Dialoghi con lo psicologo pag.7
LA FORZA DI CAMBIARE (DIALOGO N.70)
COME FARE CON MIA COGNATA (DIALOGO N.67)
TIROCINIO IN PSICOLOGIA: CLINICO O ACCADEMICO? (DIALOGO N.66)
HO ALZATO LE MANI SU MIA FIGLIA (DIALOGO N.65)
MIO PAPA’ E’ IN CRISI DI MEZZA ETA’ (DIALOGO N.64)
SONO ATTRATTA DA MIO PADRE (DIALOGO N.62)
ANSIA E MALATTIA (DIALOGO N.61)
Pag.11 | Pag.10 | Pag.9 | Pag.8 | Pag.7 | Pag.6 | Pag.5 | Pag.4 | Pag.3 | Pag.2 | Pag.1 |
LA FORZA DI CAMBIARE (DIALOGO N.70)
Cercherò di essere breve, anche se temo di essere un caso complesso. Mi sento come intrappolata in una vita che non mi appartiene. Ho come l'impressione di aver fatto tutto perché andava fatto, per compiacere qualcuno, perché non avevo io stessa idea di cosa fosse meglio per me. Dopo anni di sacrifici mi sento una fallita.
La mia situazione vista dall'esterno appare idilliaca: 27 anni, sposata con l'unico e solo fidanzatino della mia vita dopo 10 anni passati insieme tra convivenze, abbandoni, lunghi periodi di lontananza e un mare di incomprensioni, ma sempre guidati da una forza magnetica che ci tiene uniti e ci fa sentire l'uno la metà dell'altra. Studi portati a termine con successo, specializzazioni all'estero, ed anche mio marito, a soli trent'anni un accademico promettente. Viaggi, città sempre nuove, un futuro brillante dinanzi. Eppure io mi sento un nulla. Sogno una vita diversa, in cui la donna che vorrei essere sia capace di liberarsi da quel macigno che mi blocca. Si, perché sento di avere una grande energia, un grande amore e delle potenzialità che non riesco a far venire fuori. Ho rapporti strani con gli altri, fatti di silenzi e parole non dette, sebbene agisca sempre candidamente. Mi sembra che la gente mi veda come una donna fortissima e mi stimi, ma non sono mai la persona più importante per nessuno (escludendo mio marito, a detta sua, e mia madre). Forse perché non so divertirmi, godermi il mio tempo, avere rapporti con gli altri senza preoccuparmi troppo di quello che pensano di me, che mi vedo sbagliata e inutile. Forse la mia infanzia in una famiglia disastrata, con un padre vedovo, risposato, incapace di fare il padre; con due fratellastri che non hanno mai amato l'idea di una nuova famiglia e non hanno mai accettato me e mia madre, sebbene mi vogliano bene. Una madre bambina che ha cresciuto 3 figli, 2 non suoi, con un marito-padre assente e che vedo ancora immatura. Ecco, forse questo potrebbe spiegare qualcosa. E potrebbe anche il fatto che mio marito sia una persona problematica con un passato altrettanto scomodo che bussa incessantemente alla nostra porta e vive nel nostro quotidiano.
Io, però, vorrei cancellare il passato e partire dalla donna che sono adesso. Voglio cambiare e canalizzare le mie energie in modo giusto. Solo che non ho il coraggio di appoggiarmi a nessuno tra quelli che mi sono vicino, né di parlare francamente del trambusto che provo interiormente. Ho paura, ma vorrei mollare tutto, cercare una nuova strada... non è facile pensare di aver passato 10 anni ad investire sul lavoro sbagliato, né sentire il dubbio di non aver goduto delle esperienza che tutti i ragazzi alla mia età hanno vissuto. È come se avessi voglia di follie, di brio, di sorrisi, leggerezza, di amicizia, di amore sconvolgente. Da dove posso incominciare? Dove si trova la forza di cambiare
Grazie del tempo che vorrete dedicarmi
RD (27 anni)
Gentile RD,
grazie della Sua mail sofferta e sincera.
Come Lei stessa scrive, le esperienze che ha vissuto nella Sua infanzia e le relazioni con i suoi genitori e fratellastri hanno probabilmente influito su alcune delle scelte prese e possono essere molto collegate allo smarrimento, dolore e paura che sperimenta ora. Il fatto di sentirsi “sbagliata e inutile” non sembra infatti essere tanto giustificato dalla Sua vita attuale quanto dalle esperienze che ha vissuto a livello emotivo nella Sua vita, che paiono aver lasciato dentro di Lei una traccia profonda.
Purtroppo cancellare il passato non è possibile, ma si può capirlo, rielaborarlo e alla fine riconciliarsi con esso. Una psicoterapia in questo può essere di grande aiuto. Anche nelle fiabe, spesso i fantasmi tornano dal passato per portare un messaggio importante e finché questo non viene compreso e accettato, ricompaiono tormentosi ogni notte; ma se vengono ascoltati e capiti possono poi finalmente scomparire in pace. In modo simile anche nella nostra vita può capitare di dover prima rappacificarsi con il passato per poter vivere pienamente e serenamente il presente, diventando capaci di assaporare senza condizionamenti tutte le possibilità che il futuro può offrirci.
Aver voglia di “brio, sorrisi, leggerezza, amicizia ed amore” è una cosa bellissima, ma stia attenta a non prendere decisioni affrettate in un momento in cui è turbata, con il rischio di buttare via indistintamente tutto quanto ha costruito finora. Sant'Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali raccomandava di non prendere decisioni drastiche nei momenti di grande turbamento, rimandando per quanto possibile le decisioni importanti a momenti di maggiore serenità. Io ho sempre considerato questo consiglio molto saggio e Le suggerisco quindi per prima cosa di guardarsi dentro e poi di mettere mano alla Sua vita.
