Studio Kaleidos

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Dialoghi con lo psicologo pag.3


NON SO COME COMPORTARMI (DIALOGO N.30)

SAREI PAZZA? (DIALOGO N.29)

PAURA DELLE DROGHE (DIALOGO N.28)

RITROVARSI (DIALOGO N.27)

SERENITA’, CORAGGIO E SAGGEZZA (DIALOGO N.26)

AMICIZIA, ANSIA E AUTOSTIMA (DIALOGO N.25)

SOGNO E REALTA’ (DIALOGO N.24)

NON SONO LA VERA IO (DIALOGO N.23)

MIA SORELLA SI UBRIACA (DIALOGO N.22)

RAGAZZA ABBANDONATA (DIALOGO N.21)


Pag.11 | Pag.10 | Pag.9 | Pag.8 | Pag.7 | Pag.6 | Pag.5 | Pag.4 | Pag.3 | Pag.2 | Pag.1 |


NON SO COME COMPORTARMI (DIALOGO N.30)

Salve,

sono una ragazza romana (Rebecca) di 35 anni, sposata da 2 anni e mezzo e importata a Palermo (causa lavoro di mio marito). Sono a termine di una gravidanza. Fino al mese scorso il nostro sembrava un matrimonio perfetto, eravamo felici di ciò che avevamo costruito ma sopratutto dell'arrivo del nostro primo figlio... andava tutto per il meglio, poi da un giorno all'altro mio marito cade in depressione e dopo tante persuasioni da parte mia le sue dure parole: "Non ti amo più." E' possibile che in un momento come questo, dove tutto dovrebbe essere bello, da oggi a domani l'amore non esista più????? Io mi sento molto sola, non so come devo comportarmi, mio marito dice di aspettare la nascita del bambino, che ormai e' imminente, ma io ho molte paure, molti dubbi. Vi prego aiutatemi !!!! Voglio precisare che si sta creando degli spazi tutti suoi di cui io non faccio parte, inoltre avverto che la mia presenza gli dà anche fastidio :X

Grazie

Rebecca (35 anni)

Cara Rebecca,


in una coppia l’arrivo di un bambino è un evento bellissimo, che però può, anche quando è stato desiderato, suscitare forti timori, dubbi e paure. In effetti questo passaggio segna un cambiamento molto importante su più fronti, sancisce ulteriormente il legame di coppia e segna definitivamente il passaggio dei futuri genitori nell’ “età adulta”. Di solito questi cambiamenti vengono maggiormente sottolineati rispetto alla futura mamma, che vede anche fisicamente mutare il suo corpo, ma non sono meno importanti nel futuro papà. E’ possibile che Suo marito in questa fase si senta confuso e spaventato, incerto su tutto e perfino sui sentimenti che prova nei Suoi confronti.

A mio parere la priorità in questo momento è che Lei, futura mamma, si prenda cura di se stessa per vivere al meglio un momento così delicato e importante come il termine di una gravidanza. Se ne ha la possibilità, si circondi dell’affetto di qualche persona a Lei cara, che La possa raggiungere magari anche da Roma. Trovi anche una brava psicoterapeuta nella città dove vive che La possa seguire fin d’ora in un percorso individuale ed eventualmente, se Suo marito è disponibile, anche di coppia. Credo sia fondamentale che Lei possa contare su un sostegno psicologico non solo per gestire la faticosa situazione attuale, ma anche in prospettiva per poterla aiutare a muovere serenamente i primi passi da mamma con la Sua nuova creatura.
I Suoi dubbi e le Sue paure sono più che comprensibili, ma abbia fiducia nel futuro e vedrà che questi momenti bui passeranno e il sole tornerà a splendere più che mai sulla Sua vita. Mentre Le scrivevo questa risposta mi è tornata in mente una bella frase di Lao Tse, riportata anche su alcune magliette di qualche anno fa “Quello che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla”.

In bocca al lupo con grande affetto


SAREI PAZZA? (DIALOGO N.29)

Buongiorno,

il mio datore di lavoro ha richiesto per me una visita medica collegiale di verifica, scrivendo come motivazione che io "sarei pazza"! Ha scritto che urlo, dico parolacce, tratto tutti male ed abbandono anche il posto di lavoro! Ciò non è propriamente vero! A cosa vado incontro? Anche perché non ritengo di avere particolari disturbi. Sono una signora di 55 anni con un figlio di 18 anni, che, mi scusi ma devo dirlo, lavora con coscienza e non abbandona mai il suo posto di lavoro. La ringrazio per una Sua gradita risposta.

