda crisi. Nella mia esperienza clinica ho visto però che le crisi non sempre sono negative, anzi spesso costituiscono delle preziose occasioni per fermarsi un attimo, guardare alla propria vita e decidere che direzione si vuole veramente prendere.
Se Lei ora non si riconosce allo specchio e teme di non piacere alle altre persone, forse è perché in questo momento Lei stesso fa fatica a comprendersi e ad accettarsi. Personalmente credo che Lei sia un ragazzo normale, che sta però attraversando un momento molto particolare: mi sembra che oggi Lei non riesca a trovare un senso alla vita che sta conducendo, ne soffra e per qualche ragione si senta ora completamente "bloccato". Passare le ore davanti al computer, la masturbazione quotidiana per non essere sopraffatti dalla noia e dall'insoddisfazione, essere eccessivamente pignoli nell'ordine e igiene della casa paiono tutti modi per cercare di riempire il vuoto che sente dentro e far passare il tempo in attesa di un momento migliore, che però non arriva mai... queste modalità infatti, seppur comprensibili, invece che aiutare a stare meglio portano purtroppo a sentirsi sempre più insoddisfatti. Anche avere orari sballati, passare le nottate in piedi, avere ricadute d'umore e vivere nella nostalgia del passato possono essere tutti segni di una tristezza e insoddisfazione che sembra ora avvolgere la Sua vita come una coperta, togliendole l'aria.
Lei dice che fino a quattro anni fa stava benissimo: bisogna capire che cosa si è bloccato e perché! E credo che per fare questo Lei abbia bisogno dell'aiuto di uno psicoterapeuta. Il mio consiglio è quindi di rivolgersi assolutamente ad uno psicoterapeuta, con cui costruire una relazione di fiducia e che La possa aiutare, parlando insieme, a sbrogliare i nodi della Sua matassa e a ritrovare il filo rosso che, tre o quattro anni fa, non si sa bene come, sembra essere stato smarrito.
Cordiali saluti e in bocca al lupo
DEPRESSIONE POST-PARTO (DIALOGO N.19)
Buongiorno Dottore,
sono una donna di 34 anni e da tre settimane sono mamma di uno splendido bimbo. E’ un bambino che io e mio marito abbiamo desiderato, è sano ed è bellissimo. Tutti mi dicono che dovrei essere felice e in parte lo sono anche, ma non riesco ad esserlo del tutto. Mi manca il mio lavoro e la mia libertà. Mio marito è affettuoso e contentissimo: la sua vita però non è molto cambiata, mentre la mia lo è per sempre. A volte mi sento triste, stanca, esasperata e vorrei non aver mai avuto questo bambino… poi mi pento di aver anche solo per un istante pensato queste cose e mi senta tutta sbagliata. E’ normale quello che sto vivendo? Come posso fare a diventare una mamma felice che si gode il suo bimbo come tutte le altre?
Annamaria (34 anni)
Gentile mamma,
grazie per avermi scritto: quello che Lei sta provando è assolutamente frequente fra le neo-mamme, ma non per questo è cosa di poco conto. La tristezza che prova può essere dovuta ad un insieme di tre diversi elementi: 1) quello fisico, relativo ai diversi equilibri ormonali e biologici del Suo corpo durante e dopo la gravidanza 2) quello psicologico, connesso al grande cambiamento avvenuto nella Sua vita 3) quello relazionale, con la necessaria ri-negoziazione dei Suoi rapporti in quanto moglie, ma anche come figlia, lavoratrice, amica, ecc.
Ogni cosa può apparire ora diversa rispetto al passato e il diventare mamma è un cambiamento che insieme a tante conquiste porta anche alcune inevitabili perdite, che vanno elaborate. E’ quindi perfettamente normale quello che sta vivendo ed è giusto che si conceda di provare ed esprimere tutti i suoi sentimenti: la gioia quando c’è, ma anche la tristezza, la stanchezza e la rabbia… ciascuno di questi vissuti è perfettamente legittimo e in Lei non c’è niente di sbagliato a sentirli!