Penso che “la forza di cambiare” sia già dentro lei e che una psicoterapia potrebbe darle gli strumenti adatti per farlo efficacemente. Sono convinto che se seguirà questa strada vedrà “il macigno” che ora blocca la Sua vita sciogliersi lentamente come neve al sole.
In bocca al lupo con affetto
Ciao,
ho proprio un desiderio enorme di sfogarmi, posso?
Mi chiamo Eliana, ho 27 anni e abito in un paese in provincia di Lecce. Non ho un lavoro al momento, ma nel 2007 ho lavorato presso un supermercato che ora ha chiuso. Ho frequentato scienze giuridiche, ma dopo anni, avendo fatto solo 5 esami ho deciso di smettere e mi sento terribilmente in colpa di aver fatto spendere inutilmente soldi ai miei. Vorrei frequentare scienze infermieristiche, ma mi blocca l’idea di vedere ferite o sangue. Oppure frequentare architettura, ma qui non c'è. Ora sto a casa, faccio le pulizie e aiuto mia madre, perché ha problemi con una gamba e non è più tanto giovane, ma fare solo questo mi opprime e mi rende le giornate noiose.
Sentimentalmente ho lasciato il mio ragazzo a giugno del 2009 dopo 4 anni. Due volte ci siamo lasciati e rimessi insieme. Descrivere lui è tutt’altro che semplice... sembrava dolce all’inizio, ma quasi da subito si è dimostrato arrogante, mi ha fatto piangere e mi trattava male,solo perché mi vedeva come una ragazza timida... e secondo lui non sveglia. Così lo ho lasciato io la prima volta, la seconda lui...e la terza definitiva io. (…) Mi sono resa conto che io per lui non sono stata mai niente, ma me ne sono accorta troppo tardi. Dopo averlo lasciato ho distrutto la mia scheda del cellulare, buttato ogni pupazzo, venduto l'unico anello che mi ha regalato in 4 anni, e bruciato le lettere con le sue parole vuote. Il mio ex era più forte di me nelle discussioni e se aveva deciso di litigare, sapeva come farmi arrabbiare, andando a colpirmi su due questioni: il fatto di non guidare la macchina per paura nonostante abbia la patente e l’università che non finivo.(…)
Alle elementari avevo una maestra nevrotica che una volta mi ha tirato un schiaffo fortissimo perché non sapevo una domanda di geometria.... quando mia madre mi è venuta a prendere all’uscita da scuola ha visto la mia guancia rossa e mi ha chiesto cosa fosse successo, ma non le ho risposto perché mi sentivo in colpa... (…) Alle scuole medie, invece, non c'era la maestra, ma i miei compagni di classe che mi insultavano tanto... (…) Alle scuole superiori le cose sono cambiate, non stavo più al mio paese e mi trovavo bene con i miei compagni, certo, timida lo ero, ma non esageratamente come prima. Più passava il tempo più stavo a mio agio.
Scusa se mi sono dileguata molto, ma mi sento molto confusa e vorrei capire perché quando vengo attaccata mi sento subito ferita e tendo a bloccarmi: o non mi trattengo e insulto pesantemente o sto zitta e tengo tutto dentro senza riuscire a dare spiegazioni. Mi sento vuota e sola e mi spiace di non riuscire a guidare. A volte penso che forse mi fa solo comodo stare a casa, ma non credo perché spesso mi sento mancare l’aria.
Grazie per l’attenzione.
Eliana (27 anni)
Gentile Eliana,
grazie del Suo lungo sfogo via mail. Cercherò di risponderle in maniera sintetica e molto concreta. Mi scuso se in questo modo tralascerò molti degli aspetti che ha descritto nella Sua lettera e non risponderò in modo esauriente alle Sue domande, ma spero di fornirle comunque un piccolo spunto di riflessione.
Io credo che in questo momento il problema di fondo che un po’ accomuna tutto quanto mi ha scritto sia una bassa autostima: una serie di esperienze negative a scuola, nelle relazioni con gli altri e negli affetti L'hanno portata ad avere poca fiducia in sé stessa. Penso che sia importante tornare a credere in sé e che sia necessario farlo procedendo un passo alla volta.
Gli aspetti su cui personalmente punterei sono 3, in questo ordine (con difficoltà crescente):
1) Trovare qualcosa che le permetta di ricaricarsi e di provare piacere. Non scrive niente rispetto a Suoi hobby, a cosa Le piace e La appassiona. Io partirei da qui: da avere ben chiaro dove può attingere energie emotive per fare il resto.
2) Investire di più sulle amicizie che già ha ed eventualmente coltivarne di nuove. Questo può non essere così facile, ma è essenziale per superare il senso di vuoto e solitudine che prova ora e che probabilmente influenza negativamente anche il resto della Sua vita.
3) Fare tutto il possibile per trovare un lavoro (come aveva nel 2007) che Le permetta di guadagnare un po’ di soldi e sentirsi più autonoma economicamente. Io tralascerei per il momento nuovi studi (su cui mi sembra avere le idee confuse) e penso invece che lavorare potrebbe accrescere la Sua autostima e serenità.
Buona vita!
Buongiorno,
sono una donna di 37 anni e sto frequentando una compagna da poco più di tre mesi. Siamo entrambe innamorate solo che lei ha una figlia di 5 anni e questo rende le cose non facili. La bimba in casa vuole decidere tutto lei e la mia compagna, forse per compensare la mancanza del padre, tende a lasciarle fare tutto. Il mio modo di educare i bambini sarebbe all’opposto molto severo e questo complica i rapporti. Io generalmente non dico niente alla bimba, però faccio capire alla mia compagna che secondo me lei sbaglia su tanti versi. Ogni tanto lei cerca di modificare il suo stile educativo, ma nonostante tutto so che ci vorrà tempo.