Giuditta (55 anni)



Gentile Giuditta,


grazie della Sua mail e mi rincresce per il difficile periodo che sta vivendo ora nel Suo lavoro.

Da queste poche righe io non ho elementi sufficienti per dirle quali conseguenze potrebbe avere questa richiesta di “visita medica”, posso però darle un mio personale parere sulla situazione che si è venuta a creare fra Lei e il Suo datore di lavoro.
Spesso noi etichettiamo come “pazze” semplicemente le persone di cui non riusciamo a comprendere il comportamento: in questi casi a volte è più semplice dichiarare “il modo in cui tu ti comporti è completamente senza senso” invece che mettersi in gioco personalmente chiedendo “aiutami a capire meglio cosa ti fa reagire così e perché”. Ovviamente di solito per ciascuno di noi il proprio comportamento ha perfettamente senso; quello stesso comportamento può risultare però assolutamente illogico dal punto di vista di un altro. Il “trucco” in questo caso è non dare per scontato che l’altra persona possa comprendere il nostro modo di vedere le cose (che a noi magari sembra l’unico possibile), cercando di spiegare chiaramente e pacatamente la nostra logica e sopratutto sforzandoci di capire quella dell’altro. Quando si rinuncia al dialogo e all’ascolto reciproco c’è il litigio o addirittura la guerra; in una guerra non ci sono mai vincitori, ma entrambi le parti finiscono per essere, chi più chi meno, perdenti. Anche nel Suo caso specifico entrambi avete da perderci: Lei risulterà, nella migliore delle ipotesi, una “piantagrane” e il Suo datore di lavoro una persona incapace di gestire i suoi collaboratori.
Magari non è ancora troppo tardi per fare un passo indietro e riportare la questione ad un confronto più civile. Ogni lunga marcia inizia con un primo passo: potrebbe essere il Suo…


In bocca al lupo e cordiali saluti


PAURA DELLE DROGHE (DIALOGO N.28)

Salve Dottore,

mi chiamo Sara e ho 20 anni. Mi vergogno pure a parlarne... Da circa 10mesi soffro di attacchi di panico e depressione dopo un aborto avuto sotto effetto di uno spinello... da allora sono sotto cura da una psichiatra che mi sta aiutando ad uscirne, ma ciò che mi fa stare male è che adesso ho una paura assurda delle droghe, io ho paura che la maggior parte dei cibi siano fatti di sostanze stupefacenti… non so come, ma la mia paura è incentrata maggiormente sulla cocaina. Forse perché mio cognato ne fa uso e allora mi sono fissata. Il problema che mi turba è che dovrò passare le feste con il mio ragazzo e con mio cognato che, come ho detto prima, fa uso di cocaina, ed ho una paura folle di poter star male se ci dovesse essere qualcosa in macchina... io non so che fare, da un lato mi voglio auto-convincere che non succederà niente, ma dall’altro ho troppa paura... a parte l’unica volta, quando ho abortito, non ho avuto altri precedenti di questo genere… Vi prego aiutatemi… io non so più che fare... ne ho parlato con il mio ragazzo e lui c'è rimasto malissimo perché gli dispiace che io penso queste cose di suo fratello. Alla fine io so che mio cognato non farebbe niente di male, ma se per caso dovesse esserci qualcosa in macchina… io potrei sentirmi male? La mia paura più grande è quella di perdere il controllo di me e di non capire niente... non posso nemmeno evitare di vederlo perché il mio ragazzo per le feste dovrà scendere qui in Sicilia con lui perché lavora fuori. Mi aiuti per favore.

Sara (20 anni)



Cara Sara,


grazie della Sua mail.

Recentemente capita sempre più di frequente che una persona, dopo aver fumato un “semplice spinello”, percepisca, invece del “consueto effetto rilassante”, una spiacevole sensazione di non avere più alcun controllo del proprio corpo e provare per questo un vero e proprio senso di panico, con un ricordo molto disturbante di questa esperienza anche a distanza di tempo. Nel Suo caso si è sovrapposto a questo il dramma di un aborto, un evento particolarmente traumatico per qualsiasi donna. E’ quindi più che comprensibile che quanto accaduto abbia lasciato un segno nella Sua vita e ha fatto molto bene a farsi aiutare da uno specialista.
Si dice che quando uno si è scottato con l’acqua calda, poi ha paura anche dell’acqua fredda. Forse questo è il Suo caso, perché razionalmente entrambi sappiamo che i cibi normalmente non contengono alcuna sostanza stupefacente e che la cocaina per produrre effetto deve essere intenzionalmente inalata, mentre il fatto che sia o meno presente a bordo dell’auto in cui si viaggia è assolutamente ininfluente. Le Sue paure quindi, pur non avendo probabilmente un fondamento reale, sono però più che comprensibili sul piano psicologico ed emotivo. Cerchi perciò di rispettarle e di chiedere al Suo ragazzo e a Suo cognato di avere particolare riguardo per Lei a questo proposito, in modo che possiate tutti trascorrere una piacevole vacanza. Alla prima occasione in cui vede il Suo psichiatra gli parli poi apertamente di tutti i Suoi timori, così come ha fatto in questa mail.