Cerchi di condividere quanto prova e farsi supportare da Suo marito, come anche da qualche amica che magari sta vivendo o ha già vissuto la Sua stessa avventura. Se questo non fosse sufficiente, non abbia paura a chiedere aiuto e a farsi sostenere con alcuni colloqui da uno psicologo. In queste situazioni spesso pochi incontri sono più che sufficienti a fare il punto della situazione, ritrovare le proprie risorse e ripartire con nuovo slancio e serenità.
Intanto congratulazioni… e in bocca al lupo a tutti e tre!
ANSIA DA ESAME (DIALOGO N.18)
Gentile Dottore,
sono una ragazza di 23 anni e studio Economia e Commercio in una prestigiosa università privata. Per farlo mi sono trasferita a Milano (dove all’inizio non conoscevo nessuno) dalla Puglia dove ho sempre vissuto. Devo dire però che sono riuscita ad ambientarmi molto bene, mi sono creata diverse splendide amicizie e ho pure trovato un ragazzo con cui sto proprio bene: sono stati sicuramente gli anni più belli della mia vita! I miei genitori hanno fatto grandi sacrifici economici per farmi studiare, ma anch’io sento di aver fatto la mia parte: per il momento sono ancora in corso, ho un’ottima media e ho ottenuto diverse borse di studio. Da qualche mese mi mancano solo tre esami più la tesi e… mi sono completamente bloccata! L’ultimo esame che ho fatto non era andato tanto bene e ho rifiutato il voto. Da allora ho un’ansia pazzesca all’idea di presentarmi all’esame, una volta ci sono andata e poi sono tornata a casa prima di essere chiamata, poi ho pianto tutto il giorno. La volta successiva non sono nemmeno riuscita ad uscire da casa per andare in Università e mi è venuto pure da vomitare… La mia vita è improvvisamente diventata un inferno e ho anche iniziato a mentire ai miei genitori (dicendo che ho dato l’esame, che in realtà non ho mai passato). Come mai tutta quest’ansia e cosa posso fare per sbloccarmi?
Grazie per il Suo aiuto
Angel (23 anni)
Gentile Angel,
quello che Le sta capitando deve essere molto angosciante. E’ però piuttosto frequente che proprio quando una persona sta per coronare il suo faticoso percorso di studi si blocchi in maniera apparentemente inspiegabile. Spesso questo è dovuto non tanto all’oggettiva difficoltà degli ultimi esami, quanto a cosa rappresenta simbolicamente arrivare alla conclusione del proprio percorso di studi. Per molti gli anni universitari sono un periodo piacevole, di intensa vita sociale e nuove libertà e scoperte. Al contrario, mai come di questi tempi, il futuro lavorativo può rappresentare un’angosciosa incognita, fatta, almeno nell’immaginario, di grandi fatiche e lavori precari, di insoddisfazioni e rinunce. Messa in questi termini è più che comprensibile che finire il proprio percorso universitario possa suscitare ansie e paure, a volte anche non completamente consapevoli. Nel Suo caso poi si aggiunge l’elemento di essere una studente fuori sede e quindi le aspettative che nutre su di Lei la Sua famiglia di origine e l’incertezza rispetto a dove troverà lavoro.
Le consiglio perciò innanzitutto di essere più indulgente con sé stessa e di coccolarsi un po’: se è possibile per prima cosa si faccia qualche giorno di vacanza o almeno alcune belle uscite serali per ricaricarsi e spezzare il vortice negativo in cui è caduta… se lo merita per tutto quello che ha fatto in questi anni! Poi abbassi le richieste che pone a se stessa: la sua media è comunque buona, il prossimo esame si può concedere di passarlo anche con un voto basso, persino un 18… sarà comunque un successo il fatto che lo avrà passato! E se riuscirà a rilassarsi un po’ vedrà che le cose torneranno a fluire, gli esami a scorrere e i voti a salire: ci può scommettere!