Io non vivo con loro e anche la bambina spesso è dal padre o dai nonni, ma quel poco che siamo in casa tutti insieme io faccio molta fatica ad interagire con la bimba e per me la situazione diventa durissima. La bimba ogni tanto mi cerca e dice a sua madre che mi vuole bene, ma sicuramente sente che da parte mia non c'è un grande volerle bene, perché io non sono mai stata una grande amante dei bambini. Quando la bambina mi chiede qualcosa io glielo faccio però malvolentieri. All'inizio mi rifiutavo di farle le cose, perché lei le chiedeva più come un ordine che come una richiesta e la cosa mi urtava parecchio. Pian piano, dopo che le abbiamo fatto una lezione su “come chiedere le cose”, lei ha iniziato a fare le sue richieste con più gentilezza, ma il suo comportamento con la madre è più o meno sempre uguale: “decido io”, “è così e basta”, “non parlate tra di voi”, “non voglio mangiare”…
Sono tante piccole cose che mi fanno rinchiudere in me stessa anche solo all'idea di dover passare qualche ora tutti insieme. Così la mia compagna deve fare sempre avanti e indietro tra le esigenze mie e quelle della bimba. So che essendo adulta dovrei passare sopra certe cose e penso anche che dovrei capire la bimba visto che anche i miei genitori si sono divorziati quando io ero adolescente, ma proprio non ci riesco.
Comunque sia sono disperata, perché io le mia compagna litighiamo spesso, in quanto lei sente che giustamente non accettando sua figlia io non accetto una parte di lei. Non sappiamo come risolvere la cosa. Io penso che dovremmo fare una terapia familiare, solo che avendo per il momento pochi mezzi finanziari la cosa diventa più complicata. So che una risposta da parte Sua non risolverà il problema, però magari un'idea da dove cominciare potrebbe già essere qualcosa.
Spero di ricevere presto una Sua risposta. Cordiali saluti
Corinne (37 anni)
Gentile Corinne,
grazie della Sua mail. Credo che i problemi di cui Lei parla riguardino non un livello familiare, ma di coppia e penso quindi che queste questioni andrebbero affrontate eventualmente fra voi due, ma non in presenza della bambina. La bimba ha solo 5 anni, ha già subito la dolorosa esperienza della separazione fra i suoi genitori, può essere disorientata dalla nuova relazione con una donna che sua mamma ha da 3 mesi e anche per queste ragioni è importante sia protetta rispetto all’assistere ad ulteriori litigi.
Scrive che la Sua compagna sente che, non accettando sua figlia, non accetta una parte di lei. In effetti è possibile che Lei faccia fatica ad accettare la parte della Sua compagna che è stata sposata con un uomo e che continuerà ad avere a che fare con lui in quanto padre di sua figlia. Allo stesso tempo sembra correre il rischio di mettersi emotivamente in competizione con la bambina rispetto all’affetto della madre, come se quello che la Sua compagna dà alla figlia venisse tolto a Lei. E’ importante invece essere ben consapevoli che l’amore provato per la partner è (e deve essere) diverso da quello per una figlia e che questi due differenti amori possono benissimo coesistere fra loro.
In questo senso la situazione potrebbe essere anche affrontata con un percorso di introspezione psicologica individuale da parte Sua, in cui capire se eventualmente l’esperienza della separazione dei Suoi genitori che Lei ha subito in adolescenza non possa averle lasciato una “fame d’amore” che influisce sul Suo modo di affrontare la situazione attuale.
In bocca al lupo e cordiali saluti
COME FARE CON MIA COGNATA (DIALOGO N.67)
Gentile Dottore,
in famiglia abbiamo una donna di 55 anni, laureata in psicologia, che però non ha mai lavorato davvero, ha fatto solo volontariato per questioni amministrative non inerenti ai suoi studi.
La sua preoccupazione è solo di fare sempre bella figura, non ha mai voluto capire che cosa vuole dire la vita reale. Lei ha solo le sue cose da fare, se ne frega di cosa vuole dire portare a casa da mangiare o pagare le bollette. E’ sempre tesa, irritata o isterica. Parla con il marito più che altro delle malattie e ha fatto anche pensieri di morte. Con la madre ha un pessimo rapporto e pure con il fratello. Si considera superiore a tutti, colta e intelligente, non si può mai parlare con lei. Qualche volta piange per giorni, è sempre scontenta e stanca. Da sempre ha avuto bisogno di una donna per pulire la casa, senza avere figli, cane o gatto, perché dice che è molto impegnata per la sua “opera umanitaria”. Occupa infatti una posizione importante nella consulta cittadina, naturalmente senza essere pagata, da una vita. Non lo so… ci sbagliamo noi familiari? E’ normale che lei non veda quanto è difficile pagare l'affitto e tutto il resto?
Le scrivo perché è mia cognata. Quando c'incontriamo sembra spensierata, felice, contenta, ma lo so quanto è isterica a casa e come si comporta. Suo marito è molto stanco pure lui. Lei ha bisogno di cure e non vuole riconoscerlo. Come possiamo fare?
Grazie tanto
Dana (41 anni)
Gentile Dana,
grazie della Sua mail.