Cordiali saluti


RITROVARSI (DIALOGO N.27)

Salve,

sono una ragazza di 21 anni... il mio problema è che a volte soffro di attacchi di panico… forse è dovuto al fatto che sto passando un brutto periodo... non riesco a capire... a volte vorrei abbandonare tutto e tutti e andare lontano... io ho un bellissimo lavoro... sono 3 anni che lavoro... ma adesso sono arrivata al punto che a volte non sto bene sul posto di lavoro, a volte ogni piccola cosa che mi dice la  titolare... ci rimango male... a volte non vorrei andare li a lavorare... a volte invece sto bene... poi 2 mesi fa il mio ragazzo mi ha lasciata... lo amavo e lo amo ancora... sto troppo male per lui, però a volte faccio credere che sono felice, invece da quando mi ha lasciato sono sempre triste, mi ha tolto il sorriso... prima ero una ragazza solare invece adesso non più... mi ha lasciato dicendomi di essere confuso, non era pronto per una storia... lui ha 27 anni... la nostra è stata una storia importante... voglio tornare con lui… non so che fare, da quando mi ha lasciato ci continuiamo a sentire ogni tanto ci vediamo, e quando stiamo insieme stiamo bene, parliamo, scherziamo, ridiamo... ho bisogno di lui... a volte penso di star male, nel senso di avere problemi… perché ultimamente stavo mangiando poco, e dopo aver mangiato avevo la nausea e a volte vomitavo anche, poi mi sento sempre stanca… a volte ho bisogno di stare sola... Posso sapere cosa ho? Come posso risolvere? Aspetto con ansia una Sua risposta

Michela (21 anni)


Gentile Michela,


grazie di avermi scritto. Dalle Sue parole mi sembra traspaia come Lei, a seguito della rottura di una relazione sentimentale, stia ora attraversando un periodo di intensa ansia, insoddisfazione e malessere.

Credo che in questo momento la cosa più importante per Lei sia innanzitutto ritrovare, dentro e fuori di sé, alcune “oasi” che Le permettano di ricaricarsi e recuperare energie. Ha delle amiche con cui condividere (parlando, piangendo e ridendo insieme) quello che sta passando? I suoi genitori o familiari possono esserle di sostegno e costituire un momentaneo rifugio in cui farsi coccolare un po’? Quali sono le sue passioni e i suoi hobby? Può dedicare un po’ più di tempo a se stessa e quello che la può far sentire bene?
Quando una persona è molto turbata, non riesce a vedere alcuna soluzione ai Suoi problemi, non è in grado di inventarsi nuove opportunità e arrischia solo di peggiorare le cose (perdere il lavoro, ammalarsi fisicamente, ecc.). In questi momenti la cosa più saggia è concedersi un momento di pausa e prendersi cura, con affetto e fiducia, di se stessi. Se Lei riuscirà a voler bene a se stessa così com’è, anche per le altre persone sarà più facile amarla; quando Lei ricomincerà a sorridere un po’ a se stessa, presto, prima di quello che crede, anche la vita tornerà a sorriderle. So che non è facile, ma si tratta solo di iniziare…

In bocca al lupo con affetto


SERENITA’, CORAGGIO E SAGGEZZA (DIALOGO N.26)

Salve Dottore,


questa è una situazione davvero difficile... ho proprio bisogno di vedere le cose da un altro punto di vista. Sono una ragazza di 16 anni ed è da quando ne avevo circa 12 che vedo scomparire improvvisamente davanti a me persone a me care e di pochi anni più grandi di me. Sono molto sensibile e dentro di me soffro sempre tanto… sto iniziando a pensare che la vita sia qualcosa di inutile: perché faticare tanto per costruirsi un futuro quando non sai nemmeno cosa può succedere da giorno all'altro (facendo le corna) ??? Tutto questo mi butta giù e mi ci vogliono mesi x rimettermi!! Come posso fare x vivere meglio?? Avrei bisogno di positività.… grazie


Alberta (16 anni)



Cara Alberta,


grazie della Sua mail e del Suo comprensibile sfogo.