DIPENDENZA DA SITI PORNO (DIALOGO N.17)
Gentile Dottore,
da cinque anni a questa parte ho quella che mi sembra una vera e propria dipendenza da siti internet porno. Studio all’università e vado piuttosto bene, ho diversi amici e da un paio d’anni ho anche una ragazza, che mi piace, a cui voglio molto bene e con cui anche il sesso è molto soddisfacente. Ma nonostante tutto questo e non capisco perché, ricado ogni volta nel perdermi nei siti internet porno. Di solito avviene la sera, dopocena, ma a volte anche di giorno. Inizio dicendo “questa volta do solo un’occhiata e ci sto al massimo mezz’ora” e poi perdo ogni cognizione del tempo e resto incollato al computer anche per 5 o 6 ore. Se qualcuno mi chiama al telefono non rispondo e salto anche la cena. Dormo poche ore la notte e il giorno dopo mi sento uno straccio e soprattutto un fallito, un insoddisfatto e mi viene una forte rabbia contro me stesso. I miei genitori, la mia ragazza, i miei amici non sospettano niente di tutto questo e penso cosa succederebbe se lo scoprissero. A volte la mia ragazza mi chiede di fare l’amore, ma io proprio non ce la faccio (magari dopo aver passato tutta la notte prima al computer fino ad essere anche fisicamente dolorante) e mi sento terribilmente in colpa e stupido e sbagliato. E’ la prima volta che trovo il coraggio di raccontare a qualcuno quello che sto vivendo… cosa posso fare?
Disperato (23 anni)
Gentile “Disperato”,
grazie della Sua mail e di aver voluto condividere con me il dramma che sta vivendo. Ha ragione, la Sua è una vera e propria dipendenza e gli effetti sono sottili (non si vede all’esterno come una dipendenza da droga od alcool), ma non per questo meno drammatici. Se pensa di aver toccato il fondo è ora di provare a risalire, ma non credo possa farcela da solo. La dipendenza da internet è terribilmente insidiosa e la struttura stessa del web porta a perdersi in un labirinto sempre più ampio di link (collegamenti ad altri siti), pop-up (nuove finestre che si aprono) e ramificazioni. Il problema è reale e molto più diffuso di quel che si crede: semplicemente sono pochi quelli che come Lei trovano il coraggio di parlarne e di farsi aiutare. Sappia che comunque non è assolutamente il solo: esistono anche dei gruppi di automutuoaiuto on-line in Italia e all’estero (guardi il prezioso sito www.noallapornodipendenza.it fondato da un “ex-pornodipendente”).
La “pornodipendenza”, come una droga, spesso è usata per coprire le proprie insoddisfazioni, malessere e sofferenza: purtroppo il rimedio si rivela di gran lunga peggiore del male e un nuovo problema si aggiunge a quello pre-esistente. Per questo credo sia molto importante che Lei si rivolga ora ad uno psicoterapeuta che possa aiutarla a capire ed affrontare le Sue difficoltà e che le faccia da compagno in questo faticoso e difficile viaggio. Le assicuro che ne vale la pena!
Complimenti per la Sua coraggiosa mail e auguri per la Sua vita
LO PSICOLOGO CREA DIPENDENZA? (DIALOGO N.16)
Gentile Dottore,
ho una vita normale, un ragazzo che mi vuole bene, alcune amiche e un lavoro… anche se un po’ precario. Però spesso mi sento molto stanca, annoiata e insoddisfatta. Improvvisamente tutto mi sembra inutile e senza senso! A volte avrei il desiderio di poterne parlare con uno psicologo, ma poi mi sembra un po’ stupido… in fondo non sono così grave ;-) Credo anche che i propri problemi uno debba risolverseli da solo e che andare dallo psicoterapeuta possa solo creare dipendenza… Lei cosa ne pensa?