Spesso arrivano nel mio studio coppie di coniugi e la scenetta che di frequente, in forme diverse, si ripete nel primo colloquio è la seguente. Il marito mi dice: “Dottore per favore mi aiuti a far cambiare mia moglie”. E la moglie mi dice: “Dottore per favore mi aiuti a far cambiare mio marito”. Io spiego che non sono in grado di far cambiare il mondo esterno o gli altri: sarei uno stregone o un imbroglione. Come psicologo e psicoterapeuta posso invece aiutare una persona a cambiare sé stessa se lo desidera. Sulla targa del mio studio è segnato “psicologia per il cambiamento”, ma ogni tanto sarei tentato di correggerla scrivendo più esplicitamente “psicologia per il PROPRIO cambiamento”.
Questo per dirle, cara Dana, che purtroppo io non posso indicarle come far modificare il comportamento a Sua cognata, ma solo invitarla a provare a prendere un po’ di più le distanze da queste questioni e fermarsi a riflettere su sé stessa. Se Suo fratello ha sposato questa persona è stata una scelta che lui ha fatto e quando ora alcuni aspetti del carattere di sua moglie gli danno fastidio, è un problema solo suo o eventualmente di loro due come coppia. Nel momento in cui Suo fratello si sfoga con Lei sarebbe importante potergli rispondere: “Queste cose non mi interessano, non è a me che devi dirle, ma a tua moglie!” Perché questo possa avvenire bisogna però prima capire come mai Lei si fa carico di queste difficoltà che non dovrebbero riguardarla direttamente e comprendere perché alcune caratteristiche di Sua cognata Le danno così profondamente fastidio. Se non fa una seria riflessione in questo senso, rischia di rovinarsi inutilmente la vita… e sarebbe proprio un peccato!
In bocca al lupo
TIROCINIO IN PSICOLOGIA: CLINICO O ACCADEMICO? (DIALOGO N.66)
Gentile Dottore,
a novembre mi sono laureata anch'io in psicologia. Ho 38 anni e nel mio curriculum passato ci sono molte esperienze, studi e anche difficoltà che ho dovuto superare. Perché Le chiedo un aiuto? Perché proprio a Lei? Perché mentre leggevo i curriculum di vari psicologi (tutti molto coerenti e d'effetto), mi ha colpito la Sua espressione felice nella foto. Ho quindi cliccato sul Suo link. Ho visto che c'è la possibilità di parlare tramite mail e di ricevere un consiglio o un parere. Eccomi qui dunque.
Non riesco assolutamente a prendere una decisione che riguarda il mio tirocinio post laurea. Sembra una banalità, ma in realtà da questo tirocinio si decide il mio futuro e ho paura di commettere un errore e di non poter più fare il lavoro per il quale ho tanto studiato. La mia età è un fatto che ha un certo peso nella scelta, perché non ho più tempo da perdere con altri "errori" di percorso. Il dilemma è questo. Il mio grande desiderio ero quello di rimanere in Università e fare la ricerca. Questo però aveva tutta l'aria di essere un sogno irrealizzabile. Quindi, dopo la laurea specialistica di novembre, sono andata da diversi professori a chiedere di poter fare il tirocinio presso di loro, ma mi sono messa a cercare anche tirocini più realistici presso le ASL. I più non avevano posto, non avevano tempo… e altro. Infine una ASL ha accettato la mia richiesta di tirocinio: si tratterebbe di lavorare (gratis ovviamente) in giorni e orari fissi presso un Centro di Psicologia per il Bambino e l’Adolescente, svolgendo attività di osservatrice, risposta telefonica, eccetera. Contemporaneamente ho ricevuto la risposta positiva da parte di una professoressa dell’Università che è disposta a farmi fare la ricerca tanto agognata. Evviva che gioia… ma adesso che faccio? Ebbene, ecco la crisi: se seguo il cuore (Università) devo rinunciare al tirocinio esterno.
Quanto è importante il tirocinio esterno in un ASL piuttosto che interno dell’Università con una ricerca sui “bias cognitivi” (errori e distorsioni nei ragionamenti causati da pregiudizi) ai fini della futura professione di psicologa? Sono davvero "costretta" a rinunciare all'Università per crearmi le basi per un futuro lavoro in uno studio di psicologia?
Need_Help'71 (38 anni)
Gentile collega,
grazie della Sua mail.
Io credo che il tirocinio post laurea in psicologia sia un’ottima occasione per capire come possono venir concretamente applicati gli studi fatti ed iniziare a sperimentarsi concretamente sul campo. Lei si trova di fronte a due possibilità di tirocinio entrambe interessanti, ma fra loro molto diverse. In un caso (l’Università) si tratterebbe di concentrarsi su un tema specifico a partire dagli aspetti teorici, studiando la letteratura scientifica già presente, per poi analizzare le implicazioni pratiche, seguendo da vicino i più recenti sviluppi della ricerca in questo affascinante ambito. Nell’altro (la ASL) avrebbe la possibilità di entrare personalmente in contatto con i bambini, gli adolescenti e i genitori che si rivolgono ogni giorno agli psicologi del servizio pubblico nella nostra città; potrebbe conoscerne da più vicino piccole e grandi storie, gusti, particolarità, gioie e sofferenze, scoprirebbe come gli psicologi si fanno concretamente carico di queste richieste di aiuto, cercando di contribuire a sciogliere nodi, chiarire significati e ricostruire relazioni.
La prima esperienza è in ambito accademico, la seconda in ambito clinico: Lei a quale di questi due ambiti si sente più portata?
Qualunque sarà la Sua scelta, Le auguro di riuscire a svolgere il Suo tirocinio con curiosità e passione, sapendo che è una esperienza importante, da cui imparare il più possibile, ma anche che non è così determinante né vincolante rispetto al Suo futuro professionale.
Purtroppo al momento in Italia le prospettive di lavoro per psicologi nelle università e nel sistema sanitario nazionale non sono buone. Conosco personalmente colleghi psicologi che da anni lavorano duramente in università senza riuscire a guadagnare di che mantenersi dignitosamente e ho visto concorsi pubblici a cui partecipavano centinaia di persone per un singolo posto.