E’ sempre molto doloroso sopravvivere alle persone a cui si vuole bene, ma, per provare a vedere le cose da un altro punto di vista, questo ci fa anche rendere conto di come la vita sia un bene prezioso e non scontato. Lo sapeva che in tempo di guerra e di carestie diminuisce drasticamente il numero di suicidi? Di fronte alla morte è giusto diventare ancora più attaccati alla vita!
Spesso oscilliamo fra due estremi: credere che ogni cosa dipenda da noi (onnipotenza) o pensare che tutto quello che si fa sia inutile (impotenza). Personalmente credo che ci siano alcuni aspetti della nostra vita (non pochi) su cui noi possiamo scegliere e che possono costituire una differenza importante, per noi stessi e per gli altri. Altri eventi sono innegabilmente al di fuori del nostro controllo (malattie, incidenti, le scelte che fanno altre persone) e non possiamo che accettarli. In sintesi: quello che ci capita spesso non possiamo sceglierlo, ma come ci reagiamo sì!
Una famosa preghiera chiede di ricevere “la SERENITA’ di accettare le cose che non posso cambiare, il CORAGGIO di cambiare quelle che posso e la SAGGEZZA di comprenderne la differenza”… questo è l’augurio che Le faccio!


In bocca al lupo


AMICIZIA, ANSIA E AUTOSTIMA (DIALOGO N.25)

Ok Dottore, La ringrazio!

Mi scusi tanto.... Le vorrei comunicare anche un’altra cosa [vedi Dialogo n.24]... il mio quadro è più complesso in realtà! ...da due giorni sto soffrendo di nuovo d'ansia. Le spiego… ho già avuto un periodo di ansia legato alla mia separazione con una mia amica con la quale ho vissuto in "simbiosi" per 4 anni… nel senso che abbiamo fatto le superiori insieme e abbiamo deciso di andare a studiare fuori in un’altra città insieme. I primi due anni stavamo anche in doppia poi, durante un'esperienza di studi all'estero, dove siamo andate entrambe, abbiamo deciso di prendere case separate, di comune accordo… ma forse io ne ho risentito di più.
Ora sto affrontando un periodo abbastanza stressante, sto finendo di laurearmi e mi mancano ancora due esami e tesi e vorrei laurearmi a giugno e non so se riuscirò con i tempi. Ho avuto tanti momenti di introspezione, studio anch'io psicologia, e mi sono resa conto che l'ansia mi viene quando mi confronto con altre persone. Nel senso che, se una persona significativa, con la quale ho un'attività in comune, per esempio lo studio, mi comunica un progetto o una visione diversa dalla mia, io inizio a mettere in discussione le mie sicurezze e i timori divengono anche i miei… ovvio non capita con tutti! E’ capitato con due persone per me molto importanti, questa mia amica appunto e un ragazzo con cui condividevo l'attività di tirocinio (che è lo stesso della mail precedente!) E’ una cosa difficile da spiegare, comunque ho capito che forse il problema è proprio questo: non ho ancora definito bene la mia identità e l'ansia inizialmente è scattata proprio nel momento in cui mi sono ritrovata "sola" con me stessa e ritorna ogni qualvolta io debba stabilire limiti veri tra la mia persona (ciò che credo, la mia visione delle cose, e soprattutto i progetti e il futuro) e le altre significative, specialmente l'amica di cui ho parlato. Sento che io ci sono sempre nel momento del bisogno, e sento che questa persona, ed è già accaduto in passato con altre amicizie, mi "usa" per stare meglio, svuota le sue ansie (che mi sono presa io) e se ne va’. Mi capita però che quando io ho bisogno mi sento sola. Mi piace aiutare le persone e sicuramente mi do troppo, tanto da mettere in discussione le mie sicurezze appunto. Il fatto è che io sono cosciente di tutto questo e nonostante tutto ancora ci casco… mi sono già sentita strumentalizzata in questo senso in passato. Ora, se di tutto questo ne sono consapevole, come devo fare a cambiare queste dinamiche relazionali? E specialmente come devo fare con questa mia amica che ultimamente mi fa solo del male senza saperlo? Purtroppo non ho soldi per una psicoterapia, Lei pensa che possa riuscire da sola, anche con le conoscenze di psicologia e con l'introspezione che ho (anche troppa a volte!), a risolvere la situazione?
La ringrazio tanto e mi deve scusare se Le ho riscritto per poterle riferire il mio malessere attuale, che sinceramente trovo anche più intenso rispetto al contenuto della precedente mail... aspetto una Sua risposta e la ringrazio ancora di cuore.
Cordiali saluti
Maddalena (22 anni)


Gentile Maddalena,


grazie della Sua ulteriore mail.