Grazie e complimenti per il sito
Anna (27 anni)
Gentile Anna,
a volte capita a tutti di sentirsi stanchi e insoddisfatti, ma quando questo stato d’animo diventa molto frequente e persistente la qualità della vita ne risente. Valutare se questo sia grave o meno è molto soggettivo, così come decidere se continuare così o cercare di cambiare le cose. Infine naturalmente, se una persona decide di voler cambiare, può scegliere di farlo da sola o di ricorrere all’aiuto di uno psicologo. Entrambe queste scelte sono valide e in entrambi i casi, alla fine dei conti, cambiare dipenderà da Lei. Quello che uno psicologo può fare è aiutarla a vedere alcune cose con maggior chiarezza, impedirle di imbrogliarsi da sola e quindi rendere i Suoi sforzi più efficaci. Scherzando, ma non troppo, si può dire che lo psicologo è un po’ come una bicicletta: solo Lei può decidere in che direzione vuole andare e metterci tutta l’energia necessaria, lo psicologo però La può aiutare ad andare più lontano e più veloce. Oppure lo psicologo può anche essere visto un po’ come una mappa da consultare: può farle capire in questo momento dove si trova, aiutandola a non perdersi… anche questo Le permetterà probabilmente di giungere alla Sua meta più velocemente… e magari anche di spingersi più in là!
Un’ultima cosa… un buon percorso di psicoterapia non crea dipendenza, ma al contrario aiuta a superare le proprie dipendenze rendendo la persona più consapevole delle sue risorse!
Grazie per i complimenti e… buon viaggio!
QUESTIONI PERSONALI (DIALOGO N.15)
Buonasera Dottore,
sono di nuovo io [vedi Dialogo n.14]... mi scusi se nella e-mail precedente non sono stata chiara… comunque, dopo che mi ha "confessato" questa piccola parte di sé, per messaggio, io gli ho detto che non doveva essere per nulla a disagio per ciò che faceva e che, se voleva, potevamo parlarne di persona, visto che è abbastanza delicato il tutto. Solo che, come Le dissi ieri, questo confronto di persona tra me e lui non è mai avvenuto, si è taciuto sull’argomento come se io fossi all’oscuro di tutto. Ed è questo che mi fa più pensare, il fatto che comunque me lo ha anticipato, quindi non vedo perché trovare sotterfugi per prendere il farmaco e perché non parlarne di persona… forse perché scrivere riesce meglio che parlarne? Alle volte penso che questo fatto che è avvenuto spesso (cioè prendere di nascosto la pillola) è perché lui non vuole farmi entrare più di tanto nella sua vita... però, come le dissi nella e-mail precedente, non voglio essere invadente anche perché ci conosciamo da poco e vorrei che sia lui a parlare di queste sue cose personali! Faccio male o devo aprire io il discorso visto che comunque stiamo insieme e dovrei sapere più o meno tutto di lui? Grazie ancora
Valentina (21 anni)
Cara Valentina,
dalla Sua precisazione capisco che Lei ha già risposto al messaggio del Suo ragazzo, gli ha comunicato che la questione per Lei non era un problema e gli ha offerto la possibilità di parlarne se lo desiderava. Ora non Le resta che la parte più difficile ed importante… rispettare il fatto che lui non desideri parlarne e non forzarlo sull’argomento! Sono convinto che più Lei pretenderà di parlare delle sue questioni personali, più lui sentirà la necessità di essere riservato e di proteggere la sua privacy, ma viceversa, più Lei saprà rispettare in modo paziente e discreto i limiti che lui Le pone, più il Suo ragazzo si sentirà con il tempo libero di esprimersi con Lei e di condividere insieme anche i suoi stati d’animo più profondi. In bocca al lupo ad entrambi!