Non scrivo queste cose per scoraggiarla, ma al contrario perché sappia che occorrerà grande determinazione nel coltivare le Sue passioni e costruire il Suo futuro. Questo però Le permetterà di essere ancora più orgogliosa e profondamente soddisfatta quando riuscirà a realizzarsi professionalmente come desidera.
In bocca al lupo di tutto cuore
HO ALZATO LE MANI SU MIA FIGLIA (DIALOGO N.65)
Gentile Dottore,
Le scrivo per aver un consiglio da parte Sua rispetto ad una faccenda per me molto grave.
Le spiego in breve. Ieri quando sono andato a prendere a scuola mia figlia dodicenne non riuscivo a contattarla al telefono (il telefono squillava libero ma senza nessuna risposta). Dopo quasi 20 minuti di inutili tentativi mi sono diretto verso casa e vedo lei ad un angolo in compagnia di un coetaneo. Sale in macchina e mi dice che stava solo salutando un suo amico. Dubitando della sua risposta le chiedo di dirmi la verità e lei insisteva che era solo un saluto. Controllo il suo cellulare e le telefonate non risultavano (ho sospettato che le avesse cancellate). Nel frattempo è arrivato un sms da una sua amica che le chiedeva com'era andato l'incontro. A questo punto, dopo tanta insistenza da parte mia, ho perso la pazienza ed ho alzato le mani su di lei finché non ha ammesso che effettivamente si era messa assieme a questo ragazzino da qualche mese. Da quel momento ho dei rimorsi di coscienza per la violenza che ho usato, mi sono pentito, ma non posso più farci niente. Mi sono giustificato con lei che doveva dire la verità sin dall'inizio e tutto ciò non sarebbe successo (ed è la verità). Quali possono essere le conseguenze psicologiche per mia figlia e come devo comportarmi in merito alla sua faccenda sentimentale? Mi vergogno di quanto è accaduto ma non sempre prevale la freddezza ed il buon senso con i propri figli. La ringrazio per la Sua pazienza.
Cordialmente
Massimo (39 anni)
Gentile Massimo,
grazie della Sua sofferta mail.
Lei sembra sinceramente pentito di quanto accaduto e quello che scrive dimostra quanto Lei ci tenga a Sua figlia e sia disposto a mettersi personalmente in discussione. Sotto l’aspetto psicologico sarebbe interessante capire meglio come mai Lei in quella specifica situazione ha perso la pazienza, arrivando ad avere una reazione di cui poi si è pentito. Cosa significa per Lei alzare le mani su Sua figlia? Era la prima volta che Le succedeva? La mamma (se presente) che ruolo assume in questi frangenti? E che emozioni suscita in Lei sapere che Sua figlia di soli dodici anni ha già un ragazzino? Forse alcuni colloqui con uno psicologo servirebbero ad aiutarla a mettere meglio a fuoco cosa è successo e perché, evitando il rischio che situazioni di questo tipo possano ripetersi. Potrebbe essere il modo migliore di prendersi cura del Suo essere genitore, salvaguardando il benessere e la serenità di Sua figlia.
Sotto l’aspetto educativo invece è importante che non venga considerato un problema il fatto che Sua figlia stia iniziando a vivere una prima "relazione sentimentale" con un suo coetaneo. Non c'è niente di male in questo ed è anzi importante che i genitori possano favorire un dialogo anche su questi temi, innanzitutto trasmettendo valori e poi ponendo anche regole e limiti dove necessario.
Cordiali saluti e in bocca al lupo
MIO PAPA’ E’ IN CRISI DI MEZZA ETA’ (DIALOGO N.64)
Salve, sono un ragazzo di 23 anni. Volevo parlarle di un problema famigliare. Credo che mio padre si trovi in uno stato di depressione, in quanto di punto in bianco ha avuto problemi con sua moglie (mia madre) nella convinzione che lei non lo ami più; così ha deciso di rimanere in casa senza avere rapporti sessuali con quest'ultima e nello stesso tempo ha chiesto di essere lasciato libero (nel senso di uscire la sera con amici senza chiamate e oppressioni). C'è da premettere che mio padre non ha mai avuto problemi del genere in più di 20 anni di matrimonio. Costretto da mia madre ad effettuare una visita da una psicologa quest'ultima ci ha detto che si trova in uno stato confusionale e dovremmo lasciarlo il più possibile libero in quanto è una crisi tipica degli uomini di quella età (40 anni) soprattutto per chi è imprenditore di un'azienda. Però è un atteggiamento molto strano in quanto mio padre ha sempre tenuto molto alla famiglia... non sappiamo come comportarci… non sappiamo se è indotto da amici... oppure da una donna.... (anche se comunque lui ha detto di non voler lasciar casa, quindi il problema è questa fissazione nell'uscire con amici e nel ritirarsi in tarda serata e la convinzione che mia madre non lo ami). Come dovremmo comportarci? Io avevo in mente di far intervenire un investigatore privato... cosa ne pensa?
Aspetto una Sua risposta... Grazie!
Giulio (23 anni)
Gentile Giulio,
grazie della Sua mail. Mi rincresce della dolorosa situazione che sta vivendo.
La mia impressione è che Suo papà alla famiglia ci tenga ancora, forse addirittura più adesso che in passato. Un uomo come lui, imprenditore di 40 anni, potrebbe, se lo desiderasse, avere facilmente relazioni extraconiugali clandestine senza destare sospetti e rimanendo all’apparenza un buon marito e padre di famiglia. Non mi pare questo il suo caso. Oppure potrebbe comunicarvi una decisione già presa di andarsene di casa per rifarsi una vita diversa con una nuova compagna. Non mi sembra nemmeno questa la situazione.