Credo che al centro di tutto ci possa essere l’autostima, cioè la fiducia in sé stessi. Chi la prova è in grado di ascoltare il parere degli altri con genuino interesse e curiosità, senza bisogno di difendere a tutti i costi il proprio punto di vista; è però anche capace di porre dei limiti e fare delle richieste alle altre persone, senza paura di essere per questo giudicato o rifiutato.
Una vera amicizia è sicuramente una relazione in cui si può dare e ricevere aiuto da entrambe le parti, ma un’amicizia si costruisce sempre in due e non è detto che chiedere aiuto sia più facile di darlo!
Fortunatamente non per ogni situazione è necessaria una psicoterapia, che poi altro non è che una forma molto particolare di relazione fra due persone. E’ però anche vero che spesso a ragionare troppo da soli sui propri problemi non si fa che peggiorare le cose: è un po’ come quando si vede nei fumetti una persona che, a furia di camminare avanti e indietro sempre nello stesso punto, crea un solco nel pavimento e sprofonda sempre più in basso. Provi a parlare di queste cose, con il cuore in mano, ad una Sua amica…

Cordiali saluti e in bocca al lupo


SOGNO E REALTA’ (DIALOGO N.24)

Salve Dottore,


sono una ragazza di 22 anni e Le volevo chiedere un parere circa il mio rapporto con i ragazzi.
Mi capita spesso di flirtare con ragazzi con i quali entro in contatto, università, lavoro, tirocinio e spesso anche se sono già fidanzati. Questo è sempre contraccambiato, però poi non si concretizza mai nulla! Anche perché, specialmente con chi è fidanzato, alla fine non vado mai avanti e non pretendo nemmeno che si vada oltre, in quanto si attivano gli "scrupoli di coscienza"... Non ho mai avuto una storia sentimentale lunga, credo di non essermi mai innamorata, il massimo di tempo che ho frequentato un ragazzo è stato per 4 mesi in una situazione di "tira e molla" perché, nonostante fossi consapevole delle nostre incompatibilità durante questo tempo, per debolezza, non trovavo la forza di mettere fine alla situazione. Non so… ho come l'impressione che a me piaccia giocare o "conquistare", poi una volta che sono riuscita nel mio intento, dopo un po’ inizio a trovare tutti gli aspetti che non vanno di quella persona, e per i quali non continuare a starci insieme o frequentarla. Non so se queste sono conclusioni troppo affrettate sul mio comportamento... effettivamente non ho avuto molte storie, come Le dicevo, ma mi chiedo: il fatto di essere attratta e flirtare sempre con persone che so di non poter avere (perché fidanzate ad esempio) non sarà perché mi rifugio nella fantasia e nel "sognare" (come tra l'altro sto facendo realmente e in maniera ricorrente di un ragazzo purtroppo fidanzato!)… tutti dicono arriverà anche per te… credo sia vero, ma spero anche che io me lo permetta, cioè non inizi ad innescare quei meccanismi che poi mi portano ad allontanarmi o allontanare.

Spero in una Sua risposta, La ringrazio!

Maddalena (22 anni)


Gentile Maddalena,


grazie della Sua mail. Per alcune persone “flirtare” è molto gratificante: è un modo di sentirsi rassicurati del proprio potere di attrazione ed esplorare infinite possibilità di relazione. Nel Suo caso deve essere particolarmente piacevole, perché, a quanto dice, il Suo interesse viene sempre contraccambiato. Vivere una relazione vera e propria è certamente diverso perché, insieme a tanti piaceri, di solito comporta anche qualche rinuncia e soprattutto la scommessa di investire su un'altra persona, che ad un certo punto potrebbe anche deluderci o rifiutarci.

Mi sembra si trovi di fronte ad un problema analogo un bambino che deve scegliere cosa fare da grande. Meglio fare il medico, l’avvocato, il pompiere o l’astronauta? Qualsiasi scelta prenderà, dovrà accettare il dispiacere di rinunciare a tutte le altre possibilità ed affrontare la fatica di confrontarsi con le difficoltà e i rischi necessari a trasformare il proprio sogno in realtà.
Quando Lei sarà pronta, e questo può essere che succeda prima di quanto immagina, troverà sicuramente il ragazzo giusto per Lei, e quello che lo renderà così “speciale” non saranno le sue caratteristiche in quanto tali, ma le esperienze che vivrete e costruirete insieme.
Mi sembra che Lei sia già ben consapevole di alcuni Suoi comportamenti… il resto verrà da sé!