UN SEGRETO IMBARAZZANTE (DIALOGO N.14)
Buona sera,
sono Vale, una ragazza di 21 anni, da qualche mese (circa 4) sono fidanzata con un ragazzo. La storia procede, sono veramente contenta di aver trovato una persona cosi splendida dopo che ho chiuso una storia di 3 anni… non credevo che esistessero queste persone e invece...
solo che si sa non sempre le cose vanno come vogliamo noi, quindi capita (come credo in tutte le coppie) di avere piccoli battibecchi, ma va beh, niente di importante…
Ora volevo chiederle un piccolo consiglio su ciò che mi è accaduto… qualche mese fa il mio ragazzo mi ha detto che da circa 2 anni fa uso di un farmaco che lo aiuta a dormire la notte, perché ha avuto un periodo di stress e quindi il medico gli ha consigliato di assumere un farmaco che lo aiuta a rilassarsi e a dormire.
Beh sono stata veramente contenta che dopo un mesetto mi ha parlato di questo fatto perché significa che si fida di me, visto che non lo ha detto a nessuno… solo che quando viene a casa nel week end noto che per prendersi la pillola fa dei giri assurdi… cioè non mi vuol far capire che la toglie dalla tasca del pantalone e la prende poi dopo in cucina con una scusa (tipo “vado a bere”), beh io sono molto attenta a tutti gli atteggiamenti che gli altri hanno, quindi ho notato anche questo… ora però non capisco perché fa cosi, alla fine me lo ha detto perché continuare a nascondere? Forse perché se ne vergogna??(visto che me lo ha detto che non ne va fiero di prendere il farmaco… ma non credo ci sia nulla di male) o forse perché non vuole rendermi "partecipe" di questo fatto?? Avrei voluto chiederglielo però sinceramente so che è una questione un po’ delicata e quindi preferisco che me ne parli lui… meglio non chiederlo io! Faccio male?? Anche perché quando me ne ha parlato lo ha fatto per messaggio e mi disse che voleva spiegarmelo di persona meglio..però non lo ha fatto forse per vergogna e quindi non mi sembra giusto chiedere! Lei che mi dice a riguardo?? Sto sbagliando?? Grazie mille e buona sera
Valentina (21 anni)
Cara Valentina,
grazie innanzitutto della Sua mail. Prendere una medicina, magari per dormire, o per sentirsi più tranquilli o ancora per non deprimersi, è una cosa che alcune persone fanno con eccessiva scioltezza (assumendo farmaci senza prescrizione medica e abusandone), mentre altre vivono con vergogna o imbarazzo (come un segreto inconfessabile): al di là dei singoli vissuti è comunque indiscutibile che questi aspetti riguardano una sfera molto personale.
Se Lei finora non si è sentita di parlare apertamente dell’argomento con il Suo ragazzo è perché probabilmente ha giustamente percepito tutto il suo imbarazzo riguardo a questa questione; forse la paura del Suo partner è che Lei gli possa chiedere ulteriori particolari o spiegazioni, che lui evidentemente in questo momento preferisce non fornire.
Dalla mail non mi è chiaro se dopo che il Suo ragazzo Le ha scritto il messaggio in cui “confessava” di prendere un farmaco, Lei gli ha risposto in qualche modo, magari con un altro messaggio. Comunque sia, potrebbe essere utile che Lei trovi modo di fargli sapere tre cose e cioè che: 1) conosce il suo “segreto” 2) non lo considera minimamente un problema 3) rispetta il fatto che lui non desideri parlare troppo di questo e non intende “forzarlo” sull’argomento.
Personalmente credo che l’accettazione (mi piaci così come sei) e il rispetto (non voglio che tu faccia qualcosa di cui non ti senti) siano due ingredienti segreti molto importanti in ogni vera “pozione d’amore”.
14 ANNI E VOGLIA DI MORIRE (DIALOGO N.13)
Buongiorno,
io Le scrivo perché ho un grave problema.