Forse le difficoltà nella coppia dei Suoi genitori non sono sorte così “di punto in bianco” come appare ed è interessante che Suo papà non dica di non amare più sua moglie, ma al contrario di sentirsi poco amato da lei. Può essere che Suo padre, dopo aver avuto un figlio ed essersi sposato molto giovane, dopo aver dedicato tante energie al lavoro, sia ora giunto a una “crisi di mezza età” in cui non si accontenta più delle cose come sono state finora (ecco quindi lo “stato di depressione” che Lei descrive), ma pretende di più e cerca un nuovo equilibrio maggiormente soddisfacente. Non è detto che questo sia un male e se anche Sua mamma fosse disposta a mettersi in discussione la coppia potrebbe uscire da questa crisi rafforzata.
Ricorrere ad un investigatore privato sarebbe invece a mio parere una pessima idea, che andrebbe semplicemente nella direzione di cercare un colpevole (cioè una spiegazione esterna che eviti di doversi mettere personalmente in discussione) e non certo nella direzione di provare a costruire una soluzione insieme.
Infine Lei, in quanto figlio, è meglio che cerchi di tenersi il più possibile fuori da queste questioni, che non La riguardano se non indirettamente. Eviti di esprimere giudizi affrettati e provi a rimanere vicino ad entrambi con affetto, lasciando che siano i Suoi genitori a trovare una soluzione alle loro difficoltà di coppia.
In bocca al lupo per la Sua vita
AMORE DI CARTA (DIALOGO N.63)
Salve dottore,
ho 22 anni e sono incastonata, imbrigliata da 3 anni in uno stato mentale dal quale non credo più di riuscire ad uscire da sola. Ho vissuto la mia prima storia d'amore seria dai 17 ai 20 anni in maniera completamente inconsapevole. E' stata complessa, piena di litigi ed incomprensioni, grida ed insoddisfazioni, ma contemporaneamente forte, passionale, travolgente, fatta di complicità, litigi furenti, emozioni forti e tanta, troppa intimità. I litigi erano provocati principalmente dalla mia insoddisfazione ed insofferenza. Nonostante sembrava che fossi io la parte forte della coppia, sono stata lasciata con non poca sofferenza. Per tutta risposta io ho cambiato città, mi sono trasferita per studiare. La storia ha avuto uno strascico lungo e lo strascico è finito quando lui si è fidanzato con un'altra ragazza. Quando lo ho perso ho cominciato un percorso che mi ha portato a rendermi conto di quello che avevo, di quello che ho perso, e di quello che credevo ancora di volere. L'impossibilità di esternare pensieri e desideri mi ha portato a scriverne e così è cominciata la mia epopea di righe, pensieri, fogli scritti un po’ per lui, ma sicuramente tanto per me. E ho costruito una realtà che mi vedeva tornare nella mia città dopo la laurea e tornare con lui. Ero convinta che il motivo per cui lo pensavo talmente tanto era perché c'era reciprocità, e anch'io ero pensata a mia volta. Non ho avuto nessuno in due anni, non perché non abbia cercato, non perché non sia capitato, semplicemente non doveva essere.
Dopo due anni ci siamo rivisti di recente, una volta e basta. Dopo l'incontro (che stava per sfociare in qualcosa di più che una chiacchierata amichevole tra ex) ho preso tutto ciò che avevo scritto e che in qualche modo gli apparteneva e ho fatto in modo che l'avesse. Fogli, racconti, rime che portavano la data di scrittura e che coprivano l'arco temporale di due anni: gli ho consegnato tutto. Non ho avuto alcuna risposta. Il silenzio assoluto.
Pensavo che questa batosta me lo raschiasse via dalla testa, ma non è stato così. Credo ormai di avere imparato a pensarlo, a trovarlo in ogni cosa, e non so come disimparare a farlo. La sua vita è dinamica, piena di novità e di avventure mentre la mia è incatramata nel suo ricordo o meglio nella costruzione che ne ho fatto nelle mie pagine. Lo so che è tutto finto, lo so che è una mia invenzione; io lo so e lo so scrivere, ma sembra che io non sappia cambiare, che io non sappia evolvere.
Grazie infinite e perdoni la lunghezza.
Barbara (22 anni)
Gentile Barbara,
grazie della Sua mail. Quanto scrive mi fa venire in mente una storia che ho letto tempo fa.
Un povero ragazzo un bel giorno si innamora di una bellissima principessa che vede passare attraverso il suo paese in una lussuosa carrozza scortata da mille scudieri a cavallo. Il giovane sa che probabilmente non avrà mai nessuna possibilità di incontrare di persona la principessa e parlarle. Pensa che questo resterà il sogno di tutta la sua vita. Il ragazzo allora si mette a scrivere ogni giorno una lettera piena di struggente passione rivolta a lei, il suo grande amore. Invece che spedire queste lettere, che tanto lei non leggerebbe mai, il giovane le conserva gelosamente in una bella scatola. Un bel giorno, per circostanze che sarebbe troppo lungo narrare, contro ogni probabilità, il ragazzo ha la possibilità di incontrarsi con la principessa e addirittura di passare un’intera serata da solo con lei! Bisogna anche dire che, per il colmo della buona sorte, la principessa in cuor suo è particolarmente ben disposta verso quel giovane e sta giusto cercando marito. La principessa è molto curiosa di come le farà trascorrere la serata il ragazzo. Vorrà offrirle una cenetta a lume di candela? Preferirà una passeggiata romantica al chiaro di luna? Chiederà di poter ballare con lei? O magari addirittura cercherà di baciarla?