Buona vita


NON SONO LA VERA IO (DIALOGO N.23)


Più una pagina di diario che una richiesta di parere, ma grazie per la considerazione.
24 anni, da un paio ho crisi depressive più o meno lunghe, più o meno intense. Nel mio curriculum spiccano due ricoveri in ospedale per abuso di farmaci, diversi, tanti momenti durante i quali il farmi male, o il bere, era l'unico sollievo, e un sacco di sbroccate insensate ed esagerate contro amici e famiglia. Da notare, a 19 anni sono andata via di casa ed ho vissuto all'estero fino all'anno scorso. I miei non sanno nulla della mia condizione. Per loro è solo un carattere un po' ..così.. scontroso, come quello di papà. Ne è a conoscenza solo qualche amico che suo malgrado si è ritrovato in mezzo ai miei momenti bui. E il mio ex. Tutti contatti ormai persi comunque. E in ogni caso mai una volta ne ho parlato. Ora la prima. E racconto solo degli ultimi 3 mesi, che sono forse stati i peggiori di sempre.
Da dicembre la mia migliore amica, quella con cui condividi tutto l'immaginabile, sparisce. Nel senso che con una scusa banale ai limiti dell'assurdo smette di chiamare, di rispondere, di farsi vedere e per quanto mi riguarda smette di essere considerata che persona che pensavo. Da dicembre.. tre mesi che nella mia vita stanno pesando come un secolo. Ma è solo da qualche settimana che la situazione si sta facendo difficile. Per inciso, la migliore amica era anche l'unica amica: in 4 anni di assenza dalla mia città moltissime amicizie si sono perse, le altre erano diventate niente più che incontri casuali. Poche, pochisime le persone frequentate... la depressione mette il muro più alto tra te e tutti gli altri. Da pochissimo sono venuta a sapere che il mio grande amico F. si è ancora incagliato con l'eroina. Sporadicamente, a detta di lui, ma comunque da pulito che è stato negli ultimi mesi pare che la giostra ricominci il giro. Abbiamo passato gli ultimi weekend insieme, io a tentare di tenerlo occupato dal pensiero di quello che non dovrebbe fare, lui a tentare di capire perché il mio umore si è fatto così cupo.
Da lunedì le cose sono precipitate. La mattinata al lavoro a fare finta di stare relativamente bene, dal pomeriggio in poi l'ansia è iniziata a salire, alla sera ero come in trance non facevo altro che parlare da sola ad alta voce, piangevo e mi ripetevo non devo tagliarmi non devo tagliarmi non devo tagliarmi… Aspetto orribile, pensieri ancora peggiori. Ero spaventata non sono mai stata cosi male senza alcun potere di controllo sui miei atteggiamenti. Il controllo infatti non c'è stato .. un paio di tagli sono riuscita a farmeli al solito posto sulla coscia, uno sulla caviglia. Non succedeva dal 2006 che mi tagliassi.
Martedi e mercoledi leggermente meglio, ma la sera e soprattutto la mattina appena sveglia pensavo di impazzire. Io penso che la mattina sia il momento peggiore per un depresso. Per esempio di mattina non potrei mai sedermi qua tranquilla a raccontare i cazzi miei. La mattina per dei niente mi capitano scatti d'ira da farmi paura.
Oggi sarà stato per il sole ma mi sono alzata ho preso il cane e abbiamo fatto un giro per i boschi, poi ho comprato qualche pianta per il balcone e mi sembrava di riuscire a tenere insieme i pezzi.. e invece poi sono tornati i pensieri quindi la giornata è continuata sdraiata sul letto, con gli occhi fissi fuori dalla finestra ad aspettare il buio. Le medicine sono sempre a portata di mano, l'unico motivo per cui sono ancora nel cassetto è lo sbattimento presunto di dover affrontare tutto con i miei e tutta quella metà della mia vita che non sa nulla e non centra nulla con la mia pazzia.
Dico presunto perché con valium e lexotan non ci si ammazza mica, basterebbe solo un po’ di questo e un po’ di quello .. ma vai a sapere cosa è questo e cosa è quello per non rischiare di rimanere fottuta con qualche danno celebrale. Sono giovane, iniziare a sentirmi così a 20 anni è stato troppo presto e ci sono troppe cose che non sono andate per il verso giusto e che non posso più recuperare.
Se penso a qualche anno fa, la ragazza che vedo non è quella di adesso. Quella di adesso non sono la vera io. Io provo a scavalcarlo il muro, ma è alto, e forse dall'altra parte non c'è nessuno ad aspettarmi. Quante volte mi prometto di parlare con qualche specialista, ma per dire cosa in fondo? E per ottenere cosa? Una dipendenza da psicofarmaci per tutta la vita?
Raccontare una mente in poche righe non è possibile, indicare l'uscita di cui sopra forse si…