Inizio a raccontarle: sono una ragazza di 14 anni con poca voglia di studiare,ma che però ce la mette tutta per prendere almeno 6/7.. ho dei genitori che non mi fanno mancare assolutamente niente e una sorella mooolto simpatica ed infine ho anche un fidanzato (Lei penserà "già un fidanzato, allora è una stupidella come tutte le altre" no ma non è cosi perché ci amiamo veramente) lui è uno dei pochi che mi ascolta e mi aiuta. e dov’è il problema?? Il problema è quello che provo io dentro di me, non voglio più vivere tutto questo perché mi sento inutile ,insignificante, mi sembra di far solo soffrire le persone. Però devo ammettere che anche altre persone hanno fatto soffrire me, all’età di 8 anni mio cugino (che a quel tempo ne aveva 16 ) ha abusato sessualmente di me e io sono subito andata a dirlo a mia madre che però ha fatto i conti con lui, ma non l’abbiamo denunciato, questo è stato il mio primo trauma. Il secondo è a 10 anni la morte di mia nonna e di un mio amico... ho provato più volte a uccidermi, una volta cercandomi di buttare giù da un ponte, ma dopo non ho avuto il coraggio. La seconda volta passando la strada ad occhi chiusi. La terza è successa l’altra sera, sono andata a prendere tutte le pasticche e pillole farmaceutiche che abbiamo in casa, dopo ho preso tantissimo sonnifero e sono andata a dormire.. però sono ancora viva.. io non voglio sempre morire ad esempio quando sono insieme al mio fidanzato sto bene a mio agio, ma appena se ne va torno a stare male. ma lui mi ha fatto promettere di non farlo mai più perché se no farei soffrire tutte le persone che mi vogliono bene. Il mio fidanzato voleva dirlo ai miei genitori però ci siamo messi d’accordo che io non lo faccio più e lui non lo dice a nessuno.. e io non lo faro più perché l’ho promesso.. volevo sapere se quello che ho fatto è una cosa normale, magari per la cosiddetta "fase adolescenziale".
Sabrina (14 anni)
Cara Sabrina,
innanzitutto grazie mille della tua mail e di aver voluto condividere con me il tuo stato d'animo.
E' molto frequente che a 14 anni una ragazza si possa sentire un po' smarrita e frastornata, come anche che, nel cercare il senso della propria vita, possa avere dei momenti di tristezza, vuoto e solitudine. Questo significa semplicemente che sei una ragazza sensibile ed intelligente e io ho fiducia che tu ce la possa fare ad uscire bene da questo momento di difficoltà.
Il fatto che tu abbia subito un abuso da bambina e più recentemente la morte di tua nonna e di un tuo amico, sono elementi che possono rendere un po' più profonda la tua crisi rispetto ad altre tue compagne che non hanno vissuto queste esperienze.
Non è nemmeno così inusuale il fatto che durante la "fase adolescenziale" una persona si faccia delle fantasie di farla finita, questo magari sarà capitato anche a qualche altra tua compagna. In te però mi sembra che questa idea sia abbastanza ricorrente e che, in piccola parte, tu sia anche passata all'azione. Il fatto che tu sia ancora viva testimonia che in questo momento, probabilmente, nonostante tutte le difficoltà, il tuo desiderio di vivere è più forte della tua voglia di morire.
Non credo però che basti vivere, ma credo che sia importante anche riuscire a vivere in modo pieno, sereno e allegro la propria vita. Inoltre non voglio sottovalutare quello che mi dici perché fra le tanti adolescenti che fantasticano un suicidio ce ne è una piccolissima parte che poi veramente finisce per uccidersi o comunque per farsi seriamente male ed è un rischio che non vogliamo proprio correre.
Per questi due motivi, per riuscire a vivere bene e per non rischiare di farti del male, credo sia molto importante che tu trovi la forza di parlare chiaramente di tutto questo ai tuoi genitori e andare tutti insieme da uno psicologo.
Il tuo fidanzato mi sembra un bravo ragazzo e sicuramente è molto importante il suo sostegno, ma ha ragione a voler condividere quello che ti sta capitando con i tuoi genitori: vuol dire che lui è in gamba e ci tiene veramente a te.