Quando finalmente arriva il grande momento, il ragazzo dice che non crede alla sua fortuna di poter incontrare di persona l’unico amore della sua vita, che in questi anni le ha scritto centinaia di lettere non spedite e non gli sembra vero di… potergliele leggere! Inizia così a leggerle una ad una tutte le sue lettere. La principessa all’inizio è stupita, poi un po’ incuriosita, pian piano che passano le ore sempre più annoiata e alla fine molto indispettita. La serata si conclude e la principessa capisce con delusione che il ragazzo è molto più innamorato delle sue lettere che di lei.
La vita reale è spesso meno perfetta e poetica delle nostre fantasie, è più rischiosa, ma è anche estremamente più vivida, imprevedibile ed appagante.
In bocca al lupo e buona vita
SONO ATTRATTA DA MIO PADRE (DIALOGO N.62)
Mi chiamo Anna, ho 19 anni e lavoro part-time come impiegata presso una ditta del mio paese. I miei genitori sono separati da una decina d'anni ed io sono cresciuta con mia madre. Nonostante il divorzio mio padre è sempre stato molto presente nella mia vita. Da mia madre non ho avuto molto amore o forse chissà, non sono stata in grado di recepirlo. Mentre con mio padre la situazione è differente. Durante la settimana vivo con mia madre, ma il weekend lo passo a casa di mio padre.Lo so sembrerebbe una situazione simile a quella di migliaia di altre ragazze, ma c'è qualcosa di diverso nel mio caso. Qualcosa che non va e di cui non ho mai osato parlare con nessuno. Me ne vergogno profondamente ma sono arrivata alla conclusione che nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi non sia poi tanto una buona idea. Ok, consentitemi di fare un respiro profondo e poi vi spiegherò il problema.
Sono attratta da mio padre. Non riesco a vederlo solo come un padre. Meglio precisare che non ho mai ricevuto "strane attenzioni" da lui. MAI. Si è sempre comportato come un padre, un padre stupendo. Molto presente, molto protettivo nei miei confronti e sempre pronto a darmi un abbraccio o un sorriso di conforto. Da parecchio tempo combatto contro questa attrazione che ho verso di lui. So che è qualcosa di totalmente sbagliato ma non riesco a liberarmi di questo desiderio nei suoi confronti. A volte ho fantasie su di lui che si concludono poi con un senso di colpa di dimensioni stratosferiche!!! Lui è una persona speciale e non si merita una figlia "malata" come me. Perché non riesco a sfuggire a questi pensieri morbosi? I ragazzi della mia età non mi interessano assolutamente, li trovo dei bambini e poi li paragono immancabilmente a lui e perdono immancabilmente. Lui è speciale, è un uomo forte, molto sicuro di se, mi adora e mi protegge. Per esempio lui sa che ho la fobia dei temporali di notte e quando scoppia un temporale mi telefona o mi manda un sms per dirmi di stare tranquilla. Le mie amiche un po' me lo invidiano! Insomma, un padre speciale con una figlia degenere come me. Cosa posso fare????
Grazie per aver letto la mia lettera!
Anna (19 anni)
Gentile Anna,
grazie della Sua mail e fiducia.
Come forse saprà, già 100 anni fa Sigmund Freud creò scandalo fra i suoi contemporanei quando formulò il complesso di Edipo, in cui sostanzialmente sosteneva che il primo oggetto di innamoramento e di attrazione (anche erotica) per un figlio era costituito dal genitore di sesso opposto; questo concetto, a quell'epoca assolutamente scandaloso, è ormai pressoché universalmente accettato in psicologia.
L'innamoramento per il proprio papà, che in misura minore o maggiore è presente quasi in ogni bambina, di solito si trasforma naturalmente, crescendo, in un normale affetto di figlia. Nel Suo caso questo non è potuto avvenire, forse anche a causa della separazione dei Suoi genitori una decina di anni fa, e Lei probabilmente si trova ora con un affetto/adorazione da bambina vissuto dentro il corpo ormai sessuato di una giovane donna di 19 anni.
Non ha quindi motivo di provare senso di colpa per ciò che percepisce dentro di sé: provare sensazioni di questo tipo è meno raro di quello che pensa e più vivrà con vergogna queste fantasie più è possibile che queste diventino insistenti e disturbanti. E' utile che, invece di assecondare queste pulsioni, si domandi quale significato possano avere nella Sua vita e storia familiare. Sarebbe prezioso che si facesse guidare in questo percorso di ricerca personale da uno psicoterapeuta, che potrebbe supportarla nello scoprire meglio i Suoi desideri e bisogni più profondi, evitando il rischio di confondere erotismo e affetti. Credo che una psicoterapia potrebbe aiutarla a vivere più serenamente e pienamente tanto il Suo essere figlia, quanto il Suo essere donna.
In bocca al lupo con affetto
ANSIA E MALATTIA (DIALOGO N.61)
Buongiorno mi chiamo M.Grazia ed ho 40 anni, i miei problemi principali sono l'ansia e due malattie importanti (diabete ed ipertensione) che non riesco ad accettare e di conseguenza non riesco a curare bene. Potete aiutarmi?
Grazie e buon Natale.
Maria Grazia (40 anni)
Gentile Maria Grazia,
grazie della Sua mail e condivisione.
Il corpo umano è un organismo estremamente complesso e affascinante in cui gli aspetti fisici e quelli psicologici sono fra loro strettamente intrecciati. Una malattia fisica importante porta con sé tutta una serie di valenze simboliche e psicologiche collegate ai nostri timori più profondi e alla nostra fragilità, assumendo quindi forme e modalità molto diverse da persona a persona. Non c’è dubbio che il significato individuale che ciascuno attribuisce alla sua malattia influenza enormemente il modo in cui la può vivere e con cui può reagire alle cure e ai limiti che essa impone.