Valentina (24 anni)


Cara Valentina,


grazie della fiducia e della Sua “pagina di diario”, il diario di una giovane ragazza che scrive bene, ma vive male e sembra aver sofferto e star soffrendo tanto. Io purtroppo non ho un’uscita da indicarle in poche righe, perché Le mentirei se non Le dicessi che uscire da questa situazione richiederà tempo e fatica: uscirne però è possibile… e necessario. Al di là del muro da superare della guarigione ad aspettarla c’è innanzitutto la vera se stessa e poi… tutta la vita che ora non sta vivendo!

Prenda il coraggio a due mani e si rivolga di persona ad uno psicoterapeuta per raccontargli a voce quello che ha scritto qui e farsi aiutare: questo sarebbe un primo passo molto importante, perché vorrebbe dire che Lei ha deciso di iniziare a prendersi veramente cura di se stessa… e di volersi bene.
Una psicoterapia non si fa con i farmaci, ma con le parole, il dialogo e una relazione di fiducia costruita nel tempo. In particolare gli psicologi non possono prescrivere farmaci. Comunque in un momento di crisi particolarmente acuto, in cui una persona corre il rischio di farsi concretamente male, anche un temporaneo e mirato sostegno farmacologico prescritto da un medico specialista può risultare estremamente prezioso. In entrambi i casi l’obiettivo non sarebbe quello di creare una nuova dipendenza (dallo psicologo o da un farmaco), ma al contrario di aiutarla a liberarsi dalle Sue dipendenze (dalla depressione, dall’ansia, dall’alcool, forse dalla droga) per ritrovare se stessa.

In bocca al lupo con affetto


MIA SORELLA SI UBRIACA (DIALOGO N.22)

Buon giorno Dottore mi chiamo Maria Rosaria e ho 15 anni...... ho una sorella che si ubriaca. Mia mamma la vuole portare da uno psicologo, ma lei non vuole: per caso c'è un metodo per portarla dallo psicologo?

Maria Rosaria (15 anni)


Buongiorno Maria Rosaria e grazie della tua breve mail.


Molto spesso noi desideriamo che siano le altre persone a cambiare e questo è molto difficile se, almeno in parte, non lo desiderano per prime loro stesse. Possiamo però cercare di capire come relazionarci noi nel migliore dei modi alle altre persone e questo può costituire un aiuto indiretto, ma molto efficace. Ogni situazione è diversa dalle altre e va conosciuta nella sua specificità: per esempio, sarebbe importante capire quanti anni ha tua sorella, in che modo si ubriaca e quanto spesso, da quanto tempo, come è costituita la tua famiglia, ecc.

Se tua sorella si ubriaca non tutti i giorni, ma saltuariamente e magari non da molto tempo, puoi consigliare a tua mamma di venire a fare Lei una chiacchierata da uno psicologo, che La possa aiutare a capire il significato di questo comportamento e come meglio relazionarsi a Sua figlia e a questa difficoltà.

Se invece tua sorella soffre già di alcolismo, e cioè se il suo abuso di alcolici è quasi quotidiano e questo suo comportamento va avanti da tempo, può essere più utile rivolgersi direttamente all’apposito servizio della ASL, che si chiama NOA (Nucleo Operativo Alcologia): il servizio è gratuito e, per quanto riguarda la città di Milano, puoi trovare tutte le indicazioni sul sito http://www.asl.milano.it/noa/default.asp Parallelamente a questo servizio un'altra risorsa preziosa per tua mamma, ma anche per te stessa, potrebbero essere i gruppi di auto-mutuo-aiuto di familiari di alcolisti che si chiamano Al-anon (per i maggiorenni come tua mamma) e Alateen (per i minorenni come te): queste associazioni costituiscono da molti anni un prezioso sostegno per molti familiari di alcolisti in Italia e nel mondo. La partecipazione ai gruppi è gratuita ed anonima e il fatto di non sentirsi i soli ad affrontare questo tipo di difficoltà è già importante: puoi trovare tutte le indicazioni in merito sul sito http://www.al-anon.it/homeit.php.