So che può non essere facile parlare di queste cose con la mamma e il papà, ma credo che per te, Sabrina, sia molto molto importante. Un buon modo per iniziare potrebbe essere quello di far leggere questa tua mail e la mia risposta ai tuoi genitori e rifletterci insieme.
A volte i problemi possono essere troppo grossi per affrontarli da soli e condividerli con i tuoi genitori per poi fare qualche chiacchierata con uno psicologo può veramente cambiare la tua vita.
Hai già iniziato scrivendomi questa mail, non ti fermare proprio ora!
In bocca al lupo e un abbraccio
STUDIARE PSICOLOGIA (DIALOGO N.12)
Buongiorno dottore,
grazie mille per la risposta al mio piccolo problema che ho esposto ieri...mi è stato veramente di aiuto.. Ora pero volevo chiederle un'altra cosa (spero di non essere troppo assillante)..come Le ho detto ieri sono una ragazza di 21 anni e tra un po’ mi dovrei laureare in psicologia..laurea triennale, questa facoltà mi piace troppo e soprattutto il lavoro che dovrò andare a fare dopo mi incentiva a studiare sempre di più, solo che c’è un piccolo problema..le lauree della specialistica sono veramente molte, ognuna con un indirizzo preciso e sono veramente confusa!!!! E siccome ho trovato questo sito in cui lo psicologo ti risponde beh volevo chiedere a Lei che ha molta più esperienza di me alcune delucidazioni..volevo sapere ma che differenza c'è tra lo psicologo e lo psicologo clinico?? io so che quest’ultimo cura il malato, lo aiuta e gli sta vicino..ma credo anche lo psicologo e allora???!! ho letto un indirizzo della specialistica in clinica del bambino (cosa che devo dire mi attira molto perché il mio indirizzo della triennale e proprio specifico per l’infanzia e l’adolescenza)..e inoltre le scuole di specializzazione a cosa servono?? a specializzarti in un determinato ambito??? a me interesserebbe molto l’ambito psicoanalitico, però sinceramente non so visto la mia confusione..La mia prof di psicologia dinamica che è anche psicoanalista (lavora con i bambini, adulti e adolescenti) dice che la psicoanalisi è diversa dalla psicoterapia perché???che confusioneee!!eppure dovrei essere pratica di queste cose ma sinceramente ci sono troppi indirizzi simili..spero di non essere stata troppo opprimente..grazie buona giornata
Chiara (21 anni)
Buongiorno Chiara,
grazie a Lei delle Sue mail! Capisco perfettamente la Sua confusione rispetto ai diversi indirizzi e alle molteplici specializzazioni della psicologia… se Lei si sente così al termine di una laurea triennale in psicologia, immagini come può sentirsi smarrito chi di psicologia sa poco o niente! Noi psicologi dovremmo certamente imparare ad essere più chiari; ora provo a rispondere ai Suoi dubbi.
Lo psicologo si può occupare di molte cose, per esempio può lavorare in azienda, nella selezione, nella formazione, nel marketing… lo psicologo clinico molto semplicemente è uno psicologo che si occupa del benessere delle persone e cerca di aiutarle a stare meglio. Lo psicologo clinico può poi approfondire meglio e dedicarsi più specificatamente ad alcune tipologie di persone (come per esempio i bambini, gli anziani o le coppie) o problematiche (come per esempio i disturbi d’ansia, quelli alimentari, le tossicodipendenze) e può farlo secondo uno specifico approccio teorico (come per esempio la psicologia sistemica, quella cognitivo-comportamentale o quella psicodinamica), all’interno del quale si può far riferimento in particolare ad un autore (per esempio, in ambito psicodinamico, Freud, Jung o Melania Klein, ecc.). Come già saprà, in Italia per essere uno psicologo abilitato all’esercizio della professione e iscritto all’Ordine, bisogna prendere una laurea specialistica di 5 anni, effettuare 1 anno di tirocinio pratico supervisionato e poi passare l’esame di stato. Dopo questo iter lo psicologo, se vuole aiutare le persone a cambiare in profondità, può scegliere di specializzarsi in Psicoterapia, specializzazione che per legge deve durare almeno altri 4 anni, unendo formazione teorica e pratica supervisionata. Le scuole di specializzazione in psicoterapia possono avere diversi orientamenti teorici: una di queste è quella della Società Psicoanalitica Italiana, le persone che si specializzano a questa scuola possono essere chiamati psicoterapeuti ad indirizzo psicoanalitico o psicoanalisti. Io invece per esempio ho seguito tutto questo iter di studi specializzandomi in psicoterapia sistemica relazionale, che è un modello teorico di riferimento che personalmente ho trovato particolarmente efficace.