Credo perciò che affiancare alle cure mediche un percorso psicologico in cui scoprire significati profondi e connessioni nascoste possa: 1) evitare il rischio di aggiungere inutilmente ulteriori limiti e sofferenze alla propria malattia fisica 2) contribuire a sottoporsi più scrupolosamente ed efficacemente alle cure mediche necessarie 3) permettere di vivere in modo molto più pieno e sereno la propria vita.
In particolare Lei sembra avere già una buona consapevolezza della Sua difficoltà ad accettare la malattia e di come questo influenzi negativamente le Sue cure, mi pare quindi particolarmente pronta a trarre benefici da una psicoterapia.
Le auguro di cuore di poter presto ritrovare serenità e salute! Buon Natale.
MANDA ORA un tuo breve quesito via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. indicando il tuo nome (vero o inventato) e la tua età. Potrai leggere la risposta in questa rubrica.
<<< Dialoghi precedenti | Dialoghi successivi >>>
Gentile RD,
grazie della Sua mail sofferta e sincera.
Come Lei stessa scrive, le esperienze che ha vissuto nella Sua infanzia e le relazioni con i suoi genitori e fratellastri hanno probabilmente influito su alcune delle scelte prese e possono essere molto collegate allo smarrimento, dolore e paura che sperimenta ora. Il fatto di sentirsi “sbagliata e inutile” non sembra infatti essere tanto giustificato dalla Sua vita attuale quanto dalle esperienze che ha vissuto a livello emotivo nella Sua vita, che paiono aver lasciato dentro di Lei una traccia profonda.
Purtroppo cancellare il passato non è possibile, ma si può capirlo, rielaborarlo e alla fine riconciliarsi con esso. Una psicoterapia in questo può essere di grande aiuto. Anche nelle fiabe, spesso i fantasmi tornano dal passato per portare un messaggio importante e finché questo non viene compreso e accettato, ricompaiono tormentosi ogni notte; ma se vengono ascoltati e capiti possono poi finalmente scomparire in pace. In modo simile anche nella nostra vita può capitare di dover prima rappacificarsi con il passato per poter vivere pienamente e serenamente il presente, diventando capaci di assaporare senza condizionamenti tutte le possibilità che il futuro può offrirci.
Aver voglia di “brio, sorrisi, leggerezza, amicizia ed amore” è una cosa bellissima, ma stia attenta a non prendere decisioni affrettate in un momento in cui è turbata, con il rischio di buttare via indistintamente tutto quanto ha costruito finora. Sant'Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali raccomandava di non prendere decisioni drastiche nei momenti di grande turbamento, rimandando per quanto possibile le decisioni importanti a momenti di maggiore serenità. Io ho sempre considerato questo consiglio molto saggio e Le suggerisco quindi per prima cosa di guardarsi dentro e poi di mettere mano alla Sua vita.
Penso che “la forza di cambiare” sia già dentro lei e che una psicoterapia potrebbe darle gli strumenti adatti per farlo efficacemente. Sono convinto che se seguirà questa strada vedrà “il macigno” che ora blocca la Sua vita sciogliersi lentamente come neve al sole.
CONFUSA (DIALOGO N.69)
ho proprio un desiderio enorme di sfogarmi, posso?
Scusa se mi sono dileguata molto, ma mi sento molto confusa e vorrei capire perché quando vengo attaccata mi sento subito ferita e tendo a bloccarmi: o non mi trattengo e insulto pesantemente o sto zitta e tengo tutto dentro senza riuscire a dare spiegazioni. Mi sento vuota e sola e mi spiace di non riuscire a guidare. A volte penso che forse mi fa solo comodo stare a casa, ma non credo perché spesso mi sento mancare l’aria.
grazie del Suo lungo sfogo via mail. Cercherò di risponderle in maniera sintetica e molto concreta. Mi scuso se in questo modo tralascerò molti degli aspetti che ha descritto nella Sua lettera e non risponderò in modo esauriente alle Sue domande, ma spero di fornirle comunque un piccolo spunto di riflessione.
Io credo che in questo momento il problema di fondo che un po’ accomuna tutto quanto mi ha scritto sia una bassa autostima: una serie di esperienze negative a scuola, nelle relazioni con gli altri e negli affetti L'hanno portata ad avere poca fiducia in sé stessa. Penso che sia importante tornare a credere in sé e che sia necessario farlo procedendo un passo alla volta.
FAME D’AMORE (DIALOGO N.68)
COME FARE CON MIA COGNATA (DIALOGO N.67)
Grazie tanto
Dana (41 anni)
TIROCINIO IN PSICOLOGIA: CLINICO O ACCADEMICO? (DIALOGO N.66)
Quanto è importante il tirocinio esterno in un ASL piuttosto che interno dell’Università con una ricerca sui “bias cognitivi” (errori e distorsioni nei ragionamenti causati da pregiudizi) ai fini della futura professione di psicologa? Sono davvero "costretta" a rinunciare all'Università per crearmi le basi per un futuro lavoro in uno studio di psicologia?
Need_Help'71 (38 anni)
HO ALZATO LE MANI SU MIA FIGLIA (DIALOGO N.65)
MIO PAPA’ E’ IN CRISI DI MEZZA ETA’ (DIALOGO N.64)
In bocca al lupo per la Sua vita
AMORE DI CARTA (DIALOGO N.63)
Grazie infinite e perdoni la lunghezza.
Barbara (22 anni)
Gentile Barbara,
SONO ATTRATTA DA MIO PADRE (DIALOGO N.62)
Grazie per aver letto la mia lettera!
ANSIA E MALATTIA (DIALOGO N.61)