In bocca al lupo con affetto a te, a tua sorella e a tutta la tua famiglia


RAGAZZA ABBANDONATA (DIALOGO N.21)

Buona sera Dottore,

sono una ragazza di 22 anni… è da una settimana che il mio ragazzo mi ha lasciata....non so più cosa fare, sto veramente male... il tutto è iniziato perché abbiamo avuto una discussione dove io, beh, ne ho dette tante… e abbastanza cattive… lo so di aver sbagliato infatti gli ho chiesto subito scusa, per di più l’8 marzo il mio ex mi manda un messaggio per la festa delle donne, beh, da lì non si è capito più nulla, si è arrabbiato tantissimo anche perché devo dire che il mio ragazzo ha dovuto buttare giù parecchio… perché provenendo da una storia importante di 5 anni avevo voglia di sentire il mio ex anche solo per sapere come gli andava la vita... beh, ho capito anche con sue esternazioni che tutto ciò gli dava fastidio, per di più è sorta un’ulteriore paura in lui... la LONTANANZA… io studio a Chieti e lui è di Ancona, dice che ha paura che in un futuro non gli basterà vedermi solo il fine settimana, che poi, con tutto ciò che è successo, in lui si è rotto un qualcosa che non si potrà riaggiustare soprattutto perché tutto è più difficile con la lontananza, beh, fino a giovedì mi ha detto esplicitamente che era finita… io ho cercato dal giorno dopo di rispettarlo anche se stavo malissimo... e sabato (e anche domenica… dopo però un mio messaggio) mi dice che aveva voglia di sentirmi, che anche a lui manco, che se fosse per lui si potrebbe ritornare insieme subito però non vuole farmi soffrire, perché ha paura che tra 2 o 3 mesi potrebbero non riaggiustarsi le cose... ma gli ho detto che comunque uno non sa che cosa può riservare il futuro, sicuramente noi avremo più problemi perché siamo lontani e non possiamo viverci al 100%, però se uno ci crede e vuole, beh, si riesce... però dall'ultima telefonata fatta ieri... lui ha detto che sta malissimo ma preferisce troncare qui perché non vuole stare peggio se ci si lascia in futuro… io gli ho mandato un messaggio la notte abbastanza forte, per dirgli che lo amo, che sono disposta a tutto e non capisco come fa a farsi male da solo... mi ha risposto dopo tanto (e anche dopo una mia sollecitazione) dicendo che non ha voluto rispondere perché voleva pensare... io ho pensato di non farmi sentire più, almeno capisce… però sta cosa mi logora... ora chiedo a Lei... che devo fare???? non so più come spiegargli che nessuno saprà il futuro… non farmi sentire fa bene??? grazieee e scusi se sono stata un po’ troppo lunga nello scrivere... Buona sera

Valentina (22 anni)


Gentile Valentina,


grazie della Sua mail. La situazione che mi descrive mi sembra ancora molto fresca e in divenire. I problemi che Lei evidenzia nella Vostra relazione sono una brutta discussione, la gelosia e la lontananza: questi elementi possono costituire degli ostacoli importanti, ma, da come Lei li descrive, nessuno di questi da solo sembra insuperabile. Queste sono le ragioni per cui vi potreste lasciare… ma quali sono quelle per cui state insieme? Che cos’è che Le piace del Suo ragazzo e che cosa lo rende “speciale” ai Suoi occhi? Per cercare di ricostruire la Vostra relazione potreste cercare di ripartire da quello che Vi unisce anziché concentrarvi su quello che Vi divide. Lei dice “se uno ci crede e vuole, si riesce”; sono pienamente d’accordo, anche se a crederci e volerlo forse bisogna essere in due. Se si riscopre in profondità il desiderio di stare insieme le soluzioni poi si trovano. La questione meravigliosa e drammatica nelle relazioni di coppia è che, come diceva una vecchia canzone, “basta uno per sognare, ma bisogna essere in due perché il sogno diventi realtà”. Lei provi a riscoprire le ragioni per cui si è innamorata del Suo ragazzo e in che cosa lui è unico per Lei, anche rispetto al Suo ex… ma perché il Vostro rapporto funzioni, anche il Suo ragazzo dovrà ritrovare i motivi per cui ha scelto proprio Lei.
In bocca al lupo

 

MANDA ORA un tuo breve quesito via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. indicando il tuo nome (vero o inventato) e la tua età. Potrai leggere la risposta in questa  rubrica.

 

<<< Dialoghi precedenti  |  Dialoghi successivi >>>