Se tutte queste distinzioni Le sembrano troppo complicate, può rassicurare che, secondo molti studi internazionali, quello che è veramente efficace ai fini della cura non è tanto l’approccio teorico seguito, quanto la relazione che si instaura fra terapeuta e paziente. In conclusione è molto importante una solida formazione scientifica e culturale, ma ancora di più lo è essere persone sensibili, empatiche e accoglienti.
In bocca al lupo per i Suoi studi e la Sua vita
E' normale pensare all'ex? (Dialogo N.11)
Buona sera dottore,
sono una ragazza di 21 anni...e da circa 3 mesi sono fidanza con un ragazzo conosciuto in un modo veramente strano...(in chat), questo ragazzo lo ho conosciuto nello stesso tempo in cui ero fidanzata con 1 altro (storia durata per 5 anni)..non andata molto bene perché eravamo veramente opposti e su determinate cose per me abbastanza serie non trovavamo punti in comuni. Era da un po’ che pensavo di lasciare il mio ex proprio per i vari motivi prima citati, poi con l’arrivo di questo ragazzo ho deciso di farmi coraggio e lasciarlo e nei mesi successivi ho deciso di mettermi con lui...Sto veramente bene devo dire, è veramente il ragazzo che cercavo, con i miei stessi pensieri..pero alle volte mi capita di pensare al mio ex, a come quando si rideva si stava bene ecc ecc..pero quando penso alle cose negative beh dico di aver fatto molto bene a lasciarlo..solo che ora vorrei chiedere a lei, è normale pensare ancora al 'ex??mica questo significa che lo amo ancora?? o è solamente per il fatto che è stato il mio primo ragazzo e la storia è durata tantissimo???
grazie anticipatamente..buona sera
Chiara (21 anni)
Buongiorno Chiara,
grazie innanzitutto della Sua mail. Mi fa piacere che Lei abbia trovato un ragazzo con cui sta bene e si sente in sintonia; per inciso le assicuro che il fatto di conoscersi in chat non è più così strano ed è ormai molto più frequente di quello che si potrebbe immaginare.
Una storia durata 5 anni, soprattutto ad un’età così giovane, lascia una traccia profonda ed è anche bello che sia così. Lei e il suo ex durante la Vostra storia siete sicuramente cresciuti insieme, avete vissuto gioie e disavventure, avete imparato uno dall’altro: queste esperienze ora fanno parte di quello che Lei Chiara è adesso e rinnegarle sarebbe un po’ rinnegare se stessa. Da quanto scrive è evidente che il Suo ex sia stata una persona importante nella Sua vita ed è per questo possibile che rimanga per lui dell’affetto collegato a tanti bei momenti vissuti insieme: questo non significa dover rimanere intrappolati nel passato, ma anzi poter guardare con maggior fiducia e consapevolezza al futuro. E’ importante infatti che i bei ricordi passati non le facciano dimenticare i limiti che aveva chiaramente evidenziato nella precedente relazione e non la portino a rimettere in discussione le scelte fatte. Mi sembra che abbia riflettuto bene nelle Sue decisioni e che Lei ora possa essere pienamente soddisfatta della Sua scelta.
Le auguro di cuore di poter vivere intensamente e con gioia ogni momento di questa nuova relazione.
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